La Cgil: 3000 sedi in tutta Italia e neppure un euro di Ici

Di Riccardo Ghezzi, il - # - 55 commenti

Cgil camussoAltro che Vaticano. I sindacati vantano un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un solo euro di Ici. Questo grazie ad una legge, la numero 504 del 30 dicembre 1992 (in pieno governo Amato), che di fatto impedisce allo Stato italiano di avanzare richieste ai sindacati. E i soldi sottratti, o meglio non percepiti, dalle casse statali sono davvero tanti: la Cgil, ad esempio, sostiene di avere circa 3mila sedi in tutta Italia, ma si tratta di una specie di autocertificazione, in quanto i sindacati non sono assolutamente tenuti a presentare i loro bilanci. Solo un altro dei tanti privilegi dell'”altra Casta”, come è stata brillantemente definita dal giornalista dell’Espresso Stefano Liviadotti, che con tale formula ha dato il titolo al suo libro/inchiesta sulla Triplice.
Se la Cgil dichiara 3mila sedi, la Cisl addirittura 5mila. E la Uil sarebbe in possesso di immobili per un valore di 35 milioni di euro.
La legge, però, paragona in modo del tutto immotivato i sindacati alle Onlus, ossia alle organizzazioni di utilità sociale senza scopo di lucro.
Senza scopo di lucro? I sindacati? Un paradosso.
Ma c’è di più. Cgil, Cisl, Uil, Cisnal (poi diventata Ugl) e Cida hanno ereditato immobili dai sindacati del Ventennio fascista, senza dover pagare tasse. Tutto secondo legge, in questo caso la 902 del 1977, che con l’articolo 2 disciplina la suddivisione dei patrimoni residui delle organizzazioni sindacali fasciste.

Non c’è da stupirsi: soltanto nella scorsa legislatura, 53 deputati e 27 senatori, quindi 80 parlamentari in totale, provenivano dalla Triplice. Logico che in parlamento si facciano leggi “ad personam”, o meglio ad usum sindacati.
I regali più importanti, inutile dirlo, arrivano però sempre quando al governo c’è una coalizione di centro-sinistra.
Eccone alcuni: nel maggio 1997 il governo Prodi, per iniziativa del ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini, ha tirato fuori dal cilindro la legge 127, la quale grazie all’articolo 13 libera le associazioni dall’obbligo di autorizzazione nelle attività e nelle operazioni immobiliari. Con la finanziaria del 2000 vengono invece istituiti fondi per la formazione continua gestiti da sindacati e associazioni degli imprenditori. Ancora con il governo Amato, nel 2001 è fissato l’importo fisso per i patronati calcolato su tutti i contributi obbligatori versati da aziende e lavoratori agli enti.
Attraverso i patronati, i Caf (Centri di assistenza fiscale) e le deleghe sindacali sulle pensioni giungono fiumi di denaro nelle casse dei sindacati. Un meccanismo infallibile: i patronati si occupano di previdenza, richieste di aumento e pratiche di invalidità. E per ogni pratica l’Inps rimborsa. L’assistito del patronato è però logicamente anche un potenziale cliente dei Caf: i Centri di assistenza fiscale, nati ovviamente con la sinistra al governo (Amato, anno 1992), compilano le dichiarazioni dei redditi e le spediscono via internet all’Inps. Ad ogni spedizione corrisponde un rimborso, anche se i costi sono pressoché azzerati.
In soccorso dei Caf è arrivato persino il decreto legislativo 241 del 1997, governo D’Alema, che concedeva loro l’esclusiva sulla verifica dei dati inseriti sui 730. Costringendo il Ministero delle Finanze a elargire un rimborso per ogni 730 inviato dai Caf.
Peccato che tale decreto sia stato “bastonato” nel 2006 dalla Corte di Giustizia Europea, senza che nessun quotidiano nazionale sempre attento alle sanzioni europee ne abbia dato notizia. Ma su internet la notizia si trova.
Alla fine le entrate che derivano dai tesseramenti, la cui revoca è pressoché impossibile, sono quelle meno importanti.
Allora, i sindacati davvero meritano agevolazioni fiscali?

Questo articolo è stato letto 16383 volte Riproduzione riservata - ©2011 Qelsi Quotidiano
  • paolo

    tutti si lamentano ma chi compra le tessere? con cosa hanno comprato 3000 sedi?? e daie nessuno sa mai il perché succedono certe cose se fosse stato Berlusconi………..

  • Bruno Pierozzi

    Falso, la Cgil paga le imposte e anche senza sconti: prima la vecchia ICI, poi l’IMU e TASI e la tassa sui rifiuti ora TARI. Essendo soggetti privati sono tenuti a pagare le imposte. Allego il bilancio della CGIL le imposte sono a pagina 23. Prima di scrivere notizie prive di fondamento documentatevi. http://www.cgil.it/cgil/bilancio/bilanciocgil2014.pdf

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  • PER ACCELERARE I TEMPI DELLA CONSAPEVOLEZZA E DELLA RIVOLTA.
    ***Prego vivamente GLI ESPERTI che hanno compreso che l’ EURO è la subdola arma bianca per saccheggiare i Paesi che l’ hanno adottata, di sottolineare, nei loro preziosi interventi, che sia il TRATTATO DI LISBONA che la stampa, la gestione e l’ erogazione discrezionale dell’ EURO, sono armi strategiche di una operazione di INTELLIGENCE meticolosamente studiata e messa in atto da quei gruppi criminali privati nord americani DENUNCIATI E DEFINITI DA KENNEDY, SPIETATI, che invece di essere fermati dal Tribunale Internazionale e dall’ ONU, oggi giocano impunemente e malvagiamente con la vita di 500 milioni di cittadini europei.
    ***QUESTA fredda e devastante per noi, operazione di conquista e di asservimento, che ha già indebitamente e crudelmente distrutto la vita del Popolo greco, è possibile sotto i nostri occhi grazie all’ attiva collaborazione di traditori, corrotti e collaborazionisti che agevolano l’ indebitamento e la conseguente corsa verso il fallimento, a cui segue puntualmente, l’ insolvenza ed il saccheggio autorizzato, con sequestri veloci, sia dei beni pubblici che dei beni di privati cittadini.
    ***GRAZIE! Molto gradita la condivisione.

  • Frank

    Cara Elena, intanto l’articolo parla della CGIL e non della CISL per la quale non dubito che tu svolga le tue fumzioni di sindacalista con impengo e coscienza, ma dovresti anche essere capace di sviluppare una capacità critica su tutte le posizioni devastanti che la CGL ha assunto in passato. Per esempio il becero sostegno ai criminali che manomettevano le linee di produzione nelle fabbriche e la coriacea, ottusa e bellunina richiesta di “Più soldi e meno lavoro”, non volendo considerare che produttività e merito sono le irrinunciabili basi del benessere. Quel sindacato ha sbavato di giubilo per l’Unione Sovietica fino al suo sfascelo e nessuno ha mai considerato che mentre la Russia zarista riforniva di grano l’Europa, quella del Cremlino con i suoi sgangherati piani quinquennali non riusciva neppure a far fronte al fabbisogno interno ed il grano doveva importarlo dagli USA. Eppure, i sindacati hanno sempre perseverato nella cecità, anche quando tutti i veli del comunismo sono caduti. Se oggi l’Italia è strangolata dalla concorrenza più competitiva e se stiamo finendo in miseria, la colpa è anche del sindacato.

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  • Farse a qualcuno ancora oggi le rende difficile credere che i sindacati sono a scopo sociale e non di lucro,come molti pennivendoli continuano ed affermare! In tette le sedi esistenti dei sindacati sono state realizzate con libere soscrizioni tra i lavoratori e cittadini!
    In oltre tutti i servizi che i sindacati forniscono ai lavoratori,pensionati ed altri,di cui tutto queste persone non pagano mai quasi niente! Di tutto questo va fatta una seria considerazione,cioè se non sarebbero i sindacati a fornire
    servizi (quasi gratuiti)tutte queste persone sarebbero costrette a rivolgersi agli studi professionali per assistenza,i QUALI VERREBBERO SCORTICATI VIVI COME COSTI?
    Sarebbe poi il caso di mandare 14 milioni di pensionati italiani a farsi assistere di chi oggi tira palate di fango sui sindacati!

  • In oltre chi scrive sostenendo una serie di menzogne,dovrebbe sapere che ogni epoca ha la sua storia!Quella del salario era legato ad un periodo in cui il padronato italiano rifiutava in toto di discutere con i sindacati! Quindi il salario sganciato dalla produttività,era solo una “PROVOCAZIONE”..Invece sulle altre falsità tipo sovietiche,non rispondo neanche! Consiglio di andare a documentarsi meglio sulla storia della CGIL..La più grande organizzazione Italiana,che tanto a dato ai lavoratori ed al nostro paese!




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