Genitori con figli gay scrivono a Pisapia per dire “no” al registro delle coppie di fatto

Lunedì il consiglio comuna­le di Milano affronterà il dibattito ed il voto sulla proposta di delibe­ra per l’istituzione del regi­stro per le coppie di fatto anche omosessuali, un provvedimento fortemente voluto dal sindaco Pisapia. Noi siamo da sempre ideologicamente e razionalmente contrari al riconoscimento di queste coppie, ed ai matrimoni omosessuali, per molteplici ragioni. Intanto perchè in queste coppie manca quel requisito fondamentale disposto dalla Natura, o dal Signore per i credenti, che permette di coniugare e complementare i requisiti dei due membri della coppia: la diversità di sesso intesa non solo in termini antropologici, ma anche psichico-caratteriali. Un tema questo, ripreso con mirabile capacità espositiva e consistenza di argomentazioni in una lettera inviata al sindaco di Milano da genitori con figli omosessuali, pubblicata sul quotidiano Il Giornale che proponiamo qui di seguito. Noi aggiungiamo che riteniamo la legislazione vigente atta, e del tutto idonea e sufficiente, a tutelare in pieno i diritti fondamentali dei cittadini che si uniscono di fatto in coppie anche omosessuali e che tremiamo al pensiero che col riconoscimento formale di queste coppie, o addirittura dei matrimoni omosessuali, si arrivi poi per ovvia conseguenza alla concessione dell’adozione di bambini a tali coppie, che è il loro dichiarato obbiettivo finale. Significherebbe aprire un’autostrada per l’esplosione della pedofilia con una sorta di suo avallo legale, con pedofili che si unirebbero “di fatto”, simulando di essere omosessuali, solo per acquisire il diritto ad adottare legalmente bambini e bambine con i quali trastullarsi e soddisfare i loro luridi appetiti sessuali. Dopo la “legalizzazione” in atto dello stupro singolo e di gruppo in corso da parte di “illuminati e disinvolti magistrati progressisti” sarebbe veramente troppo. Senza dire che al disastroso costo sociale si andrebbe a sommare un costo economico insostenibile in questo momento di crisi, perchè si andrebbe ad impattare sul sistema pensionistico perpretando nel tempo l’imposizione di un carico abnorme sulla spesa sociale. Si pensi ad esempio alle pensioni di reversibilità che aumenterebbero a dismisura, molte per puro calcolo, e si dovrebbero sostenere anche nel caso di privilegiati come pensionati d’oro, managers pubblici e privati, politicanti ecc, che troverebbero il modo di “sistemare economicamente” ad vitam aeternam ed a carico dei contribuenti pletore di “amichetti ed amichette”. Una volta le/gli amanti chi ce l’aveva se li doveva pagare; non vorremmo che adesso ci si stia inventando la “conquista proletaria” dell’amante “usa e getta” a carico dell’INPS. Questa non l’avevano pensata neanche in Grecia, dove pure la fantasia per lo scialacquo della spesa pubblica e sociale si muoveva senza limiti. Ecco la lettera aperta, pubblicata anche sul Giornale:

 Egregio Sindaco, memori della sua genti­le visita al nostro stand in occasione dei Giorni del Volontariato al Palazzo delle Stelline, desideriamo, come geni­tori di figli omosessuali, esprime­re il nostro apprezzamento per la sua Amministrazione che intende adoperarsi a favore di una maggio­re inclusione delle persone omo­sessuali nella società civile e per la rimozione di ogni forma di loro di­scriminazione. In particolare ap­prezziamo il progetto di istituire un osservatorio delle discrimina­zioni che dovrebbe monitorare gli atti ostili nei confronti delle perso­ne omosessuali, così come i casi di mancato rispetto dei diritti dei conviventi già oggi previsti dalla legge, tra cui la visita al convivente all’ospedale, la successione al con­tratto di locazione, la co-intesta­zione delle polizze vita e altri. Tut­tavia restiamo molto perplessi di fronte all’intenzione della sua am­ministrazione di applicare, in tema di politiche sociali e a livello simbolico, un trattamento uniforme a realtà sociali profondamente diverse tra di loro, sia sotto il profilo della rilevanza so­ciale ed economica sia per la natura della re­lazione stessa. Non crediamo cioè che una politica di equi­parazione della famiglia comune, aperta ai figli, definita negli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione italiana, alle convivenze omo­se­ssuali sia di aiuto per i nostri figli omoses­suali. Il messaggio che ne deriva infatti è quello secondo cui «la relazione tra due uguali è uguale a quella tra due differenti», vale come a dire che A + A = A + B (essendo A diverso da B, ndr). Ciò non è veritiero e ciò che non è vero non può esse­re buono. Equiparare due realtà relazionali differenti tra di loro significa negare la rile­vanza della differenza sessuale tra uomo e donna ma, come dice L. Irigary, filosofa, grande rappresentante del femminismo europeo, «la natura è due: uomo e donna». La differenza dei sessi non è soltanto un va­lore per la società, ma anche elemento fon­damentale per la vita di coppia. Far credere che questa differenza sia irrilevante crea confusione e rischia di spingere i nostri figli verso grandi delusioni e comportamenti spesso autolesionisti. Crediamo che non si ot­terrà il superamento del­l’omofobia attraverso gli omissis o la banalizza­zione della stessa omo­sessualità all’insegna del «tutto uguale». Infat­ti, in nessuna delle socie­tà del mondo occidenta­le che ha promosso unioni civili e matrimo­ni gay, la condizione di vita degli omoses­suali è divenuta migliore. Questo lo si può facilmente appurare sul campo o leggen­do, ad esempio, i dati sanitari disponibili. L’omosessualità non è certamente da con­siderarsi una patologia, tuttavia in nessuna fase della storia e in nessuna civiltà, è mai esistita la famiglia gay, neanche in epoche in cui la pratica omosessuale godeva di alto prestigio sociale, come quella tardo romana (per non dire della Grecia pre-romana, ndr). Equiparare ora la relazio­ne omosessuale alla fa­miglia comune rischia di far apparire l’intera storia umana come gran­de complotto contro l’omosessualità e, peg­gio, contro le persone omosessuali stesse, creando con questa distorsione della realtà ulteriore disagio nei nostri figli. I 10 – 15 an­ni di esperienza con i registri delle unioni ci­vili in 80 Comuni italiani, là dove sono stati istituti, hanno dimostrato che questi non ri­spondono a nessun reale bisogno sociale. Di fatto il numero delle convivenze iscritte nei relativi registri è irrisorio. Sarebbe paradossale se ora il Comune di Milano intendesse operare una scelta basa­ta su un concetto di Equality, di uguaglian­za che confonde la giustizia sociale con la negazione della valenza della differenza sessuale – negazione che trae in inganno e penalizza, ancora una volta, in particolare i nostri figli omosessuali.

 

La presente lettera è stata condivisa nel­l’ambito dell’ultima assemblea generale del Forum Milanese delle Associazioni Fa­miliare, di cui AGAPO fa parte.

Rosengarten

Rosengarten663 Posts

Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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8 Comments

  • Stefano Crocicchia Reply

    20 luglio 2012 at 9:49 am

    “In queste coppie manca quel requisito fondamentale disposto dalla Natura”? Ma dove siamo rimasti, all’Aristotelismo medievale? Perché se è così, vi basti un semplice sillogismo:
    – Tutto ciò che esiste in natura è naturale;
    – L’omosessualità esiste in natura (non solo in quella umana);
    – L’omosessualità è naturale.
    E se non vi basta, ditemi: è più importante la vita o l’amore? Se avete risposto “vita”, varrebbe la pena viverla senza amore? È davvero così necessario ridursi al becero piano sessuale e della procreazione per guardare ai diritti degli individui? Sarebbe davvero così privativo per due eterosessuali medi vedersi parificati a due omosessuali medi? Verrebbe tolto loro qualche diritto o lesa qualche prerogativa in merito alla loro famiglia?
    Oltretutto la Costituzione, all’articolo 29 parla della famiglia come di una “società naturale fondata sul matrimonio”, senza alcuna preclusione di sesso.
    Per quanto riguarda quei genitori, poi, non mi stupirei se i figli non li guardassero più in faccia. Se è questo il bene che vogliono loro.
    Pensateci bene, insomma, prima di chiudervi in un bigottismo religioso non solo contrario alla laicità dello Stato, ma anche alla garanzia della libertà dell’individuo, entrambi principi fondanti del liberalismo che andate predicando. Sempre che il Berlusconismo ne abbia risparmiato almeno un briciolo di autenticità…

    • Riccardo Ghezzi

      Riccardo Ghezzi Reply

      20 luglio 2012 at 10:07 am

      Anche l’anti-berlusconismo è una religione. Altrimenti mi spieghi perché avresti messo di mezzo Berlusconi anche in questo commento?

      • Stefano Crocicchia Reply

        22 luglio 2012 at 5:36 pm

        Diciamo che più che una religione è un ideale. Tuttavia non riesco a capire il tuo commento…

        Il mio riferimento a Berlusconi è legato al fatto che, benché lui si sia presentato e si presenti come il paladino del liberalismo, in quasi vent’anni di politica non solo ha combinato ben poco di liberale, ma è addirittura andato contro ai principi liberali in più di un frangente. Questa è la mia spiegazione…

        • Riccardo Ghezzi

          Riccardo Ghezzi Reply

          22 luglio 2012 at 6:58 pm

          E cosa c’entra con l’articolo?

          • Stefano Crocicchia

            23 luglio 2012 at 10:02 am

            Oddiosanto!, c’entra, perché l’avversare le unioni gay, benché voi vi ergiate a paladini del liberalismo è comportamento assolutamente illiberale; e siccome la rovina del liberalismo in Italia è stato il berlusconismo, vi chiedevo di scavare nei vostri “valori liberali” fintanto che fosse possibile, ovvero fino a dove il liberalismo corrotto dal berlusconismo non fosse arrivato…

          • Riccardo Ghezzi

            Riccardo Ghezzi

            23 luglio 2012 at 10:18 am

            Era come pensavo. Non c’entra nulla. Amen

    • Piero Reply

      20 luglio 2012 at 1:35 pm

      Anche mangiare il proprio partner dopo l’accoppiamento esiste in natura. Quindi e’ naturale anche questo?
      Ecco una rapida carrellata di comportamenti “naturali”:
      http://www.tempi.it/i-pinguini-gay-avranno-un-figlio-ma-lo-zoo-pride-e-un-inferno#axzz2198Gnn00

      Ma poi, se fosse “naturale”, come cavolo proseguirebbe una specie, se si estingue in una sola generazione?
      Basta con ‘sta storia del “naturale”!

      • Stefano Crocicchia Reply

        22 luglio 2012 at 5:27 pm

        E’ più importante la specie o i valori che essa porta? L’amore non è finalizzato alla procreazione; se per garantire la sopravvivenza di una specie si deve andare contro il sentimento amoroso, allora non ne vale la pena: è meglio che quella specie scompaia…

        La questione del “naturale” non l’ho sollevata io, ma voi. E certo che divorare il proprio partner è naturale! Solo, se lo facesse un uomo lo si riterrebbe a ragion veduta un atto abominevole. O no?

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