LA SERA ANDAVAMO A SANTA MARTA. Se Eugenio diventa papista e Francesco repubblichino

fotoNell’intervista ufficiale a Padre Spadaro di Civiltà Cattolica, quel gesuita, del Papa dice: «…il Papa mi aveva parlato della sua grande difficoltà a rilasciare interviste. Mi aveva detto che preferisce pensare, più che dare risposte di getto in interviste sul momento. Sente che le risposte giuste gli vengono dopo aver dato la prima risposta: “non ho riconosciuto me stesso quando sul volo di ritorno da Rio de Janeiro ho risposto ai giornalisti che mi facevano le domande”». So’ soddisfazioni certi sdoppiamenti di personalità in un pontefice!
Ma non mi sorprendono: pure da cardinale, in un libro-intervista, consapevole del suo fare autoritario e precipitoso, aveva riconosciuto che «ho imparato col tempo che quando prendo su due piedi, incalzato dagli eventi, una decisione, è immancabile quella sbagliata: quella giusta è la seconda, dopo averci pensato su». Una lezione che sembra aver dimenticato da papa, purtroppo.
Dunque il Papa ammette di non sentirsi a proprio agio e riconosce la necessità di dover magari correggere qualcosa: eppure ci ricasca, è più forte di lui, telefona a Scalfari e gli fissa un appuntamento per una intervista. Mi ha colpito su fb il commento di uno studente 20enne, siciliano: «Francesco e Eugenio fanno a gara a chi dice cose più insensate e confuse e continuano per tutto il tempo dell’intervista a farsi reciproche scappellate. Due personaggi narcisisti e boriosi: sono fatti apposta per andare d’accordo».
L’intervista a Spadaro e quella a Scalfari, dunque. Quest’ultima specialmente. Dove in alcuni passi sembra contraddire l’intervista ufficiale. E poi quel sentore…. come se volesse o avesse voluto dare ragione alle interpretazioni, ma diciamo pure all’ermeneutica che Scalfari ha dato della famosa Lettera del papa a Repubblica. Che oramai, oltre ad essere da immemorabili il giornale più clericale immaginabile, persino nel suo anticlericalismo lo è, ultimamente, al pari di certi atei, parla solo di cose di Chiesa: sembra l’Osservatore Romano dei ricchi, che sostituisce quello dei poveri che sta in Vaticano. Tant’è che ormai le lettere papali al quotidiano radical-chic vengono direttamente annoverate tra gli atti ufficiali della Santa Sede e come parti di magistero son presentate. Moriremo tutti repubblichini anziché cattolici?
Ci si sforza di capire, accettare senza colpo ferire tutto questo stillicidio, questo profluvio di chiacchiere papaline che vengono dopo sue reprimende del giorno prima contro le “chiacchiere in Vaticano”, questa quotidiana colata lavica di amenità e stravaganze bergogliose, ma è sempre più difficile. Capire e accettare supinamente. La confusione, il disorientamento c’è e aumenta ogni giorno per un cattolico che cerca di fare apostolato. Tuttavia stavolta non taceremo, non essendo l’intervista magistero ma sue opinioni, strane, e discutibili “secondo me” su una immagine di Chiesa alquanto soggettiva, onirica certe volte.

IL PAPA NON DEVE CAMBIARE LA CHIESA, PERCHÉ NON È SUA: DEVE SERVIRLA

Non siamo chiamati a “cambiare” la Chiesa: questo è l’insegnamento di tutti i santi, ma a servirla, mentre Francesco non vede l’ora di cambiarla come la vuole lui, ammesso sappia davvero cosa vuole.
Domanda di Scalfari a riguardo dell’esempio di san Francesco: «Lei dovrà seguire la stessa strada?»

«Non sono certo Francesco d’Assisi e non ho la sua forza e la sua santità. Ma sono il Vescovo di Roma e il Papa della cattolicità. Ho deciso come prima cosa di nominare un gruppo di otto cardinali che siano il mio consiglio. Non cortigiani ma persone sagge e animate dai miei stessi sentimenti. Questo è l’inizio di quella Chiesa con un’organizzazione non soltanto verticistica ma anche orizzontale. Quando il cardinal Martini ne parlava mettendo l’accento sui Concili e sui Sinodi sapeva benissimo come fosse lunga e difficile la strada da percorrere in quella direzione. Con prudenza, ma fermezza e tenacia».


Animati dagli stessi sentimenti?
Ma questa è una Chiesa soggettiva: chi non la pensa come lui, non ha questa immagine di Chiesa è messo fuori automaticamente, ipso-facto? Nessuno, insegna Benedetto XVI, neppure il Papa può imporre una Chiesa come la vuole lui: non è un caso che per tutto febbraio ha detto in ogni incontro “ridare la Chiesa a Cristo”; e san Pio X diceva restaurare “omnia in Christo”. Qualcuno ha visto (come al solito le risposte di Francesco possono facilmente interpretarsi nell’uno e nell’altro senso) un’altra prospettiva, diametralmente opposta, in queste affermazioni: «No, no. “Animati dai miei stessi sentimenti” io lo intendo invece in un altro modo. Non una Chiesa soggettiva, ma una Chiesa che sente con il Papa». Tutto può essere ormai, persino che ci sia un significato ortodosso nelle cose che dicono i papi.
Ma la Chiesa “secondo Martini”? Ma che sciocchezza è mai questa? Il Consiglio di cardinali “animati” dai suoi stessi sentimenti? Ma che stravaganza è mai questa? Se sono animati dagli stessi suoi sentimenti, non ci sarà alcun contraddittorio, non ci saranno proposte differenti, alla faccia della libera espressione, e in definitiva non serviva neppure un “consiglio” per farsi dire “hai ragione”. Un Consiglio si fa anche con persone che non la pensano come te, ma che dottrinalmente sono impeccabili; diversamente si è creato un consiglio soggettivo, una gabbia con dei pappagalli dentro. Ammaestrati.
Poi il solito vecchio slogan che puzza di putrefazione ma che fa sempre felici i giornalisti: “la Chiesa deve aprirsi alla modernità” e poco c’è mancato, ma era tra le righe, che dicesse “adeguarsi”. Ma la Chiesa è segno di contraddizione e lo sarà sempre, e mai potrà “adeguarsi” alla modernità, né ad alcun partito, né ad alcun sentimento mondano.
“La chiesa deve aprirsi alla modernità”, ma che vuol dire? A parte le tecnologie dinanzi alle quali ci leviamo il cappello, vogliamo renderci conto o no che la modernità come il mondo la concepisce non solo ha fallito ma è agonizzante, ha superato se stessa e stiamo già alla post-modernità? Che significano ‘sti slogan? a chi giovano? Il guaio è che Bergoglio sa bene in cosa consista questa modernità e l’ha denunciato parecchie volte: nella solitudine, l’isolamento dell’uomo, la rottura dei legami d’affetto, l’anarchia dell’egoismo, la morte morale dell’uomo nato come essere sociale, la dittatura cioè dell’individualismo secondo la dottrina liberal, ossia quanto di più anticristiano possa immaginarsi. Lo sa, ma fa finta che no. Per non dispiacere a Scalfari. Ma è a Cristo e al popolo cattolico che tra mille tempeste ogni giorno naviga a vista, a questi e non a Repubblica deve rendere conto.

EPPURE DIO “E’ CATTOLICO”. E IL PAPA?

Dice Scalfari: «Le sono grato di questa domanda. La risposta è questa: io credo nell’Essere, cioè nel tessuto dal quale sorgono le forme, gli Enti». Ente, dice, Essere: ci manca solo il Grande Architetto per completare la terna massonica.
E il papa a lui: «E io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio. E credo in Gesù Cristo, sua incarnazione. Gesù è il mio maestro e il mio pastore, ma Dio, il Padre, Abbà, è la luce e il Creatore. Questo è il mio Essere. Le sembra che siamo molto distanti?»
Aveva ragione Rino Camilleri, lo scrittore cattolico, quando nel 2009 firmò il libro, a questo punto profetico, “Dio è cattolico?”. E nell’intervista a domanda rispose:
«Lei sostiene che l’unico Dio è cattolico. Perché?»
Cammilleri: Nel mio pamphlet un certo Teofilo, un uomo «in ricerca» (come si direbbe oggi) chiede a me chi è Dio. Perché a me? Perché sa che sono un credente. Io (cioè, l’Autore) rispondo per come so farlo. E gli snocciolo i motivi che hanno portato me a ritenere molto probabile che Dio, se esiste, sia cattolico. Cioè, sia esattamente Quello che da duemila anni predica la Chiesa di Roma.
«Perché non potrebbe essere musulmano, ebreo, o di qualche altra religione?»
Cammilleri: Oggi, per quanto riguarda la religione, quel che manca è la domanda, non certo l’offerta. Teofilo è uno che a un certo punto, come Pascal, si è detto: se Dio non esistesse bisognerebbe inventarlo. In effetti, uno che si accorge della necessità di un Dio ha già compiuto gran parte del percorso. Ma, quando si guarda intorno, si trova all’interno del supermarket del Sacro, con gli scaffali che presentano una grande varietà. Per definizione, solo una può essere quella giusta, perché Dio, se esiste, non ha alcun interesse a indurci in confusione. Tutto il mio libro è teso a far sì che Teofilo si rivolga direttamente alla Fonte per conoscere la verità.
Così Camilleri.
E’ vero, sostiene una mia amica, che «probabilmente Francesco intende dire che Dio “non è cattolico” nel senso che Dio non è mai rinchiuso in qualcosa, ma che  “cattolico” è  patristico, ossia lo dicevano i Padri per intendere proprio la sua universalità». Ma alla fine anche questa mia amica allarga le braccia affranta, dopo il suo tentativo di capriola teologica, e si sfoga: «… se dice di essere il Papa della cattolicità ma poi dice che “Dio non è cattolico”… al diavolo!… non è possibile dover spiegare ogni singola battuta…».

APRIRE “LA REPUBBLICA” OGNI MATTINA COME FOSSE IL VANGELO

C’è pure un aspetto positivo in questa fiumana di parole inarrestabili che esondano da Santa Marta sino quasi ad affogare la cristianità: è da un pezzo che il papa ha rinunciato a dirsi solo “vescovo di Roma”, e del resto il suo autoritarismo sarebbe poco giustificabile con una così sola macilenta qualifica. Anche davanti a Scalfari si riferisce a se stesso dicendo “sono vescovo di Roma e papa della cattolicità”; solo l’altro giorno si era riferito a se stesso in terza persona come “padre”. Abbiamo fatto progressi. Mi aspetto che da un giorno all’altro dichiari la sua natura divina.
Adesso, però, comincia ad essere ora di smettere di fare il piacione tutti i giorni su tutti i giornali, di misurare le parole, dirne di meno e lavorare un po’ di più e in silenzio. Prima che si renda del tutto indifendibile (e Dio solo sa il veleno che ogni giorno ingoiamo per non essere tentati di perdere la pazienza), anche perché è evidente la grande confusione che sta creando tra i cattolici: un giorno ne dice una, un altro una diversa, mezze frasi oblique sempre buttate là senza chiarire, volutamente ambigue e per giunta l’unica cosa chiara che rimane, poi, è l’ermeneutica di Scalfari: io, lo dico chiaro, non mi regolo in base ai papi, ma alla dottrina, però mi rendo conto che i papi possono annullare del tutto i miei sforzi. La confusione tra i cattolici c’è, l’avverto io stesso su di me, e sono un militante cattolico, ossia cerco… cercavo di fare apostolato di quella che, mi sembrava essere, così mi dicevano da Roma, la “verità”. Anche ecclesiologica. Ora ho dubbi di sorta, e ogni volta che il papa parla si moltiplicano questi dubbi non le certezze, che anzi vacillano. Va bene come Gesù lasciare le 99 pecore per rincorrere quella smarrita che in questo caso è Scalfari, ma giocare tutto il giorno a nasconderella con Scalfari lasciando il gregge a cavarsela da sé, mi pare troppo.
Non possiamo leggere Repubblica ogni mattina per capire se stiamo in grazia di Dio, peggio: se siamo cattolici o meno. Non vogliamo morire repubblichini, ma cattolici!
Bergoglio è ora che la smetti per 5 minuti di parlare. A ruota libera

QUEL VECCHIO GIACOBINO CHE STA MORENDO PAPISTA: SCALFARI

Siccome io so vedere pure l’aspetto positivo delle cose (e per carità di patria tacciamo su quello ridicolo), perché non sono un ottimista ma un realista, ammetto che questo passo del racconto del vecchio Scalfari, lungi dall’essere patetico, è in un certo senso struggente, mentre forse non volendo si descrive tremebondo come un liceale d’altri tempi che è stato chiamato direttamente dal preside in presidenza. Eppure in quest’approccio c’è del buono.

LA TELEFONATA DI FRANCESCO A SCALFARI

Erano le due e mezza del pomeriggio. Squilla il mio telefono e la voce alquanto agitata della mia segretaria mi dice: «Ho il Papa in linea glielo passo immediatamente ».
Resto allibito mentre già la voce di Sua Santità dall’altro capo del filo dice: «Buongiorno, sono papa Francesco». Buongiorno Santità — dico io e poi — sono sconvolto non m’aspettavo mi chiamasse. «Perché sconvolto? Lei mi ha scritto una lettera chiedendo di conoscermi di persona. Io avevo lo stesso desiderio e quindi son qui per fissare l’appuntamento. Vediamo la mia agenda: mercoledì non posso, lunedì neppure, le andrebbe bene martedì?».
Rispondo: va benissimo.
«L’orario è un po’ scomodo, le 15, le va bene? Altrimenti cambiamo giorno». Santità, va benissimo anche l’orario. «Allora siamo d’accordo: martedì 24 alle 15. A Santa Marta. Deve entrare dalla porta del Sant’Uffizio».
Non so come chiudere questa telefonata e mi lascio andare dicendogli: posso abbracciarla per telefono? «Certamente, l’abbraccio anch’io. Poi lo faremo di persona, arrivederci».

Commenta una mia amica di CL, Giuliana: «Però il vecchio Barbapapà fa tenerezza. Pensa, un uomo che per tutta la vita è stato ancorato alla sua certezza che Dio non esiste e che ora si trova davanti un papa che lo ascolta, che non lo giudica, che parla con lui semplicemente. Forse è spiazzato da tanta umiltà, forse un fascino nuovo lo sta prendendo. Magari no, magari è tutto chiasso pubblicitario per vendere copie. Ma se anche un piccolo spiraglio si aprisse nella sua anima… sai come schiatta Satanasso?!».

Sarà!, ma sono poco propenso alla versione romantica delle cose: ho vissuto abbastanza, tra chiese e giornali, per essere bastantemente scettico. Ma poi è la stessa donna che rompe questo incantesimo rosa e ritorna alla  tetragona realtà, e pure in questa ci vede del rosa: «Perché incontra Scalfari? Perché Scalfari è uno che conta nel pensiero dominante di questo Paese, e Bergoglio è un gesuita. Quindi non è scemo». Ossia, vuole dire, usa la stessa tecnica che usarono in Giappone i gesuiti: convertendo i samurai, cioè i vertici di quella società, automaticamente si convertivano i servi e tutti i loro sudditi. Non è un caso che di cattolicesimo, passato quel momento, in Giappone non vi sia rimasto quasi niente. Aggiungo io.

Questi vecchi giacobini come Scalfari, che nascono anticlericali, vivono da ateisti, finiscono per morire, a 90 anni, papisti… Che strazio! Mentre per noi il problema è riuscire a morire almeno cristiani, se non cattolici.
Scalfari ha chiuso l’intervista con queste parole: «Se la Chiesa diventerà come lui, Francesco, la pensa e la vuole sarà cambiata un’epoca».
Peccato che la Chiesa che Scalfari vuole, non è quella fondata dal Cristo.

Questo articolo è stato letto 3005 volte Riproduzione riservata - ©2013 Qelsi Quotidiano
  • AlphaT

    C’è anche il problema del dopo. Abituando la gente così, un successore o
    1. Torna all’antico, cercando riservatezza, parole ponderate e rilasciate in veste ufficiale, ricreando una distanza alla ricerca della sacralità del ruolo, ma venendo sommerso di fischi.
    Oppure
    2. prosegue su questa linea, ma allora, invece che essere agitati e tremebondi alla gran notizia, intellettuali e loro segretarie tratteranno un papa con tranquilla familiarità, che in molti casi sarà veicolo di scherno, disprezzo, chiusura secondo l’estro e le circostanze.

    Avremmo così o un papa impopolarissimo, oppure una macchietta che elemosina interviste.

    • luigiza

      AlphaT

      Complimenti, tu hai capito perfettamemnte.

  • Mestesso

    Secondo me dovevi fare tu il Papa visto che sai così bene cosa occorre alla Chiesa. E poi lo so che è fa paura pensare che essere cattolici non è far parte di un gruppo coeso e protetto da regole e regolette… ma è proprio la postmodernità di cui parli: non c’è la dottrina dietro cui ti puoi celare, ma un vero, autentico, personale rapporto con Dio tramite la Chiesa (e da questo viene la sicurezza dottrinale come esito di quel rapporto). In sintesi: Dio è cattolico proprio perché è di tutti, arriva a tutti ed è avvicinabile da tutti… Non è roba da cattolici col tesserino. Il Papa lo sta facendo capire finalmente dopo che i suoi predecessori hanno preparato il terreno.

    • luigiza

      Mestesso se é a questo passaggio dell’intervista a cui tiriferisci:

      (Scalfari) La coscienza è autonoma, aveva detto, e ciascuno deve obbedire alla propria coscienza. Penso che quello sia uno dei passaggi più coraggiosi detti da un Papa.

      (Bergoglio)«E qui lo ripeto. Ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce. Basterebbe questo per migliorare il mondo».

      allora auguroni ed in tal caso faccio una facile profezia:
      tempo una generazione ed il dio cristiano farà la fine del dio Baal o di qualcun altro finito nella pattumiera della storia.
      Già ne é sull’olrlo da un pò di tempo, papa Bergoglio gli sta dando la spintarella finale.

    • friz

      Il bue che dice cornuto all’asino: chi è che impone patetici preamboli dottrinali per far parte di questa pseudo-chiesa?
      Medico cura te stesso.

  • Bruno

    Ma…
    Arrivo qui da EFFEDIEFE dove ho trovato che Maurizio Blondet concorda…
    Io non concordo per niente…
    Credo che Papa Francesco cerchi di salvare l’uomo prima di tutto e poi si occupi della dottrina. Si è detto “figlio della Chiesa”, quindi conosce bene la dottrina… era un gesuita inoltre.
    Dio è cattolico?
    Come può essere cattolico? Dio non si fa inquadrare nelle nostre classificazioni.
    chiacchiere papaline
    si diceva che il Papa lo eleggesse lo Spirito Santo… qualcuno se ne è dimenticato o pensa di saperne di più.

    • Complimenti, poche idee e tutte belle confuse.

      • Bruno

        Il Consiglio di cardinali “animati” dai suoi stessi sentimenti? Ma che stravaganza è mai questa? Se sono animati dagli stessi suoi sentimenti, non ci sarà alcun contraddittorio, non ci saranno proposte differenti, alla faccia della libera espressione, e in definitiva non serviva neppure un “consiglio” per farsi dire “hai ragione”
        Questa analisi mostra poche idee e cattiva comprensione.
        “stessi sentimenti” non vuol dire stesse idee… per stessi sentimenti vuol dire a mio parere, che c’è un’attenzione pastorale di fondo che assume una priorità più alta, diventa più importate, tutto qui. Una scelta tra i cardinali che abbiano questo scopo comune e che possano lavorare in questa direzione con un contributo di idee non mi pare proprio una omologazione alle idee del Papa (che non ha in questo momento evidentemente, visto che chiede aiuto)
        Il Papa si avvale di consiglieri terreni fin che può perché Dio si avvale di cause seconde oltreché agire direttamente.

        • Claudius

          Certo che accusare qualcuno di cattiva comprensione di un concetto che viene “spiegato” con una frase che inizia con “a mio parere” (e finisce pure peggio), è veramente il massimo.

    • Chiara

      Non si può salvare l’uomo di fede senza la dottrina !altrimenti di che salvezza (spirituale) si parla?)
      Saremmo degli agnostici. Non basta essere gesuiti per conoscere la dottrina: non erano stati loro stessi soppressi qualche secolo fa dalla Chiesa?
      Concordo che il Papa lo elegge lo Spirito Santo, ma si ricordi Bruno che la elezione di un Papa può avvenire anche solo per Sua permissione (cioè per concessione verso chi lo ha eletto: così umilmente aveva ricordato Giovanni Paolo I al momento della sua elezione).

      • Bruno

        Chiara, anche i Papi possono sbagliare, non però nella dottrina dove sono assistiti dallo “Spirito Santo” ma anche i cardinali sono assistiti dallo Spirito Santo e questi hanno scelto Bergoglio conoscendolo bene e sapendo cosa aspettarsi. Questo intendevo col dire eletto dallo “Spirito Santo” quindi pensare che quello che fa non va bene e soprattutto fare critiche senza fondamento va contro le scelte dei cardinali che fino a prova contraria la sanno molto più lunga.
        Parliamo dei Gesuiti di adesso che sono considerati eminenti conoscitori della dottrina cattolica. Papa Francesco si è dichiarato “figlio della Chiesa” per dire che la dottrina la conosce bene e certamente non la trascura, ha detto però che siamo come in un ospedale da campo “Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia“, “È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto” è una questione di priorità, prima l’uomo che ha urgenze da risolvere.. è la “pastorale”
        Non sapevo di quanto avesse detto Giovanni Paolo I (il mio Papa) e che riporti. Ti sarei grato se mi dessi qualche indicazione per trovare la fonte di questa tua affermazione.
        Si tratterebbe comunque di una remota possibilità.

    • Marco

      Vero e’ che il Papa lo elegge lo Spirito Santo … infatti S Pio X, Pio IX e moltissimi altri Papi -tutti eletti dalla Spirito Santo- avevano scomunicato i massoni e Papa Sarto aveva dichiarato esplicitamente che i “novatori” erano i nemici della Chiesa.
      I Papi eletti dallo Spirito Santo avevano poi richiesto che tutti i cardinali facessero giuramento anti modernista.

      Quelli erano eletti dallo Spirito Santo.

      Ora se tutti (ma proprio tutti) gli altri Papi erano stati eletti dallo Spirito Santo e dicevano tutti (ma proprio tutti) la stessa cosa allora se usi la logica puoi dedurre chi è veramente Bergoglio e puoi qualificare quello che dice.

      Bergoglio è stato eletto dallo Spirito Santo?
      Se gli alberi si vedono dai frutti …

      • Bruno

        Rispondendo a Chiara ho risposto in parte a te.
        Non vedo errori dottrinali nelle scelte di San Pio X e del Beato Pio IX, e neanche errori nell’individuare cosa va contro la Chiesa.
        Ora si tende a non scomunicare nessuno, siamo sempre alla “pastorale” scelte legate al momento storico e all’evoluzione del pensiero cattolico. Per questo Papa Francesco chiede un contributo di idee…

        • Marco

          Bruno, la missione petrina -così come ce la raccontano i Vangeli- è confermare nella Fede il popolo di Dio.
          La conferma implica che esiste un’entità (Fede) scaturita direttamente da N. Signore che deve essere confermata nel tempo.

          Mi pare che Bergoglio abbia detto più o meno “Chi sono io per giudicare un gay?”
          Verrebbe da dirgli “Forse i Cardinali non hanno avuto tempo di spiegarti che tu dovresti essere il Papa”
          La gravità delle parole di Bergoglio che rivelano profondamente il suo pensiero lo puoi dedurre direttamente se ti recassi in un Tribunale umano e trovassi un giudice che ti dice “Chi sono io per giudicare il tuo caso?”

          • Bruno

            Marco…
            Bergoglio non è il giudice di nessuno, come da raccomandazione evangelica: “non giudicate!”
            Improponibile quindi il parallelo col giudice di tribunale che non giudica comunque la persona ma i reati da questa eventualmente commessi.
            La frase che citi va intesa nel contesto dove Bergoglio dice:
            «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?»
            Non parlava di tutti i gay quindi ma di quelli di buona volontà che cercano il Signore.
            Confermare nella Fede è solo uno dei compiti del Papa e comunque riguarda ciascuno di noi.

  • Liliana

    Nel molto parlare non manca la colpa . Chi frena la lingua e’ prudente. Dalla Bibbia

  • luigiza

    L’autore si é forse accorto di essere di fronte a papa Pampurio I?

    Alla buonora e … condoglianze sincere a voi cattolici.
    Non bastavano gli Asdrubali ed i guasti che hanno combinato. Ora avete pure i Pampuri.
    R.I.P.




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