Lettera aperta al ministro Kyenge

Di Augusto Grandi, il - # - 949 commenti

cecile-kyengeCara signora Kyenge, dal momento del suo giuramento come ministro della repubblica italiana lei ha dimostrato che non le piacciamo. Legittimo, per carità, ma per coerenza uno non dovrebbe accettare di governare un popolo che non ama. Perché, vede, da noi, in Italia, esistono delle regole di buona educazione. Magari superate, ma che a noi piacciono ancora. E una di queste regole prevede che, se si va a casa degli altri, si chieda permesso, si entri e ci si adegui alle regole della casa. Certo, saranno atteggiamenti che Lei non condivide. Per questo Lei è arrivata e ha cominciato a dettare regole nuove a chi la ospita. Non mi piace cosa mangiate, come parlate, cosa dite, i vostri quadri appesi alle pareti, i colori dei muri, gli infissi. Non Le piace nulla. E, dunque, tra andarsene in un Paese che le piace di più e cambiare il nostro, Lei ha scelto la seconda opzione.
Vede, caro ministro, noi avremo tanti difetti, anzi tantissimi. Ma siamo legati alla nostra civiltà, plurimillenaria. Ha presente quei sassi, quei muri rotti che costellano i nostri paesaggi? Noi li chiamiamo reperti archeologici. E ci siamo affezionati. Come siamo affezionati alla nostra lingua, alla nostra cultura. E non siamo contenti quando una persona che ospitiamo arriva e ci dice che noi dobbiamo cambiare. Perché siamo noi che dobbiamo adattarci a chi arriva e non viceversa. Curiosa idea. Rispettabile ma curiosa.
Così come il suo intervento per chiarire che lei non è una persona di colore. Brava. Abbiamo pensato che, finalmente, fosse arrivato un ministro che se ne fregava dei luoghi comuni del politicamente corretto. Macché. Solo una breve illusione. Perché subito dopo ha aggiunto che Lei non è di colore, ma nera. Ecco, vede caro ministro, ci rendiamo conto che la vicinanza con i politici italiani – quelli che considerano il congiuntivo come un nemico da abbattere e chiedono “te cosa fai domani?” – non agevoli la padronanza della lingua italiana. Ma il nero, al di là dell’onanismo intellettuale se deve essere considerato un colore o un non-colore, nell’accezione comune è un colore. E allora cosa vuol dire che Lei è nera ma non di colore? Nera è una camicia, un’auto. Ma Lei è una persona, non un oggetto. E, in italiano, lei è negra. E non c’è nessuna offesa, nessuna accezione negativa nel termine. Certo, è offensivo negli Stati Uniti d’America. Ma a noi che ci frega? Non siamo in America. Forse Lei è stata tratta in inganno dalla sua collega Bonino, convinta che la nostra capitale sia Washington e che, quindi, dobbiamo adeguarci alla lingua d’Oltreoceano e alle decisioni delle loro Corti. Ma non è così. Se Lei avesse avuto voglia di informarsi sulla nostra cultura, avrebbe scoperto che una delle più belle canzoni antirazziste, interpretata da Fausto Leali, si intitola “Angeli negri”. Non neri, ma negri. “Anche se la Vergine è bianca, disegna un angioletto negro”..
Perché vede, signora, gli italiani sono tutt’altro che razzisti. Troppo abituati ad essere invasi da spagnoli, francesi, austriaci e ad essere guidati da inglesi e americani per potersi permettere la xenofobia. Ma il razzismo cresce, adesso, per i comportamenti dei paladini del politicamente corretto. Cresce quando le case popolari vengono negate agli italiani poveri, figli e nipoti di chi ha pagato le tasse permettendo la costruzione di quelle stesse case, per assegnarle a stranieri appena arrivati e che nulla han fatto per questo Paese. Cresce quando si tagliano i fondi per il trasporto pubblico a Torino e si regalano 5 milioni agli zingari (che non hanno fatto assolutamente nulla per averne diritto). Cresce quando nelle scuole i bambini italiani devono rinunciare alla festa di Natale per non infastidire i bambini di altre religioni o quando devono rinunciare al prosciutto in mensa perché altri non vogliono mangiarlo. Ecco, caro ministro, prima di lanciarsi in iniziative che andranno in senso contrario ad ogni integrazione ed interazione, provi a pensare a tutto questo. E se proprio non Le piace come siamo fatti, può sempre scegliersi popoli migliori del nostro.

Questo articolo è stato letto 4950 volte Riproduzione riservata - ©2013 Qelsi Quotidiano
  • Concordo pienamente con quanto lei a scritto e mi complimento per la sua analisi, che linkerò sulla mia pagina Facebook.

  • antonio

    quando lavoravo in ospedale il mio primario fece togliere i crocifissi dalle stanze perchè se si ricoverava un musulmano, non era dignitoso.
    Anche quando si presentavano gente di colore o altri simili al pronto soccorso o in ambulatori, non solo, giustamente non pagavano nulla, ma passavano avanti per far vedere che non eravamo razzisti.

  • alby

    Condivido la lettera. Un ospite si deve adeguare non viceversa e soprattutto entra in casa di altri quando e se invitato. Se a qualcuno sembra una cosa sbagliata quella che scrivo allora sono arrivati gli alieni sulla terra.

  • Stefano

    L’ipocrisia gran brutta cosa… Il termine esatto è negro, nero è per un oggetto, se a me dicono bianco non mi offendo o non chiedo di essere definito color carne o cazzate simili.. Delle merdate fatte in passato da schiavisti o segregatori razziali non ho colpa e non condivido e non trovo che sia giusto sfruttare queste cose come un passe par tout per ogni comodo. E’ come la shoah per gli ebrei che intanto sterminano tranquillamente i palestinesi e nessuno fa niente. Qua ci son delle regole e vanno rispettate dagli italiani e dagli stranieri, chi è clandestino parte già col piede sbagliato perchè la clandestinità qua è un reato. Mi è piaciuto molto l’articolo ma ancora di più alcuni commenti come ad esempio quello della ragazza brasiliana. Ai tanti ipocriti buonisti del cazzo vorrei dire che se pensano che sia così giusto aiutare questa gente lo facciano di tasca loro e non con i soldi di tutti. Io penso che sarebbe più giusto aiutarli nel loro paese e regolamentare l’immigrazione come succede in germania, svizzera, stati uniti, australia ecc. Tutti razzisti anche in questi stati? Mah… Non mi va di essere colonizzato da nessuno, ne negri ne bianchi, specialmente da chi proviene da un paese che in quanto a situazione sociale è peggio del mio, e non mi va che questa gente anzichè migliorare il loro per renderlo simile ad esempio al nostro(dato che gli piace così tanto da venirci) vogliano fare il contrario. Rispetto per il padrone di casa. E in ogni caso perchè dare tutto questo a persone che nel loro paese ti tratterebbero di merda se ti va bene? Io sono disoccupato, non posso permettermi di sposarmi ne tantomeno di avere figli perchè gli aiuti vanno agli stranieri e non agli italiani. Certo, il primo problema sono i politici papponi e tutte le loro cazzate, ma al secondo posto ci sono gli immigrati: non possiamo permetterci di accoglierli ed aiutarli! Prima di tutto bisogna pensare agli italiani, con meritocrazia, poi, se c’è lavoro anche per altri si selezionano gli stranieri meritevoli con criterio come avviene negli altri paesi. Non voglio dover abbandonare la mia PATRIA per regalarla ad altri che per la loro non hanno fatto niente e che della mia e di me se ne fottono altamente. Voglio mantenere le mie usanze, le mie tradizioni, la mia religione di stato, la mia cucina eccetera, chi arriva o si adegua o si fa i cazzi suoi in casa propria: voglio rimanere orgogliosamente Italiano, se qualcuno vuole diventarlo deve adeguarsi a ciò che significa essere Italiano, sforzandosi insieme agli altri di migliorare questo paese senza snaturarlo o renderlo una Babele e non venire qua a pretendere e dettar legge…

    • LUIGI

      Bravo Stefano. Condivido la lettera. Un ospite si deve adeguare non viceversa e soprattutto entra in casa di altri, quando e se invitato. Se a qualcuno sembra una cosa sbagliata, allora è libero, visto che ancora in Italia c’è ancora la libertà, può anche andarsene nei Paesi di questi invasori della nostra Italia, sia essi bianchi o neri gialli o rossi o blu…..

  • IT

    Purtroppo in Italia troppe persone confondono la realtà con una sterile ed infantile utopia. Ogni paese deve prima di tutto pensare a se stesso, come fa un individuo. Se un paese non può aiutare prima se stesso figuriamoci se può aiutare gli altri. Proviamo a risolvere i nostri problemi, la disoccupazione degli italiani, le case degli italiani, la scuola degli italiani, la legge degli italiani poi, una volta che abbiamo fatto questo, se abbiamo risorse guardiamoci intorno. Non è egoismo ma semplicemente una legge universale che solo un piccolo presuntuoso arrogante può pensare di sovvertire.

    • LUIGI

      bravo! concordo appieno.

  • Goffredo

    Parole bellissime veramente un pensiero fantastico, società multirazziale (senti come suona bene), aiutare il prossimo (fantastico davvero), Iaia che si vede che ci sente parecchio sull’argomento ha dimostrato di avere un’ottima cultura il problema è che il resto è fumo e le altre pecorelle che approvano per la sua capacità di scrittura dimostrano di essere brave persone ma di non avere senso della contemporaneità di cui parlano. La situazione odierna è che il nostro paese è in crisi con un debito non indifferente che noi tutti siamo costretti a pagare dalle nostre tasche con sacrifici. Abbiamo famiglie italiane che dormono in macchine o roulotte, persone che perdono il lavoro a 40 anni e non lo ritrovano, giovani che finiscono gli studi e sono costretti a emigrare per lavorare sui propri studi, oppure essere disoccupati o se sono fortunati a trovare un lavoro saltuario che gli permetta di sopravvivere, e secondo me una nazione deve prima pensare ai propri cittadini che ai clandestini o immigrati.
    L’integrazione si basa sul LAVORO, e uno stato deve avere qualcosa indietro se ti integra, non è un ente di benefica per quello ci sono associazioni a doc.
    Se in un paese il tasso di disoccupazione è cosi alto non c’è possibilità di integrazione e questo è un dato di fatto. Il motivo per il quale sbarcano qua è semplice siamo la costa più vicina, ma il trattato europeo ci impone di essere la porta dell’europa ovvero siamo noi a controllarli per far si poi che l’assistenza venga poi smaltita tra gli stati europei, ma guarda un pò che noi le porte li abbiamo aperte loro no e i clandestini o immigrati vengono rispenditi al confine e dall’altra parte del confine ovvero da noi, paese che in crisi che spende milioni per mantenerli e dargli un tetto e del cibo.
    La contemporaneità odierna è che non possiamo nello stato attuale della situazione economica effettuare un’integrazione decorosa per gli immigrati anzi possiamo solo spingerli a diventare criminali o lavorare a nero (il termine “a nero” non è un’offesa razzista è che il foglio del contratto di lavoro in genere è bianco…. presente firmare nero su bianco? sinonimo di trasparenza) e sottopagati, con la conseguenza di aumentare l’odio verso di loro. Un ministro dell’integrazione deve pensare ai cittadini italiani per prima cosa, se l’integrazione non è possibile al momento o porta perdite e disagi ai cittadini del paese che ha giurato di servire, lavora per far si che in un futuro, quando il paese avrà le possibilità di effettuarla sia semplificata e decorosa.

  • Margherita Campanella

    Bellissima lettera, dal contenuto condivisibile al cento per cento. Questo ministro ha seminato odio e rancore, sentimenti fino ad ora sconosciuti alla maggioranza degli Italiani. E’ proprio il caso di dire che chi semina odio, raccoglie tempesta. Purtroppo ho l’impressione che la signora, uscita dalla porta, rientrerà dalla finestra, poiché come spesse volte accade in Italia, in base a quello strano concetto di meritocrazia che hanno gl’Italiani, ella verrà eletta in Europa per malamente rappresentare l’Italia. C’è da tremare al solo pensiero. Che interesse farà, quello degl’Italiani o quello degli extracomunitari? L’Italia è un paese invaso e gli Italiani si sentono stranieri in casa loro. E’ inaccettabile che questa signora, nel nome di un falso e peloso buonismo, si permetta di impartire lezioni di democrazia e di civiltà, dopo che è entrata nel paese clandestinamente. Predica tolleranza e rispetto ma non ha la più pallida idea di cosa questi siano. Ormai è entrata a far parte di quelle categorie protette dalla sinistra, secondo le quali, qualsiasi cosa lei combini, non le si può rimproverare nulla, pena l’esser tacciati di razzismo. La vera razzista è lei, lei coi suoi proclami anti Italiani, lei con le sue ingiustizie sociali a danno nostro, lei con il suo snobismo così tipico di chi proviene da ambienti non propriamente snob e poi se ne dimentica. Noi, invece, siamo un popolo di imbecilli, sempre pronti a dividerci su tutto, sempre pronti a salutare festosamente qualsiasi attacco alla nostra cultura, alle nostre tradizioni e al nostro Paese. Ogni popolo purtroppo ha la sua storia ed, evidentemente, gli Italiani che hanno smarrito il senso di appartenenza alla loro Nazione, meritano questo. Meritano di venire invasi territorialmente ed annientati da culture che nulla hanno a che fare con la nostra. Non resta che emigrare ma non nel posto da dove la signora è venuta, bensì in paesi civili dove gli immigrati vengono accolti solo se sono perbene e se si mantengono col proprio lavoro.




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