Lo yacht del figlio di Bossi è una bufala, ma nessuno chiede scusa

Di Riccardo Ghezzi, il - # - 11 commenti

yacht-stella-Bossi-1Nell’Italia delle ondate di anti-politica telecomandate, da Tangentopoli ai giorni nostri, anche uno yacht ancorato in un porticciolo in Tunisia può diventare strumento di lotta per screditare gli avversari politici o per dare il via a campagne di stampa da gettare in pasto all’opinione pubblica.
C’è da capirli, i giornalisti italiani. A tutti piace parlare alla pancia della gente. Quando le coincidenze rendono l’occasione più unica che rara, è impossibile resistere alla tentazione: il parallelismo tra lo yacht ancorato in un porto a 70 km da Hammamet e l’esilio dorato di Bettino Craxi è stato un boccone troppo invitante per gli organi di informazione della Penisola, che hanno deciso di tirare in mezzo tanto per cambiare la famiglia Bossi. Quale vittima sacrificale migliore, a pochi giorni dall’arresto dell’ex tesoriere Belsito?
Investimenti in Tanzania, diamanti e ora anche lo yacht pagato al primogenito di Umberto Bossi, Riccardo, con i soldi della Lega.
Era chiaro fin dall’inizio quanto questo fosse un teorema giornalistico, una montatura basata nientemeno su alcune spacconate dello stesso Riccardo Bossi, che a quanto pare per “fare colpo” sulle ragazze si vantava di essere proprietario di quello yacht intestato in realtà al pilota di rally Stefano Alessandri.
Il primo a gettarsi sullo “scoop” è stato il giornalista del Corriere della Sera Giuseppe Guastella, che ha pensato bene di ricostruire vita, morte e miracoli dell’imbarcazione parcheggiata nel molo sud di Port El Kantaoui, Tunisia, per l’appunto 70 km da Hammamet. Un due motori da 1.550 cavalli, lungo 21 metri, del valore addirittura di 2,5 milioni di euro, sempre secondo Guastella e il Corsera: difficile che sia fondata anche questa “stima”. Una notiziona meritevole di ampio risalto, con tanto di foto dello yacht ancorato in Tunisia.
Riccardo Bossi, primogenito di Umberto, è stato avvistato più volte a bordo. E fin lì è tutto vero, nulla di inventato.
Ciò che è anomalo è il fatto che il Corsera, e a ruota tutti gli altri quotidiani nazionali, abbiano voluto vederci a tutti i costi uno scandalo, ipotizzando che tale yacht fosse stato acquistato con i fondi della Lega sottratti dall’ex tesoriere Francesco Belsito, attualmente in carcere.
Persino la Procura di Milano si è sentita in dovere di aprire un’inchiesta, con tanto di perquisizione della Guardia di Finanza all’interno della casa milanese di Riccardo Bossi.
Era invece tutto un bluff. Una bufala.
L’ipotesi che il reale intestatario Stefano Alessandri fosse in realtà un prestanome si è subito sgonfiata: la “Stella Delta”, questo il nome dell’imbarcazione, appartiene davvero al pilota di rally. Il verbale dell’interrogatorio reso alla Guardia di Finanza da Stefano Alessandri è stato pubblicato ieri sulle pagine del Fatto Quotidiano: i dati forniti per dimostrare che lo yacht è davvero suo sono incontrovertibili. Due su tutti: innanzitutto lo “Stella Delta” è stato comprato qualche anno prima che Alessandri e Riccardo Bossi si conoscessero; in secondo luogo, quando il matrimonio del 55enne romano è andato in crisi, tra i beni che la moglie ha preteso di condividere nella separazione c’era proprio quello yacht. Che dunque non c’entra per nulla con Riccardo Bossi, la cui unica colpa è quella di essere diventato amico di Alessandri, essere salito qualche volta sullo “Stella Delta” ed essersi ingenuamente vantato con amiche di esserne il proprietario. Ed essere stato “avvistato” a bordo dello yacht e per questo preso di mira da qualche giornalista troppo assetato di notizie e da qualche magistrato eccessivamente scrupoloso, fin troppo per essere considerato in buona fede.
La falsa notizia ha avuto ampio risalto. La smentita, ne siamo certi, non godrà della stessa visibilità.

Riproduzione riservata - ©2013 Qelsi Quotidiano
  • Hoffmannh

    Ora i sinistrati che dicono?

  • giorgio

    Oggi sul corriere c’è la smentita. O meglio, una cosa che dovrebbe essere una smentita (devono pararsi anche loro il fondoschiena), ma in realtà è solo una ulteriore manciata di fango. Il corriere allude ad oscure indagini portate avanti dalla lega stessa su belsito, ovviamente ammantandole di mistero e cercando di insinuare nel lettore che avessero qualcosa di losco. In realtà queste “indagini” non solo sono state fatte alla luce del sole (la lega ha dato anche mandato a PricewaterhouseCoopers di analizzare tutti i bilanci http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201204111506051197&chkAgenzie=PMFNW&titolo=Lega:%20Maroni,%20incarico%20a%20PwC%20per%20revisione%20conti), ma sono state fatte proprio per tirare fuori il prima possibile tutto il marcio, anche quello eventualmente sfuggito alle indagini. Peccato che il corriere, il principale quotidiano nazionale, non sia in grado di ammettere le proprie responsabilità e chiedere scusa.

  • marco

    Non per niente il corrierone è in deficit pauroso: in pratica è fallito. Ma chi lo compra più?

  • Hoffmannh

    sarebbe molto utile che la lega cominciasse a querelare i pennivendoli al servizio del regime. LEGA : DECIDITI TIRA FUORI GLI ATTRIBUTI, aspetto ancora qualche commento sinistronzo. La radical chic Gruber ha dato la notizia a trentatre denti, ma non fa la rettifica

  • vito

    sinceramente è il trota che dovrebbe chiedere scusa ad ogni italiano per la sua esistenza!

    • Il Trota non c’entra, si parla di un altro figlio di Bossi. Chiedi scusa tu che non capisci nemmeno quello che leggi o commenti quello che non leggi

  • Hoffmann

    Bravo Ghezzi, i sinistrati ci sono rimasti male non possono speculare

  • E’ il vezzo dei nostri giornalisti sputtanare e non chiedere scusa.
    Si stracciano le vesti sulla libertà di stampa,ma se parli delle loro cazzate,diventi un nemico da abbattere con tutti i mezzi.
    Inoltre,come ha fatto un interrogatorio della G.di F. a finire sulle pagine del Fatto quotidiano?

  • Hoffmann

    Ciao Gabriele,

    e si caro Gabriele, in Italia ci sono FIGLI e FIGLIASTRI i PENNIVENDOLI in carta PECORECCIA sanno fare molto bene le differenze, non meravigliamoci, e per non farci mancare nulla siamo anche MASOCHISTI e TAFAZZISTI, loro dicono di essere: I CANI DA GUARDIA DEL POTERE, io invece dico che sono: I CANI DA COMPAGNIA ACCUCCIATI SULLE GINOCCHIA DEI LORO PADRONI.

  • giordano

    penso che in Italia occorra un po di regime x quanto riguarda la stampa ,troppe testate filo politiche ogni partito a il suo giornale per cui tutti cercano di farsi la guerra pubblicando bufale x screditare e non raccontano le verità al popolo

    • Hoffmann

      Non sono d’accordo che i giornali dovrebbero essere controllati da un regime (se è riferito a quel tipo di regime, correggimi se interpreto male il tuo pensiero) sono dell’idea che la stampa dovrebbe essere sganciata dalle segreterie di partito, non devono essere il megafono di questi ultimi. Sto ancora aspettando rettifiche con relative scuse dai vari commentatori televisivi, CREDO CHE SIA UNA PIA ILLUSIONE.




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