Partito affittasi

Di Giuseppe Mele, il - # - 2 commenti

Scrofa alleanza nazionale anPotrà essere criticata, ma se non è trasparenza questa, chissà cosa lo è. Va in onda il reality “Partito affittasi”, nell’inattivo mese agostano che l’Europa non a caso ha dedicato alla consultazione pubblica sulla sicurezza sul lavoro. La Fondazione Alleanza Nazionale, da non confondersi con il fu partito AN (1995-2009), ha, con pubblico bando di fine luglio, messo a disposizione del mercato, politico e non, ben 56 appartamenti, cadauno in media di 8 vani, siti in 50 capoluoghi e grossi centri. Affidati a tre srl immobiliari (Italimmobili, Immobiliare Nuova Mancini, ), i 478,5 vani, più di un ettaro, fanno volare l’immaginazione che la realtà si preoccupa però di riportare subito a terra. I numeri volano per le 34 stanze di via della Scrofa a Roma ed altri da 10, ci sono anche modesti appartamenti da 2 vani; i fondi e garage ugualmente vanno dai 135 mq ai 45. Si tratta della presenza distribuita su tutto il territorio nazionale di quello che fu il quarto ed il terzo partito, elettoralmente parlando, del paese: se ne vedono le vestigia, dal nord al sud, da Novara, Biella, Alessandria, Varese, Brescia, Cremona, Monza, Milano, Legnano, Lecco, Vigevano, La Spezia, Livorno, Oristano a Rieti, Salerno, Vibo Valentia, Cosenza, Palermo, Messina, Trapani, Catania; da Jesolo, Bolzano, Trento, Padova, Treviso, Carpi, Ravenna, Rimini a Tolentino, Foligno, Spoleto, Perugia, Ascoli Piceno, Ancona, Jesi, S.Benedetto, Fermo, Bari, con picchi di presenza (6 locali) ovviamente a Roma, ma anche a Venezia, Trieste e Bergamo ma soprattutto a Pisa, ove i locali in questione sono ben tre. Sarà stata l’intenzione di tenere il livello del premier, noto pisano, oppure la ricordata forza immobiliare, fatto sta che a presiedere la fondazione AN è stato chiamato il già trinoparlamentare pisano Franco Mugnai, attualmente consigliere comunale in quel che l’Arno ha le sue foci, nella città Normale dove tutto, dagli affittacamere allo snobismo informatico, è di destra; dove conseguentemente hanno sempre stravinto comunisti ed eredi; e dove la destra (all’italiana) non ha mai battuto chiodo. Coi suoi €240.796 l’avvocato Mugnai è il più ricco nell’assemblea pisana. A parte tale record, nulla però può dargli tanto prestigio quanto fare il commissario, un po’ liquidatore, un pò facilitatore dell’ex partito dei fascisti, ovvero dei postfascisti, insomma dei post. Mugnai è il Bondi di Fiuggi, ove l’Msi, erede della Rsi, si fece AN. E’ l’uomo dell’ANCamp, dove, eliminate banalità quali giornali, sezioni, congressi, si fanno bandi per la politica più smart, più innovativa, più infographic, più wired e sharing. E’ vero che purtroppo con il minifasciolittorio stilizzato, il concorso l’ha già vinto da tempo la mai nata Italia futura montezemoliana. Non si sa mai, però, dove un’Odissea nera, grigiofumo e smog di Londra (dove, garantiscono, la nebbia non c’è più) possa portare. Così il Mugnai si è caricato l’eredità pesantissima di quello che contava il 15% dei voti nel ‘96 ed il 12% nel 2006, con la bellezza di 250mila iscritti, non cento anni fa, ma solo 2 lustri orsono. Qui cominciano le dolenti note. Non più tanto Bondi e Montezemolo, il Mugnai si ritrova nei panni di quel Del Turco cui toccò, tra lava, cadute di massi e tsunami, vivere la chiusura del Psi. Elettoralmente parlando, i due partiti, Psi e AN valevano, 5 minuti prima di morire, quasi lo stesso numero di voti e di iscritti. Entrambi hanno lasciato un bel po’ di elettori orfani, ancora immersi nei rimpianti. Con una differenza stratosferica. Tutti, proprio tutti, desideravano nel clima di Mani Pulite la morte del partito socialista: americani, russi, comunisti, postcomunisti, amici delle Br e di Moro, magistrati, leghisti, Cl e dosettiani. Nessuno invece dal 2009 ad oggi, ha mai tramato per far fuori il partito della destra italiana. Sembra incredibile ma La Russa, Gasparri, Mattioli, Storace, Ronchi, Fisichella, Urso, Alemanno, Mantovano, Mussolini, Santanchè e soprattutto l’ex leader Fini hanno fatto tutto, ma proprio tutto, da soli. Hanno mandato in briciole, rottami e schegge tutta un’area politica senza avvisi di garanzia pesanti, senza interventi esterni, senza scandali sessuali, senza bancarotte, senza tracolli degli ex stati-guida. Avevano retto per quarant’anni ad un permanente processo di Norimberga, sopportato decenni di assedio personale, ideologico, storico, politico, giudirico con relative accuse permanenti effettive di golpismo, stragismo, impersonato quel che era ed è denominato il male assoluto e 2012\6 e cattolici Poi nel nuovo clima ossessionato da law and order, dove tutti hanno fatto dietrofront ad alzare il tricolore e il mito della legalità, gli eredi del Msi non hanno retto alla nancanza di pressione. Come quei pesci della fossa delle Marianne, abituati a pressioni elevatissime e che scoppiano per la loro forza interna, se portati vicino alla superficie. Come i socialisti sono scoppiati al minimo pressing loro imposto, così i postfascisti sono implosi per troppa poca pressione. Un suicidio nemmeno romantico, tra l’indifferenza del crepuscolo e degli dei. L’ironia della sorte e della storia vuole che molti apparatchiki ex Psi abbiano preso il posto dei colonnelli ex Msi. Nel vertice dei 14 della fondazione AN ad affittare appartamenti ci sono anche ex ministri e l’ex sindaco di Roma, tutti schierati diversamente: chi con il Pdl, chi con i Fratelli, chi a metà strada. Ciascuno con una sua propria fondazione inutile e stitica che poco serve e poco organizza; ciascuno a lamentare la rinascita di Forza Italia che ha inglobato la destra, l’ha masticata, digerita e vomitata. La fusione tanto voluta negli anni 2000 da AN che contava sulle proprie sezioni per la supremazia nei congressi, le si è ritorta contro. All’acme del successo e del governo, nel 2009 improvvisamente Berluska aveva voluto l’unità, per portarla direttamente al conflitto elettorale, saltando a piè pari le fasi congressuali interne Incapaci di confliggere sul tema della democrazia interna, tutte le sfumature di destra si sono poi lanciate in polemiche e divisioni sterili, inseguendo liberarismi, conservatorismi e presidenzialismi più avanzati, senza toccare il rospo dei tesseramenti mancati. Tra la destra di Storace che, per interposta persona, occupa simbolicamemte la sede della Fondazione di via della Scrofa (a Roma ci sono altri locali in via Sommacampagna, via Livorno, via degli Spagnoli ed a Monterotondo) tra i finanziamenti che languono e rischiano di sparire assieme al Secolo d’Italia, resta il bando. Misura soft per lottizzare tra ex camerati separati, associazioni d’area e fondazioni sboccianti a germoglio da fondazioni. Anche questo serve a non pensare, a non riflettere il senso di una storia e la cronaca di tanti meticciati politici. Non a caso sito virtuale e reale della fondazione si fregia dei ritratti di due segretari Msi legati alla stagione della guerra fredda: Rauti ed Almirante, cui con enorme gaffe si è voluto dare – anche a lui- del riformista. Ormai, all’asta del Fasciocamp, lo sguardo è rivolto tutto all’indietro, al rimpianto dell’età dell’emarginazione, quando si era poveri ma belli, anche nelle fogne. Cancellati gli anni delle vittorie elettorali e dei governi, inficiati dalla corruzione degli alleati e propria. Interiorizzate mentalità, contumelie, opinioni e condanne dell’avversario di sempre, la destra, senza contenuti né di ieri, né di domani, si rifugia nel sentimento identitario. Che poi si riassume nelle parentele, nelle frequentazioni di una vita, nelle amicizie dai banchi di scuola, nel chi c’è c’è e chi c’è sempe stato. Riflettere sul percorso del nazionalismo italiano oggi come oggi può rivelarsi pericoloso, fuorviante e shockante. Meglio evitare, gli schemi disegnati a sinistra potrebbero non tornare e potrebbe rompersi il giocattolo comodo e senza senso della comunità identitaria. Che intanto coglie l’occasione della divisione di appartamenti e proventi per sviluppare il processo di parcellizzazione.

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  • pietro

    Egregio…questa storia fra poco finirà appena ognuno avrà preso quel che gli tocca e si leverà dai cosiddetti.E si partirà dal parco “buoi”rimasto che è pur sempre l’unico con parvenza di ‘mandria’.Un partito può sparire dalla sera alla mattina’come dice Lei,ma una comunità del 15%,non può sparire dalla sera alla mattina.Non può…perchè le dichiarazioni della Meloni….””Non è la dx che è morta.Sono solo tramontati quei colonnelli che hanno fatto finta di niente mentre la dx annaspava nell’acqua alta…..Spetta ad un’altra generazione scrivere un altro capitolo di storia della dx…con gli uomini e le donne che vorranno crederci.”””,lasciano ottime speranze(non deluderemo nessuno se non riusciremo a governare l’Italia dalle prossime elezioni,o no?).E anche se tanti hanno onorato il contratto col ‘buon Dio’,e non ci sono più,altri(tanti o pochi si vedrà)che niente avevano firmato,e che …si erano solamente presi una squalifica volontaria(e non sfociata in aderenza ad altre formazioni politiche…(ricordiamo sempre quei 6,5 milioni persi dal cdx e dai risultati degli altri non passati a ‘nessuno’)non aspettano che una chiamata,soprattutto ora che la vicenda Berlusconi lascia aperte nuove strade…e chi vorrà saprà che c’è a dx una possibilità di un quasi un possibile ritorno allo spirito di quel ’92 che il Berlusconismo ha poi ‘contaggiato’,ma che con un’altra guida avrebbe potuto essere sfruttato diversamente per tutti o per tanti e non,come successo,per pochi…e poi a quest’età,Noi,che non abbiamo da portare i cani a pisciare ai giardinetti,potremmo decidere di tornare ancora a voler essere presi per il cxxx…ma non più da Berlusconi.Con o senza il permesso di alcuno…tanto a sx sempre mai,”a prescindere”.

  • Pino

    Da camerati ad affittacamere, ci è voluta una mente fini per sfaciare qualcosa che sembrava indistruttibile, e tutto per l’invidia di un capetto sopravvalutato che non si rassegnava a non avere la stoffa del leader.




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