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Puglia paradiso dei trans: Vendola stanzia 170mila euro per i cambi di sesso

Di Rosengarten, il - # - 22 commenti

nichi-vendolaMentre in Puglia gli ospedali continuano malinconicamente ad essere chiusi uno dopo l’altro come avviene per gli stabilimenti balneari a fine stagione turistica; mentre le attese per gli esami cardiaci spesso si allungano al di là delle capacità di sopravvivenza dei pazienti, pare che adesso l’incommensurabile Zar di Terlizzi abbia cavato dal suo cilindro magico la bellezza di 170 mila di euro da utilizzare per suoi fini esclusivi e non sindacabili a favore dei cosiddetti transessuali, secondo la definizione che di questi diede il prof. David Cauldwell nel 1949. Tre anni fa Vendola dovette accettare un piano di rientro che ponesse un argine ai disastri prodotti dalla sua dissennata e clientelare gestione della Sanità pugliese, sulla quale continuano a pendere un paio di procedimenti penali che lo riguardano a vario titolo, ma che non partono per “mancanza di tempo” dei pm pugliesi, mentre l’unica che il tempo ce l’avrebbe avuto, la Desirèe Digerolamo è stata “convinta” a trasferirsi a Roma, meglio se a contare le margherite sui prati di Villa Borghese. In quel piano si prevedevano ticket farmaceutici, il taglio di migliaia di posti-letto, risparmi per centinaia di milioni ed una radicale revisione dell’articolazione sanitaria pugliese. Ed il “New Deal” sanitario dell’ineffabile governatore peuceta, il quale, se è vero che solo gli stupidi non cambiano mai parere, allora lui è intelligentissimo, è stato semplicemente quello di passare, con la disinvoltura che lo contraddistingue, dal “tutto a tutti” al “poco a pochi”.

Una politica sanitaria caratterizzata da disincentivi per i medici con la firma facile, col rischio per i pazienti di dover sputare sangue per dimostrare di star male sul serio, ma anche una profonda spartanizzazione della rete ospedaliera, perché “basta con l’idea idea viziosa e pigra di pretendere l’ospedale sotto casa”, incentivando invece l’idea improntata al “voglio avere assistenza, se ne ho bisogno”. Come se prima di questo stravolgimento filosofico vendoliano fossero i malati a decidere se essere ricoverati in ospedale o meno, e non i medici, spesso anche solo per riempire i reparti o per creare bacini di utenti da indirizzare interessatamente verso strutture private convenzionate.
Una politica che in apparenza ha portato ad un certo miglioramento nei conti della Sanità pugliese, ma solo perché ha favorito l’esodo dei malati dell’intera regione verso le più accoglienti e meglio attrezzate strutture delle altre regioni d’Italia, scaricando di fatto su di queste una significativa quota della spesa sanitaria pugliese. Siamo in perfetta sintonia con “le misure” adottate per contenere in qualche modo la disoccupazione giovanile che in Puglia ha raggiunto livelli stratosferici: anziché incentivare la creazione di posti di lavoro, ha incentivato i rappresentanti delle giovani generazione ad andarsene a migliaia ogni anno, in cerca di fortuna altrove, molto più di quanto fosse accaduto nel secolo scorso ai loro padri od ai loro nonni.

Però si sa che Vendola è uno dal cuore d’oro per i compagni d’ideologia, i parenti, gli amici, i suoi sostenitori di ogni genere ed ogni specie. Per cui persino in un quadro così desolante e demoralizzante per la situazione socio-economica della Regione, e della Sanità nello specifico, ha saputo spremere dagli ossuti bilanci regionali il grasso di 170 mila euro. Ma per fare cosa? Accorciare i tempi d’attesa per analisi ed esami clinici? Ridurre il numero dei viaggi della speranza per quelli che dalla Puglia muovono alla volta di Roma, Firenze, Padova o Bologna per curarsi? No, nulla di tutto questo. Quei fondi raschiati dal fondo di un barile che a forza di grattare diviene sempre più sottile, serviranno alla Regione per allestire un day hospital che si dedichi a chi decide di sottoporsi ad un percorso di cambio del sesso. Le prese di posizione contrarie a questo disegno e le vibrate proteste di cittadini ed oppositori politici in giunta regionale non si sono fatte attendere.

Ha tuonato ad esempio Antonio Martucci di Moderati e Popolari, che ha avanzato rimostranze unanimamente condivise al di fuori della sinistra massimalista : “Premesso che nella materia in oggetto si tratta di scelte intime che attengono alla libertà di ciascuno di noi, ci troviamo di fronte ad una beffa ai danni dei pugliesi che si trovano in uno stato precario di salute e che devono quotidianamente confrontarsi con la scarsità di strutture ed apparecchiature di assistenza”. Una beffa, aggiungiamo noi, che inevitabilmente coinvolge drammaticamente e pone in uno stato di profonda prostrazione ed imbarazzo anche gli operatori medici, paramedici, tutto il personale del sistema sanitario regionale sino ai manager delle aziende ospedaliere, impegnati in una impari battaglia con una richiesta sempre più alta di assistenza disponendo di mezzi sempre più ridotti. E benché nel quadro generale della voragine della Sanità pugliese quel fondo di 170 milioni appaia relativamente esiguo, come afferma il Martucci quello che indigna è che “in tempi di vacche magre anche il messaggio che si lancia ha la sua importanza”.

Vero. E’ di ieri la notizia della morte a Sannicandro di Bari di un neo pensionato 65enne colpito da un attacco di ipertensione il cui esito è divenuto letale perché, chiamato il 118 alle 18,15, l’ambulanza s’è presentata un’ora dopo. Come lo spieghiamo ai cittadini che mentre si trovano i soldi per creare un day ospital per soddisfare un vezzo tutto sommato non urgente e non essenziale come quello di voler cambiare “esteticamente” sesso, non si trovano le poche migliaia di euro per mettere a disposizione in ogni grosso comune un mezzo gestito da volontari per l’immediato soccorso ai cittadini? Obbietta con ironia Giuseppe Cristella del PdL: “Evidentemente la Sanità pugliese sta vivendo un periodo di vacche grasse ed in questa regione in cui non ci sono nemmeno più malati e tutti vivono felici e contenti, Vendola si può evidentemente ben permettere di finanziare i cambi di sesso, come ha fatto erogando 170 mila euro belli sonanti per un apposito day hospital”. Aggiunge Massimo Cassano, pure del PdL : “Nella Puglia migliore, evidentemente ci si può permettere anche di utilizzare 170mila euro per la presa in carico globale del paziente transessuale”.

Messo da parte l’aspetto etico-moralista che non deve riguardare lo Stato laico, e riconoscendo a ciascuno la libertà di sentirsi quello che si sente di essere, a noi pare assolutamente inaccettabile che si sia voluta creare una presunta categoria di malati che in realtà non esiste, e che costituisce una clamorosa contraddizione dell’impostazione che è stata sempre data al “non problema” dell’omosessualità da parte della sinistra nella sua interezza. Vendola ha sempre ricordato con sarcasmo, riferendosi alla sua adolescenza, che suo padre quando scoprì la sua omosessualità lo cominciò a trattare come fosse un malato inguaribile. Una condizione che i gay giustamente rifiutano, che ritengono inaccettabile, perché un omosessuale è solo una persona con atteggiamenti, psicologia e preferenze sessuali diversi da quelli omologati come eterosessuali. Ma allora perché adesso Vendola vuole creare la categoria degli omosessuali che vogliono cambiare sesso definendoli dei malati lui stesso, tanto da prevedere per loro strutture e fondi ad hoc nel sistema sanitario pubblico? Che si tratti della solita manovra demagogica di Vendola per ergersi a paladino dei diversi e catturare consensi, a questo punto, diviene molto più di un sospetto, per cui ci chiediamo sino a quando, ed a quale limite, si accetterà che lo Zar di tutte le Puglie si serva del denaro pubblico per finanziare campagne pseudosociali che, come da tre anni lamenta inascoltata la Corte dei Conti, mirano solo a consolidare il proprio potere basato sulle clientele e su intrecci tra affari e politica.

22 commenti su “Puglia paradiso dei trans: Vendola stanzia 170mila euro per i cambi di sesso” ↓

  1. miky

    a me mi avete rotto…io vivo in provincia di taranto e mi stanno costringendo dal mio ospedale di taranto provincia(non dico nome paese) ad andare a bari proprio perché il policlinico si occupa di questi disturbi di identita’ ,transessuali eccetera…..ho sempre avuto problemi qui nel mio paese perché mi trattano male che sono gay,almeno fatemi provare a essere trans in una struttura adeguata come quella di bari come spero lo sia,considerando che per andare a bari dovro’ trovare i soldi in chissa’ quale modo non avendo io nemmeno un’occupazione…..io almeno una diagnosi li’ al policlinico la voglio fare….se sono pazzo schizofrenico o transessuale o solo gay o transgender….essendoci reparto psichiatria che si occupa anche di transessualita’ ben vengano questi soldi…..uffa!!!!!!!!!!! P.S. EBBENE SI,ESISTONO ANCHE I TRANSGENDER CHE SONO DIVERSI DAI TRANSESSUALI…..

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