An Nasiriyah: Napolitano nega un incontro a Riccardo Saccotelli, reduce dell’Iraq

Riccardo SaccotelliPerché Giorgio Napolitano ha paura della strage di An Nasiriyah tanto da negare un colloquio privato a Riccardo Saccotelli, ai tempi di guardia all’ingresso di Base Maestrale? Quel Giorgio Napolitano che, con processo in corso e in violazione pertanto di ogni regola, il 24 luglio 2009 conferì l’onorificenza a Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia al generale dell’Esercito Italiano, Vincenzo Lops, primo comandante della Italian Joint Task Force Iraq impegnata nell’operazione Antica Babilonia, con cerimonia tenutasi al Quirinale il 4 novembre di quell’anno.

C’era il generale Rolando Mosca Moschini, il 4 novembre 2009, nel Salone dei Corazzieri, quel Mosca Moschini dal 7 novembre 2006 consigliere militare di Napolitano e nei giorni di An Nasiriyah Capo di Stato Maggiore della Difesa e mai sentito su quei fatti. Perché? Perché non furono mai interrogati né lui né l’allora tenente generale Filiberto Cecchi, ai tempi a capo del Comando Operativo di Vertice Interforze e, con Mosca Moschini, responsabile dell’ordine di operazioni scritto su disposizione del committente di allora, il ministro della Difesa Antonio Martino, anche lui mai sentito? Su An Nasiriyah è mancata la maturità operativa, così come sono mancati l’analisi del rischio e il concetto di difesa avanzata. Suonano pertanto ancora come una pesante accusa le parole del Procuratore Generale Militare presso la Corte Suprema di Cassazione, Antonino Intelisano, pronunciate poco prima della sentenza del 30 gennaio 2013 dalla Prima Sezione Penale della Cassazione sul ricorso presentato dalle parti civili contro la sentenza del 7 febbraio 2012 con cui la Corte Militare di Appello di Roma aveva assolto, semplicemente per aver ubbidito agli ordini, il colonnello dei Carabinieri Georg Di Pauli, comandante della MSU a An Nasiriyah: “Vi era l’obbligo di riduzione del rischio. Si trattava semplicemente di definire piani di iniziativa. Le giustificazioni sono inaccettabili: non si aveva a che fare con vigili urbani della circoscrizione, lì c’era una situazione di guerra”.

Base Maestrale, a An Nasiriyah, non era sicura. Fu vista il 20 ottobre 2003, e quindi a pochi giorni dalla strage, da alcuni parlamentari durante una missione della Commissione Difesa in Iraq. Una base giudicata tutto fuorché “idonea a quel contesto postbellico, soprattutto dopo i molteplici segnali e le minacce che giungevano da più parti e in virtù dell’escalation quotidiana del terrorismo e della guerriglia in atto in Iraq”.

L’Iraq non erano affatto tranquillo, né lo era del tutto An Nasiriyah. L’inferno già covava sotto la cenere. Così Riccardo Saccotelli, giunto a An Nasiriyah il 19 ottobre 2003 con il 13° Reggimento Carabinieri FVG di stanza a Gorizia: “I colleghi che andavano via ci dicevano di fare attenzione. C’era troppo silenzio, troppa apparente tranquillità. Infatti bastava spostarsi nei paesini vicini e più a nord per scoprire che non eravamo così graditi. La popolazione lanciava pietre al nostro passaggio. Tuttavia qualche giorno prima dell’attentato, credo l’8 novembre, ci fu un’insurrezione alla fabbrica del ghiaccio e ci trovammo coinvolti in una folla inferocita che lanciava sanpietrini. All’inizio in sedici contro migliaia di iracheni. Fu necessario l’intervento di un Leopard di soccorso per aprire un varco tra la folla ed evacuare i soldati dell’Esercito che erano di guardia alla fabbrica quella mattina”. E su An Nasiriyah: “A An Nasiriyah la popolazione era tranquilla, la gente comune con piccoli gesti ci faceva capire che apprezzava la nostra presenza. La sensazione era diversa però negli adulti, poco fiduciosi, molto irrazionali spesso nelle loro risposte e nelle loro richieste. Soprattutto più promesse il nostro governo faceva, più la popolazione non credeva in noi. Erano mesi, per esempio, che aspettavano una pompa per la depurazione dell’acqua. E questa pompa non arrivava. Ma l’acqua in Iraq è preziosa come il nostro caro petrolio. Solo che di acqua non se ne può fare a meno”.

C’era Lops, in Iraq, quando arrivarono i primi segnali di pericolo. L’interpellanza 2-01004 del 2 dicembre 2003 con cui si chiedeva al governo di “quali informazioni fosse in possesso” e come “tali informazioni” fossero state utilizzate nel rapporto con il comando italiano a Nassirya” e cosa intendesse fare per “fornire il più rapidamente possibile al Parlamento un quadro esaustivo del contesto politico, ambientale e logistico” in cui era “maturata la strage dei militari italiani”, fu firmata anche dall’allora deputata dei Democratici di Sinistra Roberta Pinotti. Dal 24 febbraio 2014 Pinotti è ministro della Difesa del governo Renzi. E come allora La Russa, il 4 novembre 2014 c’era Pinotti nel Salone dei Corazzieri quando Lops ha ricevuto da Napolitano, su proposta di Pinotti, ora ministro della Difesa, e a seguito di decreto presidenziale del 31 ottobre 2014, l’onorificenza a Commendatore dell’Ordine Militare d’Italia.

Perché ai tempi fu protetto Lops? Perché fu decorato con processo in corso? Perché ha goduto di avanzamenti di carriera? Perché la pubblica accusa non ha mai impugnato la sentenza di assoluzione del 24 novembre 2009 della Corte Militare di Appello di Roma? E che assolse anche il suo successore, il generale Bruno Stano? Una sentenza contradditoria che, pur riconoscendo ai due imputati condotte inadeguate rispetto alle esigenze di protezione, li assolse semplicemente per aver ubbidito a ordini superiori. Una sentenza priva di ogni logica, come riconosciuto dalla Cassazione, che giustificò l’accettazione supina, per ragion di Stato, di un rischio e talmente da esporre i propri subordinati al pericolo. Chi era il massimo superiore di Lops ai tempi di An Nasiriyah? Era il generale Mosca Moschini, che il 4 novembre 2009, da consigliere militare di Napolitano, fu testimone dell’alto conferimento, nonostante un processo in corso. Pioggia di onorificenze sugli alti ufficiali di An Nasiriyah, Vincenzo Lops, Bruno Stano, Georg Pauli, anche sotto i governi di centro-sinistra e il governo Monti, nonostante processi e procedimenti in corso.

Riccardo Saccotelli era in Iraq il 12 novembre 2003. Pugliese di Andria, classe 1975, prima che nel 2005, dopo i fatti di An Nasiriyah, si congedasse dall’Arma dei Carabinieri, era il Maresciallo Saccotelli. Quel 12 novembre 2003, era di guardia all’ingresso della base a “pochi metri dalla bomba”. Oggi in pensione d’invalidità come vittima del terrorismo, ciononostante ha deciso di tornare a vivere, non accettando ciò che nell’indifferenza generale viene considerata come normalità: far passare come eroi gli alti ufficiali di An Nasiriyah, tanto che è intenzionato a vederci chiaro sul loro avanzamento in grado, sulle onorificenze e i riconoscimenti loro concessi, sulla mancanza di procedimenti disciplinari nei loro confronti, sulla raccolta dei fondi per le vittime di An Nasiriyah. Si è costituito come parte lesa in tutti i procedimenti per l’accertamento delle responsabilità dei vertici militari. La sua battaglia continua. Hanno provato a comprare il suo silenzio, offrendogli, il 16 marzo 2012, una medaglia d’oro di vittima del terrorismo e, il 13 novembre 2013 la croce d’onore per le “vittime di atti di terrorismo o di atti ostili impegnate in operazioni militari e civili all’estero”. Ciò che ha sempre rifiutato. Nel 2012, il Quirinale, lo stesso anno della concessione dell’onorificenza a Ufficiale all’Ordine al Merito della Repubblica a Di Pauli, lo invitò alla cerimonia del 4 novembre per assistere alla consegna delle onorificenze dell’Ordine Militare d’Italia. “Perché avrei dovuto andarci?”. Un invito che rifiutò, chiedendo con pubblica lettera a Napolitano un incontro privato, mai concesso.

Il 16 luglio 2014 Saccotelli ha scritto una seconda lettera a Napolitano, mai prima d’oggi resa nota, chiedendogli ancora una volta un incontro privato. Una richiesta caduta nel vuoto. Chi consiglia il Presidente della Repubblica? Così Napolitano rispondendo il 28 ottobre scorso ai magistrati di Palermo nella cornice del processo sulla presunta trattativa Stato-Mafia: “Francamente io ho seguito una mia regola, che è quella di avere un rapporto schietto ma sempre inteso in termini di rapporto di lavoro da tenere su un binario di lealtà e anche severità. Insomma, non avevo né con il dottor D’Ambrosio, né con altri conversazioni a ruota libera o ricostruzioni delle nostre esperienze passate. Eravamo, questo ogni tanto è difficile farlo intendere, eravamo una squadra di lavoro. In Italia c’è una Repubblica, peraltro non Presidenziale, non c’è una monarchia, non c’è una Corte, c’è attorno al Presidente della Repubblica come istituzione monocratica una squadra di lavoro e solo di lavoro quotidiano, corrente, discorrevamo tra di noi, non su che cosa avesse fatto il mio Consigliere Militare da Capo di Stato Maggiore della Difesa o da Generale Comandante della Guardia di Finanza, né con il mio Consigliere per gli Affari Giuridico-Costituzionali, quali fossero state le sue esperienze quando aveva funzioni elevate nell’Amministrazione del Senato”.

C’è da dubitare. Se un testimone di An Nasiriyah fa ancora paura, chi ha paura di Riccardo Saccotelli e della sua richiesta di un incontro privato? Sullo sfondo, l’ombra di Rolando Mosca Moschini, il Capo di Stato Maggiore della Difesa dei giorni di An Nasiriyah.

DOCUMENTO SACCOTELLI

Caro Presidente,
Quando fu eletto per la prima volta le sue prime parole furono l’impegno ad essere il presidente di tutti gli italiani. Tutti tranne uno. Tutti tranne me. Mi chiamo Riccardo Saccotelli, sopravvissuto alla strage di An Nasiriyah del 12 novembre 2003 in Iraq. Ero di guardia all’ingresso della base. Forse la mia sete di giustizia e verità sulla strage fa di me “un delinquente” o un “cattivo cittadino” tanto da non meritare nemmeno l’invito alla celebrazione del decennale della strage a cui non avrei comunque partecipato. Forse il mio dire pubblicamente e fino in fondo come stanno le cose denunciando gli abusi fa di me un ragazzo indegno di una sua risposta ad una mia pubblica lettera che le allego comunque qui di seguito

Umanemente mi delude, Presidente, la sua umana commozione quando non è supportata da umano rispetto. Lei non è il mio presidente se il capo delle forze armate non fa di tutto perché la verità sulla strage venga accertata. E fino in fondo. Se addirittura senza aspettare l’esito dei processi consegna onorificenze ai generali imputati e mai assolti. Se leggesse quelle sentenze si sentirebbe colpevole. Come potrei sentirla padre di tutti se lei è stato finora padre solo dei più forti e di chi poteva ben difendersi abusando in ogni modo del proprio ruolo? Per salvare due generali e un colonnello è stata uccisa la storia, è stata uccisa la verità. Troppo comodo circondarsi di vedove ben pagate e figli che non sono interessati neppure alla morte dei propri cari; sotterrando chi invece Nasiriyah l’ha vissuta sulla propria pelle. Le ferite sul corpo ogni giorno e le sentenze che non assolvono le forze armate. Non assolvono l’Italietta da poco conto che manda ancora a morire i suoi figli senza patria. Fratelli del nulla. Fratelli nel nulla. Figli di nessuno.

Tutto questo svuota parole come bandiera, tricolore, fratelli, Italia; inutili parole senza senso urlate e ripetute ipocritamente in ogni pubblico discorso da chiunque si faccia vanto di Nasiriyah. Della mia personale storia. Di quel giorno che prima ancora di essere italiano e vostro è un giorno privato della mia vita personale e della mia famiglia a cui nessuno mai ha chiesto scusa. Di un giorno che mi è stato rubato e mi viene ripetutamente strappato dalla falsa cerimonialità collettiva di minuti di silenzio, strade, vicoli, piazze, rondò e mattoncini. Miseri altari di una patria sterile che non può più partorire figli e tantomeno fratelli. Una patria prepotente, abusiva, collusa, che lava le sue macchie e i suoi peccati lasciando solo chi chiede ancora giustizia e verità.

Giustizia e verità. Giustizia e verità.

Sono cresciuto all’Oratorio di Don Bosco e credo di essere un buon cristiano ed un onesto cittadino. I Salesiani mi hanno insegnato a lasciare le porte sempre aperte. E tutto ciò che le chiedo oggi sono 15 minuti del suo tempo per un dialogo privato in cui possa raccontarla almeno a lei quella giornata lì di guardia a Nasiriyah. Che almeno il Presidente della Repubblica senta il bisogno di sapere e non si accontenti delle stupide storie raccontate sui giornali. Quella giornata in cui non eravamo a difendere una base ma la dignità di tutti gli Italiani. La faccia dei nostri politici sporchi e indegni. In silenzio. Senza alcuna richiesta. Piuttosto nella delusione delle squallide promesse di medaglie al valor militare ai 7 ragazzi di guardia (allora avevo 28 anni) mai arrivate e avanzamenti in grado sudati e addirittura persi e mai riconosciuti per sopravvenuta inidoneità fisica. Insomma chi l’attentato l’ha subito sulla propria pelle non è più idoneo all’avanzamento ma chi è indagato e rinviato a giudizio non solo è avanzato in carriera ma è stato addirittura insignito nelle sue mani delle più alte onorificenze di questo stato di cui non voglio essere parte. Quella giornata di guardia lì fuori abbandonati su una strada accanto ai bambini Iracheni che forse restano ancor oggi gli unici fratelli persi. Chiedo soltanto 15 preziosi minuti in cui possa trovare lo spazio per perdonare uno stato così indegno, prepotentemente ingrato; 15 minuti che svuotino l’ipocrisia di qualsiasi discorso scritto fino ad oggi senza aver mai avuto il coraggio di incontrarci e lasciarcela raccontare la nostra storia. Quella che nessuno ha mai voluto ascoltare perché è una storia scomoda e di vergogna su cui è stato costruito l’altare del più vuoto patriottismo di cui vi nutrite.

Di quale verità parlo? Lo stato italiano sapeva di quella bomba e non ha impedito l’attentato. È scritto nelle sentenze. Sapevate degli attentatori, di quando sarebbe avvenuto e addirittura del colore del camion cisterna carico di esplosivo. E nessuno ha fatto nulla. Anzi gli unici eroi restano oggi coloro che non impedirono la strage.

Sono qui. Resto in attesa e mi farebbe piacere avere, anch’io, il mio Presidente. Davvero. Quello che in questi ultimi 11 anni mi è mancato. Il Presidente di tutti gli italiani, tranne uno.

Riccardo Saccotelli

Questo articolo è stato letto 7095 volte Riproduzione riservata - ©2014 Qelsi Quotidiano
  • Ben

    Napolitano è napolitano, una parola, un programma, infimo, infame, lurido….una roba comunista, massonica, servo dei sionisti americani!!

    • Carmine Bennato

      Sono il Generale in pensione Carmine Bennato, ho letto il tuo scritto e per me che non sono mai stato un allineato alla setta dominante purtroppo anche i vertici alti delle Forze Armate italiane, mi aspettavo anche questa tua dichiarazione che non sarà l’ultima. Purtroppo il sistema è questo ed è nato dopo l’8 settembre del 1945 quando a seguire è nata dall’imbroglio questa nostra repubblica che, purtroppo ho servito diligentemente e credendo in quei sani valori che mio padre “Aiutante di Battaglia” e reduce con 18 medaglie al valore, facendomi fare il militare di carriera credeva di poter continuare a contribuire per il bene dell’Italia. Oggi la massoneria, la mafia, la camorra, la sacra corona unita, la ndrangheta, ecc ma credi che tutta questa roba non abbia dei volti, dei nomi, dei posti di comando operativi? Quanti hanno avuto l’onore di dar vita a questa repubblica dove al referendum fino a mezzanotte aveva vinto la monarchia e la mattina dopo la repubblica, che in ogni votazione a qualsiasi livello essa si svolga i brogli elettorali sono all’ordine del giorno, tutto ciò non abbia una regia? Abbiamo il Generale Rolando Mosca Moschini che se andiamo a vedere il suo escursus militare non ha mai comandato un reparto operativo o un Comando dello SME o SMD per più di tre mesi per poi cambiare. Non ha mai potuto prendere così mai nessuna decisione ed io che sono stato alle sue dipendenze con tanto di note caratteristiche da lui firmate, dico chi l’ha visto perché sempre impegnato in una fitta attività di raccordo spero istituzionale. Di che ci meravigliamo, ci dobbiamo tutti vergognare e soltanto un modo ci sarebbe per salvare l’Italia e quei pochi e poveri italiani che hanno sempre dovuto subire angherie da tutte le parti, compresa l’ultima dell’annullamento delle cartelle esattoriali iscritte a ruolo da falsi dirigenti dell’Agenzia delle Entrate. Nessun giornale sparge questa notizia che se conosciuta dagli italiani porterebbe ad un rimborso di non quante decine se non centinaia di miliardi di euro. I dirigenti incriminati e condannati sono circa 760 e quando il buon Monti allora Presidente del Consiglio ci mise mano per un condono generale ne approfittò per nominarne altri trecento. Così arriviamo a più di mille che poi sono stati rimossi e messi in pensione con laute liquidazioni per garantirsi il silenzio a vita. Si perché questo è stato sempre la metodologia usata dai nostri governanti promuovi e muovi come dicevano i latini ma io aggiungo con laute libaggioni. Coraggio caro Maresciallo, non sei solo, ma già il tuo coraggio di farti aventi è tanto. Una cosa ti dico che sempre mi hanno detto a me quando volevo smuovere qualcosa, dopo avermi offerto commendizie e riconoscimenti tangibili, mi dicevano attenzione che hai famiglia. Non dico altro questo è quello che ci meritiamo, ma il tragico arriverà per i nostri figli, perché il Napolitano,il Monti, il Bersani, il Letta e tutta la loro combriccola qualcosa l’hanno fatta. Si hanno svenduto l’Italia ai poteri forti e ricchi, vedasi la Sardegna dove non c’è più un metro di costa in mano a Italiani. Di questa regione nessuno accenna a nulla ma sappiamo se sta ancora in Italia? Io sono fiero di aver servito la mia Patria ora in mano alla Pinotti che ha sempre parlato di scioglimento delle Forze Armate ed oggi è il nostro Ministro della Difesa. Uno dei Gran Capi in servizio avesse detto qualcosa. Tutti zitti si perché altrimenti la liquidazione diventa come una normale e poi l’incarico di prestigio in qualche società di servizio con cui si potrà essere al di fuori di ogni sospetto finchè il Signore DIO non lo chiamerà a se. Avanti e coraggio Carmine Bennato

      • Riccardo Saccotelli

        Grazie della solidarietà… in quanto alla paura… sappi che è stata proprio la paura e le minacce mafiose a far crescere i tuoi figli a testa bassa… a far crescere una generazione intera di italiani a testa basta… ma qualcosa sta cambiando… ed è nell’aria… profuma di libertà!

  • Saccotelli….sono Filippa papà di Andrea ti saluto cordialmente come avrebbe fatto Andrea al posto mio..sono sempre stato all’oscuro di tutti i tuoi richiami sulla verità…mi piacerebbe risentirti …questo mio saluto non arriverà,ma in qualche modo ci sentiremo….

    • Stefania Elena Carnemolla

      Signor Filippa, mi consenta di salutarla nel ricordo di suo figlio Andrea, scomparso nel vile attentato di An Nasiriyah del 12 novembre 2003

    • Riccardo Saccotelli

      leggo con piacere che ci sei Silvano… ma la tua assenza è stata troppo lunga…

  • non so chi sia responsabile di tutto quanto sopra, ma non trovo giusto che il presidente della repubblica non trovi il tempo di ascoltare le richieste del maresciallo. trova tempo per tutti, perché non a lui? non e’ abbastanza visibile mediaticamente?

  • antonio

    Caro Saccotelli, mi dispiace che continui a chiedere a napolitano un incontro, cosi li dai importanza, lascialo perdere purtroppo hai avuto la sfortuna di nascere in un paese che non so nemmeno come definirlo, altro che siamo un grande popolo, siamo solo un popolicchio meschino e mediocre….il grande popolo italiano forse non è mai esistito…..basta ricordare che l’unità d’italia è avvenuta con l’accordi della mafia siciliana, con la svendita dei borbone da parte dei loro ufficiali, gli inglesi e i francesi furbi, che assoldarono i savoia (razza di disertori altro che padri della patria…..grandi figli di …..), e allora caro Saccotelli ti stai ancora a preoccupare di essere ricevuto da chi negli anni 50 spalleggiava l’unione sopvietcia…..Saccottelli un consiglio da un povero militare che ha servito per 35 anni questo paese e che il giorno del mio congedo ho ricevuto il saluto di solo qualche collega,,,,ma va bene cosi ….ora cosa faccio….ogni tanto rodo dentro…e mi fannoschifo vedere le cerimonie fatte di fischi e pernacchie….e sui palchi cosidetti palchi d’onore mi diverto a vedere tutti i personaggi inquisiti e con la faccia di put……ane …..Io adesso non canto più l’inno di mameli e non mi alzo piu in piedi quando lo sento suonare…..mi sento un cittadino del mondo ….ma no un cittadino italiano…sempre se è mai esistita la nostra patria…..quando penso hai tanti morti delle due ultime guerre, hai morti della lotta a tutte le criminalità…..i ragazzi del ’99…..e i ragazzi di cefalonia…..ma tanto li ricordiamo solo noi poveri militari delusi…..Saccotelli…..onore a Te …..ma se posso darti un consiglio….goditi la tua famiglia e i tuoi cari….dimentica quel giorno e vivi nel ricordo dei tuoi colleghi che non ci sono piu …Loro Si che sono dei veri Eroi….un abbraccio ….

  • giorgio

    non ho parole!!!!!GREDETEMI!!!!!

    • Riccardo Saccotelli

      Giorgio…? ma sarai mica Napolitano? :) scherzo

  • giuseppe

    C’erano una volta i vertici delle Istituzioni che proteggevano chi difendeva l’Italia, in questo periodo storico al vertice delle Istituzioni ci sono vili persone indegne a ricoprire le Alte cariche, Napolitano é un personaggio screditato dagli episodi dei voli per Bruxelles, dal golpe del 2011. Riccardo Saccotelli é un italiano vero e non ha bisogno di un incontro con un traditore dell’Italia.
    A Antonio: l’Italia non é nata da un accordo con la mafia siciliana, anche perché non esisteva, l’Italia é nata perché oppressa dagli stranieri, dal Papa-Re, dalla miseria dei Regni del Sud, che seppur ricchi come finanze, erano estremamente poveri. Siamo italiani e non dobbiamo sempre sputarci addosso con menzogne e fantasie.

  • Pietri Fortugno

    lettera molto toccante. caro riccardo, se ti puo’ essere di conforto’ questo comunista di m…. non è mai stato il mio presidente da quando lo hanno eletto. avevo 16 anni quando giustificò l’invasione russa in ungheria, non ha mai chiesto scusa al popolo ungherese quindi puoi immaginare di che pasta è fatto questo figuro. ti faccio tanti auguri

  • Giuseppe

    Ero UN contractor del Kuwait , trasferito in Iraq per seguire Le missione military Della coalitions , il nostro campo era a Camp Mittica ….conosciamo TUTTA la storia , al Maestrale CI aveva no chiamato per ORGANIZZARE il compound in Maniera piu decente e idonea …visto il teatro locale. Siamo in Iraq , An Nasseriyah , sino ad oggi….CREDETEMI sono Ancora oggi ostili con NOI CIVILI !!!! FORSE CI SIAMO CONOSCIUTI CON TUTTI VOI , MA DI UN CARABINIERE NON MI DIMENTICHERO MAI ……C’eravamo visto al MAESTRALE IL GIORNO PRIMA .
    VI CHIEDO A TUTTI VOI UNA RISPOSTA E CONFERMA ,E’ STATA assegnata la Medaglia D’oro al Valor Militare ? Vi prego rispondetemi .
    Grazie




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