Bankitalia, l’oro e le azioni delle bufale. Facciamo chiarezza

Di Giuseppe Cavallo, il - # - 6 commenti

BankitaliaQuanto c’è di sensato nelle proteste furiose del Movimento 5 Stelle e di altri partiti d’opposizione riguardo il “Decreto Banca d’Italia”? L’opinione pubblica, si sa, è facilmente sensibile a temi come “Regalare i soldi alle banche”, bastano poche parole spesso urlate per trovare terreno fertile in termini di propaganda e strumentalizzazione. Insomma, allarmi del tipo “Riserve auree a rischio” e “svendita della Banca d’Italia ai privati” sono argomenti su cui è molto facile far presa.
Proveremo a spiegare i termini della questione andando subito al dunque. Il decreto finito nel mirino semplicemente riordina l’assetto delle quote azionarie della Banca d’Italia, prevedendo un aumento di capitale. Tutto qui. Questo capitale, fermo come quota al 1936, sarà portato a 7,5 miliardi di euro a fronte del suo valore attuale di 156.000 euro. In una SPA quest’operazione si chiamerebbe ricapitalizzazione, e solitamente questo lo fanno i soci sborsando i soldi dalle loro tasche.
Ma la Banca d’Italia non è una SPA e il fatto che le sue azioni siano detenute da soggetti privati non significa nulla, quel che conta è il diritto di esercitare qualcosa da parte di questi soggetti in sede di “Consiglio”: ovvero nulla. Per dovere di cronaca riportiamo gli azionisti in numero di quote e di voti, almeno per i primi posti. Le quote totali sono 300.000 e i voti 535, di questi ai primi posti abbiamo:

Soggetto – Quote Voti

Intesa Sanpaolo S.p.A. – 91.035 – 50
UniCredit S.p.A. – 66.342 – 50
Assicurazioni Generali S.p.A. – 19.000 – 42
Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. – 18.602 – 41
INPS – 15.000 – 34

Come funzionava finora, sulla base del possesso di queste azioni, il dividendo?
Parliamo di cose concrete, poiché le formule propagandistiche non ci interessano e quel che vogliamo smascherare è semplicemente lo slogan “aiuto” o “regalo” alle Banche.
Gli utili si basavano su una percentuale, precisamente il 4%, delle riserve che ammontano a 15 miliardi di euro. Dunque, stando a ciò, il massimo utile erogabile sarebbe stato di 600 milioni di euro. Dall’ultimo dividendo, però, scopriamo che mediamente ogni anno viene distribuito appena il 10% di quel limite, che riportato comunque in formule significa un investimento che frutta qualcosa come il quattromila per cento: IN PRATICA UN INVESTIMENTO MOLTO REDDITIZIO soprattutto in funzione del fatto che una Banca come Intesa, detentore del 30% di azioni, guadagna bei soldi e peraltro sicuri.

Cosa accadrà da ora? Di quei 15 miliardi di euro delle riserve la metà viene spostata e messa come capitale, dunque il capitale aumenta considerevolmente, da 156.000 euro a 7,5 miliardi di euro. Chi legge pensa che venga regalato questo mare di soldi agli azionisti. E qui è la bufala, o se volete il falso.
La nuova norma prevede due cose: gli utili calcolati su questa cifra, non più su 15 miliardi di riserve, e la massima quota azionaria da detenere, cioè il 3% (e non più cifre percentuali spropositate come il 30% detenuto da Intesa San Paolo, ad esempio). Inoltre la percentuale per calcolare gli utili, cioè i dividendi, non sarà più del 4% sulle riserve ma al massimo, ripetiamo al massimo, il 6% sul capitale: che tradotto significa 450 milioni di euro.
Come si potrà capire rileggendo sopra, gli utili possibili distribuiti saranno minori dei 600 milioni teorici che si potevano raggiungere con il vecchio asset. La domanda, dunque, è: dove sta il regalo alle banche?
E non è finita.
Chi detiene il 3% incamera molto meno di quanto incamerava prima, visto che c’era anche chi deteneva il 30%. E i soldi della ricapitalizzazione che arrivano come fondo ex-riserva? Non sono soldi pubblici. Chi ha troppe azioni in virtù del riassetto deve venderle e chi le acquista le compra e, dunque, ecco spiegato da dove arriveranno questi soldi. Saranno consentite nuove quote, nel senso di nuovi ingressi, con il vincolo che questi siano italiani e potrebbero esser fondazioni ex bancarie, assicurazioni e così via. Insomma, per un riassetto azionario, fermo al 1936 e a quei 156.000 euro, cifra veramente ridicola e che le stesse banche proprietarie si sono sempre rifiutate di rivalutare, si sta montando una polemica mai vista. E sia chiaro che quando si parla di riserve non si parla né di quelle straordinarie e men che meno dell’oro.
I privati non possono disporre delle risorse o dei beni, siano essi di proprietà e siano essi detenuti in custodia dalla stessa Banca d’Italia. Quindi non possono disporre neppure dell’oro.

Per completezza d’informazione, riportiamo l’articolo 39 dello statuto della Banca d’Italia:

Gli utili netti vengono per il resto distribuiti come segue. Il 20% degli utili netti conseguiti deve essere accantonato al fondo di riserva ordinaria. Col residuo, su proposta del Consiglio superiore, possono essere costituiti eventuali fondi speciali e riserve straordinarie mediante utilizzo di un importo non superiore al 20% degli utili netti complessivi. La restante somma è devoluta allo Stato

Riproduzione riservata - ©2014 Qelsi Quotidiano
  • monica cappellini

    UN VERO ARTICOLO GIORNALISTICO ; SERIO ASCIUTTO SENZA POLEMICHE TENDENZIOSE; INFORMATIVO
    GRAZIE

  • Ermes Uguccioni

    Ci sono alcune inesattezze, tra le quali il fatto che i 7,5 miliardi, vengono dalle riserve Statutarie, 23 miliardi circa.
    Il problema, è il controllo di fatto della banca da parte di soggetti, che potrebbero tranuillamente essere esteri. Pensiamo a Generali, che ha tra gli azionisti di controllo, il Fondo Sovrano del Qatar. Oppure a Unicredit (Qatar e Fondo Sovrano libico). O la stessa BNL (Gruppo Paribas, Francia. E qui non è occulto. La stessa Paribas, potrebbe prendere un altro 3%).
    Il secondo problema, è collegato al primo.
    Cosa accade se, uno dei soci, oppone il diritto di considerare come proprie le riserve Statutarie (visto che sono state utilizzate per ricapitalizzare?) Avrebbe gioco facile a dire che anche le riserve valutarie e l’oro, sono proprietà della Banca d’Italia, e non dello Stato. Come del resto, sono dello Stato anche le riserve Statutarie.
    Le banche, erano semplici detentori delle quote, con la privatizzazione delle banche originarie, si è avuta la cessione delle quote a privati, come fu al tempo del Regno con le tre Banche Centrali (peraltro controllate comunque dai due regni papale e borbone).
    In Francia e Germania, la BC è 100% dello Stato. E l’indipendenza non viene meno.
    Viene meno la possibilità per le banche di guadagnarci sopra, perché i rispettivi Paesi, mandano a comprar denaro alla BCE delle banche anch’esse di Stato (quello che propongo io da due anni, la Germania lo fa da quando è nato l’Euro. Ecco perché è così competitiva. Compra a 0,25, rivende a se stessa a 1,4%, presta ai privati al 2,5% ed al 3% su estero, imponendo materiali e tecnologie tedesche. E non c’è storia, chiunque accetterebbe, costruire una autostrada in Francia, al 3%? FIrmo a occhi chiusi, e fancilo ai francesi)
    Tornando al busillis delle riserve, cosa accade se un giudice, magari estero gli dà ragione?
    Dopotutto, hanno ricapitalizzato con le riserve, ricevono dividendi (in misura largamente maggiore di prima, quando le cifre erano dell’ordine dei 70 milioni), si assumono del rischio d’impresa (solo sulla carta).
    E se le banche impiegano male i propri fondi, e vanno in rosso?
    Too big to fail, too big to jail… e scatta l’altra trappolina.
    La famosa unione bancaria, tanto sbandierata da Saccomanni (in nome est omen), prevede che prima di ricorrere al MES o fallire (ma non possono giusto? Too big) si ricorra alle riserve, ai capitali, agli azionisti ed agli obbligazionisti, ed infine ai correntisti stessi.
    E lì casca l’asino.
    Tutte le riserve, Statutarie (23-7,5=15,5), Valutarie (66) e Auree (100 circa), ora per legge sono della Banca d’Italia, e non più dello Stato.
    Ergo sono dei soci della Banca.
    Ergo si possono vendere alla svelta per tappare i buchi.
    E fanculo all’Italia ed aagli italiani.

    • Gabriele Enna

      Esatto, perciò, ben motivato e giustissima l’opposizione, (da non confondere con “ostruzionismo”)del M5Stelle….




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