Il “sessismo” della giustizia. William e Lucia: storie uguali, condanne e sdegno diversi

Di Riccardo Ghezzi, il - # - 71 commenti

Immagine 4Due storie identiche: di Lucia Annibali abbiamo parlato ieri, stigmatizzando la possibile candidatura alle europee proposta dal Pd. Un anno prima, il 22 settembre 2012, un’altra vittima subiva la vendetta dell’acido. Stesso movente: la gelosia, la mancata rassegnazione per un amore finito. Uguale dinamica: un esecutore che agisce per conto del mandante.
A rendere diverse le due storie è solo il sesso delle vittime e dei carnefici: se nel caso di Lucia Annibali la sfregiata è una donna e il mandante l’ex fidanzato, in quello accaduto un anno prima i ruoli si sono ribaltati. La vittima si chiama infatti William Pezzullo, ad ordinare ma anche compartecipare all’aggressione è stata invece Elena Perotti. A dare manforte alla donna un buttafuori, Dario Bertelli. Questa la ricostruzione della sentenza di primo grado. Ci si aspetterebbero condanne simili, invece no. Se nel caso di Lucia Annibali, come abbiamo visto, l’ex fidanzato mandante è stato condannato a venti anni e i due esecutori a 14, in quello di William la giustizia ha usato un metro diverso: Elena Perotti, la moglie gelosa che ha ideato e portato a termine l’aggressione, è stata condannata soltanto a 10 anni. Ed essendo diventata madre da poco al momento della condanna, probabilmente ne sconterà ben pochi in carcere.

Oltre ad aspettare un bambino, Elena Perotti aveva altre “attenuanti”: era “innamorata, distrutta e pentita” e “non voleva arrivare a tanto”. Però è stata lei acquistare l’acido solforico al supermercato e poi a gettarlo in testa al suo ex, dopo che il suo amico buttafuori l’ha malmenato, reso inoffensivo e immobilizzato.
Il figlio non era di William Pezzullo, nonostante la donna abbia insistito affinché lo riconoscesse. Ed ora la vittima di una così brutale aggressione non ha più una vita: ha perso l’occhio destro e vede due decimi dal sinistro, è praticamente cieco, non ha più le orecchie, buona parte del corpo è dilaniata dalle cicatrici. L’acido gli ha mangiato la pelle e parte dei muscoli. La sua quotidianità è scandita da esercizi riabilitativi e docce speciali. Ed è ancora un miracolo che sia sopravvissuto: è stato due mesi e mezzo in terapia intensiva a Genova e poi operato ben undici volte. Le cure gli sono costate ventimila euro, per permettersele ha dovuto vendere il suo bar. Eppure non porta rancore. Parlando di Elena, dice: “Non ce l’ho con lei. Siamo stati insieme sei mesi. È finita perché raccontava bugie e il suo era un amore malato. Era così gelosa che mi tagliava le gomme dell’auto, una volta mi ha persino chiuso in casa e sono dovuto scappare dalla finestra. Quel figlio non era mio“.
La vita rovinata di quest’uomo vale solo dieci anni di condanna per colei che gliel’ha cambiata in peggio. Imbarazzante il paragone con le condanne comminate agli aggressori di Lucia Annibali, la quale, peraltro, è stata insignita del titolo di Cavaliere dell’ordine al merito della repubblica italiana. Un riconoscimento che il presidente della repubblica non ha mai pensato di attribuire a William Pezzullo.
Il dualismo tra le vicende è da evitare, trattando di bersagli di un medesimo ignobile reato. Non è nostra intenzione, qualora fosse necessario specificarlo, mettere William contro Lucia o azzardare un confronto. Riteniamo però giusto sensibilizzare i lettori sullo scarso interesse mediatico-giudiziario suscitato da una delle due vittime.
Perché?
Ad azzardare un’ipotesi ha provato il sito adiantum.it, in un interessante post pubblicato pochi giorni dopo l’aggressione

Vi sono delle eccezioni quando il mandante è di genere femminile. Giudici particolarmente distratti, particolarmente incoerenti o particolarmente cavalieri? Non so.
Però so che Patrizia Reggiani (caso Gucci) per aver commissionato l’omicidio del marito ha avuto una pena inferiore a quelle inflitte ai sicari da lei assoldati.
Il mandante è la mente criminale senza la quale l’omicidio non sarebbe avvenuto, inoltre la Reggiani è colei che intendeva trarre i maggiori benefici dall’evento delittuoso: ha pagato 200 milioni ai sicari per ereditare un impero plurimiliardario. Però a lei una pena inferiore, giustizia è fatta. Forse era innamorata?

Inutile dire che neppure il Pd ha pensato a William Pezzullo: non risultato richieste di candidatura. La moda del parlamento di questi ultimi due anni, in effetti, è stata il “femminicidio”.

Questo articolo è stato letto 73910 volte Riproduzione riservata - ©2014 Qelsi Quotidiano
  • et

    la legge sul femminicidio è incostituzionale, ricordo che la costituzione prevede la non discriminazione tra cittadini per motivi di sesso, opinione ecc.. Va punito il reato indipendentemente dal sesso delle vittime o carnefici. E anche basta con la manfrina del pentimento sconti pena e svuotacarceri. In carcere dopo le condanne si torni a SOFFRIRE.

  • mina

    Io non difendo chi ha commesso queste atrocità, gettare l’acido addosso ad una persona è un gesto ignobile. Però penso che a volte si dovrebbero ascoltare “entrambe le campane”. Se una donna gravida è arrivata a fare un gesto del genere significa che dietro ci potrebbero essere mille motivi. uno dei quali è stato scritto proprio nella lettera ricevuta da pezzullo dal complice della sua ex morosa: “non hai pagato abbastanza per il male che hai fatto a Elena”. Ripeto. non sto difendendo nessuno, e tantomeno sto dalla parte dei politici. Ma se la decisione presa è stata questa, forse Pezzullo non è proprio la vittima.

    • Roberto

      Cara Mina, mi piace il tuo tono garbato, e rispondo con piacere poichè oggi sappiamo che l’esame del dna ha rivelato ciò che Pezzullo sosteneva, non è mai stato suo figlio. Walter aveva il,sospetto giusto o corretto. Ora , dopo il dramma non ci resta che fare un passo indietro, il primo dentro noi stessi e riflettere su ciò che si legge, su quanto e come si leggono le dichiarazioni stampa e quanta parte di noi cerchi di dare risposte ancor prima emotive, di pancia. Questo per evidenziarti che la tua conclusione è errata, seppur in buona fede. Una cosa l’abbiamo imparata tutti, la violenza non ha sesso, e il,primo grave errore è certamente quello mentale e pregiudizievole col,quale dobbiamo fare i conti. Non c’è unA vittimA e un carneficE , i due ruoli sono interscambiabili assolutamente fra Uomini e Donne, questo ci mette davanti ad una realtà che richiede sempre più oculatezza ed un approccio meno sessista, sessuato, o di “genere” ogni qualvolta che valutiamo episodi violenti. Occorre uscire dagli stereotipi. Troppi drammi si comsumano per errore e spesso ai presunti carnefici, non si chiede nemmeno scusa ne si fanno azioni riabilitative, dopo averli infangati all’inverosimile. Ricordi quel caso dei due bambini di Gravina di Puglia che uno ( si scoprì solo dopo) era caduto in un buco insieme al,fratellino giocando, e a quel Papà avevano già preparato una gabbia mediatica incredibile? Ecco…chi lo ha riabilitato poi?. Morale, nel caso di Pezzullo e dell’avvocatesa ci troviamao invece davanti ad un evento analogo, parallelo, stessa portata e assurda dinamica, ma il nostro Napolitano s’è ben guardato ( dustratto???) dall’inviargli una lettera, un commento un contributo economico, come invece ha fatto con l’avvocatessa ormai famosa.
      Credo che una riflessione sia doverosa, ma una di quelle poco superficiali, quelle etiche e morali.
      Un saluto.
      R. Castelli

      • carla

        mi dispiace che i media decidano quali notizie dare e quali tacere. Basta andare sul sito dell’osservatorio sullo stalking. La violenza non ha genere! Sono ottimista molte donne sanno che il femminicidio è una stortura e andrebbe abolito.

        carla

        • Roberto

          Sono ottimista anche io, nonostante tutto. Ma lo sono perchè credo che alla fine la spunti chi ha testa, e allo stesso tempo mi rendo conto che siamo circondati da persone che “bevono” quello che viene fatto loro bere, come fosse oro colato, senza capacità critica e senza nemmeno la consapevolezza che l’informazione è la prima forma di politica.

      • mina

        R. Castelli non sto dando risposte di pancia e tantomeno emotive. Non mi soffermo assolutamente su quanto dicono i media, altrimenti riconoscerei in Elena un mostro. Penso solo che dietro ad ogni evento in linea di massima c’è sempre un motivo. E penso che ci sia un motivo se ad Elena è stata data la possibilità di crescere suo figlio, e che la pensa sia stata così bassa ed infine che a william non sia stato dato il contributo in denaro. Se fosse mancata anche una sola di queste componenti, allora potrei dire che qualcosa non è andato per il verso giusto. ma sono tre fatti che confermano che forse non è tutto come sembra. Elena per poter tenere il figlio con se avrà dovuto sostenere decine di colloqui e test, sono psicologa e so come funzionano queste procedure. Se l’atto fosse stato compiuto da una persona in preda ad un raptus il figlio non lo terrebbe, gli assistenti sociali e il tribunale glielo avrebbe tolto immediatatmente. Le prove del caso, spero, siano state analizzate con cura, su questo non posso metterci la mano sul fuoco, e spero/penso, che la condanna non sia stata data così bassa solo perchè donna. Poi arriva il fatto di Napolitano, dove, e anche in questo non posso mettere la mano sul fuoco, spero abbia letto bene le vicissitudini e quindi espresso il proprio giudizio. Insomma, io non volevo sollevare nessuna polemica. Ho cercato solo di leggere un po’ tra le righe questo fatto. E mi pare strano che in tutte e tre le circostanze William sia stato così penalizzato. La ringrazio per la sua risposta. sicuramente ne prenderò atto.

        • mina

          mi scusi ho sbagliato a battere alla tastiera: la pena sia stata così bassa.

        • Anna

          Allora si potrebbe dire che anche chi ha gettato l’acido alla donna potrebbe aver avuto i suoi motivi. Detto questo nessun motivo al mondo potrà mai giustificare la violenza di qualsiasi tipo nei confronti di qualsiasi individuo, sia esso uomo o donna.

        • Roberto

          “Dare risposte di pancia” non era riferito a lei, beninteso, ma ai tanti che leggendo (appena uscita la notizia) si sono accaniti ora sull’uno ora sull’altro. E’ così la gente…si butta di pancia nelle notizie, senza attendere di capire, senza vedere se in giro vi sono altre notizie che implementino la prima, subito giudici e giustizieri. La certezza è comunque questa, la giustizia è senza dubbio sessista, è di pochi giorni fa la condanna a 20 anni all’Ex dell’Annibali, è invece di 10 quella alla tipa che ha reso cieco Pezzullo e devastato dalla cintura alla sommità del capo con un bidone di liquido! Stesso gesto infame, danni spropositatamente diversi, condanne inversamente proporzionali, fanno riflettere senza dubbio chi ha capacità di riflessione. E quando il presidente del CSM dichiara che i problemi della giustizia non sono i giudici…beh! mi permetto di avere qualche dubbio e cogliere in questo un discorso di tutela della casta e non certo un assunzione di responsabilità (che a quanto pare nessuno si assume mai fra le istituzioni che ci governano, la colpa è sempre degli altri!).

          • carla

            recentemente c’è stato un altro caso ai danni sempre di un ragazzo da parte di una ragazza e un complice e anche qui dell’acido versato addosso e mesi di minacce e stalking…..anche qui lesioni gravissime, non tentato omicidio. Se non è sessista la giustizia…….

          • Roberto

            Vero..pare un epidemia, ma se ben ricordo questo “gesto” era ed è originario di paesi asiatici come India e Pakistan. Oggi possiamo dedurre che oltre a popolazioni importate fisicamente grazie a Mare Nostrum, importiamo anche usanze a noi lontane fino a pochi anni fa.

      • Egregio Roberto, la risposta l’ha data lei nel suo post, Lucia è un avvocato, William un barista.

        La motivazione delle diverse “sensibilità” dei giudicanti sta tutta qui.

        Lucia è una di loro, William no.

        Sempre la solita schifezza tutta italica delle caste.

        Cordialità

  • donato

    Sono solo due poveri cristi

  • Luca

    sono d’accordo al 100%, ma dubito fortemente che abbia pagato cure per 20.000 euro, in tutta italia il ricovero è gratuito e senza ticket così come la terapia riabilitativa che ha dovuto seguire poi in un centro riabilitativo specializzato, in special modo in reparti come i centri grandi ustionati dove le cure che hanno prestato a quel povero ragazzo sono costate sicuramente di più ma al servizio sanitario regionale, come è giusto che sia.




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