La bufala che Biancaneve sarebbe la metafora dell’uso della cocaina e dei suoi effetti

ImageProxyDa qualche giorno circola in rete una notizia che ha afflitto e demoralizzato decine di milioni di americani, centinaia di milioni di cultori di Walt Disney e delle sue storie fantastiche in tutto il mondo, nonchè gettato nel panico ed in un completo stato di frustrazione intere generazioni cresciute sotto tutte le latitudini nel culto del buonismo disneyano e di indimenticabili “cartoni animati” che “addolciscono l’animo e rendono tutti più buoni”. Nella sua versione originale, la notizia che ha alluvionato la rete era questa: “Snow White is said to be a metaphor for cocaine, and each of the seven dwarfs represents a side effect of using the drug”, cioè “La favola di Biancaneve è ritenuta una metafora dell’uso della cocaina, e ciascuno dei sette nani rappresenta uno dei suoi sette effetti collaterali derivanti dall’uso di tale droga”.

Questa sconvolgente rivelazione sarebbe il risultato di un approfondito studio condotto presso la prestigiosa New York University, attribuito al prof. Mitchell Stephens, ricercatore ed ordinario di Storia della Televisione, Giornalismo e Comunicazione di Massa in quell’ateneo. Stephens divenne famoso qualche decennio fa perchè fu tra i primi negli USA a predire che la televisione sarebbe divenuto un “ancillary application” (servizio sussidiario) del Web. Cosa poi puntualmente verificatasi quando dal teletext o televideo, cioè da testi su immagini, si è passati a video e TV in streaming, cioè a proiezioni di immagini su link dati a larga banda. Questa presunta notizia fa il seguito ad un’altra apparsa in rete qualche tempo fa, secondo la quale il popolare Popeye, cioè Braccio di Ferro, che trae la sua forza dagli spinaci in scatola, in effetti sarebbe la metafora dell’uso degli steroidi anabolizzanti cui ricorrono molti culturisti per plasmare un fisico con muscoli da superman. Con questo stratagemma degli spinaci-steroidi, Popeye riusciva a tenere testa a Brutus, il capo dei pirati che nella stessa metafora viene indicato come un cocainomane, e ad attirare su di sè l’incondizionata passione sentimentale di Olivia Oyl. Mentre su Braccio si può discutere, per quanto concerne Snow White la notizia appare assolutamente infondata. Abbiamo indagato e per quanto ci risulta, la New York University non ha mai condotto lo studio in oggetto, nè pubblicato materiale di qualsivoglia natura sull’argomento.

Probabilmente tutto nasce dal fatto che in effetti, in tempi relativamente recenti, la cocaina, la candida polverina, prese ad essere indicata in gergo come “neve”, per cui per associazione di idee qualcuno ha pensato che snow white potesse essere un sinonimo di polverina bianca, o neve, con la quale quella droga viene spesso indicata. A questa interpretazione va comunque riconosciuto il merito di avere stabilito un parallelo suggestivo tra gli effetti collaterali dell’uso di cocaina, che sono tipicamente sette proprio come il numero dei nani disneyani, ed il nome dei nanerottoli.

Cucciolo in americano si chiama Doopey, sinonimo di “sfatto” come lo è chi ha appena assunto massicce dosi di droga, e starebbe quindi a significare quella sorta di spossatezza fisica e mentale che coglie i neofiti della coca. Gongolo è la traduzione di Happy (felice), che richiamerebbe l’effetto euforico che la cocaina provoca alle prime assunzioni. E siccome la coca provoca irritazioni delle vie nasali e respiratorie, ecco pronto Eolo, Sneezy in americano, col suo incessante starnutire a rappresentare l’irritazione prodotta dalla droga a naso e gola. Poi c’è Bashful, ovvero Mammolo, schivo ed introverso a raffigurare il disagio sociale e la difficoltà di rapporti umani tipici in chi fa uso costante di cocaina. Il ruolo di impersonificare l’irritabilità dei cocainomani è affidato a Brontolo, traduzione dell’americano Grumpy. Poi c’è Pisolo, cioè Sleepy, sinonimo di addormentato, che raffigura l’ultima fase della dipendenza quando ci si infila in un tunnel senza uscita ed i tossicodipendenti sono vittime di stanchezza e di persistenti e diffusi dolori fisici. Il nano più difficile da decriptare è stato Dotto, che traduce l’americano Doc, abbreviazione di dottore. Ma qualcuno ha risolto anche questo piccolo mistero: Doc rappresenterebbe la smania di protagonismo e la saccenza che derivano dall’euforia, che genera la convinzione di “sapere tutto”, cioè di essere dotti ed onniscenti, come dottori od arche di scienza. Mah.

Non c’è dubbio che le analogie poste siano curiose, suggestive e molto originali e che suscitino molte curiosità persino sul piano della medicina. Purtroppo però, come abbiamo anticipato, non hanno fondamento. Per girare il cartoon di Biancaneve ci vollero 5 anni di intenso lavoro. In America, il debutto di Snow White avvenne il 21 dicembre del 1937, mentre solo a febbraio del 1938 cominciò a circolare nel resto del mondo. Quindi, la storia di Biancaneve fu concepita anteriormente al 1932. A quell’epoca si sapeva che la coca, pianta originaria del Sud America, esercitasse una forte azione stimolante su chi ne faceva uso masticandone le foglie. In particolare, fu il farmacista di Atlanta John Stith Pemberton a rendere famosa la coca come pianta officinale quando l’8 maggio del 1886, giusto 128 anni fa, lanciò la sua bevanda analcolica e dissetante contenente estratti delle noci di cola e delle foglie di coca, ovviamente queste depurate delle loro sostanze tossiche. Secondo le cronache dell’epoca, oltre ad avere un potere dissetante, la coca-cola induceva un gradevole stato di euforia coniugato ad effetti apparentemente energizzanti, tanto che l’uso della bevanda e la sua popolarità salirono rapidamente alle stelle.

Ma nel corso degli anni, si cominciò a comprendere quali enormi rischi fossero celati nell’uso della coca, tanto che nel 1922 quella sostanza, di cui si dismise l’uso nella bibita di Atlanta già nel 1905, fu definitivamente bandita dagli Stati Uniti. Bisogna allora arrivare agli anni ’70 per vederla riapparire come stupefacente particolarmente apprezzato in circoli particolari, come nello spettacolo e nel mondo della finanza, da gente sempre in giro e che non dorme mai, con un estremo bisogno di “tenersi su”. Addirittura, nel decennio tra il 1970 ed il 1980, per meglio conoscere gli effetti dell’assunzione di cocaina, decine di migliaia di studenti delle università americane sperimentarono la droga su se stessi con gli effetti disastrosi facilmente immaginabili. E’ negli anni ’90 che esplode il traffico illegale che porterà la cocaina, in origine considerata la droga dei ricchi, a divenire la seconda sostanza stupefacente più usata nel mondo. Furono i cartelli colombiani a cominciare ad esportare tra le 500 e le 800 tonnellate di cocaina l’anno ed a diffondere criminalità, illegalità, dipendenza e morte in tutto il mondo con gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti.

Questo per dire che ancora nel 1932 la cocaina era considerata solo una sostanza utilizzata in filtri ed infusi dagli effetti euforizzanti, con qualche danno collaterale a livello psichico, come allucinazioni e simili. Quindi Walt Disney non ha infilato nessun messaggio subliminale in Biancaneve per la semplice ragione che gli sarebbe stato estremamente difficile creare una metafora per qualcosa che nemmeno esisteva nella sua mente e nella considerazione della società sua contemporanea. L’analogia riscontrabile tra i nomi dei nani e gli effetti allucinogeni della cocaina, e del nick “neve” col nome della principessa disneyana va quindi ritenuta del tutto non voluta e casuale. Insomma, niente timori: almeno per stavolta i bimbi possono andare a dormire tranquilli anche dopo aver visto i cartoni animati della Walt Disney.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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2 Comments

  • Federico Reply

    18 maggio 2015 at 2:35 am

    È un buon argomento, ma non è stato dimostrato niente: sia ne caso de I sette nani, sia nel caso del vostro articolo. A me pare più plausibile una sorta di avvenerismo (alla Huxley per intenderci) di Disney rispetto a una casualità così fine. Si potrebbe ragionare su molte cose; trattare un fatto così interessante in una bufala da smentire (non egregiamente) è, a parer mio, un vero peccato.

  • Federico Reply

    18 maggio 2015 at 2:38 am

    È un buon argomento, ma non è stato dimostrato niente: sia nel caso de I sette nani, sia nel caso del vostro articolo. A me pare più plausibile una sorta di avvenerismo (alla Huxley per intenderci) di Disney rispetto a una casualità così fine. Si potrebbe ragionare su molte cose; trattare un fatto così interessante come una bufala da smentire (non egregiamente) è, a parer mio, un vero peccato.

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