La bufala dei 98 miliardi evasi dalle slot machine

Di Riccardo Ghezzi, il - # - 111 commenti

1602177_514308135344894_657336369_o Possono le aziende di slot machine evadere le tasse per 98 miliardi? La risposta è ovviamente no, basandosi sulla logica. Quanto fatturano per aver potuto evadere una simile cifra? Quanto fatturano le aziende con maggiori utili al mondo? Una cifra imponente come 98 miliardi di euro è anche solo minimamente avvicinabile da queste ultime? No. La Toyota ha un utile di 14 miliardi di dollari. Eni, il più grande colosso italiano, di 11.
Come è stato possibile, quindi, che al di là di ogni ragionevole dubbio si sia diffusa una simile bufala e che tale cifra non abbia insospettito alcuno?
A provare a fornire una cronistoria degli eventi è la pagina facebook “La Menzogna diventa verità e passa alla storia”, che con un post circostanziato e ricco di fonti smentisce l’ultima clamorosa leggenda da social network, capace di cavalcare sia la vicenda del colonnello Umberto Rapetto della Gdf sia di finire in parlamento: l’esponente grillino Alessandro Di Battista è arrivato addirittura a chiedere una raccolta firme.

Cosa è successo in realtà? Semplicemente che c’è stata una richiesta inizialmente smisurata da parte della Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio, poi rivista e corretta, per il pagamento di penali dovuti al malfunzionamento della rete telematica che avrebbe dovuto collegare 400.000 slot. La colpa è da dividersi equamente tra Monopoli e concessionarie, la cifra stabilita dalla Corte dei Conti è stata di 2,9 miliardi di euro, pari all’80% di quanto le società condannate hanno guadagnato tra il 2004 e il 2007, che quindi non avrebbero mai e poi mai potuto pagare, men che meno evadere, 98 miliardi di euro. E poi ridotta a 600 milioni.
La vicenda inerente alla rimozione dal proprio incarico del colonnello della Gdf Umberto Rapetto, spostato nel 2012 dal Gruppo Anticrimine Tecnologico della GdF, la “taskforce” da lui creata, al Centro Alti Studi della Difesa, in un ruolo totalmente fuori tema, resta una nebulosa e poco chiara storia tutta italiana. Rapetto, pilastro della lotta al cybercrime, si è ovviamente dimesso dalla Gdf in segno di dissenso nei confronti di una decisione inspiegabile, scatenando contestualmente un’ondata di viralità complottista proprio sul tema dei “98 miliardi evasi dalle slot machine” e di fatto condonati dallo Stato. Una leggenda, nulla più.
Quale che siano le reali motivazioni che stanno dietro alla “rimozione” del colonnello Rapetto, pubblichiamo il post della pagina “La Menzogna diventa verità e passa alla storia” che fa chiarezza sulla questione dei 98 miliardi.

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Per il 2004 era stata pensata una rete per collegare 400 mila slot. Ma, il progetto, per via delle tecnologie disponibili (soprattutto le risorse di rete necessarie), si dimostrò subito lontano dal rispondere ai requisiti imposti dalla concessione. I Monopoli di Stato intervennero nel 2006 con l’imposizione di un PREU forfettario, meccanismo che permetteva di introiettare le imposte dovute anche per le macchine non collegate e superare i ritardi che poi ci sono realmente stati sulla realizzazione della rete. Nel 2007 la Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio è entrata nella vicenda chiedendo ai responsabili dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dei 10 concessionari il pagamento delle penali scaturite a seguito del ritardo nella realizzazione della rete telematica, quantificandole, appunto, nei leggendari 98 miliardi di euro. Appare innanzitutto chiaro che se i concessionari hanno una qualche responsabilità nel ritardo della realizzazione della rete, è sicuramente parziale.

Il generale Umberto Rapetto della GdF, che se ne occupò, ha affermato: “si è avuta evidenza di quali apparati fossero stati scollegati, quando e per quanto tempo. Poi si è preso in considerazione il contratto stipulato dai Monopoli con le società concessionarie e si sono applicate le penali previste per il mancato rispetto dell’accordo preso. Un’operazione aritmetica“. Quindi, non si tratta di cifre evase, ma di penali.
Il generale Umberto Rapetto prosegue: “se i Monopoli avessero preteso il pagamento delle penali fin dal manifestarsi delle irregolarità non si sarebbero raggiunte cifre iperboliche ed i concessionari sarebbero stati costretti ad uniformarsi“. Questo dato di fatto, ovviamente, sposta la responsabilità anche sui Monopoli. Infatti, la sentenza condanna anche alcuni dirigenti dei monopoli.

La Corte dei Conti emette una sentenza parziale in cui chiama in causa anche la Sogei, nomina come consulente tecnico la Digit Pa, società controllata dal MEF che si occupa della digitalizzazione della PA. Nel 2011 Aams poi, sulla base del parere del Consiglio di Stato, che aveva stabilito come massimo delle penali erogabili l’11% del valore medio del compenso della gestione dell’apparecchi ogni anno, ha chiesto ancora una volta le penali ai concessionari. Mentre sul fronte contabile il Procuratore regionale della Corte dei Conti ha fissato la restituzione dell’80% degli introiti percepiti dal 2004 al 2007 per la cifra di 2,9 miliardi di euro. Nel 2012 sempre la sezione regionale della Corte dei Conti ha condannato i funzionari Aams a 2,5 miliardi di euro di risarcimento.
Ora, che da 2,9 mld si scenda a 600 milioni, effettivamente è discutibile. Ma, se si punta ai 98 mld, non si fa altro che strumentalmente portare avanti una bufala. Basti pensare che persino 2,9 mld è una cifra enorme perché ammonta all’80% di quanto le società condannate hanno guadagnato tra il 2004 e il 2007. In pratica, se queste società pagassero i 2,9 mld sarebbe come se per cinque anni, con una raccolta ed un prelievo fiscale inalterati rispetto all’anno precedente, i concessionari lavorassero a guadagno zero. Ha fatto, quindi, bene la Corte dei Conti a scendere perché la cifra iniziale di 98 mld era assolutamente improbabile ed in nessun modo corrispondente all’eventuale evasione. Se non avesse provveduto la Corte dei Conti, le società di slot l’avrebbero spuntata presso la Corte europea e lo Stato anziché essere creditore sarebbe diventato debitore, dovendo rimborsare eventuali cifre già sottratte e tutti i danni relativi.

Fare affidamento su questa assurda somma di 98 mld come copertura di questo o quell’altro provvedimento è pura follia. Significa non avere il senso delle misure. In uno dei link sottostanti, inseriti come fonti, potete trovare un articolo che parla delle aziende con maggiori utili e fatturato al mondo. E lì scopriamo che al primo posto c’è la Wal-Mart con un utile di “appena” 11 mld $; la Toyota ha 14 mld $ di utili; la prima italiana è il colosso Eni; anche qui 11 mld $ di utili. 98 mld di euro non potrebbe pagarli nessuna società al mondo. Chi vorrebbe farvi credere che le aziende di slot siano in grado di pagare 98 miliardi di euro (che, ripetiamo, non dovuti e mai evasi), sta prendendo letteralmente a schiaffi la vostra intelligenza e vi sta trattando da perfetti idioti: non glielo consentite!

Fonti:
Sentenza Corte dei Conti

Il Velino: Slot e maxi-penali, contenzioso avviato verso la conclusione

Avvenire: Il generale Rapetto: anche ai Monopoli non ci sono stati controlli adeguati

Corriere Economia: Inchiesta Videopoker, dieci concessionari condannati a pagare 2,5 miliardi

Sc training: Poche italiane tra le 500 aziende più grandi del mondo

Punto informatico: iPod traina il bilancio Apple

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  • BUFALEVIVEAICITTADINI

    A me una multa di 150 euro l’hanno messa nel cassetto x 4 anni, e quantunque io avessi chiesto ad Equitalia di darmi l’elenco di tutto il sospeso che ho rateizzato e pagato, poi mi è uscita fuori questa multa ma cresciuta a 600 euro. NON E’ UNA BUFALA E NON C’E’ NESSUNO NE’ CHE CI DIFENDA NOI CITTADINI QUANDO SIAMO NOI AD ESSER TARTASSATI IGNOBILMENTE NE’ CHE PUO’ SMENTIRE

  • ottores

    NON CONFONDIAMO LE CARTE IN TAVOLA,NON SI TRATTA DI EVASIONE FISCALE MA DI AVER TENUTO SCOLLEGATE DALLA LINEA COLLEGATA ALL’ENTE STATALE PREPOSTO LE SLOT MACHINE (CIRCA 23000) PER CUI IL GENERALE CHE POI E’ STATO DESTITUITO, HA MOLTIPLICATO LA PENALE REGOLARMENTE CONTROFIRMATA DAI GESTORI PER I MINUTI DI SCOLLEGAMENTO PER CUI LA CIFRA OTTENUTA CORRISPONDE A 98 MILIARDI DI EURO. ALTRO CHE BUFALA.

  • marco

    ma che pagliacci…fate schifo! e siete anche ignoranti se paragonate la toyota al business del gioco d’azzardo in italia!

  • simona

    Se io parcheggio in doppia fila e mi fanno una multa devo pagarla, non mi fanno sconti. E’ vero che 98 miliardi sono una cifra enorme, ma andavano pagati da diverse societa’, non da una sola! L’importo era quindi ripartito. Infine, nessuno degli intervistati ha mai spiegato le ragioni di questo condono, si sono sempre arrampicati sugli specchi. Se fosse stata una bufala avrebbero saputo cosa dire.

  • Roberto

    Vergognate c scribacchini al servizio del potere. Noi le multe le paghiamo e se ritardiamo ci appiccano tasti da usura. Sparite dal web e tornate nelle fogne!

  • Alessandro

    Avete scritto:
    “Possono le aziende di slot machine evadere le tasse per 98 miliardi? La risposta è ovviamente no, basandosi sulla logica.”
    ” La Toyota ha un utile di 14 miliardi di dollari”
    La sapete la differenza tra utile e imponibile?
    La Apple ha un fatturato trimestrale di 51,5 miliardi di dollari, 260 miliardi l’anno, l’utile tolte le spese e le tasse è di 11 miliardi di dollari a trimestre 44 l’anno, il che significa due cose:
    -260-44=216 miliardi tra spese e tasse
    -affermare che l’utile di Eni è 11 miliardi e Toyota di 14 non dimostra alcunché in merito a fatturato spese e tasse.
    Per restare in tema Toyota, nel 2014 hanno avuto un utile di 16,5 miliardi di euro, ma il fatturato è stato di 209,29 miliardi: quanto ha pagato di tasse?
    Considerato che le spese sul gioco d’azzardo sono una caccola di mosca quanto avrebbero dovuto pagare di tasse?

    P.S. l’imponibile per un lavoratore dipendente in Italia oscilla tra il 28 e il 43%, per le concessionarie è l’8%.

    http://www.apple.com/it/pr/library/2015/10/27Apple-Reports-Record-Fourth-Quarter-Results.html
    http://www.agi.it/economia/2015/05/08/news/toyota_utile_annuale_record_ricavi_in_crescita-256117/




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