L’Italia al contrario: Fausto il liberale e la destra statalista

imageDa ieri, navigando in rete, è possibile trovare un filmato che per chi mastica politica rappresenta una perla, un documento rarissimo da conservare in una teca.
Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera nonché leader storico di Rifondazione Comunista pronuncia queste parole: “Oggi è giusto essere liberali.

Ciò che colpisce nel discorso di Bertinotti è l’analisi spietata e lucida che viene fatta dell’ideologia comunista, da cui il nostro ha attinto a piene mani: “la mia cultura, quella dei proletari, è finita con una sconfitta, il mio mondo è stato sconfitto dalla falsificazione della sua tesi (crollo dell’Unione Sovietica) e da un cambiamento nella scena del mondo, che possiamo chiamare globalizzazione e capitalismo finanziario globale“.

E ancora: “Io penso che la cultura liberale, che è stata attenta più di me – della mia cultura – all’individuo, cioè alla difesa dei diritti dell’individuo e della persona contro tutti, il potere economico ma anche lo Stato, questa cultura è indispensabile per intraprendere il nuovo cammino di liberazione“.

Signori e signore, se non siamo innanzi ad una rivoluzione copernicana poco ci manca.
Nelle parole di Bertinotti, ossia nelle parole di chi ha lottato per anni affinché ci fosse più Stato, più diritti e meno doveri, per chi ha vissuto gomito a gomito con la CGIL, di chi ha condizionato pesantemente i governi Prodi I e II spostandoli a sinistra, vi sono una serie di considerazioni che, ahinoi, non ritroviamo più nella destra italiana (se non in pochissime eccezioni):

1) La difesa dell’Individuo: teorizzata da sempre dal pensiero liberale, da John Locke, padre del liberalismo anglosassone a Murray Rothbard, filosofo anarcocapitalista. La difesa dell’uomo e dei suoi diritti, da chi per un motivo o per l’altro vuole porre dei legacci sia di carattere sociale sia di carattere economico.

2) La difesa del diritto individuale come incomprimibile: solo attraverso la libertà l’uomo realizza se stesso, solo attraverso la libertà di agire, di pensare e di credere l’uomo migliora se stesso e la società in cui vive: un concetto tanto semplice quanto volutamente dimenticato, specie nelle società in cui vige uno statalismo esasperato come in Italia, dove si è soggetti a legacci di ogni genere e tipo che non permettono al singolo soggetto di esprimere pienamente le proprie potenzialità.

Questi aspetti semplici, Bertinotti li ha colti e ne ha parlato liberamente, riconoscendone innanzitutto la superiorità, intendendoli come “assolutamente indispensabili alla mia ricostruzione” e riconoscendo anche il fallimento della propria cultura: di quello statalismo che è la negazione stessa del liberalismo nelle scienze sociali e del liberismo in quelle economiche, il fallimento di quel modello di pensiero che non dà spazio alla libera espressione del singolo soggetto ma lo sovrasta, ponendogli una cappa alla lunga insostenibile.

Gli insegnamenti che coglie oggi Bertinotti non sono nuovi per chi proviene da una cultura liberal-conservatrice e sa perfettamente che la libertà e la difesa dell’individuo sono la condicio sine qua non .
Lo hanno teorizzato il già citato John Locke, John Stuart Mill in “On Liberty”, lo hanno teorizzato Frederich Von Hayek e Ludwig Von Mises(esponenti della Scuola Austriaca) e Milton Friedman (padre della Scuola di Chicago).

E in Italia?
Abbiamo avuto il carteggio tra Benedetto Croce e Luigi Einaudi con il primo che sosteneva la necessità di separare il liberalismo economico, ossia il liberismo, da quello sociale ed Einaudi invece che riteneva imprescindibile un legame tra le due componenti, concentrandosi soprattutto sul campo sociale. Senza contare come negli USA Bruno Leoni, uno dei cervelli fuggiti dall’Italia, sia stato ed è tuttora argomento di dibattiti, seminari, lezioni e convegni nel mondo accademico a stelle e strisce per via di quei capolavori che sono “La Libertà e le Legge” e “Il diritto come pretesa“.

Oggi le parole di Bertinotti non si ritrovano in alcun esponente della destra italiana, eccezion fatta per le teorie del Prof. Antonio Martino, pressoché una voce nel deserto di una destra che solo in teoria si dice liberale.
Questa è l’Italia di oggi: Fausto il Liberale e la destra statalista. Poi non diteci che il mondo non va al contrario.

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2 Comments

  • ulysse Reply

    2 settembre 2014 at 7:30 pm

    Bertinotti si esprime in questi termini dopo aver visto le male intenzioni di Renzi e come diceva Montanelli, ” io sono conservatore perche’ il nuovo e’ sempre peggio del vecchio”

  • giuseppe Reply

    2 settembre 2014 at 10:26 pm

    ora che Bertinotti si é “pentito” siamo tutti piu’ contenti…. ma al Governo non c’é Antonio Martino, ne’ Raffaele Costa (purtroppo malato) ma il catto-comunista renzi!

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