23 maggio: ucciso Falcone

capaci_23maggio_corriereIl 23/05/1992 furono assassinati:
Giovanni Falcone
Francesca Morvillo
Vito Schifani
Rocco Dicillo
Antonio Montinaro.
Sono passati 23 anni da quel giorno in cui l’asfalto divenne polvere, la carne senza vita, tricolori e toghe vennero poste a difesa di uomini offesi ma non sconfitti.
Anni in cui si parla di mafia ma è ancora complesso combatterla. Si è evoluta, svolge i suoi traffici nell’alta finanza, in mercati dove risulta più difficile fermarla. Giovanni Falcone aveva percepito il cambiamento, il suo metodo di indagine era basato sull’analisi delle tracce lasciate dagli assegni e dal denaro, perché il denaro che puzza di morte lascia sempre una traccia.

Anni in cui si sono susseguiti due processi il Capaci uno e il Capaci bis. Il primo ha portato alla condanna passata in giudicato nel 2008 di Giuseppe e Salvatore Montalto, Salvatore Buscemi, Giuseppe Farinella, Benedetto Santapaola, Mariano Agate, Antonino Giuffrè, Pietro Aglieri, Benedetto Spera, Giuseppe Madonia, Carlo Greco, Stefano Ganci; il secondo si è concluso nel 2014 con la condanna secondo il rito abbreviato di Giuseppe Barranca e Cristofaro Cannella all’ergastolo, di Cosimo D’Amato a 30 anni di reclusione e Gaspare Spatuzza condannato a 12 anni di reclusione.

Giovanni Falcone non fu un eroe, fu semplicemente un uomo che credeva nel proprio lavoro e nella necessità che qualcuno si dedicasse con competenza e serietà alla lotta alla mafia. Lo sguardo sornione celava un carattere di ferro. Da buon siciliano fu in grado – insieme a Paolo Borsellino – di far parlare uomini abituati ad esprimersi con i gesti figli di una cultura arcaica, dove qualsiasi tradimento veniva punito secondo un preciso codice mafioso, definito “codice d’onore” per quanto di onorevole avesse ben poco.

Un uomo che ha amato, che ha avuto con se Francesca Morvillo, anch’essa magistrato, una donna dai lineamenti decisi come la promessa di restare accanto a Falcone qualsiasi cosa fosse accaduta.
È un amore il loro che esiste e resiste oltre la morte come resiste il loro esempio.
Oggi Giovanni, Francesca, Rocco, Vito, Antonino sono vivi nel cuore di tutti gli uomini onesti che dicono no alla mentalità mafiosa.
Nonostante ciò va detto che la bellissima terra di Sicilia continua a vivere divisa da due fronti: la legalità e il malaffare. Non sempre troppo distinguibili ad un occhio inesperto.

Tanti sono coloro che la mafia l’hanno combattuta e che oggi vanno nelle scuole per insegnare ai futuri uomini e donne la bellezza del fresco profumo di libertà. Uno fra tutti è Pippo Giordano, agente della Polizia di Stato che collaborò a stretto contatto con Falcone, per il quale Vito, Antonino, Rocco, erano colleghi, compagni di una
lotta senza quartiere, senza frontiere se non quella del coraggio e del senso del dovere.
La storia d’Italia è sempre stata un continuo susseguirsi di misteri, uccisioni, sentenze, ma da vent’anni a questa parte in essa cresce il bisogno di legalità e grazie a questa corrente che trascina tutto si spera che presto conosceremo l’intera verità sulla vicenda.

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