Aborto: le differenze tra Italia ed Irlanda del Nord

ABORTO: RU486;AZIENDA PRODUTTRICE,DA OGGI SI PUO' RICHIEDEREÈ scontro in questi giorni in Irlanda del Nord tra la Corte Suprema di Belfast, le associazioni pro-life ed i Vescovi irlandesi, a causa di una storica sentenza della Corte Suprema di Belfast che ha stabilito che “la legislazione sull’aborto in Irlanda del Nord viola i diritti umani”.

In Irlanda del Nord, infatti, in base al Protection of Life During Pregnancy Bill, è consentito abortire solo in caso di pericolo per la salute fisica e mentale della madre; la Commissione per i Diritti Umani dell’Irlanda del Nord (Nihrc), si sta battendo per una estensione delle attuali norme vigenti sull’interruzione di gravidanza per un maggiore numero di casi: violenza sessuale, incesto e serie malformazioni per il feto. Nel resto del Regno Unito tali eventualità sono invece previste dall’Abortion Act del 1967. In Irlanda del Nord, invece, la legge è molto restrittiva e chi pratica illegalmente l’aborto può trovarsi addirittura a scontare carcere od ergastolo.

I Vescovi irlandesi, unitamente al Presidente dell’associazione pro-life, Precious Life group, Bernadette Smyth, hanno definito“non democratica” la decisione della corte Suprema di Belfast, in quanto “non terrebbe presente i diritti umani del nascituro“.

Cioè, avete capito bene: in Irlanda del Nord è bagarre perché, allo stato, l’aborto è considerato reato, ma non si può abortire nemmeno in caso di violenza sessuale ed incesto.

E in Italia? In Italia, l’aborto è considerato un diritto e l’infame legge che lo riconosce tale è adombrata a “grande conquista di civiltà”. Certo, una vittoria per le femministe … le stesse femministe (e la stessa area politico-intellettuale di riferimento) che oggi si battono per la legalizzazione (e l’incentivazione) della diabolica pratica dell’utero in affitto, grazie alla quale una donna, spesso una povera diseredata (leggasi l’invito dell’esimio Prof. Veronesi http://www.qelsi.it/2015/veronesi-sei-povera-valuta-la-maternita-surrogata/), viene sfruttata fisicamente, intimamente, psicologicamente, moralmente ed umanamente per il puro soddisfacimento del capriccio di due ricchi omosessuali egoisti.

Ma come possono le “guerriere femministe” permettere tutto questo ed, addirittura, incentivarlo? Ma non finisce qua!

Infatti, le stesse femministe (e la stessa area politico-intellettuale di riferimento) che oggi si battono per la legalizzazione dei matrimoni omosessuali, sono coloro che hanno voluto fortemente l’attuale legge sul divorzio che ha causato lo svilimento della famiglia italiana ed, a cascata, i tutti i valori sociali stessi. Anche il divorzio venne spacciato come una “grande conquista di civiltà”… ed oggi vorrebbero far passare invece il matrimonio (omosessuale) per una “grande conquista di civiltà”.

Ed infine, ma non certo per importanza, le stesse femministe (e la stessa area politico-intellettuale di riferimento) che oggi si battono per la legalizzazione dell’adozione dei bambini da parte delle coppie omosessuali, proposta ed osannata come una richiesta quasi “vitale” per l’Italia, che vede questi soggetti pronti, quindi, a consegnare un bambino nelle mani di due uomini (o donne) sconosciuti, seppur omosessuali, sono gli stessi che hanno ideato l’attuale legge sull’affidamento genitoriale, ove decadendo il concetto di “patria potestà”, la figura del padre viene completamente annientata, e grazie alla quale i figli crescono senza la figura paterna, permettendo anche a madri indegne di crescere i figli, solo perché “madri”, “donne”.

Certo che, dinanzi a questa nefasta situazione politico-giuridico-sociale nazionale, i summenzionati problemi nordirlandesi appaiono davvero risibili … Povera Italia, poveri noi!

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