Ad Amburgo il 10 agosto la prima sessione per i Marò. L’India abbaia, ma non morde

unnamedCon un suo comunicato ufficiale, l’Itlos (International Tribunal for the Law Of the Sea) di Amburgo ha reso nota l’ordinanza con la quale si è disposto che il 10 agosto abbia luogo la prima sessione del procedimento di arbitrato avviato dall’Italia per venire a capo del caso Marò. Nel comunicato si conferma che l’Italia ha presentato istanza al Tribunale lo scorso 21 luglio in cui si chiede che, per quanto attiene l’adozione delle misure cautelari, si applichi quanto previsto dall’art 290, paragrafo 5 della Convenzione Unclos III delle Nazioni Unite sul diritto del Mare. In particolare, si chiede di impedire all’India di prendere misure giudiziarie od amministrative nei confronti dei Marò, nonchè di esercitare qualsivoglia forma di giurisdizione sul caso che li riguarda. Inoltre, che si disponga che l’India proceda all’immediata rimozione delle restrizioni arbitrariamente imposte alla libertà personale, alla sicurezza ed alla libertà di movimento dei due fucilieri, in modo da consentire a Girone di rientrare ed a Latorre di rimanere in Italia, per tutta la durata e sino a conclusione del procedimento di arbitrato, cioè ad avvenuta assegnazione della giurisdizione sul caso.

Per dare un’idea dell’importanza che viene assegnata a questa vicenda giudiziaria che non ha precedenti specifici e che è destinata a fare giurisprudenza nel campo del Diritto del Mare, l’ordinanza è firmata dal giudice Vladimir Vladimirovich Golitsyn, il presidente dell’Itlos in carica sino al 2017, il quale ha anche specificato che la sessione sarà presieduta da lui stesso, presumibilmente assistito dal suo vice, il giudice Boualem Bouguetaia, e che sarà articolata in due udienze in calendario per il 10 e l’11 di agosto.

Le reazioni indiane al comunicato dell’Itlos non si sono fatte attendere. Dalle colonne del quotidiano “The Hindu”, di solito cassa di risonanza delle posizioni del governo di New Delhi, l’Additional Solicitor General dell’India, P.S. Narshima (consigliere politico del capo dell’Avvocatura generale dello Stato) ha delineato in tre punti la strategia di opposizione alle richieste dell’Italia, secondo quanto avevamo già anticipato nell’articolo del 17 luglio scorso (“India senza pudore:ora accusa l’Italia di uso improprio di procedure legali), cui si rimanda per una dettagliata disamina della posizione che la parte indiana intende assumere di fronte all’Itlos.

In sintesi, l’India intende rivendicare la sua giurisdizione sulla vicenda, contestando con forza la competenza dell’Itlos ad entrare nel merito del caso proposto alla sua attenzione dall’Italia, ed in particolare di deliberare circa appropriate misure cautelari che dalla nostra parte ci si augura siano qualsiasi, purchè escludano il ritorno in India dei Marò. “Davanti all’Itlos – ha tuonato l’Additional Solicitor General – noi sottolineeremo che solo l’India ha la giurisdizione per processare i reati commessi nel Paese e che il Tribunale non può interferire in questo”. Al mondo tutto è opinabile, ma qui va sottolineata la stravagante pretesa indiana che un tribunale arbitrale si dichiari incompetente a dirimere una contesa approdata a quel tribunale proprio per il mancato accordo tra due parti che pure hanno ratificato una Convenzione dell’Onu con la quale le stesse due parti riconoscono la terziarietà di quel tribunale che ora una parte vorrebbe ricusare. Se l’India la spuntasse, i tribunali internazionali li potremmo chiudere tutti e le giurisdizioni dei casi assegnate al primo che se le accaparra, magari con la forza, per rivendicarla come propria. Un vero non senso.

Inoltre, gli indiani sono intenzionati a sminuire l’importanza di disporre misure cautelari diverse da quelle in atto, i domiciliari nell’ambasciata italiana di New Delhi, obbiettando che a loro parere “non vi sono circostanze stringenti tali da richiedere qualsiasi adozione di misure provvisorie” (alternative a quelle da loro già disposte, ndr) per Latorre e Girone. A loro parere, non a nostro, perchè non esiste in nessuna giurisprudenza di limitare la libertà di indagati sine die senza formalizzare capi di imputazione come stanno facendo loro. Addirittura risibile l’altro “punto di forza” in sede Itlos accampato da P.S. Narshima, secondo il quale “l’Italia non ha esaurito tutte le procedure locali (in India, ndr) a disposizione, un requisito necessario e propedeutico alla presentazione di istanze al Tribunale di Amburgo”, accusandoci di abuso di procedure legali. A costo di ripeterci a proposito di queste accuse che dipingono l’Italia, ed i Marò, non per quelle vittime che sono, ma come dei prepotenti che si fanno beffe dei diritti e delle leggi degli indiani, non possiamo che ripetere pari pari quanto già sostenemmo dieci giorni fa nell’articolo sopra richiamato, circa tutti i soprusi e le illegalità perpetrate dagli indiani per 40 mesi e che siamo curiosi di vedere come descriveranno e motiveranno in quel di Amburgo. In sintesi:

– hanno catturato e sequestrato la Lexie con l’inganno ed in modo illegale;

– hanno disatteso ogni diritto della difesa, nascondendo i referti autoptici, balistici e ricognitivi forensi del relitto;

– hanno tentennato zigzagando tra l’omicidio preterintenzionale e quello volontario, tra l’omicidio colposo e l’attentato terroristico, senza mai formalizzare un preciso capo di accusa;

-non hanno indagato su tutta una serie di elementi e di circostanze, neanche ad esempio, su quando sono morti i pescatori, o perchè Freddy Bosco abbia cambiato versione trasformando il buio pesto con il pieno sole, come si rileva dai filmati delle sue interviste in TV;

– hanno rimbalzato l’istruttoria dal Kerala e New Delhi, ma senza alcun aggiornamento od integrazione dell’istruttoria, piena di incongruenze, buchi e palesi contraddizioni;

-hanno perso 5 mesi per tradurre i documenti, altri 6 per decidere a chi affidare il caso, hanno dato luogo a 37 rinvii di udienze, tra i quali almeno una decina riguardavano il ricorso alla Corte Suprema dell’India. Come non bastasse, nulla è stato deciso, cioè rinvio a giudizio o proscioglimento, nonostante l’istruttoria sia stata dichiarata conclusa un anno e mezzo fa.

Ecco, le raccontino alla Corte di Amburgo queste cose e vediamo come cercheranno di argomentare il fatto che, secondo loro, c’era ancora spazio per “discutere”, “vagliare opzioni”, “concordare i passi successivi” in un negoziato bilaterale per risolvere bonariamente la vicenda.

A noi qui preme evidenziare che subito dopo le udienze del 10 ed 11 agosto, secondo quanto è dato sapere al momento, il Tribunale di Amburgo deciderà nel merito delle misure cautelari, e siamo quasi certi che i Marò saranno sottratti alla “custodia preventiva senza scadenza” degli indiani, per essere affidati ad un regime di libertà vigilata in Italia od in un Paese terzo. Inoltre, la Corte si esprimerà in merito alla questione di sua presunta “non competenza” sul caso Marò sollevata da New Delhi che riteniamo verrà respinta in quanto assolutamente infondata, perchè se per assurdo fosse accolta lo sarebbe solo perchè rivendicata dagli indiani, ma senza quel vaglio giuridico della fondatezza della loro pretesa che costituisce l’oggetto dichiarato della competenza dell’Itlos.

Del resto, anche molti giuristi che di recente si sono espressi in dibattiti e tavole rotonde in India divenute d’attualità sull’onda dell’arbitrato, tendono ad escludere che New Delhi possa arrogarsi il diritto di contestare a priori la competenza del Tribunale del Mare a giudicare e decidere in merito all’istanza italiana. Anzi, vanno pure oltre, ricordando non solo che l’Itlos ha il diritto di sentenziare nel merito, ma che le sue decisioni saranno vincolanti per entrambe le parti che, si ricorda, hanno entrambe sottoscritto e fatto ratificare dai rispettivi Parlamenti la Convenzione Unclos III che regola la risoluzione di contenziosi sorti per avvenimenti in ambito marinaro. Però, c’è anche un altro aspetto più nascosto, più strisciante che lascia molto pensare nella strategia degli indiani.

In situazioni come quella di Amburgo di solito le parti si presentano agguerrite, ma abbottonate, e fanno spesso ricorso a tattiche diversive per fuorviare la controparte. Non è prassi comune e quasi autolesionistica quella seguita dagli indiani di scoprire le proprie carte spiattellando in pubblico, addirittura su tutti i media, tattiche ed armi segrete su cui basare le proprie posizioni di fronte alla Corte prima che abbia inizio il dibattimento. Non lo fa mai nessuno ed anzi di solito si mantiene il massimo riserbo sulle proprie argomentazioni, anche per non concedere vantaggi all’altra parte. Invece ad Amburgo gli indiani arrivano quasi nudi, a carte scoperte. La sensazione netta che se ne ricava è che in effetti l’India ha poco o nulla in mano per controbattere le tesi dei Marò. Sa che non la potrà mai avere vinta, ma che, allo stesso tempo, non può cedere senza dimostrare di battersi con accanimento, o almeno fingere di farlo, di fronte alla sua pubblica opinione.

Ed allora, tutte quelle esternazioni dell’Additional Solicitor General vanno interpretate non in funzione dell’arbitrato che sanno di aver perso in partenza, quanto per dimostrare all’interno dell’India che il governo si sta dando da fare per vedere rispettati i diritti e la dignità della nazione indiana, e che alla fine, quando il tribunale deciderà altrimenti, “sarà mancata la fortuna, non il valore”. Insomma, si fa la guerra all’esterno per distogliere l’attenzione dalle ingiustificabili nefandezze compiute sulla pelle dei Marò in questi 40 mesi in India, sperando così di salvare in qualche modo la faccia. Per questo adesso non ci preoccupa più quello che dicono o fanno gli indiani: come i cani, sinchè hanno la bocca impegnata ad abbaiare non c’è alcuna fisica possibilità che possano anche mordere. La qualcosa finalmente ci rincuora, e non poco.

Rosengarten

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Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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1 Comment

  • HOPITAL Reply

    10 agosto 2015 at 6:02 am

    L’India si è comportata da schifo perché sa benissimo che sta mentendo su tutto. A partire dal tranello iniziale, alle dichiarazioni cambiate più volte dal capo pesca e tutte diverse fino alla distruzione delle prove principali.
    Ed è la stessa che non processa gli oltre 40 soldati indiani stupratori e assassini di bambine e donne!
    Mi auguro che tanti soldati indiani patiscano la stessa cosa dei due Maró con uno stato che se ne frega della potenza economica indiana. E mi auguro pure che gli schifosi pescatori indiani mentitori la paghino molto cara. Se esiste una giustizia!

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