Afghanistan: un’altra verità sull’omicidio di Farkhunda, l’eroina di Kabul

11092105_10206413727361252_1904458230_nIl 19 marzo, a Kabul, una ragazza di 27 anni è stata ammazzata di botte e il suo cadavere bruciato e abbandonato nei pressi di un fiume. La poveretta, di nome Farkhunda, era stata accusata da un venditore di amuleti portafortuna di aver bruciato una copia del Corano davanti ad una moschea, ma in seguito si era detto che era malata di mente ed era emersa la sua assoluta innocenza perché contro di lei non c’erano prove.
L’omicidio ha scatenato un’ondata di indignazione e di commozione in tutto l’Afghanistan. Per chiedere giustizia, sono scese in piazza oltre tremila persone, molte delle quali donne con la faccia dipinta di rosso a simboleggiare il sangue che usciva dal viso della vittima durante il pestaggio – sul web è circolato un video raccapricciante – e sempre un gruppo di donne, tra cui attiviste dei diritti umani, ha voluto portare sulle spalle la bara della giovane impedendolo agli uomini.

Ora emerge un’altra verità sulla vicenda: Farkhunda non sarebbe stata affatto una malata mentale che aveva bruciato pagine del Corano, bensì una donna intelligente e colta, una studiosa della sharia che si opponeva alla superstizione degli amuleti portafortuna in uno storico luogo di culto della sua città, la capitale afghana appunto. Perciò sarebbe stata uccisa: perché ostacolava il commercio degli amuleti.
Il New York Times rivela che la giovane aveva annunciato durante una cena di famiglia di voler denunciare la vendita di questi gingilli accompagnata dalle preghiere dei mullah come contraria all’islam. Ciò le è costato caro.
Ora in Afghanistan è considerata una martire del vero islam contro il business dell’ignoranza e il venditore di amuleti che l’ha falsamente accusata di aver bruciato il Corano è in galera. Il New York Times dice che lei l’aveva definito “mendicante da due rupie” e aveva invitato i fedeli a recarsi in un’altra moschea.

Volendo malignare, adesso sarebbe interessante sapere se la povera Farkhunda avrebbe ricevuto tutto questo sostegno popolare e l’indignazione per il suo assassinio sarebbe stata così tanta se fosse stata colpevole.

Alessandra Boga

Alessandra Boga161 Posts

Nata a Magenta (MI) il 26/08/’80, vive a Meda (MB). Liceo classico, Scienze dell’Educazione all’Università Cattolica di Milano, tesi dal titolo “Donna e islam: la questione del velo”. Ha scritto due libri “Donne la notte” (2009), “Soltanto una donna” (2011). Collabora con “Il Jester”; “Il Legno Storto”, “L’Occidentale”, “Islamofobia”, “Al-Maghrebiya” e la rivista “Genio Donna”

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1 Comment

  • marco Reply

    3 aprile 2015 at 10:35 am

    Se avesse davvero bruciato il corano è ovvio che no.In qualunque paese musulmano meno che mai in Afghanistan.

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