Anarchia, un termine da riportare alle sue origini negative

10580023-simbolo-di-anarchia-su-fondo-grungeQuando tradiamo l’etimologia delle parole, spesso si comincia a smettere di chiamare le cose con il loro nome.
Dobbiamo a William Goldwin la prima inversione organizzata del termine anarchia.
Precedentemente al pensatore inglese del 18° secolo a ben pochi sarebbe venuto in mente di associare “l’assenza di principio” che traduce dal greco il termine anarchia all’“assenza di governo”.
Il Principio, l’ordine, l’armonia non hanno, nel significato originale del termine ‘archè’, alcun riferimento diretto con la forma di governo, semmai con i motivi ispiratori e fondanti che la animano o dovrebbero animarla.

Corretta da questo punto di vista la derivazione del termine ‘archetipo’ da ‘archè’, l’archetipo è il modello che forma ed ispira le cose, le relazioni ad esso associate e derivate, che questo avvenga, come pensavano i platonici in divinis o in funzione esclusiva della libera scelta individuale, il paradigma non cambia.
L’assenza di principio, quindi l’anarchia, non è, a ragion di etimologia e di logica, l’assenza di governo, è l’assenza di modelli di riferimento, il diniego di ogni attività umana legata ad un’idea qualunque di ordine ed armonia nelle cose, l’istinto contrapposto alla ragione, l’esatto contrario di quanto proprio Baldwin auspicava e che rivela, proprio a tal causa, il maldestro tentativo di traslare, sic et sinpliciter, l’assenza di principio, insita nel termine originario, con l’assenza di governo.

Per i greci antichi tutto ciò che non si discosta da un approccio puramente bestiale ed irrazionale alla vita in tutte le sue forme e modalità di espressione: questo era l’anarchia.
Da qui la connotazione negativa che il termine, prima di Baldwin, ha sempre correttamente reso e che perdura tuttora ed è probabilmente uno dei motivi per i quali anche le declinazioni moderne del termine che fanno meno riferimento all’ideologia comunista o non ne fanno affatto, come nel caso del libertarismo americano, stentano a farsi apprezzare oltre i loro target di nicchia.

Non a torto, in effetti, potrebbe perfino ritenersi offeso qualunque strenuo difensore del diritto alla proprietà privata, un diritto naturale, qualora fosse definito un anarco- e non lo aiuta certo o non in tutti i casi, a fargli ritornare il sorriso in volto, il fatto che lo si rinforzi con -capitalista.
Stando al valore originale delle parole, anarchia e proprietà privata sono un ossimoro: la proprietà privata è principio, ordine, naturale disposizione delle cose in funzione della responsabilità individuale di chi ne ha il possesso, è armonia, talmente al punto che non si può neanche parlare di donarle senza che ancora appartengano a qualcuno.

Proprio il contrario dell’anarchia, comunque declinata, che è proprio il termine, come abbiamo visto, che sta ad indicare l’impossibilità dell’appartenenza di qualcosa a qualcuno per più del tempo necessaria a brandirla e consumarla.
Non facevano un torto all’uomo gli antichi caratterizzandola così negativamente, facevano, semmai, un torto alla sua parte bestiale ed irrazionale, com’era giusto che fosse e che sia ancora.
Così come sono del tutto anarchici coloro che spaccano le vetrine di Milano, ne sono del tutto alieni, al termine correttamente inteso, tutti coloro che difendono la proprietà privata dei beni.

Qualunque espressione della difesa del diritto di proprietà, come qualunque applicazione del principio di non aggressione che ne deriva non sono mai assimilabile all’anarchia, ne sono l’esatto contrario.
Ci deve essere un’idea di ordine ed armonia della vita per fare propri questi due principi collegati fra di loro, vi deve essere una visione dell’essere umano che colga la connessione tra gli ordini spontanei della natura e le modalità di intelligente interazione che l’uomo può stabilire con essi ed i suoi simili.
Vi è, infine, un’idea di quanto l’uomo può aggiungere di suo stabilmente allo stato brado di natura nel quale è stato gettato ad esistere.

L’anarchia è la mancanza di tutto questo, di tutte queste connessioni che l’essere umano, per essere ritenuto tale e degno di questo nome, deve conquistare con l’ausilio della sua intelligenza ulteriore a quella che basta per raccogliere i frutti della natura così come essa selvaggiamente li offre, è la mancanza dell’uomo, inteso come un qualcosa di più delle sue funzionalità biologiche e riproduttive più elementari.
L’anarchia sta a caos e non distinzione così come l’archè sta al suo opposto!
Con la nascita della proprietà privata l’uomo comincia a distinguere, diventa individuo dove fino a poco prima era solo branco.

L’anarchico distrugge indipendentemente, il difensore della proprietà privata e delle libertà individuali sottostanti al principio di non aggressione costruisce allo stesso esatto modo, indipendentemente … dalla forma di governo nella quale è costretto o capitato a vivere, lui costruisce, ordina, non distrugge se non per edificare di nuovo, qualcosa di più ordinato ed armonioso con l’ambiente che lo circonda, benevolo od ostile che sia.

Per quale ragione una parte del pensiero libertario si è sviluppata facendo aderire a sé questa idea la cui negatività e contraddittorietà non potrà mai essere superata ogniqualvolta si provino a definire i termini e le parole con il loro reale significato?
Pensiamo che ciò sia dovuto ad un tributo improprio verso un’epoca del tutto segnata dall’ideologia comunarda che è ora di riporre nel ripostiglio dei ricordi o ancora meglio in quello della spazzatura.

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2 Comments

  • Paolo Reply

    6 maggio 2015 at 6:47 pm

    Riflessione molto valida, condivido lo spirito e le parole dell’ articolo

    • Cristiano Mario Sabbatini Reply

      7 maggio 2015 at 12:07 am

      Grazie Paolo, sei molto gentile …

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