Arriva il ‘bail in’: a rischio i conti sopra i 100.000 euro

Euro in banconote, in un'immagine d'archivio. La soglia per l'utilizzo dei contanti passa da 1.000 a 3.000 euro e, parallelamente, si punta a diffondere e alleggerire (con incentivi fiscali) l'uso della moneta elettronica attraverso i Pos ma anche a nuove di misure di contrasto all'evasione attraverso la fatturazione elettronica e gli strumenti telematici. La doppia mossa del Governo, dice il premier Matteo Renzi illustrando le novità, non avrà, come molti paventano, effetti di incremento dell'evasione fiscale. ANSA/FRANCO SILVI

L’Europa è servita anche a questo. A far pagare ai correntisti sopra i 100.000 euro i disastri e le cattive gestioni bancarie. Nel 2016, infatti, entreranno in vigore le nuove norme europee sul ‘bail in’. In sostanza, d’ora in poi, a salvare le banche ci penseranno azionisti e correntisti e non più gli stati sovrani come una volta. Per capire nel dettaglio, l’ANSA ha rilanciato il vademecum sui rischi diffuso nei giorni scorsi dall’ABI.

Con il 2016 entrano in vigore le nuove norme europee sul cosiddetto ‘bail in’ (letteralmente salvataggio interno). Le nuove regole, previste dalla direttiva Brrd (acronimo che sta per Bank Recovery and Resolution Directive), impongono di gestire le crisi degli istituti di credito utilizzando risorse private evitando così che il costo dei salvataggi gravi sui contribuenti e sul deficit. In altre parole lo Stato non potrà più intervenire direttamente nei fallimenti delle banche. Come per tutte le imprese private, in caso di crisi o di fallimento saranno i “proprietari” della banca, ovvero gli azionisti, i primi a pagare. Il ‘bail in’ prevede infatti una serie di misure preventive della crisi e, se queste risultassero non efficaci, un meccanismo di gestione della crisi stessa, arrivando alla risoluzione della banca. Tutto il processo avviene sotto il controllo e l’ indirizzo delle Autorità di Risoluzione (Bce e Banca d’Italia). Nel nuovo scenario delineato dalle norme europee, il risparmiatore dovrà essere più attento e informato perché sarà tutelato solo se avrà attenzione di scegliere prodotti finanziari sicuri. Ad aiutarlo un vademecum pubblicato da Abi in collaborazione con le organizzazioni dei consumatori che spiega dove investire per sentirsi sicuri. Importante l’ordine di priorità di chi sarà chiamato a intervenire per salvare la banca. In caso di crisi, la procedura di risoluzione aggredirà per primo il capitale degli azionisti, ovvero dei ‘proprietari’, della banca che vedranno azzerarsi il valore delle loro azioni.

Solo se il loro contributo non è sufficiente sono chiamati a intervenire i titolari di altre categorie di strumenti finanziari emessi dalla banca stessa secondo un ordine che incide sul rischio dell’investimento. La prima categoria di titoli ad essere aggredita sono le “azioni e altri strumenti finanziari di capitale”: attenzione quindi alle azioni di risparmio e alle obbligazioni convertibili in azioni emesse dall’istituto bancario in crisi. Solo quando si sarà azzerato il loro valore e questo non sarà sufficiente, si passerà ai “titoli subordinati senza garanzia”, attenzione quindi alle cosidette obbligazioni junior (quelle diventate famose con il crac delle quattro banche). Esaurita questa categoria di titoli, si passa ai “crediti non garantiti”, ad esempio le obbligazioni bancarie che – spiegano dall’Abi – pur non essendo nè subordinate nè strutturate (come le junior) non sono però garantite fra queste le obbligazioni senior insecured. Gli ultimi ad essere aggrediti sono i conti correnti superiori ai 100.000 euro delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese (per la parte eccedente ai 100.000 euro).

Il risparmiatore che volesse dormire sonni tranquilli da lunedì dovrà rivolgersi a un’altra serie di strumenti finanziari che resteranno integri in caso di salvataggio interno ovvero di “procedura di risoluzione” e che possono essere considerati sicuri. Innanzitutto sono garantiti (dal Fondo di garanzia dei depositi) i depositi fino a 100.000 euro (la cifra sale a 200.000 euro se il conto è cointestato con un altra persona perché la garanzia non riguarda il conto in sé ma è stabilita – spiega la guida Abi – per ogni singolo depositante). Questa protezione, che definiremmo “assoluta”, riguarda i conti corrente, i libretti di deposito, i certificati di deposito coperti dal Fondo di garanzia.

Insieme ai depositi fino a 100.000 euro non saranno toccate le obbligazioni emesse dalla banca ma questa volta coperte da una garanzia ad esempio i covered bond che rientrano nelle obbligazioni senior. Garantite anche le cassette di sicurezza o i titoli detenuti nel deposito titoli (ovviamente se non emessi dalla banca in crisi). In questo caso si tratta di beni di proprietà del risparmiatore e la banca fa solo da custode. Tutelati anche i debiti verso i dipendenti, i fornitori, il fisco e gli enti previdenziali purché privilegiati dalla normativa fallimentare.

Da più parti – ultimi i senatori della commissione Finanze e Tesoro – si chiede, a maggior tutela del risparmio (come vuole l’art. 47 della Costituzione) di vietare, o almeno restringere fortemente, il collocamento di strumenti finanziari particolarmente rischiosi presso le fasce più deboli di clienti. Ma al momento non sono previste alcune restrizioni.

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2 Comments

  • Federico Reply

    31 dicembre 2015 at 11:48 am

    Come sempre l’informazione è incompleta. E poi ci si stupisce se la gente resta fregata dalle banche.
    Vogliamo capirla, sì o no, che il fondo di garanzia che tutela i 100 mila euro non è né un fondo, né una garanzia, né una tutela?
    Innanzitutto andrebbe detto a chiare lettere che non tutte le banche ne fanno parte (i crediti cooperativi, le casse rurali, le casse artigiane etc non ne fanno parte). Poi andrebbe detto che non è un fondo (perché in cassa non ha niente) ma è solo un INTENTO delle altre banche di andare in soccorso della banca in crisi, ammesso che riescano a soccorrerla. Infine va detto che prevede un massimale di 1,9 miliardi di euro. Ma con quella cifra quale banca vuoi salvare? Basterebbe soltanto pensare che MPS dopo un regalo di 3,9 miliardi di euro è rimasta esattamente dov’era, cioè sull’orlo del fallimento.

  • francesco cerello Reply

    1 gennaio 2016 at 3:54 pm

    VORREI SAPERE SE IL FITD E’ UNA COSA SERIA O E’ SOLO LA SOLITA PRESA IN GIRO CHE I VERTICI DELLA BCE E DI BANCA D’ITALIA AFFIBBIANO AL COSIDDETTO POPOLO BUE,CHE PRENDE SOLO FREGATURE?
    ANCHE PERCHE’ LA CREDIBILITA’ DELLE BANCHE IN GENERALE E’ SCESA SOTTO ZERO.

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