Carmen come Mapu: “Anche io ho rinunciato al lavoro in Expo”. Ecco perché

expo2Tra i tanti selezionati che hanno rifiutati i “ricchi contratti di Expo”, c’è anche Carmen Stellato. Giovane come Mapu Pompeo, colei che aveva commentato un articolo dell’Huffington Post ed era stata intervistata da noi.
Proprio leggendo l’intervista a Mapu, Carmen ha deciso di contattarci e raccontarci la sua storia. Un po’ diversa da quella millantata dai giornali.
Nessun contratto da 1.300 euro al mese rifiutato per non rinunciare alle vacanze.
Alla base, ci sono motivi ben più seri: primo fra tutti, la disorganizzazione delle selezioni.

Carmen, hai letto l’intervista a Mapu e hai voluto contattarci. Raccontaci anche la tua storia.
Vivo a Londra da agosto, nonostante ciò a dicembre ho inviato la mia candidatura per alcune posizioni aperte in vista dell’Expo. Pensavo che, avendo conseguito la Laurea Magistrale in Economia e Management per i beni culturali, sarebbe stata una buona opportunità per acquisire esperienza nel settore di mio interesse nonché far parte del team Expo.
Dopo essere risultata idonea nei requisiti ed aver superato i test logico-matematici e la prova di lingua inglese a gennaio, è calato il silenzio.

Sarebbe a dire che non hai più sentito nessuno?
Fino ad aprile. Il pomeriggio del 4 aprile ricevo una e-mail con la quale ero invitata a partecipare ad una “sessione di approfondimento del mio profilo per la posizione di Operatore Grandi Eventi” prevista per il giorno 8 aprile. In caso di esito positivo avrei iniziato ufficialmente il giorno successivo. La mail forniva poi un indirizzo e-mail al quale scrivere in caso di impossibilità a partecipare o per richiedere eventuali informazioni.

Immaginiamo la tua reazione…
Ero incredula! Non leggevano dal mio CV che non mi trovavo in Italia? Come potevo, secondo loro, organizzarmi con un preavviso così breve? Era forse una ulteriore prova di selezione per dimezzare il numero di candidati? Tra l’altro avevo iniziato il mio attuale lavoro al British Museum da appena un mese e quindi mi risultava difficile, anzi impossibile, chiedere anche solo un giorno di ferie per poter proseguire nell’iter di selezione.
Nonostante tutto questo sembrasse ridicolo, ero contenta di essere stata selezionata e volevo realmente andare avanti.

Quindi non ti sei arresa. E cosa è successo?
Ho scritto all’indirizzo e-mail spiegando la situazione e chiedendo se fosse possibile partecipare ad un successivo assessment day e avere maggiori informazioni in merito all’inizio, in quanto avrei dovuto, in caso di esito positivo, quantomeno trovare una stanza, oltre a dover tornare a Londra per licenziarmi. Tutto ciò che ricevo in risposta, il pomeriggio del 6 aprile, è una mail che chiede nuovamente di confermare la mia presenza, ma stavolta c’è un numero di telefono.

Tutto automatico, sembrerebbe. Non la voce al telefono, si spera…
La mattina seguente telefono ed espongo ancora una volta la questione. La persona al telefono mi dice che purtroppo non sa darmi risposte, dal momento che non era coinvolta nelle selezioni, anzi nemmeno ci lavorava per la filiale Expo, ma era stata chiamata ad aiutare a contattare i candidati idonei perché gli incaricati non ce la facevano con la mole di lavoro.

Poverini. E quali consigli ti ha dato?
Mostrando la sua totale comprensione per quanto le dicevo, mi riferisce che quello che poteva fare era chiedere al personale responsabile delle selezioni di “conservare” il mio nominativo e ricontattarmi nel caso in cui ci fosse stato un ulteriore assessment day, ma i tempi di preavviso sarebbero stati gli stessi. Aveva però il timore che non ce ne sarebbero stati altri in quanto i selezionatori avrebbero cercato di chiudere le selezioni in quella data poiché erano in ritardo con i tempi. Mi confermava che in caso di esito positivo l’inizio era previsto per il giorno successivo.

Fine dei giochi, quindi…
Come è possibile intuire ho abbandonato l’impresa, nonostante tutto avevo un lavoro che mi permette di vivere e non potevo mollarlo dall’oggi al domani o rischiare di perderlo per partecipare a una prova di selezione senza nemmeno sapere quali sarebbero state le condizioni contrattuali.

Riccardo Ghezzi

Riccardo Ghezzi1205 Posts

Giornalista pubblicista, scrive di sport e politica su testate locali piemontesi. Appassionato di politica da sempre, ha un unico pregio: non essere mai stato di sinistra in vita sua

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2 Comments

  • Nicola Chicco Rullo Reply

    6 maggio 2015 at 8:19 pm

    Però le candidature di gente disoccupata, senza o con un misero diploma, nessuno se le è filate… vai all’expo a fare esperienza o per portare a casa la pagnotta? Ma certa gente invece di farsi pubblicità dovrebbe vergognarsi e prvare a restare disoccupata per qualce anno… altro che nno accetto un lavoro perchè ci sono le vacanze… vergognatevi…

    • ET Reply

      7 maggio 2015 at 2:31 pm

      Dati di fatto: la ragazza NON è una sprovveduta, ha avuto il coraggio di andare all’estero per proseguire il suo percorso professionale. Non solo, ha trovato un lavoro, e nemmeno come lavapiatti, ma qualificato. Direi che non è quindi una bambocciona…
      Sarebbe tornata in Italia perchè il lavoro appariva coerente con la formazione di studio e perchè opportunità per accumulare la famosa “esperienza”; ha dato a mucchio in quanto ha valutato (correttamente) che era inutile andare alla fiera dei cioccolatai (termine bolognese, intuibile il significato) lasciando perdere un lavoro comunque qualificato e coerente con la sua formazione scolastica.
      Non è certo colpa sua se a selezionare i curricula hanno messo degli incompetenti o gente che lavora in modo approssimativo ad un tanto al chilo perchè è in ritardo, sulle spalle di chi deve poi lavorare. ESISTEVA UNA VOLTA UNA COSA CHIAMATA LOGISTICA: viaggio, permanenza, mantenersi fuori casa avendo comunque dove dormire e fare una doccia, come spostarsi senza grossi problemi, la spesa quotidiana per il mangiare…
      Per quanto riguarda disoccupati, cassintegrati et similia, un muratore disoccupato difficilmente avrà le competenze linguistiche, di rapporto con il pubblico etc etc normalmente richiesti anche ad un modesto standista, per quanto bravo possa essere nel suo lavoro (citato il muratore solo come esempio, potrebbe benissimo essere un tornitore su CNC, un cuoco o quanto altro; NON è vero che tutti possono fare tutto d’emblée) ed indipendentemente da quanto tempo è senza lavoro. Se è necessario un lingua madre cinese, lingua madre cinese deve essere, se sa benissimo il tedesco o lo spagnolo non serve, dovrà cercare altro. Non è facendo i pianti greci sui poveri disoccupati che si risolve qualche cosa, e nemmeno invidiando chi comunque si sta dando da fare in proprio invece che attendere che provveda qualche altro.
      Complimenti alla ragazza! (ho due figli all’estero ed un terzo che studia e lavora part-time per poter seguire le lezioni all’università, una volta laureato andrà all’estero anche lui…)

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