Caso Marò: Alcune precisazioni su Miavaldi

marò-1Matteo Mivaldi, giornalista de L’Espresso, è stato recentemente preso di mira in un nostro articolo, a firma Rosengarten, dal titolo “Marò, i fatti nuovi erano noti da due anni, ma sempre ignorati nel totale disinteresse”, pubblicato lo scorso 18 settembre e rimosso appena due giorni dopo.
Non troverete più questo articolo, la decisione è del sottoscritto, direttore responsabile, che come gli impone la carica si prende la responsabilità di non aver vigilato adeguatamente sul contenuto, ritenendo che si limitasse a riportare le ultime notizie provenienti dalla stampa nazionale e internazionale.
Un errore certamente in buona fede, anche perché alcune espressioni e taluni toni usati nel pezzo non rispecchiano quella che è la linea editoriale che il sottoscritto ha voluto imprimere da quando è direttore responsabile di QQ-Quotidiano Qelsi, ossia da luglio 2013.
Espressioni come “mentitore calcuttiano”, “ignorante”, “traditore” o “collaborazionista” non appartengono al linguaggio e allo stile di questo giornale.
Ce ne scusiamo quindi con il diretto interessato e con i nostri lettori.

Per quanto riguarda la querelle Miavaldi-Qelsi o Miavaldi-Rosengarten, le diverse opinioni sulla vicenda Marò rispecchiano a grandi linee le divisioni nel Paese, perlomeno quella parte interessata agli sviluppi di questo lungo caso giudiziario. In passato ci sono stati gustosi botta e risposta anche tra Miavaldi e Toni Capuozzo.
I nostri lettori, anche per quella che è la linea di QQ-Quotidiano Qelsi sulla vicenda Marò, sono portati ad assumere posizioni innocentiste e quindi a dare credito a Capuozzo e alla nostra Rosengarten.
Detto questo, giusto e doveroso riportare alcune inesattezze di cui Miavaldi si è lamentato sul suo profilo pubblico di facebook.

Miavaldi non è “l’animatore del sito wumingfoundation.com/Giap”, come sostenuto da Rosengarten, ma i suoi pezzi sono semplicemente ospitati talvolta su Giap, blog animato dal collettivo di scrittori Wu Ming, dei quali Miavaldi non fa parte.
Miavaldi contesta anche la descrizione del sito come un blog che “invita a dare fondi”, a suo parere significa “non aver mai letto nulla né di Giap, né su Giap, né dei Wu Ming, né sui Wu Ming”;
Rosengarten, interpellata dal sottoscritto, risponde quanto segue: ” In quanto agli oboli è vero, ho sbagliato. Ero rimasta indietro rispetto all’ultima volta che avevo visitato il sito. Ora non accetta Master ed Amex, ma propone come metodi di pagamento PayPal, Visa Card, Conto Corrente e Flattr. Cos’è Flattr? Vi dico solamente che sotto la sigla Flattr lo slogan è “Add money to your likes”, cioè aggiungi denaro all’espressione del tuo gradimento. Io ho solo scritto che non lavora gratis, né che ruba, né ho fatto ipotesi sull’uso dei fondi. E che non lavorano gratis lo potete constatare su http://www.wumingfoundation.com/giap/, ma per vostra comodità vi riporto quello che c’è scritto al proposito:

Giap non è solo “il blog dei Wu Ming”: è una comunità di lettori e scrittori. Qualcuno l’ha definito “una radio libera”, altri lo descrivono come un punto di riferimento non solo culturale ma politico (nell’accezione più vasta del termine). Non sta a noi esprimerci su questo. Di sicuro, è un luogo del web dove si riesce a discutere. E a volte dalla discussione sono nati progetti concreti, sono partite “pratiche virtuose per il web”.
Solo che gli anni passano, le vite si complicano e costa sempre più fatica, tempo e soldi gestire quest’enorme mole di attività. Sono centinaia di ore al mese. Lo facciamo per militanza, ma quando hai il fiato corto anche la militanza ne risente.
Quindi, bando alle timidezze: se credi che Giap sia importante, se pensi che il nostro lavoro on line e il nostro progetto nel suo complesso valgano un sostegno, un incoraggiamento, un feedback, un… “controdono” da parte tua, puoi usare PayPal per mandarci qualche scellino.
Non è nemmeno necessario avere la carta di credito,basta un conto corrente.
Un’altra opzione interessante è Flattr. Se non sai cos’è, lo spiegano qui.
Grazie.
P.S. Quello sulla moneta è Thomas Müntzer.

Miavaldi NON vive a Calcutta, ma vive a Delhi da due anni, come riportato sul suo profilo facebook, pubblico. Il sito China Files, di cui è caporedattore, è fondato da italiani e sudamericani e non ha nulla a che fare col governo cinese.

Per il resto, il giornalista de L’Espresso fa sapere che “Sui documenti e i dati inerenti alla vicenda Enrica Lexie ci tornerò in futuro, con l’ennesimo post dedicato a correggere le travisazioni fatte da altri delle cose che ho scritto“.
Qui si va sul campo delle diverse ricostruzioni e diverse opinioni. Quelle di Capuozzo e di Rosengarten sono note a chi legge QQ-Quotidiano Qelsi, quelle di Miavaldi sono note a chi legge L’Espresso e saranno note anche ai nostri lettori se vorrà recapitarci la sua versione dei fatti.
Al sottoscritto, come direttore responsabile, non interessa tanto entrare nella polemica in merito, quando prendere le distanze da certi toni che non rispecchiano la mentalità e lo stile della testata, e di cui anche Rosengarten si dice pentita.
Ribadiamo le nostre scuse a Miavaldi e ai nostri lettori, pur consci delle diverse posizioni politiche e delle diverse opinioni in merito alla vicenda Marò.

Riccardo Ghezzi

Riccardo Ghezzi1205 Posts

Giornalista pubblicista, scrive di sport e politica su testate locali piemontesi. Appassionato di politica da sempre, ha un unico pregio: non essere mai stato di sinistra in vita sua

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2 Comments

  • Monica Cappellini Reply

    23 settembre 2015 at 2:08 pm

    precisazioni certo doverose
    MA ……….INTANTO QUALCUNO RESTA ANCORA IN INDIA PER IL GOVERNO DEL PAGLIACCCIO…”BARALDI”

  • Federico Reply

    23 settembre 2015 at 9:18 pm

    Io quell’articolo ho fatto in tempo a leggerlo e anche a commentarlo.
    E se devo essere sincero l’ho anche apprezzato molto. E se devo essere ancora più sincero l’ho apprezzato più per lo stile che non per la posizione sui marò, dato che io non ho alcun marò da difendere in virtù di un puro principio. Conosco poco la vicenda e mi trovo in posizione equidistante.
    Ciò che ho apprezzato invece, di quell’articolo, è proprio il calore e la profondità con cui l’articolista affronta ed espone le sue tesi. Il volume argomentativo è di tutto rispetto, ampio e documentato. C’è stata qualche scivolata, d’accordo. A mio parere è dovuta ad un fervore giornalistico che in certi momenti è debordato, ma che rimane comunque apprezzabile e raro. Quando si porta avanti un’idea con grande passione è facile alzare il tono della voce. Di offese tra i giornali ne ho lette tante e ben peggiori di queste ma qualcuno si è sentito offeso. Ha fatto bene a protestare, ha ragione e nessuno può dargli torto. Oltretutto, solo lui conosce la temperatura di accensione della sua coda.

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