Caso Marò, indiano un giudice del Tribunale del Mare che voleva l’Italia alle corde

11922991_10207854390067747_234338235_nQelsi, primo quotidiano a farlo, rivela un retroscena della decisione presa dal Tribunale del Mare di Amburgo sull’affaire Enrica Lexie.

Il Tribunale Internazionale del Diritto del Mare di Amburgo, in Germania, che il 24 agosto ha deciso, in base alle proprie competenze, sul caso dei due fucilieri del Reggimento S. Marco, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, in balia da tempo delle stravaganze indiane, è un pozzo inquinato più del Gange, il fiume, ormai infettato dai colibatteri fecali, dove gli indiani s’immergono per purificarsi. Protettori delle vacche sacre, che, scarne e magre, s’aggirano per le città come spettri, masticatori di foglia betel, che li stordisce fino a farli cadere in uno stato di stordimento, bugiardi, menzogneri e falsificatori, gli indiani continuano ad ergersi a giudici universali. Mario Monti, allora primo ministro italiano, vi si prostrò, restituendo a tale vil razza i due militari italiani e ricevendo per tale gesto gli applausi dei benpensanti (e di Confindustria). Ignazio Marino, da sindaco, arrivato al Campidoglio, ordinò di rimuovere le loro gigantografie. I terzomondisti italiani, potessero, li impalerebbero.

Il Tribunale Internazionale del Diritto del Mare di Amburgo, sul cui tavolo è arrivato il caso che oppone Italia e India, ha, in buona sostanza, deciso che non sarà più la giurisdizione indiana a gestire la vicenda, che Salvatore Girone dovrà rimanere in India e che della questione dovrà occuparsi un arbitrato internazionale. Certo, poteva andare peggio. Ad Amburgo la decisione non è stata unanime, vi si sono opposti l’algerino Boualem Bouguetaia, vice presidente del Tribunale, – mentre la decisione è stata votata dal presidente, il russo Vladimir Vladimirovich Golitsyn –, quindi il senegalese Tafsir Malick Ndiaye, il francese Jean-Pierre Cot, Anthony Amos Lucky di Trinidad e Tobago, l’islandese Tomas Heidar, l’indiano Patibandla Chandrasekhara Rao. Un indiano, non a caso. D’accordo con la decisione, tutti gli altri: il libanese Joseph Akl, il tedesco Rüdiger Wolfrum, il caboverdiano José Luis Jesus, il polacco Stanislaw Pawlak, il giapponese Shunji Yanai, James L. Kateka della Tanzania, il sudafricano Albert J. Hoffmann, il cinese Zhiguo Gao, il sud-coreano Jin-Hyun Paik, l’argentina Elsa Kelly, il maltese David Joseph Attard, l’ucraino Markiyan Z. Kulyk, il messicano Alonso Gómez-Robledo Verduzco, quindi Francesco Francioni, scelto dall’Italia, per il caso Enrica Lexie, per controbilanciare la presenza dell’indiano Patibandla Chandrasekhara Rao, membro del Tribunale dal 1996.

Giudice marionetta, assai probabilmente istigato da Nuova Delhi, Patibandla Chandrasekhara Rao avrebbe voluto l’Italia completamente alle corde, con l’India – il paese che ha spesso rappresentato come membro di delegazioni internazionali o in conferenze all’estero e che il 25 gennaio 2012 lo decorò con il Padma Bhushan – con ancora in pugno il pallino della competenza giurisdizionale. Delirante la sua analisi: i due italiani dovranno rispondere di un crimine – sentenza già scritta? –, che il caso non è poi tutta questa urgenza, come avrebbe voluto l’Italia, e che Salvatore Girone, che si trova in India, godendo degli agi della sua residenza dentro l’Ambasciata, in fondo può continuare a starsene in India, perché farlo rientrare in Italia? Considerazioni intrise di disprezzo, lo stesso disprezzo che le autorità indiane per tutto questo tempo hanno riservato all’Italia e, in particolare, ai due militari.

Quale autorevolezza può avere un simile Tribunale se tra i suoi membri siedono giudici fantocci? Un motivo in più per dare scacco matto all’India, intorbidatrice di verità, e restituire per sempre all’Italia Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

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7 Comments

  • giuseppe Reply

    25 agosto 2015 at 8:05 pm

    Per colpa di Monti, Passera, Di Paola, E.Letta, Mogherini, Napolitano, Pinotti, Renzi, Gentiloni, e anche di Confindustria, l’Italia ha perso 3 anni in chiacchere inutili.
    Forza Maro’.

  • attilio raffaghello Reply

    26 agosto 2015 at 7:00 am

    Ma come si fa’a considerare un paese civile se gli stupri son all’ordine del giorno e le autorita’ indiane li considerano come fatti naturali.DOBBIAMO e dico DOBBIAMO avere i due Maro’ in italia(che per addesso scrivo minuscolo).

  • Stefano Reply

    26 agosto 2015 at 5:13 pm

    Scusate. Ho capito bene? Anche il giudice italiano ha votato a favore della decisione? Se è così allora di cosa stiamo parlando!?

    • Stefania Elena Carnemolla Reply

      27 agosto 2015 at 9:48 pm

      Il giudice italiano, temporaneo e quello che nell’ambiente si chiama “judge ad hoc”, ha votato con gli altri, maggioranza schiacciante, per evitare il peggio. Ha votato per la decisione che ha sottratto: il caso all’India, ma che ha sancito, almeno per il momento la permanenza di Girone in India. L’alternativa sarebbe stata: concedere all’India la giurisdizione sul caso e votare a favore della permanenza di Girone in India. Comunque sia, caro lettore, lei ha perfettamente anticipato il contenuto del mio prossimo articolo.

    • Frank Reply

      28 agosto 2015 at 2:47 pm

      Siamo parlando di una corte dei miracoli che ci “sgoverna”. Stiamo parlando di cialtroni pavidi ed imbelli che si posizionano sempre a novanta gradi davanti a chiuque alzi la voce anche di un’infinitesimale frazione di decibel! Non riesco a dimenticare il disgustoso balletto del governo Monti. Un’accozzaglia di incapaci senza dignita’ che affonda il nostro paese nella vergogna.

  • marco Reply

    29 agosto 2015 at 8:46 pm

    Fossero questi i guai del belpaese……

    • Paolo VII Reply

      31 agosto 2015 at 10:04 am

      Ma certo… c’è sempre qualcosa di più importante… lasciamo pure i due nostri militari al loro destino, incontro al quale sono stati deliberatamente inviati!

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