Catfight su Dolce&Gabbana: spiegazione di anni di insuccessi delle battaglie LGBT in Italia

stefano-gabbana-e-domenico-dolceDoveva essere una primavera di diritti, doveva essere un periodo disvolta nell’eterna lotta sui diritti civili e la primavera non c’è neppure stata. Le opportunità c’erano, con aperture verso l’unione civile da più fronti, destra e sinistra vicine a trovare la quadra per l’armistizio di una guerra condotta per tanti, troppi anni, a discapito di una ormai consistente fetta della popolazione. Anni di credibilità costruita pezzetto per pezzetto, strappata con i
denti centimetro per centimetro da chi si è battuto per annientare gli stereotipi della “checca isterica”, come GayLib che pur partecipando al gaypride andò in giacca e cravatta con un adesivo indicante la
propria professione. Mondo gay, lobby gay, una spersonificazione a cui ci si è man mano abituati, trasformando una battaglia per i diritti in un circo di una lotta di minoranza. I diritti non andrebbero mai acquisiti per minoranza, non serve a questo mondo uno Statuto Albertino dei Gay per gentile concessione del Re; serve una profonda riflessione e un riconoscimento per l’uguaglianza, l’amore è amore e come diceva qualcuno: “l’amore vince
sempre sull’invidia e sull’odio”.

Credibilità e potenzialità polverizzate da un catfight mediatico sulle adozioni e la famiglia tradizionale nato nell’ormai arcinota intervista di Panorama a Dolce & Gabbana, che ha generato un effetto a
catena di boicottaggi e ripicche. Una serie di opportunità per tacere perse malamente, con la voglia di
dire la propria quando bisognerebbe probabilmente solo stare zitti, quantomeno per non danneggiare la causa.
Giuste o sbagliate le opinioni sono opinioni ed infondo i noti stilisti sono stati gli unici a trovare il coraggio di dire no a un pensiero unico fuorviante e mistificatorio che una parte del movimento
gay vorrebbe imporre a tutti gli omosessuali. Perché si, il movimento gay come tutti i movimenti ha divisioni
interne ed il circo mediatico sta rovinando il lavoro di chi si sta battendo in questi giorni per parlare di diritti in modo costruttivo, come ad esempio l’incontro di Lunedì 23 Marzo presso la Camera dei Deputati sul tema delle unioni civili, fortemente voluto da Forza Italia, GayLib ed Arcigay al quale parteciperà l’on. Mara Carfagna
sempre attenta ai temi di parità. In questi giorni il movimento gay ha dato ampia spiegazione per il
mancato raggiungimento degli obiettivi che nel resto d’Europa sono ormai quasi scontati, le divisioni interne, il protagonismo, l’esasperazione dei temi e lo scaricabarile delle colpe sugli “altri”
sono la vera piaga della rappresentanza gay italiana.

Anni di battaglie concluse in nulla non sono più imputabili solo alla forza del mondo cattolico, seppur preponderante o alla rigidità degli usi e costumi del nostro Paese.
E’ giunto il momento che il mondo dell’associazionismo LGBT faccia un ampio esame di coscienza, riconosca i limiti di politiche poco incisive sul piano nazionale e sconfessi apertamente chi, ergendosi a paladino della
causa, lo fa solo per l’esigenza di essere “prima donna”. Se questa volta i diritti non saranno concessi, sarà soltanto colpa di queste bagarre prive di significato ed oggi è bene dirlo, ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole, non c’è che da guardarsi allo specchio.

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