Cernobbio: Renzi star, ma senza 17,4 miliardi sarà impennata di tasse nel 2016

renzi_pd_silenzioR439_thumb400x275Al quarantunesimo Forum Ambrosetti, svoltosi a Villa d’Este di Cernobbio lo scorso week end, alla fine del suo intervento Renzi è stato molto applaudito. Nella selezionatissima platea di convenuti (vi sveliamo un segreto: quando la stampa governativa parla di platea selezionata agli happenings di Renzi significa che c’erano quattro gatti; se è selezionatissima, i gatti erano solo un paio. A Cernobbio la platea era selezionatissima, a parte ovviamente durante i buffet, dove sembrava di assistere agli arrivi di carrette del mare traboccanti di clandestini, tanta era la ressa “pe magnà”, ndr), tra i convenuti, dicevamo, non c’erano gli imprenditori delle pmi, che so, il titolare di un’officina meccanica con 3-4 addetti, di una forneria, di una piccola azienda di trasformazione agroalimentare o di una piccola, ma efficiente fabbrica di infissi in PVC ed alluminio a livello artigianale. Ad essere rappresentati con i rispettivi mega-dirigenti solo grandi aziende e carrozzoni, privati e di Stato, che poi non è tanto facile distinguere gli uni dagli altri in una economia sussidiata come è ancora la nostra.

MIA15 - Nomination

Tra gli altri le Poste, l’Eni, l’Enav, la General Electric per l’Italia ed Israele il cui numero uno, Sandro De Poli, si è allargato un tantino, arrivando a sostenere che “con questo governo diventiamo un Paese normale, se non addirittura attraente (lui ha detto attrattivo, ma è un lapsus che deriva dal gerco degli elettricisti quale un dipendente GE in fondo è, ndr). Nel festival dei lecchini si sono distinti Giovanni Bossi, ad di Banca Ifis :”Bravo Renzi, energia e messaggi positivi. L’anno scorso non venne a Cernobbio, quest’anno sì:che grande cambiamento”. Pensa tu come ci siamo ridotti se questi grandi manager valutano il cambiamento del Paese sulla scorta della partecipazione o meno del premier ad un simposio che è una “vanity fair” da giornaletti gossip, che sembra uscito dall’omonimo romanzo di William Makepeace Thackeray, satira arguta e parodia sui furfanti arricchiti, e che di grandi spunti su economia e finanza non ne ha offerto nemmeno l’ombra.

Già, l’anno scorso Renzi non andò al Forum. Disse, cosa che a noi piacque molto, che “preferiva andare nei capannoni dove si lavora, si suda e si produce”. Quest’anno invece qualcosa deve avergli fatto cambiare idea: ha disertato le fabbriche per passare una mezza giornata conviviale con quelli che, per ovvia coerenza con quanto da lui stesso sostenuto, giocano insediati ai vertici delle società loro affidate, ma non lavorano, non fanno niente, ma riescono lo stesso con le loro spesso avventate decisioni a muovere le leve dell’economia e della finanza: i cosiddetti poteri forti. E nel rettilario è scattata la gara a chi si prostrava e strisciava di più. Michele Mario Elia, ad delle Ferrovie : “Lo sposiamo in pieno”. Ancora Nani Beccalli Falco, presidente Enav : “Bravo Renzi (secondo bravo, ma chissà quanti se ne sono persi nella confusione, ndr), chiaro, semplice, orientato all’azione”. Rilanciava Gian Maria Gros-Pietro di Banca Intesa (in questo ambiente se hai meno di tre nomi ti senti escluso, lui è inclusissimo, ndr) :”Il governo ha fatto molte cose in poco tempo”, ovviamente sorvolando sui contenuti, cioè se si è trattato di cose che veramente erano funzionali al rilancio del Paese, e sul come le ha fatte.

Giuseppe Recchi di Telecom Italia invece si è abbandonato ad un encomio tematico:”Velocità di azione nuova rispetto al passato”. Ovvio che stesse pensando alla pioggia di miliardi che pioveranno sulla sua società con l’implementazione della velocissima larga banda, laute commesse che sarà ben felice di spartire con i suoi presunti competitors. Un punto prioritario dell’agenda Renzi questo della larga banda, che Recchi si preoccupa che rimanga tale. Il perchè di tanto entusiasmo sta in una esclamazione “dell’elettricista” De Poli, quello che “stiamo diventando normali con Renzi”, quando ha sparato: “Ha detto quello che volevamo sentirci dire”. Ci dispiace tanto deluderlo, poverino, ma se pensa di essere un privilegiato perchè Renzi gli ha dedicato le proprie attenzioni si sbaglia di grosso, perchè il premier dice a tutti i suoi interlocutori quello che ciascuno di loro spera di sentirsi dire. E’ la sua forza, altrimenti come li potrebbe vendere i pettini alle istrici?

Ma poi che ha detto Renzi di nuovo? Niente, i soliti ritornelli divenuti un po’ stantii, e questo qualcuno della comunicazione dovrebbe dirglielo al Renzi, che altrimenti ne va della sua immagine, che diamine, conditi con i soliti slogan propagandistici: tasse giù, burocrazia giù, Italia piena di opportunità e che bisogna lavorare duro. Però Renzi non ha specificato se questa sua ultima raccomandazione fosse diretta a quel 42 % di giovani disoccupati che il lavoro non lo trovano, o se agli esodati, o se ai cinquantenni rottamati senza neanche quel filo di pietà che si pretende per i clandestini assassini. Poi ha detto che l’Italia non è più il problema dell’Europa (e questo lo sapevamo già, perchè invero è questa Europa ad essere il problema dell’Italia, ndr), che gli imprenditori hanno resistito alla crisi nonostante la politica (sì, tutti, tranne quelli che si sono dovuti suicidare e le decine di migliaia che hanno dovuto chiudere aziende attive da decenni, spesso per crediti, non per debiti, ndr).

In effetti l’accoglienza del premier sul palco di quello che la “banda dei quattro” – Emma Marcegaglia, Luisa Todini, Maria Patrizia Grieco e Davide Serra – ha definito il “salotto di Cernobbio” era stata piuttosto tiepida tanto che il primo applauso di incoraggiamento è stato platealmente sollecitato dal moderatore Gianni Riotta ad una platea distratta ed annoiata. Presa la parola, poi ci ha pensato il video-premier a scuotere l’uditorio. “L’Italia ha cambiato pagina (mica l’ha voltata secondo lui, ma l’ha proprio cambiata la pagina, ndr) e lo ha fatto solo in un anno” aveva esordito Renzi con voce stentorea, adeguandosi alla buona norma che le bugie è meglio dirle mostrandosi decisi e determinati, piuttosto che titubanti, col rischio di essere smascherati in flagranza di menzogna. Aveva poi incalzato per scaldare e rincuorare la “platea selezionata” : “Smettiamo di piangerci addosso e di credere che questo sia il Paese degli alibi”. Alibi. Detto dal segretario di un partito che rigurgita di indagati, tra i quali 4 vice ministri ed un presidente di regione, secondo il quale se gli indagati sono del PD non si devono dimettere, se di un altro partito invece sì (infatti Antonio Azzollini non è stato salvato da Zanda, ma dalla Divina Provvidenza, ndr) questa degli alibi fa un certo effetto.

Renzi non ha mancato di regalarci momenti simpatici e divertenti, come quando s’è scagliato contro i “salotti”. Abbastanza stravagante scegliere un salotto, quello di Cernobbio, per richiamare tutti alla necessità di “lavorare duro invece di perdersi in velleitarie discussioni dentro i salotti”. Per il resto, poca roba, i ritornelli già anticipati sopra e fine del discorso, chiuso tra gli applausi degli astanti, tutti rigorosamente controllati, nomi e cognomi, che applaudissero convinti. Gli unici esentati dall’applaudire sono stati Letta e Monti, perchè un tiranno ogni tanto deve indulgere in atteggiamenti paternalistici, permissivi e concilianti. In definitiva, per il regime è stata una buona giornata. Ora Renzi, il premier abusivo dispone della collaborazione delle tre massime cariche della Repubblica che ha provveduto ad eleggere di persona, cioè i presidenti di Camera, Senato e della Repubblica, controlla la Camera con una legge anticostituzionale, il Senato attuale con la compravendita di voti, quello futuro designando lui stesso 95 senatori su cento, controlla tutta la “grande stampa nazionale”, tutte le TV. A Cernobbio ha lanciato la campagna per completare l’opera con l’acquisizione dei poteri forti: banche, industria, finanza, in attesa di girare lo sguardo verso la magistratura, che non chiede di meglio. Viva la democrazia. Per questo quest’anno il premier ha disertato le fabbriche ed ha optato per i salotti.

Il più poveraccio tra tutti i pochi presenti, pardon nella selezionatissima platea, ci è parso Federico Ghizzoni che preso dall’entusiasmo si è sbilanciato in un patetico eloquio del Capo del Governo:”Per Renzi i numeri parlano da soli”. Quali numeri? Nel delirio di una tacita intesa raggiunta tra un premier in difficoltà che strizza l’occhio ai poteri forti e personaggi abituati da sempre a poter contare sul sostegno dei governi a prescindere dal loro colore – vanno tutti bene se sperperano soldi pubblici infilando ordini e progetti nei loro portafogli – in effetti i convenuti si sono dimenticati di verificarli questi numeri. Allora glieli riassiumiamo sinteticamente noi.

MIA15 - Nomination

Renzi può fare o dire quello che vuole, però se non trova 1 miliardo e 399 milioni di euro cash, soldi fruscianti, entro il 30 settembre del 2015, allora dal giorno dopo scattano le accise sui carburanti già concordate con la Ue per 728 milioni l’anno da qui al 2018 incluso, con le conseguenze per i consumatori che è facile immaginare. Inoltre, subiranno una decisa accelerazione gli acconti Irpef ed Iras delle aziende per 671 milioni l’anno da qui al 2018. Ed infatti 728 più 671 fanno proprio 1,399 miliardi. Questi fondi, da reperire ai sensi del comma 9 dell’art 1 del decreto legge 192/2014, servono a tappare i buchi di bilancio dovuti al mancato introito parziale o totale di somme preventivate in entrata, meccanismo che va sotto il nome di clausole di salvaguardia (degli obbiettivi di bilancio). Questo passaggio sarebbe stato evitato solo se gli introiti del Voluntary Disclosure, tassa sul rientro dei capitali dall’estero, fossero stati meno deludenti di quanto in pratica rivelatisi. Adesso dove andrà a bussare Renzi?

Ma questo è solo l’antipasto, perchè nel 2016 con lo stesso meccanismo, bisognerà coprire un buco di 17,4 miliardi, dei quali 1,399 sono quelli di cui si è già detto e già da arraffare adesso e per altri tre anni, altri 12,814 miliardi da reperire con l’aumento dell’Iva, (commi 718 e 719 Legge 190/2014) e 3,272 miliardi con la riduzione delle detrazioni fiscali e l’aumento delle aliquote (comma 430 Legge 147/2013). Altro che riduzione delle tasse! Ma mica è finita. Nel 2017 si dovranno racimolare la bellezza di 26,892 miliardi. Oltre ai soliti 1,399 miliardi di accise ed acconti Irpef ed Iras, si dovranno mettere insieme 19,221 miliardi con un altro aumento delle aliquote Iva, e 6,672 miliardi di ulteriori riduzioni di detrazioni, ammesso che ci sia rimasto ancora qualcosa da poter detrarre nelle dichiarazioni dei redditi.

Ma, come dicono gli americani, “the best is yet to come”, il meglio deve ancora arrivare perchè il 2018 sarà l’anno record per le clausole di salvaguardia. Il montante salirà all’invidiabile limite dei 29,636 miliardi così ripartiti: 1,399 miliardi al solito da accise ed acconti, ma con una “piccola” novità: le accise sui carburanti dovranno generare altri 700 milioni. Il gettito dall’aumento delle aliquote Iva dovrà quasi raddoppiare in due anni, arrivando a 21,265 miliardi, rispetto ai 12,814 miliardi del 2016, mentre dalla riduzione delle detrazioni dovranno arrivare 6.672 come l’anno prima. Sommando il tutto, fanno 75,412 miliardi che è la cifra stimata da varie fonti autorevoli come Il Sole24Ore e la Cgia di Mestre.

Ma non è ancora tutto, perchè secondo noi mancano due voci di spesa già decise dal governo dall’anno in corso, non considerate dagli addetti ai lavori nei calcoli di cuoi sopra, cioè l’adeguamento delle pensioni, 500 milioni l’anno da quest’anno, ed il milione l’anno per lo sblocco degli stipendi degli statali. Inserendo nel pacchetto anche queste voci l’aumento del gettito fiscale, solo per aumenti di aliquote, cioè di tasse, dovrà garantire da qui al 2018 l’astronomica cifra 81,4 miliardi. Alla fine della fiera, l’aliquota Iva attualmente al 10 % sarà arrivata al 13 %, quella del 22 % approderà al 25,5 %, gli acconti e le detrazioni tipo spese sanitarie, interessi sui mutui, ecc quasi azzerate, così come gli anticipi perchè si pagherà quasi tutto in una unica soluzione, mentre la benzina, che ha un costo industriale di meno della metà del prezzo alla pompa, inclusi margini per gli operatori, supererà tranquillamente i 2 euro al litro.

Questa è la crescita di Renzi, l’unica che da buon piddino sa fare:la crescita delle tasse. Le fonti dalle quali il governo spera di attingere sono perlomeno improbabili. Il premier spera in una deroga dell’Europa sul fiscal compact, che gli consenta di rinviare al dopo 2018 l’azzeramento graduale del deficit di bilancio su Pil, che anzi chiede che gli sia consentito di sforare oltre il fatidico 3 %. Messa così a Bruxelles non lo staranno nenche a sentire, col debito che ci ritroviamo. Si potrebbe aggirare l’ostacolo proponendo all’eurogruppo, al fine di promuovere la ripresa dei Paesi più dissestati come l’Italia, di non inserire nei deficit di bilancio le voci di spesa pubblica produttiva, quali quelle per le grandi infrastrutture, il riassetto del territorio, formazione orientata alle reali necessità del Paese (lingue e commercio estero) ed informatizzazione.

MIA15 - Nomination

Ma per il programma vagheggiato dal governo, 50 milioni di sgravi fiscali ed 80 miliardi per chiudere le clausole di salvaguardia, si richiedono a bocce ferme oltre 130 miliardi, quasi 8 punti di Pil. Ammettendo che quest’anno si chiuda a + 1 %, significa che l’Europa dovrebbe accettare che l’Italia sfori di oltre il 5 % e per tre anni consecutivi quel parametro che oggi viene posto al di sotto del 3 % e che ci si chiede di azzerare nel 2018. Difficile da credere. Renzi ne pensi un’altra, rinfoderi la propaganda e ridimensioni i suoi velleitari obbiettivi rendendoli più avveduti, più credibili e quindi realmente utili e funzionali agli interessi del Paese.

Rosengarten

Rosengarten663 Posts

Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

Commenta con il tuo account social

0 Comments

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

Seguici

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua Email

Unisciti agli altri iscritti:

Realizzato da You-Com.it