Charamsa fa lo stoico ma nessuno l’ha obbligato al celibato

charamsa
Premessa: chi scrive è tutto meno che un buon cattolico. Bestemmio, non vado a messa non so neppure da quanto tempo, me ne impippo di praticamente ogni precetto, insomma sono la classica persona che finirà all’Inferno e se lo sarà meritato. Lo preciso fin da subito, qualora a qualcuno saltasse in mente di definirmi ultras cattolico, bigotto o chissà che altro.

Monsignor Charamsa non è uno qualunque in Vaticano: il prelato polacco è infatti insegnante di Teologia alla Pontificia Università Gregoriana e ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ieri, a ridosso dell’apertura del Sinodo sulla famiglia, ha deciso di dichiararsi gay e di palesare la sua convivenza con un altro uomo.

Nonostante questa scelta accurata di modi e tempi per l’annuncio, non riesco proprio a capire cosa abbia di eroico, di rivoluzionario o di stoico il gesto di monsignor Krzysztof Charamsa il quale, proprio a un giorno dall’apertura del Sinodo sulla Famiglia, sceglie di dichiararsi gay e di dire al mondo che convive da anni. Non è un gesto rivoluzionario per un semplice, banale motivo: le rivoluzioni si fanno contro una imposizione a priori. Se si accetta liberamente un voto o una regola e poi si pretende di modificarla a proprio piacimento e secondo le proprie comodità non c’è nulla di rivoluzionario, piuttosto c’è un elemento di arroganza: nel caso specifico, Charamsa vuole stare nella Chiesa, magari mantenere anche i suoi prestigiosi incarichi, ma voler fare come gli pare. Ogni istituzione ha le proprie regole: per fare un esempio tanto cretino quanto ovvio, se aderissi ai comunisti di Marco Rizzo una volta dentro non potrei pretendere che inizino a diventare discepoli di Milton Friedman,semmai dovrei essere io ad adeguarmi allo stalinismo o andarmene perché sono io in contrasto coi loro valori e non viceversa.

Per inciso, il problema con Charamsa non è l’omosessualità. Il Vaticano ha agito in maniera tempestiva sospendendo il monsignore da tutti gli incarichi e non lo ha sospeso in quanto gay, sebbene adesso si cercherà di far passare questo messaggio. Monsignor Charamsa ci ha provato, ha infatti dichiarato: «è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca che la soluzione che propone loro, l’astinenza totale dalla vita d’amore, è disumana». Ma perché, da quando la Chiesa caccia i credenti gay? E soprattutto, da quando il voto di castità per i prelati è infrangibile se vai con le donne mentre se vai con gli uomini no? Charamsa è stato sospeso perché ha violato il voto di castità e lo ha pure rivendicato, e questo vale per qualunque prelato a prescindere dal proprio orientamento sessuale. La sospensione l’avrebbe ricevuta anche se si fosse trattato di convivere con una donna, perciò sulla vicenda sarebbe bene che la stampa non alimentasse questo vittimismo a matrice arcobaleno che non ha senso di esistere.

Circa tre lustri fa un altro monsignore salì agli onori della cronaca per aver sposato una donna: quel monsignore si chiamava Emmanuel Milingo. Milingo, venuto in contatto con la Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon, che nel 2001 contrasse matrimonio con la coreana Maria Sung. Milingo, omosessualità a parte, usava le stesse argomentazioni di Charamsa in tema di celibato per i prelati quali il diritto a vivere l’amore e la disumanità dell’imposizione della castità. Quattordici anni fa quasi nessuno arricciò il naso per via della sospensione a divinis recapitata all’ex arcivescovo di Lukasa così come passò in sordina la dismissione dallo stato clericale nel 2009, per quale motivo adesso con monsignor Charamsa l’opinione pubblica solidarizza e la stampa prova a farlo passare come un martire, proprio a ridosso del Sinodo poi? Forse perché sta con un uomo e non con una donna? I due casi, orientamento sessuale a parte, sono molto simili, ma le reazioni sono molto diverse. A pensar male si fa peccato, però…

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15 Comments

  • eleonora puzzo Reply

    4 ottobre 2015 at 10:35 am

    In effetti stavo riflettendo sulla stessa cosa…. ma aggiungo alle parole dell’articolo, che all’epoca dei fatti di Milingo (a chiamarlo monsignore proprio non ce la faccio) ci fu addirittura la tendenza inversa a quella di oggi: molti diedero addosso alla Chiesa e al Papa perchè venne reputato troppo morbido l’atteggiamento tenuto.

    Il punto però è ben più complesso a mio avviso. Han fatto benissimo intanto a sospenderlo, ma occorre chiarire che tipo di prete era, mi spiego, era un prete diocesano o un prete religioso?
    Nel primo caso infatti non viene pronunciato alcun voto di castità ma solo quello di celibato. Quindi non potendo sposarsi dovrebbe tenersi casto (come qualunque cattolico prima del matrimonio e fuori dal matrimonio per intenderci), nel secondo caso invece no, ha pronunziato proprio un voto di castità oltre che di celibato.
    Al riguardo c’è poca conoscenza e molta confusione.

    Il punto però resta: in entrambi i casi il voto è libero da imposizioni! E sopratutto esiste la possibilità, qualora ci si accorgesse di non essere tagliati per quella vita (!! faccio l’avvocato del diavolo, il percorso di studi è lungo e difficoltoso, possibile te ne accorgi dopo?) è sempre possibile chiedere una dispensa, resterà un sacerdote, ma sarà sospeso da qualunque tipo di incarico e non potrà amministrare i sacramenti se non in casi di assoluta necessità ed urgenza (in realtà pochi lo sanno ma in casi di assoluta necessità e urgenza alcuni sacramenti possono essere impartiti da qualunque Cattolico battezzato).

    Fermo restando quindi che mi ritrovo nel pensiero espresso dall’articolo, mi scuso per aver dato due precisazioni, il fatto è che seguo da molto Qelsi trovandolo una delle migliori testate e avevo piacere che ne uscisse un’informazione più completa.

    Saluti

    • Andrea Asole Reply

      4 ottobre 2015 at 10:44 am

      Ti ringrazio per le precisazioni Eleonora, non ero a conoscenza della diversità tra castità e celibato, pensavo che le due cose fossero coincidenti

  • luciano tanto Reply

    4 ottobre 2015 at 4:25 pm

    …visto dal punto de vista del burocrate, forse. ma il Vaticano-chiesa non é un partito, ne l’omossualitá una ideologia. Detto da chi é dentro alla chiesa… omosessuale, una ventata di aria fresca.

  • Carlo Lauletta Reply

    4 ottobre 2015 at 5:07 pm

    Perché la pubblica opinione riguarda Charamsa diversamente da come riguardò Milingo?
    Dichiaro di non avere riflettuto adeguatamente, ma forse una risposta potrebbe essere (anche) questa:
    Milingo appariva chiaramente un cialtrone, mentre questo Charamsa ha l’aria di persona civile.

  • Paolo Reply

    4 ottobre 2015 at 5:12 pm

    Prescindendo dalle precisazioni della lettrice Eleonora (che, per carità, ci stanno benissimo) personalmente concordo in pieno con quello che è lo spirito sostanziale di questo articolo.
    Ricordo anche io abbastanza bene lo scalpore che fece, a suo tempo, la vicenda di “monsignor” Milingo. E ricordo bene anche come rimasi sorpreso, non tanto dalla reazione della Chiesa (prevedibile) quanto dell’ opinione pubblica, della stampa; mi aspettavo infatti una certa solidarietà nei confronti del prelato “sovversivo”, ed invece al contrario l’ opinione comune fu abbastanza compatta nel condannare la sua scelta, senza attenuanti, tanto che se non ricordo male egli dovette rassegnarsi a fare marcia indietro, ripudiando la compagna.
    Oggi invece, un prelato che si dichiara gay viene immediatamente gabellato come martire.
    Se questo non è agire con due pesi e due misure, non so cosa altro potrebbe esserlo…

  • miroslav Reply

    4 ottobre 2015 at 5:57 pm

    sono perfettamente d accordo con chi ha scritto questo articolo. Quello di Charamsa e’ uno squallido colpo basso… e’ sempre facile sparare addosso alla Chiesa Cattolica, e’ da codardi. Voglio solo aggiungere che i dettami della dottrina sono chiari e chi non ha voglia di condividerli e’ liberissimo di andare altrove! Comunque aldila’ dell’orientamento sessuale, resta il fatto che questo sacerdote frequentava il suo compagno quando invece avrebbe dovuto unicamente servire il Signore in castita’. Spero comunque che Charamsa possa trovare pace con se e con Dio.

  • Cosmo Reply

    4 ottobre 2015 at 6:10 pm

    Buona sera a tutti, Io ero un praticante assiduo della chiesa da un bel pòdi anni non fequento la chiesa.Ieri a causa di un annivversario di 50 anni di matrimonio,sono andato a messa per rispetto ma principalmente per opportunità.
    Perchè di questa premessa: semplice, questi personaggi che tendono a salire sugli allori della chiesa, di fatti sacerdoti non l’ho sono stati mai,perchè come dice la sagra scrittura o sei di Dio o di mammona! ma questi casi isolati di cronaca, sono spot tentativi di essere alla ribalta, vedre ora quanto si chiaccherera sulle varie televisioni? Il fatto concreto è uno solo: i preti sono tutti casti,praticano la carità, esercitano il loro ministero evangelicamente? No sono per maggior parte Vescovi compresi adultere, dittatori, o integralisti, sono teologi, nella storia della chiesa cari miei sono stati priprio i teologi che hanno fatto macelli. Io parlo della Diocesi di Chieti Vasto, bener vi è un personaggio il quyale io non richiesto a chiamarlo mons., anzi mi fa vomitare, non si può salire sul pulpito per dire paroloni anche in altre lingue, che magari non tutti comprendono! a me interessa che mi dai segno di vita di ciò che predichi! La maggiorparte dei parroci sono mercenari, mercenari di sacramenti,approfittatori, pettegoli da bar ove anche se non dicono il nome raccontano cose dette in confessione!La chiesa è a mio avviso da rifare oppure come il precedente papa, si dovrà rimettere se non lo fanno fuori prima, dimettersi per questione di salute.Spero, ma l’ho spero veramente questo Papa possa contare su una serie di persone fidate che per suo conto vadino ad indagare chiesa per chiesa in anonimato per poi riferire, ovviamente prendere i dovuti provvedimenti, meglio chiese senza preti, che chiese con operatori di Satana! mi chiedo è ho concluso,quando finirà la generazione dei nostri nonni e genitori, chi frequenterà la chiesa? Ecco perchè a mio avviso è arrivato il momento di fare una pulita radicale: Caro Papa Francesco parlare dalla finestra o dal pulpito, se non accompagnati con atti concreti è solo fiato che va via? Riflessione: quante parrocchie hanno ospitato famiglie bisognosi? Io mi sono trovato in serie diofficoltà economiche, per colpa altrui, ma ora ho risolto, una persona non io si è rivolto al un prete della caritas di Vasto lo chiamato Gianfranco, ha detto di non essere in condizione di aiutarmi! Bene per i brodetti di pesce con i suoi amici ed amiche vi è la disponibilità economica? La mia convinzione che occorre come al tempo di Lutero, una radicale pulizzia,altrimenti la chiesa è destinata a scomparire? Grazie della attenzione.

  • Federico Reply

    4 ottobre 2015 at 10:20 pm

    Dal punto di vista della Chiesa Cattolica la maggiore gravità nel comportamento di questo prelato non risiede nella sua rivendicazione alla sessualità ma risiede proprio nella sua pretesa verso l’omosessualità.
    Infatti la Chiesa Cattolica giudica l’omosessualità un fatto IMMORALE (De pastorali personarum homosexualium cura, 1986, Joseph Ratzinger) mentre sulla castità la posizione della chiesa non è così rigida come comunemente si pensa.
    Il celibato dei preti non è un dogma e non è previsto dalle Scritture. Si tratta semplicemente di una “convenienza” il cui valore fluttua nel tempo e che ogni Papa può ribadire, modificare o anche abolire. Ad esempio Papa Wojtyla ha concesso di rimanere sposati ai preti anglicani che passano alla chiesa cattolica.

    • miroslav Reply

      7 ottobre 2015 at 3:46 am

      ah beh quindi allora il celibato sarebbe solo un optional?! come a dire va bene se vai a donne ma e’ immorale se il prete va con uomini?? io ribadisco che le regole dovrebbero essere uguali per tutti. o castita’ o senno’ vai a fare qualcos altro. Basta col solito maschilismo a buon mercato!

      • Federico Reply

        8 ottobre 2015 at 11:25 am

        Non si capisce bene, ma se la critica è rivolta a me, devo dirti di leggere meglio il mio commento, perché hai sbagliato bersaglio.
        Ho messo bene in chiaro, fin dalla prima riga, che non si tratta del mio punto di vista, ma di quello della Chiesa Cattolica, punto di vista facilmente accessibile a tutti quelli che hanno voglia di documentarsi un po’, anziché starsene comodi a criticare tutto ciò che non gli piace.
        Dopodiché, nel caso funesto che la Chiesa non la pensasse come vuoi tu, sono costernato, ma non posso farci niente.
        Saluti!

        • miroslav Reply

          12 ottobre 2015 at 3:36 am

          caro federico non era certo mia intenzione criticare il tuo pensiero, volevo solo porre l’accento sull’ipocrisia di alcuni aspetti dei dettami ecclesiastici. la Chiesa ha tutto il diritto di pensarla come vuole, solo mi piacerebbe che si evitassero disparita’…

  • Frank Reply

    5 ottobre 2015 at 7:59 am

    Se ho capito bene, questo prelato ribelle ha anche scritto un libro sulla grottesca vicenda che lo riguarda. Il libro è stato pubblicato molto recentemente ed alla luce di questa circostanza, unita alla scelta di esternare pubblicamente le sue tendenze gay e gli amoreggiamenti a cui il monsignore si dedica da tempo, non può che far pensare ad una squallida operazione commerciale per favorire la vendita del libro. Altro che atto eroico! Se la chiesa vuole riacquistare credibilità deve liberarsi subito dal marciume che gente simile gli porta in casa.

  • Torri Gianpaolo Reply

    6 ottobre 2015 at 9:35 pm

    Giusto per… “Il grande universo dei preti si può distinguere in due categorie: i preti (cosiddetti) diocesani e i preti (cosiddetti) religiosi. I primi sono tali perché si pongono al servizio del Vescovo di una Diocesi (per esempio: la Diocesi di Roma); in questo caso vengono “incardinati” presso la propria Diocesi dove rimarranno praticamente tutta la vita (se non vengono chiamati ad altri incarichi o non scelgono di andare in missione). Costoro al momento di essere ordinati emettono tre promesse: promessa di celibato, promessa di obbedienza al proprio Vescovo e promessa di preghiera e santificazione. I secondi (sacerdoti religiosi) sono chiamati tali perché appartengono ad una famiglia religiosa (per esempio: francescani, gesuiti, salesiani, eccetera); per aderire alla famiglia religiosa e prima ancora di diventare preti sono tenuti ad emettere i tre voti, quello di castità, quello di povertà e quello di obbedienza. Rimarranno per tutta la vita inseriti in quella famiglia religiosa, che disporrà del loro servizio secondo le necessità e la vocazione.”

  • Rosengarten

    Rosengarten Reply

    8 ottobre 2015 at 12:14 pm

    Salve. L’errore di Charamsa è quello che fanno tantissimi altri da decenni, cioè da quando è stato giustamente riaffermato il sacrosanto fondamento che uno Stato per essere libero e democratico debba essere laico. Dalla laicità al laicismo, cioè all’opposizione viscerale a tutto ciò che sa di ecclesiastico, il passo è breve per quelli che, a cominciare dalla cosiddetta sinistra, coltivano un odio ideologico viscerale e preconcetto, soggetti i quali hanno ritenuto di poter difendere presunti diritti civili, come l’aborto, il matrimonio facile cui porre rimedio col divorzio facilissimo, l’eutanasia e l’omosessualità, distruggendo i principi ed i valori millenari peculiari della chiesa cattolica, che da cardinale Raitziger papa Benedetto XVI definì i “valori non negoziabili” e sempre da difendere da parte dei cattolici.

    Ed allora succede quello che succederebbe se i membri di un club contro l’alcolismo pretendessero di introdurre la libertà di coscienza di bere alcolici a volontà e di potersi ubriacare a piacimento. Vuoi bere? Ok, esci dal club degli antialcolisti ed ammazzati di alcol, chi te lo impedisce? Ma poi questi stessi non possono pretendere che gli si riconoscano gli stessi diritti riconosciuti a chi non beve o non si ubriaca in merito a particolari situazioni, ad esempio alla guida di un’auto.

    L’altro errore è quello di ritenere che quando la Chiesa parla o fornisce indicazioni queste riguardino tutti indistintamente. Sbagliato, perchè divieti e comandamenti della Chiesa riguardano solo quelli che DECIDONO SPONTANEAMENTE di accettare e seguire gli insegnamenti della Chiesa Cattolica adeguando ad essi il proprio stile di vita e la propria coscienza. Questi che fanno così hanno un nome : cattolici osservanti e praticanti. Quindi quando questo o quello, non cattolico praticante ed osservante, si alza la mattina e comincia a sproloquiare ed a pontificare su cosa dovrebbe o non dovrebbe fare la Chiesa, commette un arbitrio o una vera prepotenza. Vuoi abortire? Fallo, lo Stato te lo concede, ma non puoi pretendere che la Chiesa ti dia la sua incondizionata approvazione per quello che, la puoi girare come ti pare, ma è e rimane un omicidio. E’ questa pretesa che la Chiesa si pieghi ai voleri dei laicisti che è inaccettabile, non il fatto che ci sia gente senza Dio e che abbia opinioni radicalmente diverse da quelle di coloro che in Dio credono e confidano. E coloro che manifestano obiezioni di coscienza derivanti dalla loro fede dovrebbero trovare la stessa comprensione e tolleranza che si chiede per gli altri che quelle obiezioni non sollevano. Il prete polacco sa che col sacerdozio è entrato in un club che si rifà alla Sacre scritture ed agli insegnamenti dei Dottori della Chiesa per i quali l’omosessualità (Levitico 20, capoverso 13 : “E nel caso che un uomo giaccia con un maschio come si giace con una donna, entrambi hanno fatto una cosa detestabile. Devono essere messi a morte immancabilmente. Il loro proprio sangue è su di loro”) è un peccato che non può essere perdonato senza un vero pentimento. Possiamo soprassedere dal comminare pene ai gay, possiamo riconoscerne tutti i diritti che si vuole, ma i cattolici NON ACCETTERANNO MAI matrimoni gay che equiparino quelle unioni a famiglie NATURALI, nè che sia lecito che adottino ed educhino dei bimbi che rischiano di essere sodomizzati da turpi ed immorali “presunti genitori adottivi”. Coloro per cui questo non sta bene hanno licanza di fare quello che piace loro, ma la smettano di pretendere che la Chiesa “cambi e si evolva” per avallare le loro putride ed innaturali deviazioni. E chi dentro alla Chiesa c’è capitato per caso, tolga il disturbo e se ne vada. Questo dovrebbe fare Charamsa con un minimo di dignità e coerenza prima che lo buttino fuori a calci. Rosengarten

    • Federico Reply

      10 ottobre 2015 at 1:38 pm

      Il problema sai qual’è? E’ che la gente, con la scusa della democrazia, pensa di sapere tutto, di poter discutere su tutto e anche di poter decidere su tutto. Tutto è criticabile, discutibile e riformabile, Non c’è istituzione, né scienza, né religione che tenga.
      Partendo dall’università di Facebook, questi imbecilli col Nobel ne sanno più di tutti i medici, ingegneri, avvocati e sacerdoti, messi insieme. Riassumono in sé tutto lo scibile umano (a parte quello di saper leggere e scrivere che, a loro dire, non è affatto importante).
      Tutto deve sottostare alla loro sapienza. Le loro conoscenze mediche superano quelle dei medici e della Medicina: “i vaccini? Non vanno fatti perché viene l’autismo”. Le loro conoscenze farmacologiche superano quelle dei farmacisti: “Il cancro? Esiste già la cura ma non ce lo dicono per fare i soldi con i farmaci”. Le loro conoscenze tecniche superano quelle degli ingegneri: “L’automobile ad acqua? Esiste già ma non ce lo dicono per fare i soldi col petrolio”… e via dicendo, la lista è lunga.
      Se la scienza è un’opinione, figuriamoci la filosofia o la religione: “I gay? Dovrebbero essere ammessi e rispettati più degli altri”… etc etc.
      Come se non bastasse, siamo arrivati al punto che perfino la natura deve inchinarsi di fronte al loro democratico diritto decisionale: “Il pisello? Non conta nulla! Decido io se sono uomo o donna”.

      Però, pensandoci bene, questa cosa potrebbe anche far comodo. Io, per esempio, finora mi sono sentito maschio ma prossimamente credo che deciderò di sentirmi femmina. Dopodiché guai a chi non mi lascia entrare nei bagni delle donne, che sono sempre più liberi e anche più puliti.

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