Che pena i ragazzi dei centri sociali che emulavano i genitori ex sessantottini

Alcuni media l’hanno chiamata “la cosa nera”, mischiando il verde padano, l’azzurro forzista ed il tricolore dei fratellini italici. Nostalgici dei vecchi fasti della contrapposizione destra-sinistra, hanno colorato il blob bolognese di nero. Su chi abbia veramente vinto in quella piazza, sta ad altri stabilirlo. Il trio Salvini-Berlusconi-Meloni ha fatto la propria parte. Sicuramente ha trionfato chi della famosa frase di Flaiano (“in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”) ne ha fatto una bandiera.
Ex sessantottini che hanno consegnato metaforicamente ai figli gli eskimi, riposti da anni nelle soffitte delle loro villette, commossi, hanno pregato i pargoli di portarli a spasso nella rossa Bologna. Mentre a Piazza Maggiore si gridava “Ruspa!”, da via Stalingrado si rispondeva ” Resistenza!” La piazza incitava “chi non salta, comunista è!”, la via urlava “via i fassisti dalla città!”. Divertente? Neanche un po’. Polizia schierata, clima esplosivo, blocco totale.
Il sacro diritto di manifestare e di opporsi civilmente sono stati sostituiti da un fastidioso odore di naftalina. Li chiamano antagonisti ma sarebbe più corretto definirli “anacronistici sfasciatori”, però in eskimo, che fa tanto radical chic. In fondo a Salvini vogliono bene, gli devono quel rigurgito di bile di cui sentivano astinenza per passata esperienza o, peggio, per invidia del racconto dei padri. Hanno sostituito le piazze con gli stadi ma, quando capita, un bel ritorno al fumogeno in strada non lo disdegnano.  Così, si celebra la guerriglia. Ed il giorno dopo, tutti sereni. Il circo leva le tende.
@PgGrilli
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1 Comment

  • metello Reply

    10 novembre 2015 at 10:47 pm

    Il problema che oggi gli ex sessantottini sono tutti maxi dirigenti e sono a capo di ogni organizzazioni e enti pubblici e questi lo diventeranno quando smetteranno di divertirsi a tirare pietre e bombe carte. Allora come quelli di oggi faranno uno pseudo pentimento pubblico, con ammenda che i loro atti erano solo di buon senso e che nel momento dovevano comportarsi così perché era il popolo che lo chiedeva e loro erano la coscienza popolare. Saranno anche loro a quel punto rigidissimi e pronti ad incassare lauti stipendi e pensionissime. Dio lo vuole e pure il popolo pecora.

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