Cinque anni per cambiare

elezioni_amministrativeA chi per una questione di principio si astiene dal voto nessuna obiezione può essere logicamente posta.
Se consapevolmente si è raggiunta la conclusione che questo strumento abbia esaurito (o non l’abbia mai realmente avuta) la funzione di incidere sul cambiamento, non vi può essere di certo nessun argomento che possa far mutare idea a coloro che in tal modo l’hanno fatta propria.
Per costoro, così come non ha nessun valore chi stia al governo oppure no, altrettanto, per coerenza, non dovrebbe destare alcuna attenzione tutto quel che avviene all’interno di un cotanto considerato teatrino.
L’unica linea politica possibile per gli astensionisti coerenti è, sempre e comunque, fuori il dibattito politico istituzionale, le vicende dei partiti, le cronache di questo o quell’altro uomo politico che si muovesse dentro i meccanismi standard dell’offerta politica.

Il problema è che la morfologia sociale degli astenuti al voto è molto più variegata: se fossimo stati tutti degli astensionisti coerenti già avremmo fatto la rivoluzione in questo paese.
Il massimo di flessibilità o, per usare un termine caro agli epicurei (quelli della tarda romanità antica), di clinamen(1) che può essere compatibile con il determinismo logico, dettato da coerenza, di un’astensione consapevole come quella descritta in incipit è soltanto circoscrivibile ad una accidentalità che possa far ritenere, all’astenuto ontologico, in via del tutto eccezionale ed in virtù di altrettante eccezionali condizioni, che si possa andare a votare per uno scopo teso a ribaltare, in un modo incidente da subito, l’assetto politico-istituzionale, altrimenti per lui irriformabile con le normali procedure di voto.

5 anni per cambiare: questo è il massimo arco temporale che un astenuto, consapevole e spesso recidivo, può al limite dare ad una qualsiasi operazione politica di scopo esercitabile attraverso il sistema di voto.
L’astenuto consapevole non si tura il naso come i vecchi post-garibaldini montanelliani, non ammette tale eventualità in virtù di un meglio che non si può fare, semmai la considera in concomitanza ed in aggiunta al meglio e al di più che, eventualmente, si possa fare oltre il voto.

L’astenuto ontologico non concederebbe mai più di una legislatura (o giù di lì) per accertare la validità di un’offerta politica di cambiamento esercitabile attraverso il sistema di voto neanche a se stesso, perché ad una posizione rigorosa e logica di principio solo lo scarto di un clinamen è possibile ammettere.
Vi è una onnipossibilità teorica insopprimibile anche nelle traiettorie più rigorosamente calcolate, a questa rende conto l’astenuto consapevole quando prende in considerazione l’idea di ritornare a manifestare, a determinate condizioni, la sua preferenza politica tramite il sistema di voto.
Per lo stesso motivo è alieno a qualsiasi progettazione politica infra-istituzionale da condurre con micro-partiti da far crescere ed alimentare a forza di legislature dentro i palazzi: ha già dichiarato l’irriformabilità del sistema e se deve concepire lo spazio per una forzatura a questa impostazione di fondo lo fa a partire da coloro che possono competere per vincere e per rimanere all’interno dei fatidici 5 anni, il tempo di una legislatura, per cambiare le cose nella direzione da lui auspicata.

L’astenuto consapevole, per tutto ciò, è il top dell’avente diritto al voto di questo paese. Non solo rappresenta la migliore espressione di una linea di principio, ma anche la migliore espressione della sua necessaria aderenza alla realtà delle cose.
Dovrebbe diventare un paradigma di come l’elettore medio si dovrebbe porre nei confronti dell’offerta politica, per ora ne è solo il volano affinchè ciò avvenga.
Purtroppo, inconcludenti e ancora troppi gli astenuti che da una parte rivendicano l’irriformabilità del sistema politico-istituzionale e allo stesso tempo non fanno che preoccuparsi delle sue vicende interne senza però volersi compromettere in alcun modo.

Favoriscono il governo perché non aggiungono nulla alla loro posizione di principio, ma tendono a frammentare qualsiasi opposizione infra-sistemica allo status quo.
Criticando l’ascesa di Salvini danno una mano a Renzi senza accorgersene e senza avere nulla in cambio da parte di chi, per lo stesso motivo di principio opposto al loro, comunque è orientato ad andare a votare.

Ridicoli ed altrettanto inconcludenti dei precedenti gli astenuti che non hanno intenzione di recarsi alle urne solo perchè non c’è nessun micro-partitino identitario che li rappresenta.
A contare le pulci all’astensionismo, a ben vedere, il tipo di astenuto al quale può andare senz’altro la più sincera simpatia, se non la medaglia al valore intellettuale, è proprio quello, la maggioranza, che non è andato più a votare o che ha deciso di non farlo più semplicemente perchè è incazzato come una bestia o deluso come una persona che non ha più nemmeno la speranza di un futuro qualsiasi, ma solo un presente di tasse, burocrazia e zero opportunità.

Ne tenesse conto chi ha in mano le sorti di questo paese: si consuma tutto in una legislatura, le buone e le cattive intenzioni, non esiste più alcuno spazio ultra-decennale per qualsiasi forza politica voglia porsi il problema di cambiare questo paese e farlo uscire dall’infermo fiscale nel quale è stato tratto intenzionalmente da chi ha costruito un modello di società dove una parte vive improduttiva sulle spalle dell’altra, così in perenne affanno ed ormai allo stremo delle forze.
Lo tenga presente chiunque per davvero o per finta in cambio di una poltrona volesse cimentarsi nell’impresa: in politica, è ormai assodato dal 2011 ad oggi, nulla dura più di 5 anni se non ottiene risultati tangibili, forse sono anche troppi.

(1)Nella fisica epicurea, il clinamen è la deviazione spontanea degli atomi nel corso della loro caduta nel vuoto in linea retta, deviazione casuale, sia nel tempo sia nello spazio, che permette agli atomi di incontrarsi. Il concetto fu introdotto da Epicuro con il termine greco parenclisi (parénklisis, παρέγκλισις), successivamente tradotto da Lucrezio con il termine latino clinamen.

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