Comandami pure, ma devi mantenermi!

o.272356Vi è nella storia degli ultimi 70 anni una precisa correlazione tra la perdita di fatto della sovranità di alcuni paesi e l’affermarsi di modelli sociali basati sulla spesa a debito e la rendita parassitaria.
Come per dire: “Comandami pure, ma devi mantenermi!”
L’Italia da questo punto di vista non è seconda a nessuno, nemmeno alla Grecia, della quale sappiamo che tutta l’impossibilità di uscire dalla sua crisi del debito deriva, appunto, da un sistema pensionistico che per essere riportato a livelli di sostenibilità dovrebbe, all’incirca, dimezzare il suo fabbisogno.
L’esito del secondo conflitto mondiale ha prodotto questa forma mentis nella testa dei governanti di alcuni Stati del Sud Europa.
Si è barattata, senza colpo ferire, la propria sovranità, sacrificata sull’altare dell’ordine geo-politico, con il mantenimento di una classe politica parassita e del suo elettorato di riferimento..
Sembrava che tutto potesse filare senza intralci.
Dal Piano Marshall al compromesso storico, tutto è filato liscio ed il padrone geo-politico ha chiuso un occhio sui satrapi locali che gli dovevano garantire l’ordine costituito ed un minimo di coesione sociale nei luoghi dominati.
Questa dinamica terreno ancora più fertile ha trovato in tutti quei paesi europei, in testa il nostro, dove vi erano partiti comunisti o di sinistra, per i quali, questo scambio di sovranità per rendita parassitaria fu una vera manna del cielo per trovare uno sbocco ai limiti che imponevano loro gli accordi di Yalta.

Non si può andare al governo, ma ci si può consociare e spolpare un intero paese a colpi di debito e di tasse da far pagare a tutto ciò che si muove e si produce all’interno del proprio territorio di competenza.
Per arrivare, è storia dei nostri giorni, dopo la fine della cosiddetta prima Repubblica, con la vecchia sinistra democristiana e tutto il coacervo di reti clientelari diffuse di quel che fu il PCI, associati nel PD, al governo con l’ennesimo bluff di riforma: rappresentato da Renzi.
O si fa più debito, o si mettono più tasse o tutte e due le cose insieme, a vario grado, a seconda delle necessità.
Questo è il limite, al di là dei nomi nell’esecutivo, oltre il quale la nuova democrazia cristiana. il PD, non può andare senza eliminare se stessa.
Questo è lo schema dal dopoguerra ad oggi e da questo punto di vista insegniamo molto anche a quegli sfaccendati politici e governanti greci.

I politicanti di casa nostra, quelli del PD in testa, sono dei veri e propri professionisti in confronto a Tsipras e a quelli che lo hanno preceduto.
E’ talmente radicato lo schema che ad esso, oramai, sono del tutto assuefatti anche i cittadini dei due paesi.
Come è possibile spiegare ai greci che, se le entrate dell’istituto di previdenza sono, per dire, cifra 10, non si possono elargire pensioni per cifra 20 senza che qualcuno colmi la differenza?
Ma anche agli italiani, come fare a spiegare loro che, con il debito pubblico secondo al mondo, non è più possibile garantire fantomatici ‘diritti acquisiti’ senza che qualcuno li paghi al posto dei cosiddetti ‘aventi diritto’?

Un vero e proprio cane che si morde la coda e che è il reale motivo del fallimento di qualsiasi ricetta sperimentata dia governanti finora per uscire fuori dalla crisi.

In ultima istanza, con le tasse che oltre un certo limite non è più possibile tollerare, ritorna sempre il ritornello in incipit che la vecchia politica nazionale ripete, senza pudore alcuno ormai, ai poteri responsabili dell’assetto geo-politico della loro area.
Volete continuare a disporre di noi come volete? Manteneteci, almeno a noi e giù governi Monti, lacrime e sangue in una spirale che sembra non avere più alcuna via di uscita.
La soluzione non è però nel rifiuto dell’assetto geo-politico dato, è nel rifiuto, questo si non negoziabile, che a garantirlo siano ancora coloro che oltre a farsi mantenere a sbafo non sono stati capaci per 70 anni di fare altro.

Il richiamo ad una nuova sovranità non più solo formale dei territori che abitiamo, non passa per il rifiuto della nostra collocazione geo-politica atlantica, anzi, passa per un nuovo patto solidale con i nostri partner degli ultimi 70 anni, buoni o cattivi che siano, che non mendichi e non baratti più l’appartenenza ad un’area e ad una famiglia geo-politica in cambio di un mantenimento a sbafo e/o a debito.
La coperta è oramai così corta che mentre la Grecia si può ancora comprare a questo modo, per l’Italia, tanto è grossa, è difficile trovare clienti che possano ancora ritenere interessante accollarsi quella gran massa di debito accumulato in tutti questi decenni.
Un paese non sovrano di fatto, come noi attualmente siamo, oltre ad essere un alleato inaffidabile per qualunque cosa, è il brodo primordiale di ogni forma di consociativismo e parassitismo allo stato puro.

Non si generano passioni per il nostro suolo, progetti, contese positive che animano la società, fanno sentire lievi i sacrifici, quando dentro di noi è infissa, come un chiodo, l’idea che tanto a pensarci sarà qualcun altro, al posto nostro.
E’ ridicolo sventolare la bandiera di Garibaldi e di una inutile Resistenza, sulle rovine di una guerra persa nel più ignominioso dei modi: il tradimento.
La pacificazione di questo paese passa per una nuova affidabilità sovrana, barattabile con nulla, da dimostrare ai nostri alleati attuali, quelli che ci hanno sconfitto o ci hanno liberato, a seconda dei gusti, 70 anni fa, ma tanto è …

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14 Comments

  • elio strazabosco Reply

    28 giugno 2015 at 3:09 pm

    ….Così che, i PREPOSTI ad una equa ‘chiamata’ ad una doverosa partecipazione contributiva , diventano terroristi fiscali, plenipotenziari, sadici strumenti,contro i cittadini, spogliati di ogni disfesa, al solo scopo di compiacere al TIRANNO di turno. ( Leggi ‘AGENZIA DELLE ENTRATE e loro preposti.) elio strazzabosco

  • Stefano Carboni - Forlì Reply

    29 giugno 2015 at 5:36 am

    Articolo 3 trattati istituzione UE
    (ex articolo 2 del TUE)
    1. L’Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli.
    2. L’Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere
    interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l’asilo, l’immigrazione, la prevenzione della crimi­ nalità e la lotta contro quest’ultima.
    3. L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.
    L’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.
    Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.
    Essa rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo

    …..vedete qualcosa di coerente con questo articolo nella politica della UE con la Grecia (e più in generale nella politica della UE tout court) ????

  • Sandro Cecconi Reply

    29 giugno 2015 at 10:48 am

    Sabbatini,

    quella sulle c.d. Pensioni è solo una leggenda metropolitana creata ad arte dai vari governicchi, tutti e nessuno escluso, – sto parlando dell’INPS – in quanto sono stati proprio tutti i governicchi a prendere l’INPS come bancomat del governicchio di turno. L’ultima porcata in ordine cronologico è stata quella di far confluire il sistema pensionistico degli statali e dei dipendenti pubblici in generale nell’INPS per coprire i buchi enormi di bilancio dell’INPADAP.
    Per non parlare poi della non voluta separazione dell’assistenza dalla previdenza.

    Analizzando i bilanci, rigorosamente solo INPS, le cose stanno proprio in tutt’altra maniera e nessuno.
    Quindi la prego di non fare delle affermazioni che sono smentite dai fatti.
    Il discorso andrebbe affrontato in modo completamente diverso ovvero sapendo perfettamente che il nodo è solo uno: la mancanza di lavoro a qualsiasi livello. Una mancanza di lavoro perché in questo paese non c’è mai stata la cultura di formulare un piano strategico di breve, di medio e di lungo-lunghissimo periodo di sviluppo industriale come in realtà avviene nei paesi civili. Non è mai esistita una visione di Stato, non è mai esistito un qualcuno che abbia avuto la volontà di provarci soltanto, abbiamo sempre avuto politicanti arruffoni, nullafacenti e nullapensanti, quaquaracquà da mezzo centesimo falso e bucato i quali sono stati eletti con il concorso degli elettori che si sono espressi apponendo una croce sulle proprie schede elettorali senza mai più preoccuparsi di cosa avrebbero fatto gli stessi politicanti una volta in parlamento e/o al governo.
    Il vero problema dell’Italia è questo e la mancanza di crescita del nostro paese da oltre 25 anni almeno. Le motivazioni sono bene note e trovo alquanto bizzarro addossare la colpa a chi in realtà non ne ha neanche una lieve. Come anche un sistema giudizio che tutti noi conosciamo bene, come anche il fatto che tutti questi governicchi del piffero hanno lasciato crescere a dismisura la c.d. “delinquenza organizzata”, termine che la classe politica e giornalistica usano con il massimo del disprezzo nei confronti dei cittadini i quali sanno benissimo che questo fenomeno è direttamente proporzionale all’inefficienza e alla disorganizzazione dello stesso Stato.
    Poi, se dovesse essere necessario, posso citare dei dati reali dell’INPS che nessuno o quasi si prende la briga di mettere in evidenza. Nessuno, stampa in testa, cita quei dati che farebbero comprendere come in realtà le cose stanno. Tacciono perché in qualche modo anche questi finti e pseudo allievi apprendisti “giornalai” debbono in qualche modo sbarcare il lunario ma nessuno oserà mai criticare le scelte dei loro padroni di turno.
    Alche che storie, storielline e leggende metropolitane.

    • Cristiano Mario Sabbatini Reply

      29 giugno 2015 at 10:09 pm

      Gentile Sandro Cecconi, nell’articolo si accenna al problema dell’insostenibilità del sistema pensionistico greco, nodo centrale, insieme al numero dei dipendenti pubblici, del suo stato attuale di insolvenza, non dell’Italia.

      Il lavoro lo creano le imprese non lo Stato, il quale, più ne sta lontano più evita il moltiplicarsi di situazione come quella greca.

      Criticare va bene, ma si abbia la bontà almeno di leggere con attenzione prima. 🙂

      • Sandro Cecconi Reply

        30 giugno 2015 at 10:48 am

        Sabbatini,

        si, ha ragione. Nel suo articolo è stato citato il sistema pensionistico greco. Chiedo scusa per il mio errore. Inoltre, come lei ben sa, sono pure io un sostenitore più che convinto che il lavoro viene creato dagli investimenti delle imprese, lo Stato, attraverso le leggi dei vari governi – quelle ovviamente fatte con criterio e discernimento e non quelle attuali – deve assolutamente mettere a disposizione alle imprese tutti quegli strumenti necessari ai singoli investimenti per far diventare efficiente il nostro sistema produttivo in tempi decisamente molto ma molto più ridotti rispetto agli attuali che sono biblici. Lo stato deve esistere solo per controllare che le regole del mercato siano rispettate e deve sempre rappresentare un soggetto terzo super partes. Altrimenti è solo jungla ovvero tutto ciò che si è verificato sino ad ora.

        • Cristiano Mario Sabbatini Reply

          30 giugno 2015 at 9:24 pm

          Ora si che ci intendiamo, sarebbe poi interessante approfondire il discorso da Lei accennato, relativo alle criticità del sistema pensionistico italiano, ma sarà per un’altra volta, non mancherà di certo l’occasione. Grazie per l’onesta rettifica. 🙂

          • Sandro Cecconi

            1 luglio 2015 at 2:09 pm

            Sabbatini,
            un’onesta rettifica da parte mia era doverosa dopo aver constatato il mio errore. Anche un simile atteggiamento serve a migliorarci.

            🙂

        • Stefano Carboni - Forlì Reply

          30 giugno 2015 at 10:08 pm

          …. troppo spesso ci dimentichiamo che il PIL di un Paese ha una componente (un addendo, per chiarirne la composizione) rappresentato dalla spesa pubblica, addendo che ha la stessa importanza della componente di investimenti, del saldo tra esportazioni ed importazioni e dei consumi privati.

          Ridurre la spesa pubblica e sperare di far contemporaneamente crescere il PIL, soprattutto in un periodo di recessione o quasi, è una pia illusione.

          Non voglio dire che si debba accrescere la spesa pubblica, soprattutto quella improduttiva, ma smettiamola, per favore, di pensare di buttare il bambino con l’acqua sporca: se vogliamo puntare alla crescita la spesa pubblica NON DEVE / NON PUO’ ESSERE RIDOTTA in valore complessivo, deve essere convertita, resa efficace ed efficiente, non “corrutiva”, non finalizzata ai soli interessi di qualche “amico”, deve permettere di distribuire reddito e non guadagni – spesso illeciti – per le tasche solo di qualcuno o di pochi.

          • Sandro Cecconi

            1 luglio 2015 at 12:43 pm

            Gentile interlocutore,

            in Italia la spesa pubblica può e deve essere tranquillamente diminuita poichè ci sono tanti di quelli sperperi che rappresentano l’opposto di ciò che dovrebbe essere una seria, sana ed efficiente organizzazione aziendale. Lo Stato è una vera organizzazione aziendale sotto ogni aspetto della più grande azienda del paese di cui noi cittadini italiani siamo gli unici azionisti avendo la totalità del capitale sociale, ovvero la storia, la cultura, le tradizioni e tutti i beni ambientali, culturali ed artistici che rappresentano oltre il 50% del patrimonio mondiale. Un vero tesoro, unico al mondo ed irripetibile. L’istituzione “Regioni”, al contrario, è la prima e più grande fonte di spesa clientelare corrotta, corruttiva e totalmente inutile, che ormai è arrivata a superare il 50% dell’intera spesa pubblica nazionale. Quanto sta accadendo da moltissimi decenni ormai, sto parlando dei vari scandali che ogni giorno “ci deliziano” con il loro fetore insopportabile e malefico, sta a dimostrare a quale punto l’Italia è stata condotta anche per colpe gravi di coloro che si sono recati alle urne per apporre una croce sulle proprie schede elettorali, eleggendo questi miserabili, credendo di andare a una scampagnata fuori porta.
            Se poi uniamo alla voce spesa ragionale pure quelle dei comuni e della burocrazia, una burocrazia ancor peggiore di quella esistente sotto il regno borbonico di “Frenceschiello”, avremo l’esatta dimensione del punto infernale che ormai stiamo toccando già da qualche anno. E infatti la spesa pubblica continua a dilatarsi in valori assoluti e con essa pure la pressione fiscale ormai insostenibile che ha assorbito quasi totalmente i consumi interni che vengono tenuti in piedi da il massimo punto di indebitamento delle famiglie italiane della storia.

          • Cristiano Mario Sabbatini

            2 luglio 2015 at 1:40 am

            Ogni riduzione di spesa pubblica se è una riduzione di tasse conseguente è il miglior modo per rendere più efficienti l’allocazione delle risorse che un paese produce. Meglio di chi le produce le risorse, non esiste Stato che sappia gestirle al fine di creare ricchezza e posti lavoro.

            Lasciamole nelle tasche dei contribuenti e vedere come la locomotiva riparte. Ogni euro che passa per le mani dello Stato perde cinquanta centesimi del suo valore dentro i marchingegni della sua burocrazia. Ogni Euro che rimane in tasca del contribuente o viene reinvestito tutto oppure va a costituire il risparmio per investimenti e consumi futuri.

          • Sandro Cecconi

            3 luglio 2015 at 11:58 am

            Sabbatini,

            personalmente inizierei, stante l’attuale pessima e infernale situazione del debito pubblico, a usare i risparmi di spesa pubblica per finalizzarli alla diminuzione del debito e introdurrei allo stesso tempo la possibilità di poter scaricare interamente le spese sostenute dai singoli cittadini italiani per un importo massimo di 3/4 mila € per il primo anno con il duplice scopo di far uscire allo scoperto chi evade veramente le tasse e per monitorare se le tasse così introitate andranno a compensare, come credo e mi auguro, la mancanza di entrate dovuta all’introduzione di questo provvedimento.

            Come le ho scritto anche di recente, le attuali condizioni non permettono al momento di passare direttamente alla diminuzione delle aliquote fiscali in modo diretto. Sono più che convinto di dover e poter raggiungere tale obiettivo solo dopo un lungo periodo di accompagnamento a tale fine con provvedimenti progettati ad hoc e che hanno lo scopo principale di arrivare entro un lasso di tempo di 10 anni, se non addirittura di 20 anni, circa all’auspicato D Day.

            Purtroppo la situazione finanziaria è quella che è alla quale aggiungo la totale inefficienza delle strutture pubbliche a qualsiasi livello. Pertanto l’unica via di uscita è quella dell’adattamento ai tempi di volta in volta vissuti. L’importante è iniziare immediatamente bloccando con effetto immediato l’espansione della voce del debito pubblico che, al contrario, continua ad aumentare ogni anno e nessun governicchio del piffero ha mai voluto ridurre. I risultati sono sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono rendersi conto davvero.

  • Stefano Carboni - Forlì Reply

    4 luglio 2015 at 2:27 pm

    ..il Sole 24 ore di oggi (4/7) pubblica una interessante (e parziale) tabella che evidenzia quanto intendo: i soli Paesi che erano in crisi e che ora crescono più della media sembrano quelli che hanno fatto le riforme “giuste” ….peccato che nella tabella che mostra in una riga il valore attuale del rapporto debito/PIL non sia riportato il valore che tale rapporto aveva nel 2006-2007, prima dell’esplosione della crisi.
    Se questa ulteriore riga (curiosamente “omessa”) fosse stata riportata si sarebbe potuto constatare che Spagna e Irlanda, che ora hanno indici di crescita del PIL pari o superiori al 3%, nel periodo 2007-2014 sono passati da un deficit/PIL del 60% circa all’attuale 100%: hanno stimolato il PIL mediante la spesa pubblica, accrescendo il loro debito sul PIL di oltre il 50%.
    Questo hanno fatto USA, Giappone e UK, questo non è stato fatto da chi ha seguito le indicazioni di austerity assurde (tanto da essere successivamente sconfessate dallo stesso FMI) della Troika.
    Non affermo che la spesa pubblica sia un bene in assoluto, né tantomeno che quella italiana sia efficace, efficiente o utile, anzi. Sostengo invece che per spingere sulla crescita non si deve aver paura e criminalizzare la spesa pubblica in sé, né aver paura di ridurre le tasse anche generando “eccezionalmente” (e quindi in modo tollerabile anche dalle nuove norme inserite in Costituzione) un deficit pubblico ed un maggior debito; la attuale livello di spesa pubblica è una risorsa del Paese che deve “solo” essere resa utile, efficace, efficiente e non clientelare ….per ridurla ci sarà tempo una volta che l’attuale inerzia del sistema sia stata superata e nuovamente realizzata una crescita vera del PIL, come hanno fatto Spagna ed Irlanda

    • Sandro Cecconi Reply

      5 luglio 2015 at 3:25 pm

      E come non ha mai voluto fare l’Italia in tutti gli anni in cui è cresciuta. Anzi, non ha fatto altro che aumentare la spesa pubblica portandola all’attuale 135&.
      Anche noi avremmo potuto fare altrettanto, e anche molto meglio, se solo i vari governicchi di politicanti nostrani fossero stati composti da persone capaci e non corrotte.
      Avremmo potuto fare meglio proprio perché avevamo e continuiamo ad avere un eccesso di spesa pubblica assolutamente eccessiva in assoluto e inoltre contemporaneamente avremmo potuto impiegare parte dei risparmi per ridurre una pressione fiscale opprimente che ha tolto ossigeno a qualsiasi consumo interno senza il quale non potremo mai e poi mai ridurre avere una crescita di almeno il 2,5% almeno per far diminuire la disoccupazione drasticamente in quanto è ormai ben noto e dimostrato che senza una crescita almeno del 2,5% la disoccupazione continuerà ad aumentare sempre più sino alla totale asfissia del nostro tessuto produttivo e, quindi, dell’Italia.

      • Cristiano Mario Sabbatini Reply

        7 luglio 2015 at 9:13 pm

        Viene da piangere sentir ancora parlare di evasione fiscale in un paese dove il Total Tax Rate ha raggiunto mediamente il 68,5%.

        Viene proprio da espatriare quando si sente ancora la storiella che se le pagassimo tutti se ne pagherebbero di meno, come se negli ultimi 10 anni all’aumento incondizionato della coercizione fiscale sia scaturita anche una volta sola una diminuzione delle aliquote.

        Riduzione della spesa spesa pubblica, conseguente riduzione della tassazione, a cominciare da quella gravante sulle imprese (IRAP ad esempio) imprese e massima sburocratizzazione possibile di ogni attività economica.

        Per abbattere lo stock del debito, vendere le aziende ed i patrimoni di Stato.

        Non c’è altra ricetta e va messa in atto prima che si può, non è più tempo per i piccoli passi.

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