Come si può salvare il centro-destra in Italia e in Puglia: l’esempio di Martano (Le)

berlusconi-fitto-640Sono giorni duri per Forza Italia e l’intera coalizione di centro-destra. Tra veti incrociati, addii e minacce di scissione, l’epopea del berlusconismo sembra avviata al termine e la logica conseguenza non può che essere l’avanzata senza resistenza di Renzi e del Pd.
Mentre la Lega si accorda con Berlusconi ma i leghisti minacciano di non votare Toti in Liguria, Tosi viene fatto decadere da militante (leggasi: espulso) e si candica contro Zaia in Veneto, Fitto chiama a raccolta i suoi causando divisioni ed epurazioni in Puglia, i sondaggi si presentano impietosi: alle prossime regionali si rischia un 7-0 per la sinistra.
Valgono a poco le smentite, le rassicurazioni, gli appelli, persino le parole di Brunetta secondo cui Fitto “non se ne andrà”, Forza Italia “risorgerà” e il “renzismo è in crisi”.
La realtà dei fatti è questa: il centro-destra è spaccato in almeno due anime, quella moderata e in crisi d’identità rappresentata da Forza Italia e Nuovo Centrodestra e quella “lepeniana” del ticket Meloni-Salvini. A loro volta, tanto la Lega quanto Forza Italia sono alle prese con divisioni interne: il duello Tosi-Salvini che sta dilaniando il Carroccio e quello Fitto-Forza Italia che contribuisce ad addensare nubi nere sulla tenuta del partito di Berlusconi.
Con queste premesse, difficile per il centro-desta sperare in risultati perlomeno soddisfacenti nella prossima tornata di regionali e amministrative. Anzi, è già tanto se Zaia riuscità ad essere confermato governatore del Veneto. Un’inezia, cinque anni fa. Un inquietante interrogativo oggi.

Eppure, anche il Pd appare diviso e squassato all’interno. Questo non impedisce a Renzi di avanzare come una “gioiosa macchina da guerra”, proprio quella che tanto avrebbe desiderato Achille Occhetto.
È un momento di difficoltà per la tenuta della maggioranza che sostiene l’attuale esecutivo ed anche per la prepotente avanzata del “renzismo”, che potrebbe però essere legittimato da un buon risultato alle prossime elezioni. E sembra proprio che il centro-destra stia lavorando per questo: salvare Renzi auto-condannandosi all’oblio a tempo indeterminato.
Da tempo su queste colonne predichiamo nel deserto, proponendo quella che è la ricetta per ricostruire un’alternativa a Renzi e salvare il centro-destra dall’estinzione: abbandonare divisioni e veti incrociati, mettere da parte le divergenze di opinione e la brama di potere e tornare ad essere uniti. In un recente editoriale abbiamo fatto l’esempio del Partito Repubblicano negli Usa, in cui convivono Tea Party e moderati, libertari e Teocon, Neocon e Paleocon, religiosi e atei, favorevoli e contrari all’aborto, favorevoli e contrari alle unioni gay e persino i repubblicani “liberal”, di sinistra.

All’interno del centro-destra italiano le divisioni sono assai meno accentuate, eppure appaiono insormontabili.
Proprio da questa tornata di elezioni amministrative ci arriva un esempio che potrebbe essere preso a modello a livello nazionale. Parliamo di Martano, il Comune in provincia di Lecce che abbiamo seguito a causa di una simpatica vicenda che riguarda il Pd locale: le primarie sono state vinte da un candidato per soli 9 voti, ma al conteggio apparivano 14 schede in più rispetto ai votanti regolarmente registrati. Tra accuse di brogli, polemiche e richieste di ballottaggio, la coalizione di centro-sinistra si è divisa. Il candidato sconfitto alle primarie si è candidato per una lista civica riconducibile ai grillini, allargando la sua coalizione a Sel e a una parte del Pd, quella identificabile con la corrente renziana. Al candidato vincente è quindi rimasto l’appoggio del Pd “non renziano”.
Pd squassato, con la prospettiva di una campagna elettorale di veleni e accuse reciproche di tradimento. Impossibile per il centro-destra non approfittarne.

Ma stava per succedere, perché anche a Martano, ridente cittadina salentina, il centro-destra è diviso. Come in tutta Italia. Ci sono i fittiani, i berlusconiani, ma non solo: la poltrona da sindaco faceva gola a troppi.
Il rischio di una spaccatura del centro-destra martanese è rimasto fino alla fine: un suicidio politico che avrebbe favorito il centro-sinistra nonostante il pasticciaccio delle primarie.
Ma non è accaduto. La lista civica “Insieme per Martano”, espressione della giunta uscente e del centro-destra locale, riuscirà a presentarsi unita e con un candidato unico. Sarà Antonio Carra, giovane imprenditore e presidente del circolo locale di Forza Italia, l’aspirante sindaco. Fino all’ultimo proprio Carra si è giocato la nomina con Alessandro Coricciati, consigliere provinciale e attuale assessore ai lavori pubblici. Un duello infinito che ha rischiato seriamente di spaccare la lista. Non è successo, perché da entrambe le parti è prevalsa volontà di non rompere la coalizione e approfittare delle divisioni della sinistra.
Un bel modo per rovinare le festività pasquali ai due candidati sindaci del Pd.
Ma anche un ottimo esempio per Forza Italia e il centro-destra a livello nazionale e regionale, dove le varie anime di Forza Italia e del centro-destra potrebbero decidere di convergere su Schittulli, rendendo la vita più difficile ad Emiliano. Non sappiamo se “Insieme per Martano” vincerà le elezioni, ma certo la strada da seguire è questa.

Riccardo Ghezzi

Riccardo Ghezzi1205 Posts

Giornalista pubblicista, scrive di sport e politica su testate locali piemontesi. Appassionato di politica da sempre, ha un unico pregio: non essere mai stato di sinistra in vita sua

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3 Comments

  • Sandro Cecconi Reply

    8 aprile 2015 at 11:59 am

    Egr. Ghezzi, il c.d. centro destra italiano è finito ancor prima di iniziare ad esistere e ciò a cui stiamo assistendo oggi è solo un fenomeno largamente prevedibile.

    Purtroppo quando chi si “autopone” a guida di una qualsiasi struttura/organizzazione, come può essere considerato un partito politico, e si contorna scientemente di tutti i peggiori “servi”, nel senso più spregevole del termine, assegnando loro addirittura dei ruoli strategici per l’efficienza della struttura quale premio per il loro servilismo, non possono che accadere i peggiori disastri. Infatti “l’autonominato” a questo punto perde il senso della realtà e asseconda totalmente i propri istinti famelici di egoarca sprofondando letteralmente in un inferno dantesco psicologico e anche oltre da cui non c’è ritorno. Ed i “servi”, oltretutto totalmente incapaci di una qualsiasi elaborazione intellettuale per quanto minima, cosa fanno? Si azzannano tra di loro per avere una semplice pacca sulle spalle di colui che reputano il proprio “padrone e signore” cercando di procastinare la loro morte civile quanto più possibile
    In questo status infernale nessuno riesce a capire che stanno affondando nella melma che li sta strangolando ma credono di poter sopravvivere sol perchè ogni tanto il loro padrone da qualche boccata di ossigeno nel frattempo che stringe accordi sempre più stretti con “belzebù” al fine di salvare se stesso e quanto accumulato durante la propria esistenza.

    La storia è piena di questi esempi e pertanto non mi stupisco di quanto sta accadendo in quel partito come anche nelle altre organizzazioni partitiche.
    L’intelligenza, caro Direttore, non è qualcosa che si può comprare al mercato a un tanto al kilo.

    Cordialmente.

  • marco Reply

    8 aprile 2015 at 2:00 pm

    E tutto (o quasi) grazie a Berlusconi, che: 1) Per salvarsi dai giudici appoggia l’odiata sinistra con il “patto del Nazareno”, poi, appena in salvo, 2) si accorge che ha distrutto il partito (anche perchè le “riforme” del renzismo non sono proprio digeribili) ed allora attua una poco credibile retromarcia. Salvini e Meloni sono solo da ammirare visto che hanno saputo ricostruire il consenso di 2 partiti distrutti! NCD? Meglio stare zitti ….. Il centro-destra c’era e ci sarebbe stato senza i problemi berlusconian-follin-finiani. E il Berlusconi non avrebbe mai dovuto dimettersi da primo ministro nel 2011. Se avesse dato retta al Bossi nel 2010, che suggeriva le elezioni ……. E nessuno mi toglie dalla testa che il governo non decadde per lo “spread” ma perché stavano per essere emanati i decreti attuativi del “federalismo fiscale”: lo spauracchio dell’italia unita che non avrebbe più potuto mantenere se stessa come stato mafioso. Ma che l’avrebbe salvata come paese democratico e finalmente credibile.

    • giuseppe Reply

      18 aprile 2015 at 12:28 pm

      Nel 2011 il governo decadde per molti motivi esteri come la non approvazione degli infami Fiscal Compact e Mes (approvati dal criminale Monti) ed interni (congiura Napolitano-Monti-Fini-De Benedetti-Passera-sinistra-catto-comunisti) inclusa la frase di Marco: “…essere emanati i decreti attuativi del “federalismo fiscale”: lo spauracchio dell’italia unita che non avrebbe più potuto mantenere se stessa come stato mafioso. Ma che l’avrebbe salvata come paese democratico e finalmente credibile.”

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