Curiosità nel dibattito politico interno

renzi-salviniÈ curioso constatare l’evanescenza di alcune prese di posizioni degli ultimi giorni sul dibattito politico in corso.
Se noi fossimo convinti che lo strumento di voto e tutta l’impalcatura politico-istituzionale che lo soggiace non fossero più idonei (o non lo fossero mai stati) a consentire, nel verso desiderato, un qualsiasi cambiamento di rotta, semplicemente lo diremmo, disinteressandoci del tutto da ciò che bolle in pentola.
Che interesse può avere, per chi ritiene esaurita la funzione delle contese elettorali, il fatto che Salvini sia il leader o no del centro-destra, se questo fatto sia più funzionale o meno alla durata del governo o se la nuova Lega aprisse alle forze della destra radicale per pescare voti in quei settori della società civile più arrabbiata?
A nostro modo di vedere, nessuno.

Se il nostro modo di relazionarci alla vita politica del paese esclude a priori, per obsolescenza ed impossibilità, il ricorso ad elezioni, come strumento per incidere sull’esistente, cosa potrebbe importarci se il governo Renzi duri un solo giorno oppure trent’anni?
Se fossimo su queste posizioni intellettuali tout court non potremmo che constatare, indipendentemente dalla durata dell’attuale governo, che chiunque, infine, gli si sostituisse non cambierebbe proprio nulla.
Se la logica non è un’opinione dovremmo sostanzialmente dire, scrivere ed affermare in ogni altro modo che ad una messa in scena, per quanto di successo, se ne sostituirebbe un’altra.

Facciamo un esempio più realistico per approfondire la fattispecie.
Se fossimo dei paladini dell’Indipendenza e dell’auto-determinazione dei popoli e ritenessimo, quindi, che l’attuale sistema politico-istituzionale non sia più da ritenersi un interlocutore credibile per mediare le ragioni della nostra causa con le sue articolazioni istituzionali, l’unica cosa che ci potrebbe premere di ciò che accade all’interno del dibattito politico mainstream è quella, al massimo, di tenere aperta la porta a tutti coloro che si dichiarino almeno pronti a far esprimere i territori in merito alla convocazione di un referendum come quello della Catalogna.
Che altro ci potrebbe interessare dai partiti mainstream? dalla durata di un governo? o da come chi gli si oppone decida di comporre le sue alleanze alla fine di contendergli la maggioranza del paese?
Ancora nulla è la risposta.

Un voto dato ad uno qualsiasi dei partiti mainstream, non è necessariamente un consenso in meno alla nostra eventuale causa indipendentista.
Sono, semplicemente, due piani differenti di realtà che per quanto possano interagire, non si ostacolano a vicenda.
Ed, invece, vediamo in questi giorni, una corsa furastica a rimarcare la leadership negativa di Matteo Salvini, da parte di alcuni esponenti di area che farebbero meglio a preoccuparsi di come serrare le fila indipendentiste nei territori dove questa tematica è più sentita, piuttosto che vaticinare di quanto durerà il governo di Renzi qualora Matteo Salvini fosse il suo competitor alle prossime elezioni politiche.

È quanto meno, questo, senza pensare ad altro, un errore grossolano di comunicazione che ben rimarca i motivi per i quali il mondo indipendentista è tutt’ora incapace di rilevanza politica e ci fa dire che, se questi personaggi avessero pure ragione nell’augurare al governo Renzi tre decenni di durata, fosse per la loro capacità di incidere sull’esistente durerebbe qualche secolo di sicuro.

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13 Comments

  • Sandro Cecconi Reply

    4 marzo 2015 at 7:08 pm

    Andare a votare con queste leggi elettorali per un qualsiasi partito attuale rappresentato (sto parlando di tutti i partiti, nessuno escluso) da tali politicanti da accatto senza anima, senza un benché minimo pensiero come di un qualsiasi disegno politico programmatico e economico, senza un’idea di ciò che si dovrebbe fare per l’Italia significherebbe soltanto rendersi corresponsabili di tutti i misfatti e gli scempi che si continuano a perpretare ai danni dei cittadini italiani e dell’Italia.

    Votare per questi “nanetti e ballerine di centesima fila” significherebbe soltanto a farsi male da soli e, come detto in precedenza, rendersi responsabili di fronte al resto del paese di quanto gli eletti/delegati decideranno e sino ad ora hanno deciso solo leggi catastrofiche.

    Se qualcuno vuol votare Salvini e tutto ciò che ne consegue sappia sin’ dora che aderendo a quel programma si dovranno preparare a rifondere tutti i danni che deriveranno, perchè ci saranno danni enormi per tutti, per la loro scelta maldestra.

    Ho nominato Salvini ma tutti gli altri dei rimanenti partiti sono alla stessa stregua.

    E’ di oggi la notizia di voler portare avanti il reddito di cittadinanza. Questi non sono normali, hanno urgenza di andare immediatamente in terapia intensiva.

    • Cristiano Mario Sabbatini Reply

      4 marzo 2015 at 7:51 pm

      Ma cosa c’entra il suo commento con l’argomento dell’articolo? “Se il nostro modo di relazionarci alla vita politica del paese esclude a priori, per obsolescenza ed impossibilità, il ricorso ad elezioni, come strumento per incidere sull’esistente, cosa potrebbe importarci se il governo Renzi duri un solo giorno oppure trent’anni?”, se Lei la vede in questo modo ha tutto il diritto di non andare a votare ed anche di convincere chiunque altro a non farlo, ma cosa gli potrebbe mai interessare se sia uno o l’altro dei partiti al governo? Nulla, proprio come dico nell’articolo, di questo si parla.

      • Sandro Cecconi Reply

        4 marzo 2015 at 9:08 pm

        Io non voglio convincere alcuno al mondo a fare o non fare qualcosa.

        Il ricorso a elezioni è giusto se tutto sarà completamente modificato altrimenti chiunque governerà sarà la solita pappa ormai più che stantìa, anzi, addirittura tossica.

        Lei crede davvero che con simili leggi elettorali e una simile riforma delle istituzioni possa servire a cambiare qualcosa in Italia? Io assolutamente no, lei?

        P.S. Mi voglio augurare per lei che si è accorto che tutti criticano queste trasformazioni ma poi tutti provano a sguazzarci dentro alla grande.

        Ad ogni modo aspetto che lei risponda alla semplice domanda se crede davvero che nelle attuali condizioni i cittadini possano cambiare qualcosa con il loro voto. Non è certamente l’obsolescenza del concetto di istituzioni la vera responsabile, ma sono le modifiche apportate a partire dal 2006 a non permettere un barlume di democrazia in questo paese.

        • Cristiano Mario Sabbatini Reply

          4 marzo 2015 at 10:15 pm

          Non ho difficoltà a risponderle gentile Sandro chi segue da un po’ i miei articoli non ha avuto abbastanza materiale per conoscere la mia posizione a riguardo, ma cercherò di riassumerla ancora sinteticamente:

          a) attualmente lo strumento di voto è esercitabile solo a condizione di partecipare per vincere e con lo scopo dichiarato di effettuare subitaneamente modificazioni sostanziali nella struttura dell’attuale vita economica e politica del nostro sistema-paese;

          b) il punto a) è assolto solo a condizione che i partiti di coalizione che si pongono il problema di porre in essere un’alternativa all’attuale governo, seppure non possano essere quanto di meglio vi sia di auspicabile nel rinnovamento che serve, tuttavia sappiano dare segnali reali e consistenti di ricambio del personale politico e di approccio innovativo alla risoluzione dei problemi;

          c) i punti a) e b) trovano rinforzo nella conclamata immaturità della società civile di essere autonomamente in grado di dare vita ad alternative di peso tali da poter fare a meno del tutto dei vecchi soggetti politici;

          Lo scioglimento di questi punti, necessari, affinchè io possa prendere in considerazione l’eventualità di andare a votare, al momento non sono ancora così delineati da farmi dare un giudizio definitivo sull’eventuale rassemblement di scopo che andrà a contendere il governo del paese e le regioni prossime a votare al PD e quindi non sono ancora in condizione di dire cosa farò, ma spero di esserlo quanto prima.

          Per me la politica attiva e la delega politica non sono questioni che si trattano come la passione per la propria squadra di calcio, ma attraverso una seria analisi costi-benefici delle scelte che si possono compiere e penso che questa maggiore sensibilitò ad un modo diverso di concepire la partecipazione politica possa essere in futuro il grimaldello per sperare di vedere una società civile più matura ed autonoma di quanto sia finora.

          Spero di essere stato chiaro ed utile nell’esporgli il mio modo di risolvere i quesiti che Lei mi ha posto. Saluti … 🙂

          • Sandro Cecconi

            5 marzo 2015 at 2:30 pm

            Il suo pensiero sull’espressione del voto personale ovviamente non può coincidere con il mio. Il voto è espressione della democrazia che è altro rispetto al calcolo dei costi/benefici da lei espresso. Una vera democrazia non può essere assolutamente in balìa delle lobbies che esercitano il proprio potere per fini particolaristici propri. Una vera democrazia deve essere efficiente e questa sua efficienza deve assolutamente essere a beneficio di tutti. Una struttura istituzionale deve essere super partes e non il contrario che, in questo caso, si può configurare come corrotta a tutti gli effetti. Una vera democrazia deve essere l’espressione di uno stato in cui a tutti i cittadini vengono date le stesse opportunità perché altrimenti si imporrebbe la legge della giungla o del più forte. In un vera democrazia chiunque sia colpevole di un qualsiasi reato deve avere la giusta punizione già prevista dai codici di quello stato perché in uno stato in cui vige la democrazia non si può essere giudicati per censo o in base al posto che si occupa nella scala sociale.
            In una vera democrazia lo stato deve fare in modo di costruire un modello scolastico completo da offrire ai propri cittadini per farli crescere e per educarli al significato di libertà che, prima di tutto, vuol dire assunzione di responsabilità nei confronti di se stessi e degli altri.
            Ma per realizzare una vera democrazia coloro che aspirano a diventare politici, i rappresentanti dei cittadini in parlamento e/o in qualsiasi struttura amministrativa, se non hanno ben chiaro questa visione ovviamente accadranno sempre più tutti i guasti che si riscontrano più che quotidianamente in Italia da molti anni ormai. Basta solo scorrere i quotidiani esistenti per rendersene conto.
            Come può dedurre quindi, non è una questione di tifo e/o di passione ma una visione dell’insieme, del generale da cui, poi, si può passare al particolare. Se non si ha una visione del generale non si potrà mai e poi mai creare qualcosa di veramente di qualità anche superiore avendo come postulato il concetto del rapporto di causa/effetto. Così accade nell’arte e in qualsiasi professione umana. Un progetto nasce dalla visione dell’insieme e si concretizzerà in seguito nella sua completezza attraverso il particolare.
            Pertanto in una democrazia è ovvio che ci saranno posizioni diverse dovute soltanto a una diversa visione della vita politica economica e umana dovuta a varie concause. La passione per questa visione non è assolutamente da considerarsi tifo ma affinità elettive. Queste diverse visioni si concretizzano attraverso i partiti che dovrebbero offrire tutte le notizie atte a far propendere il corpo elettorale o per un partito o per un altro, ovvero a scegliere una visione anziché l’altra.
            Un programma politico completo ha bisogno di informazioni molto particolareggiate all’interno del progetto generale.
            I partiti, al contrario, non fanno altro che sparare corbellerie del tutto generiche senza alcun senso e non propongono soluzioni valide per risolvere i problemi esistenti, ciò nella migliore delle ipotesi. Infatti io sono fermamente convinto che tutti questi dilettanti allo sbaraglio non si rendono conto neanche dei problemi da risolvere. Le soluzioni poi sono fuori dalla loro portata. Il dramma è che sono tutti uguali. Non ci sono migliori o peggiori, sono tutti il vuoto pneumatico assoluto.

            Tutto qui, la vita in fondo non è complicata, ma viene complicata dagli idioti arroganti, quelli che vengono definiti “gli idioti utili”, che vorrebbero occupare poltrone di cui non sono degni essendo solo braccia e teste rubate all’agricoltura e all’edilizia quando va bene e con tutto il mio rispetto totale verso queste due categorie che, sono più che certo, non accetterebbero mai questi “utili idioti” tra le loro file.

            Cordialmente. 😉

  • Cristiano Mario Sabbatini Reply

    5 marzo 2015 at 10:23 pm

    Gentile Sandro, a me pare che la nostra differenza di fondo è che lei è un costruttivista ossia una persona che pensa che vi sia un bene comune o un interesse generale desumibile a priori indipendentemente da quello che di ciò pensano i singoli individui. Io invece sono un’individualista metodologico. Per me lo Stato è solo un arbitro che dovrebbe difendere tutte le mie libertà che non invadono le sue e viceversa. Lei va dal generale al particolare, come i socialisti, io parto dall’azione umana individuale e da questa desumo delle norme di convivenza civile direttamente legate alla Legge naturale, non quella positiva della norma giuridica. Ma non vorrei andare troppo fuori argomento e mi fermo qui.

    • Sandro Cecconi Reply

      6 marzo 2015 at 12:36 am

      Gentile Sabbatini,

      il metodo deduttivo è frutto di due grandi pensatori, Kant prima e Popper più recentemente. Di socialista non ha proprio niente.
      Inoltre lo Stato senza norme giuridiche valide e uguali per tutti non potrà mai essere un arbitro e tanto meno imparziale perchè senza riferimento giuridico, altrimenti sfoceremmo nel pensiero di Hobbes che affermava “lo.jus naturale è la libertà che ciascuno ha di usare il proprio potere a suo arbitrio per la conservazione della sua natura, cioè della sua vita e conseguentemente di fare qualsiasi cosa che, secondo il suo giudizio e la sua ragione, egli concepisca come il mezzo più idoneo a questo fine.” Questo princìpio non mi sembra proprio il massimo all’interno di una qualsiasi comunità.

      La liberà di un individuo in ogni società civile si deve assolutamente esplicitare all’interno di norme universali riconosciute e accettate altrimenti è inevitabile che ognuno invaderà il campo dell’altro con tutto ciò che ne consegue.

      Penso che anche lei vorrà convenirne.

      • Cristiano Mario Sabbatini Reply

        6 marzo 2015 at 8:13 pm

        Lei confonde il metodo deduttivo da chi lo usa. Io non ho nulla contro il metodo deduttivo, rifiuto soltanto l’idea che ad usarlo per normare sia un’entità collettiva ritenuta depositaria di ciò che gli individui prediligono, come se lo potesse conoscere meglio di essi.

        • Sandro Cecconi Reply

          6 marzo 2015 at 10:53 pm

          Ognuno di nui ha una propria opinione se poi questa opinione viene regolarmente testata quotidianamente esercitando la propria propria professione professione e così anche altri in realtà diverse, io continuerò a usare il metodo deduttivo sino a quando la realtà mi dimostrerà il mio errore.

  • Frank Reply

    6 marzo 2015 at 6:35 am

    Trovo questo dibattito alquanto singolare perché prescinde dall’intrinseca natura degli elettori. E’ inevitabile che ciascuno scelga il partito o il leader che gli pare più propenso a tutelare i suoi personali interessi. La teoria della “Società perfetta” è già miseramente franata con l’ideologia marxsista.che era del resto definita utopica dal suo stesso estensore, eppure si guardi che sfacelo ha causato nel mondo per quasi un intero secolo!
    Ci vantiamo di avere la costituzione più bella del mondo mentre non si tratta d’altro che di un complesso e faragginoso sistema che rende impossibile governare e – soprattutto – rende impossibile attribuire le colpe a chi le merita.
    A mio giudizio è proprio sulla costituzione che dovremmo mettere mano in modo che chi riceve il mandato elettorale possa governare in modo efficace senza essere continuamente soggetto a emendamenti, eccezioni, franchi tiratori, ecc.
    Il problema è proprio nella nostra incapacità di modificare i giudizi abbracciando le teorie partitiche come suggestivi principi di fedi dogmatiche.
    Quante volte nei salotti televisivi abbiamo udito eminenti personaggi dichiarare “io sono nato di sinistra/destra e sarò sempre di sinistra/destra”, quasi che il cambiare idea non sia segno di matuirità e intelligenza, ma solo una squallida azione fedigrafa. E questa idea dovremmo saperla cambiare ogni volta che la persona che abbiamo scelto a rappresentarci tradisce, per meschinità, opportunismo o incompetenza, le promesse che ci aveva fatto in campagna elettorale. A questo punto occorre mandarla a casa, senza ulteriore appello e tentare un’altra avventura.
    La democrazia, in fin dei conti, non è altro che questo. .

    • Sandro Cecconi Reply

      6 marzo 2015 at 11:30 am

      Non ho mai parlato di società e non credo a una società perfetta e questo è uno dei motivi per cui non sono marxista.

      Chiarito questo punto essenziale, le confermo nuovamente che quanto da me scritto in precedenza è la struttura organizzativa in uno stato in cui vige la democrazia. All’interno di questa architettura dello stato, tesa a salvaguardare tutti i propri cittadini proprio da ogni devianza e abuso lobbistico sia di tipo privatistico sia di tipo politico – i famosi pesi e contrappesi -, ci saranno le due visioni di vita che possiamo definire destra e sinistra (le due visioni le possiamo chiamare come ci pare in quanto i nomi sono una convenzione ma che ovviamente la realtà dei fatti si incaricherà di mostrare e dimostrare le diversità di vedute) i cui esponenti dovranno competere tra di loro per “conquistare il voto della platea a cui si rivolgono.

      Quindi ricapitolando: prima di tutto deve venire l’architettura dello stato che deve assolutamente salvaguardare la democrazia e subito dopo le due visioni della vita e del mondo.

      I governi è giusto che debbano essere in grado di governare ma occorrono sempre e comunque i pesi e contrappesi per il corretto funzionamento della vita democratica dal momento che la storia universale ci ha già ampiamente più che dimostrato quanto l’umo possa scendere a compromessi con la propria etica e eccedere anche all’inverosimile nell’esercitare il proprio potere. E anche questo mi sembra del tutto condivisibile da chiunque.

      Per concludere prima l’assetto istituzionale e tutta l’architettura democratica di uno stato, quindi la competizione politica tra due tesi diverse nella sostanza sulle proprie visioni del mondo.

      Non è un caso che Il buon Hobbes riprese una definizione di Plauto sull’umanità: Homo homini lupus – l’uomo lupo dell’uomo -, cosa che, posso affermare senza timore di essere smentito dai fatti, non mi pare proprio il massimo per la stragrande maggioranza degli idividui.

      Come può vedere anche in questo caso è di piena attualità e validità il metodo induttivo di cui al mio precedente intervento. Metodo che si applica regolarmente da sempre in qualsiasi professione umana proprio come fece proprio Gentile nella sua riforma della scuola del 1923, l’unica vera riforma di stampo universale, che progettò e realizzò avendo come visione universale “che deve essere l’Uomo a innalzarsi verso la Cultura e non la cultura ad abbassarsi all’uomo”, le lettere maiuscole e minuscole non sono errori di ortografia.

      Caro Sabbadini ho sempre creduto nello scambio di idee e di opinioni e trovo questo dialogo pubblico del tutto normale tra due individui con visioni diverse su determinati argomenti.

      • Cristiano Mario Sabbatini Reply

        6 marzo 2015 at 11:03 pm

        Nulla da obiettare sull’assoluta normalità di questi scambio di opinioni, ma cerchi di tenere conto anche del terzo soggetto eventuale di ogni discussione virtuale: chi ci legge, difficilmente è soltanto a due un dibattito su questo mezzo. 🙂

        • Sandro Cecconi Reply

          7 marzo 2015 at 12:11 am

          Ha ragione e chiedo scusa. La mia distrazione è notoria tra i miei amici.

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