Da “clandestini” a “profughi”. Cambia il linguaggio, non tornano i numeri

news_54323_lampedusa_sbarchiAll’inizio erano “immigrati clandestini”. Venivano prevalentemente dall’Albania o dagli ex paesi del blocco comunista e attraversano il canale d’Otranto su gommoni e vecchi pescherecci. Ad un certo punto cominciarono a diventare troppi ed il primo governo Prodi corse ai ripari. Si fecero accordi con l’Albania per il pattugliamento sotto costa, si distrussero i gommoni nelle basi di partenza e si pattugliò il canale d’Otranto con le navi da guerra, nome dell’operazione “Bandiera bianca”, arrivando all’affondamento di una ex motovedetta usata dagli scafisti, che causò oltre un centinaio di morti, e il fenomeno degli scafisti albanesi cessò.

Poi, nel lessico dei loro paladini, diventarono “migranti”, quasi fossero delle cicogne o delle rondini, e il nuovo nome dava il senso dell’ineluttabilità della cosa. Gli esseri viventi migrano, che ci vuoi fare? In effetti ci sono state sempre migrazioni nella storia dell’umanità, ma quello che ci si dimentica spesso di ricordare è che le popolazioni che migravano lo facevano con le armi in pugno e si trasformavano, prima o poi, in invasori.

Adesso, da quando sono scoppiate le Primavere Arabe e la guerra in Siria, sono diventati tutti profughi. Quando si pensa ai profughi l’immagine che viene subito in mente è quella di tanti documentari sulla II Guerra Mondiale. Dall’invasione della Francia nel ’40 a quella della Germania ’45 i filmati mostrano file interminabili di uomini, donne, bambini. Interi nuclei familiari che si spostano con mezzi di fortuna, portando con loro le poche cose che sono riusciti a salvare e infatti secondo l’UNHCR il 50% dei profughi sono minori.

Il Sottosegretario all’Interno Domenico Manzione ha affermato alcuni giorni fa a Radio24, riferendosi a chi parte dalla Libia con i barconi, che “non sono clandestini, nel senso che la stragrande maggioranza di quelli che sbarcano sono persone destinate alla richiesta di asilo e molte di queste, in percentuali molto alte, calcoli il 60% o vicino al 60%, sono anche titolari di quel diritto di asilo di protezione internazionale ed umanitaria“. La stessa tesi è stata sostenuta a Porta a Porta anche dal Ministro della Difesa Pinotti che ha parlato di “gente che scappa dalle guerre“.

Se però si analizzano i dati viene il sospetto che la realtà sia un po’ diversa. Sul sito della Fondazione ISMU, che si occupa di iniziative e studi sulla multietnicità, si trovano le elaborazioni su dati del Ministero dell’Interno. Analizzando i flussi del 2014 si può notare che dei 170.100 sbarcati sulla coste italiane soltanto 64.886 hanno fatto richiesta di asilo, compresi 2.149 ucraini che non dovrebbero essere arrivati via Mediterraneo. Di queste richieste ne sono state esaminate 36.630 e rigettate 13.327, pari a circa il 37%. Se questa percentuale dovesse valere, come sembra credibile, per la totalità dei richiedenti gli immigrati titolari del diritto di asilo sarebbero poco meno di 41.000, quindi il 24% del totale, molto meno di quel 60% millantato dal Sottosegretario Manzione.

Un altro dato che deve far riflettere è la divisione per sesso ed età dei migranti. Prendendo per buoni i dati dell’UNHCR, il 50% di chi scappa dalle guerre è composto da minori e, dato che si tratta di intere famiglie, un restante 25% dovrebbe essere formato da donne. Analizzando invece i numeri di chi sbarca sulle nostre coste partendo dalla Libia si può notare che i minori sono il 13,1% e le donne appena il 10,5%. Tutti gli altri sono maschi adulti.
Questo trend è esemplificato anche dalle vittime del naufragio di domenica. Le 24 vittime sono state classificate dalle autorità di Malta come giovani maschi di origine sub sahariana e tra questi c’è un ragazzo che avrebbe potuto avere una quindicina d’anni, età che nei paesi d’origine equivale spesso ad essere adulti.
Tra i superstiti il ferito più grave, trasportato in elicottero all’ospedale di Catania e che con la sua testimonianza ha permesso di quantificare l’entità della tragedia, è un giovane del Bangladesh, mentre i quattro minori scampati al naufragio sono due della Nigeria e due del Bangladesh.

Ci troviamo quindi di fronte a persone che cercavano di emigrare per motivi economici, partiti alla volta dell’Europa in cerca di un lavoro.
Oltre a questo è bene notare che al momento dello sbarco soltanto il 25% ha dichiarato di provenire dalla Siria e, visto che spesso chi sbarca non ha i documenti ed è difficile controllare all’anagrafe di un paese martoriato da più di tre anni di guerra, ci si deve fidare sulla parola.
Che si debba trovare una soluzione per evitare che questi uomini muoiano a poche miglia dalla costa libica dovrebbe essere ormai ben chiaro nella testa di tutti ma il mantra, ripetuto ossessivamente negli ultimi mesi, del “tutti siriani, tutti profughi” pare non avere molto fondamento.

Pietro Torri

Pietro Torri112 Posts

Milanese per nascita, cresciuto nel modenese, ora bresciano per caso. Diplomato al liceo scientifico, interessato alla politica da sempre, in particolar modo a quella della difesa. Scrive per passione e considera valori fondamentali la libertà e l'onestà intellettuale, unita ad una sana dose di autoironia, perché siamo tutti fallibili.

Commenta con il tuo account social

3 Comments

  • gbravin Reply

    23 aprile 2015 at 4:02 pm

    Possono cambiare le parole, però rimane il reato fino a prova contraria. Se si arriva senza passaporto, e la propria nazionalità va accertata, si è CLANDESTINI. Così come Di Pietro definì la corruzione come “dazione ambientale”.
    Un vecchio proverbio, ma attualissimo, dice: “Se non è zuppa, è pan bagnato!”

  • attilio raffaghello Reply

    23 aprile 2015 at 4:32 pm

    che siano o non siano rifugiati politici perche’non si armano e fanno la loro guerra di liberazione(al 80% sono tutti giovani e robusti) con l’aiuto delle Nazioni mondiali a livello di istruttori e mezzi bellici.

  • giuseppe Reply

    23 aprile 2015 at 11:16 pm

    i profughi sono quelli che scappano da guerre, quindi i siriani, che si potrebbero mettere in campi di accoglienza in Turchia con assistenza ONU, i somali potrebbero essere accolti dal Kenia con assistenza ONU. Gli altri sono clandestini che vogliono un lavoro da clandestino, perché in Nigeria (tranne l’estremo nord-est), Sierra Leone, Guinea, Marocco, Tunisia, Bangladesh, Etiopia, Eritrea non c’é la guerra, e quindi vanno rimpatriati, e adottare le stesse misure dell’Australia.

Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

Seguici

Ogni nuovo post ti verrà inviato alla tua Email

Unisciti agli altri iscritti:

Realizzato da You-Com.it