De Bortoli lascia il Corriere: «Mai fatto sconti. Renzi? Un maleducato di talento»

de bortoli fontanaMilano – Luciano Fontana è il nuovo direttore del Corriere della Sera. Il Cda, che espresso «profonda gratitudine e grande apprezzamento a Ferruccio de Bortoli per l’attività svolta alla direzione», lo ha designato all’unanimità. Uscendo dal palazzo Rcs Fontana si è detto «emozionato, moltissimo».

Originario di Frosinone, 56 anni, laurea in Filosofia del Linguaggio a Roma, Fontana ha passato undici anni all’Unità a Roma (1986-1997) dove si occupa di politica italiana, cronaca amministrativa e giudiziaria. È soprattutto un uomo di desk e lavora principalmente nelle redazioni della cronaca e del politico e dell’ufficio centrale del quotidiano romano diretto da Walter Veltroni.

Dal 1997 è a Milano al Corriere della Sera, dove percorre l’intera carriera di desk passando dall’ufficio centrale alla vice direzione fino a quando, nel marzo 2009 con il ritorno di de Bortoli al posto di Mieli, viene nominato condirettore nella sua attuale posizione.

«Mandato chiaro» a Fontana
Luciano Fontana ha avuto dal cda di Rcs un «mandato chiaro» e sarà «un’eccellente guida» per il Corriere della Sera. Lo afferma Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Rcs Mediagroup, dopo la riunione che ha deliberato la scelta del nuovo direttore del quotidiano.

«Il consiglio – sottolinea – ha deciso in modo compatto sulla designazione di Luciano Fontana alla direzione del Corriere della Sera, affidandogli un mandato chiaro quanto alla rilevanza della sostenibilità economica del “sistema Corriere”, in linea con il percorso di trasformazione che il gruppo Rcs ha davanti a sé».

Al neo-direttore formula «un sentito augurio di buon lavoro per le sfide che lo attendono» il presidente del gruppo editoriale, Maurizio Costa, dopo un cda «particolarmente efficace» che ha assunto «decisioni di grande rilievo». «Innanzitutto – ricorda – la scelta, all’unanimità, di affidare un mandato pieno a Luciano Fontana. Inoltre, sono stati costituiti i comitati, tra i quali è di particolare rilevanza quello strategico che pone il tema delle strategie di sviluppo del gruppo al centro delle attività del consiglio».

Il saluto di de Bortoli
Contemporaneamente è arrivata la data di scadenza per Ferruccio de Bortoli , fissata già dal luglio del 2014 (si ritirerà nella sua Varigotti?). L’ex direttore ha salutato i suoi lettori con un “rendiconto” pubblicato sul quotidiano di oggi, in cui difende le proprie scelte e la propria linea editoriale. Da notare che l’articolo non è stato riportato né richiamato in prima pagina, ma relegato a pagina 35, probabilmente per scelta dello stesso de Bortoli, di cui è noto l’understatement. Anche Beppe Severgnini, nella sua rubrica Italians, saluta il direttore che gliela affidò nel 2001 e ne difende il lavoro («non è il Corriere di de Bortoli ad aver messo in difficoltà i conti Rcs»).

«Il Corriere non è stato il portavoce di nessuno – scrive invece de Bortoli -, tantomeno dei suoi troppi e litigiosi azionisti. Non ha fatto sconti al potere, nelle sue varie forme, nemmeno a quello giudiziario. Ha giudicato i governi sui fatti, senza amicizie, pregiudizi o secondi fini. E proprio per questo è stato inviso e criticato. Chi scrive ha avuto lunghe vicende giudiziarie con gli avvocati di Berlusconi, con D’Alema e tanti altri.

Al nostro storico collaboratore Mario Monti – che ebbe, per fortuna dell’Italia, l’incarico dal presidente Napolitano di guidare il governo – non piacquero, per usare un eufemismo, alcuni nostri editoriali. Come a Prodi, del resto, a suo tempo. Pazienza. Del giovane caudillo Renzi, che dire? Un maleducato di talento – prosegue -. Il Corriere ha appoggiato le sue riforme economiche, utili al Paese, ma ha diffidato fortemente del suo modo di interpretare il potere.

Disprezza le istituzioni e mal sopporta le critiche. Personalmente mi auguro che Mattarella non firmi l’Italicum. Una legge sbagliata – spiega de Bortoli – . Ad alcuni miei – ormai ex – azionisti sono risultate indigeste talune cronache finanziarie e giudiziarie. A Torino come a Milano. Se ne sono fatti una ragione. Alla Procura di Milano si sono irritati, e non poco, per come abbiamo trattato il caso Bruti-Robledo? Ancora pazienza. L’elenco potrebbe continuare».

Il Secolo XIX

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2 Comments

  • gbravin Reply

    1 maggio 2015 at 7:33 am

    Quoto: “«Il Corriere non è stato il portavoce di nessuno -” Verissimo, ma anche i silenzi di un giornale possono compiacere l’azionista di turno. Mai letto una notizia negativa, sul CdS, relativa alla FIAT oppure Le Generali…

  • marco Reply

    5 maggio 2015 at 12:02 pm

    “… dell’ufficio centrale del quotidiano romano diretto da Walter Veltroni”: senz’altro un altro direttore al disopra delle parti.
    E il de Bortoli che “Non ha fatto sconti al potere”? Diciamo che non ha fatto sconti a chi è CONTRO il potere!
    D’altronde se al Corriere non riescono a trovare una persona del posto …… è perché il “potere centrale” ha il terrore che l’informazione (oggi: disinformazione) finisca nelle mani di un … Veneto (per esempio).
    Chi ha qualche annetto come me può ben fare un confronto tra l’informazione (e quindi i giornalisti) di 50-60 anni fa e quella di oggi!
    E questo vale, purtroppo, per giornali, TV, radio, internet, ecc.

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