Degrado post Bolognina: la sinistra che non c’è

COMUNISTI PCI PARTITO COMUNISTA ITALIANO 1982 BANDIERE DC
COMUNISTI PCI PARTITO COMUNISTA ITALIANO 1982 BANDIERE DC
Bologna, 12 Novembre 1989. Il partito comunista Italiano cambia volto, sono lontani i tempi del compromesso storico e del boom alle politiche. Dalla morte di Berlinguer la segreteria di partito verrà occupata da Alessandro Natta, la delicata salute di quest’ultimo però e il calo di consensi faranno propendere per la successione di Achille Occhetto, non sgradita alle varie correnti che traghetterà il partito verso la cosiddetta “Svolta della Bolognina”, assistendo in maniera inerte al crollo del blocco sovietico.

Dopo la caduta del muro la sinistra Italiana perse ogni basilare riferimento ideologico, politico, intellettuale e “finanziario”. La Bolognina non fu altro che un naturale e maldestro tentativo di far fronte al crollo dell’URRS, tutto ciò che venne dopo il 1989 tuttavia, perse ogni minima traccia dell’eurocomunismo tanto caro a Berlinguer, I progetti di un’Europa unita da una terza via tra leninismo e socialismo vennero accantonati per sempre, si può dire a rigor storico che il comitato centrale, privo di una figura carismatica fu in totale balia degli eventi e arrivò a rinnegare se stesso in un decennio.

Con la scomparsa del PCI e di Democrazia proletaria la stagione della “Sinistra ideologica” italiana può’ dirsi conclusa definitivamente, al caos della Bolognina infatti contribuì in maniera decisiva la fine della prima repubblica, dopo la conclusione del pentapartito, nel governo Andreotti VI e il crepuscolo di Tangentopoli, lo sgretolamento dell’URRS fece perdere la “ragion di voto” per la Democrazia Cristiana, di conseguenza venne meno il primo avversario con cui confrontarsi e l’ormai defunto partito comunista perse ogni ragione di esistere.

Tuttavia la caduta (più o meno silenziosa) di qualunque importante casata non può dirsi conclusa senza la comparsa di eredi o presunti tali, così’ se la DC ebbe il patto segni e il Partito Popolare, i comunisti non furono da meno: Il primo “prodotto” della Svolta fu il PDS (Partito Democratico della Sinistra), promosso principalmente dalla ex corrente migliorista e dagli occhettiani, questi ultimi in particolare si “distinguevano” dai compagni per la passione per le monetine, l’ipocrisia e la totale mancanza di una dialettica carismatica col popolo, così se Andreotti inciampò nel cavo di telebiella e cadde, Occhetto si infranse su quello della Mediaset.

I cambiamenti pronosticati divennero realtà sin dalla scelta del simbolo: una quercia sovrastava la falce e il Martello e il neonato partito in segno di distacco arrivò ad iscriversi al partito socialista europeo, il programma che già trasudava di quella tanto disprezzata socialdemocrazia, poteva dirsi una copia mal riuscita del ben più blasonato SPD. I “pidiessini” durante mani pulite iniziarono il cambio di casacca in barba ad ogni regola di onestà intellettuale, se da un lato criticavano pesantemente Craxi, dall’altro ne erano formalmente alleati in sede europea. Il dualismo politico sospeso tra il “tira e molla” sarà confermato come un filo conduttore diretto del post comunismo Italiano e in più occasioni della tredicesima legislatura sarà fonte di instabilità per i governi “progressisti”.

Parallelamente al PDS nacque Rifondazione Comunista, il luogo di nascita è incerto, orientarsi è difficile: la bandiera del defunto PCI e le fabbriche dei nostalgici operai si contrappongono alla boutique di Cucinelli, tanto amata da Bertinotti e a quella sorta di fiducia agli esecutivi ex DC di Prodi , fatta di immobilismo e ricerca spasmodica di attenzione da parte dei media. Si può dire che tra tutti I semi da ripiantare venne meno quello della coerenza e con un elettorato ormai assuefatto dal tandem del velista di Gallipoli, Rifondazione sprofondò in una lenta agonia fatta di quegli scarti del post comunismo: tra no global, pacifismo (ma neanche troppo visto il rifinanziamento delle missioni in Iraq) e aule intitolate a carlo Giuliani però ci fu ancora il tempo di una scappatina a Cernobbio con aragosta annessa e una fiducia-stampella a quel mare magnum del Prodi II.

Più si allontanava lo spettro del comunismo, più il PDS veniva “costretto” a fare i conti con il liberismo e con quella galassia di pseudosinistra che Craxi non esitò a definire come “medicastri e salvatori della patria” agli albori di Tangentopoli. In questo quadro nasce il terzo prodotto dalla “Svolta”, il colpo di grazia alla vera sinistra Italiana, frutto di un’errata interpretazione del concetto di socialismo liberale. A perpetrarlo è Massimo d’Alema, nei DS (Democratici di Sinistra) arrivarono a confluire addirittura ex democristiani, il risultato di un tale mare magnum si può ammirare sin dal simbolo, vera Chicca del falso cambiamento socialista della sinistra contemporanea: il garofano che fu di Craxi e della rivoluzione portoghese viene preso in prestito da “quelli delle monetine”, compare la scritta Del PSE, scompaiono falce e martello, gli ex comunisti dimostrano che in un lustro è possibile a dimostrare che tutto è il contrario di tutto: l’iscrizione ai socialisti europei (furono PSI), l’uso del tanto odiato garofano e l’europeismo spinto sono un maldestro tentativo di guardare
alla socialdemocrazia, al resto contribuisce l’amicizia tra Prodi e l’ingegnere. Come poteva mancare in un governo presieduto da un ex democristiano il sodalizio cominciato nel 1985 con Mortadella all’IRI e osteggiato da Craxi nella vendita della Buitoni, con l’Ulivo raggiunge il suo picco tra il 97’ e il 2001 con scalate in borsa, vendite di beni (definite rapine),privatizzazioni e il gruppo Espresso a fare “fuoco di copertura” su chiunque alzi un dito. Davvero una prova di coerenza per la sinistra, un pseudosocialismo forte con i deboli e accondiscendente con i forti che nega le proprie radici e si rifà a logiche radical chic, la tessera del PCI è ormai in cantina, dell’Eurocomunismo di Berlinguer neanche l’ombra, forse é stato privatizzato anche quello…

Il progetto di una rifondazione morotea non si ferma qui però, correva l’anno 2007 quando a nascere dalle stampelle dell’ormai claudicante ulivo del Prodi II è il Partito Democratico. Se per Alessandro Natta la caduta del muro rappresentava la vittoria finale di Hitler, la nascita del PD può configurarsi come lo smembramento finale della sinistra italiana, iniziato con il pool di Mani Pulite e conclusosi col partito democratico e sinistra ecologia e libertà, vero esempio di come in questo paese si possa passare da compagni e compagne, da una Repubblica fondata sul lavoro a spirtz democratici, marce a piedi scalzi, centri sociali, ius soli, diritti dei gay, privatizzazioni selvagge e disparità redditizie, insomma, la sinistra italiana fa di tutto per negare se stessa e le sue origini, in un misto di ipocrisia e negligenza, due dei tanti vocaboli con cui può essere definito quel degradante vuoto ideologico che tuttora ci appartiene. E gli operai ? Qualcuno si chiederà che fine abbiano fatto gli operai, vero fulcro della tradizione togliattiana. Sono sepolti da lastre di Amianto e bugie ad Ivrea, insieme alla coerenza, al diritto al lavoro e alla salute, tanto agognati dai toscani quanto dai tarantini, ma quella è un’altra storia.

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