E’ la legge Severino che non funziona, non De Luca

Vincenzo-De-Luca1“C’è veramente qualche organo di stampa con la pagine colorate come Topolino che dovrebbe chiudere”. Difficile dare torto a Vincenzo De Luca, presidente della regione Campania, il cui chiaro riferimento al Fatto Quotidiano, oltre ad aver fatto inalberare Travaglio e soci, ricorda molto da vicino le imitazioni del comico Maurizio Crozza.

Al di là del gioco delle parti, che impone all’esponente Pd di dichiararsi “parte lesa” ed “estraneo ai fatti” a prescindere, non abbiamo alcun motivo per giustificare la macchina del fango cui è sottoposto l’attuale presidente della regione Campania, a quanto pare particolarmente inviso non solo alla magistratura ma anche ad ampi settori del suo stesso partito. Memorabile lo scherzetto di Rosi Bindi, che da presidente della Commissione Antimafia ha pensato bene di pubblicare il suo nome nel bel mezzo della “lista degli impresentabili” proprio alla vigilia delle elezioni in Campania.

De Luca, in virtù del silenzio elettorale, non ha potuto neppure difendersi. Non ha potuto spiegare i motivi che l’hanno spinto a querelare Rosi Bindi: i reati per cui era stato inserito in quella lista, concussione e truffa, risalivano al lontano 1998; il rinvio a giudizio è arrivato solo nel 2008 e lo stesso De Luca ha rinunciato nel 2012 alla prescrizione per farsi assolvere con formula piena.

Poco importa: De Luca è un “impresentabile”, così ha voluto la Pasionaria Rosi in quella che poi si è rivelata essere una resa dei conti interna al Pd. L’ex sindaco di Salerno, nonostante lo scherzetto, ha ugualmente vinto le elezioni ed è stato eletto presidente della regione Campania. Su di lui però pendeva un’altra spada di Damocle: quella della sconclusionata legge Severino, una delle più ambigue e forcaiole della storia repubblicana.  Essendo stato condannato in primo grado ad un anno di reclusione ed un anno di interdizione dai pubblici uffici per abuso d’ufficio, il neo governatore avrebbe dovuto essere sospeso dalla carica dopo essere stato eletto.

Ed è proprio la legge Severino a tornare a popolare gli incubi di De Luca: lo scorso 22 luglio è stato accolto il ricorso del presidente della Campania contro la sospensione dall’incarico per l’applicazione della legge Severino, ma è notizia di ieri sera che la Procura di Roma stia indagando il giudice Anna Scognamiglio, proprio colei che ha accolto il ricorso. Oltre a lei, risultano indagati anche il’ex capo della segreteria di De Luca, Nello Mastursi, che si è dimesso, lo stesso De Luca e altre quattro persone.

Il reato? Corruzione in atti giudiziari. Secondo i pm di Roma, De Luca avrebbe ricevuto pressioni per una nomina nella sanità campana, venendo minacciato di una decisione a lui sfavorevole da parte del tribunale civile di Napoli in caso contrario. La nomina contestata però non è mai avvenuta. E il ricorso di De Luca è stato ugualmente accolto. In base alla ricostruzione, in realtà ancora alquanto nebulosa e con prove piuttosto deboli, De Luca apparirebbe  più vittima che carnefice.

L’iscrizione nel registro è però un atto dovuto, assicura lui e assicurano i vertici del Pd. Non abbiamo motivo per non crederci, proprio per questo attendiamo ulteriori sviluppi e non comprendiamo la macchina del fango, non solo dei giornalisti manettari ma anche degli stessi colleghi di partito di De Luca. “Sono la parte lesa. Sostengo il lavoro dei magistrati” si difende il governatore. Le parole più giuste però sono quelle di un azzeccato titolo del Foglio: “Il guasto non è De Luca ma la legge Severino”

@RiccardoGhezzi2

Riccardo Ghezzi

Riccardo Ghezzi1205 Posts

Giornalista pubblicista, scrive di sport e politica su testate locali piemontesi. Appassionato di politica da sempre, ha un unico pregio: non essere mai stato di sinistra in vita sua

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