E se Donald Trump vincesse le primarie repubblicane?

donald-trumpPensavano tutti che Donald Trump si sarebbe sgonfiato nel giro di poco tempo, invece è da un paio di mesi in testa ai sondaggi nelle primarie del partito Repubblicano, al punto che qualcuno inizia a chiedersi cosa succederebbe nel partito dell’elefante se davvero Trump fosse il candidato per la Casa Bianca: si parla anche di “scissione” e di nuovo partito, come riporta Paola Peduzzi su Il Foglio. L’unica persona che trae vantaggio dalla vicenda è Hillary Clinton.

di Paola Peduzzi

“Crowd-sourcing: il nome del partito che dovremo far partire se Trump vince la nomination repubblicana? Suggerimenti benvenuti a editor@weeklystandard.com”. Con questo tweet il direttore della rivista americana Weekly Standard, Bill Kristol, ha lanciato la campagna tutta interna al mondo conservatore contro Donald Trump: lui non ci rappresenta, se davvero dovesse vincere le primarie, dovremo lasciare a lui il Gop, il nome almeno, e noi raggrupparci sotto un’altra sigla – consigli? Kristol non è solo: tutti i commentatori pensavano che, arrivati a poco più di un mese di distanza dall’inizio delle primarie in Iowa, la candidatura Trump fosse già defunta.

Non si può dire che Trump non ci abbia messo del suo, con le uscite controverse e un orgoglio politicamente scorretto che fa rabbrividire, ma il consenso c’è, eccome. Al punto che oggi sono gli altri – l’establishment del Partito repubblicano – che si devono organizzare. Jeff Greenfield, giornalista, scrittore, ex speechwriter di Robert Kennedy, ha scritto su Politico: “Se le persone con cui ho parlato hanno ragione, il fatto che Trump diventi il candidato repubblicano può generare la candidatura di un terzo partito, formato dai repubblicani stessi”. Sempre Politico ha raccontato che il team di Jeb Bush, altro candidato alle primarie ma di scarso successo finora (non doveva essere l’elezione delle dinastie?), “sta iniziando a esplorare la possibilità di rompere in pubblico con Trump – potenzialmente se Trump dovesse essere nominato, Bush non lo sosterrebbe”. Ben Shapiro, star agguerrita del giornalismo conservatore di Breitbart e Daily Wire, ha messo in fila i segnali dell’insofferenza all’interno del Gop, partendo da Kristol, e sintetizzandolo così: dice quel che molti non hanno il coraggio di dire, cioè meglio Hillary che Trump. Alcuni commentatori importanti lo dicono: Bret Stephens ha scritto sul Wall Street Journal che, a questo punto, conviene votare subito Hillary; Max Boot ed Eliot Cohen concordano: se Trump è il candidato, io voto Hillary.

A novembre il sito politico The Hill ha raccontato che alcuni contribuenti del Gop stavano contemplando, “per la prima volta nella storia recente”, di non sostenere un repubblicano alla presidenza. Nella storia recente in realtà ci sono stati altri casi di rivolta: quando il senatore dell’Arizona Barry Goldwater vinse la nomination nel 1964, molti repubblicani si rifiutarono di appoggiarlo, preferendogli addirittura Lyndon Johnson. Lo stesso accadde, senza successo, nei confronti di Ronald Reagan, quando molti sostennero George H. Bush nel 1980. Shapiro, cantore degli outsider, sottolinea infastidito: “Mentre l’establishment repubblicano vuole far pensare a tutti che Reagan è stata una sua creazione, in realtà all’inizio fece di tutto per fermarlo”. Il messaggio è chiaro: l’establishment combatte tutto ciò che è antiestablishment, qualsiasi forma esso prenda, capita anche con Ted Cruz, altro candidato outsider molto popolare. Tra le righe resta lo scontro identitario in corso nel partito da parecchi anni, con l’ascesa dei Tea Party e della cosiddetta “pancia conservatrice”, con incomprensioni anche paradossali, come scrive David Frum sull’Atlantic in un articolo dal titolo, appunto, “The Great Republican Revolt”: “Contro ogni evidenza, i finanziatori del Gop hanno interpretato il Tea Party come un movimento a favore dell’agenda delle pagine degli editoriali del Wall Street Journal”. Incomprensioni o no, Hillary ringrazia.

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3 Comments

  • giuseppe Reply

    28 dicembre 2015 at 11:43 am

    Se vincesse Trump le primarie e anche la corsa alla Casa Bianca? Meraviglioso, finalmente la politica di scontro con la Russia terminerebbe (anche con Carson), e non ci sarebbero islamofili come Obama (come con Carson), immigrazionisti islamici negli USA e non ostacolerebbero anche le politiche di difesa della Civiltà europea con immissione di clandestini ed islamici in Europa, sostenuta da Barak Hussein Obama e dai sui collaboratori aderenti ai Fratelli Musulmani, politica che sarebbe devastante con la signora Clinton. Speriamo…esperiamo che nel frattempo Obama non voglia lo scontro a tutti i costi con la Russia.

    • Luca Reply

      4 gennaio 2016 at 10:19 pm

      Ma vergognati!

      • giuseppe Reply

        5 gennaio 2016 at 2:54 pm

        Cattocomunista o grillino? Non importa, stessa feccia immigrazionista

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