Ecco come nacque, 100 anni fa, la leggenda dei Dimonios

brigatassLa Brigata Sassari compie 100 anni. Il mito dei Dimonios (diavoli in sardo, ndr) risale, a quel che si legge negli archivi dell’Esercito, al primo marzo 1915 con la costituzione di due reggimenti: uno a Sinnai e l’altro a Tempio. Tuttavia dagli archivi nulla emerge circa i motivi che spinsero i vertici militari Sabaudi a costituire una unità composta solo da sardi che diventò leggenda nella Grande guerra. A fornire una versione molto credibile di come nacque la Brigata è oggi Daniele Lostia Falchi di Orotelli noto Lelle. Il suo racconto, pubblicato dal quotidiano isolano La Nuova Sardegna, è il frutto di un lungo lavoro di raccolta di testimonianze e racconti durato parecchi anni.

Secondo le testimonianze raccolte da Lostia, il cui padre Andrea era arruolato all’epoca dei fatti, all’origine della creazione della Brigata Sassari ci fu una rissa. Nel 1914 cominciavano a soffiare i primi venti di guerra. Il conflitto era imminente e nell’Esercito tutti i congedi erano stati sospesi. Nei reparti si respirava un’aria pesante e la tensione era altissima. Anche nel reggimento Fortezza da Costa di Genova. A pagarne le conseguenze erano soprattutto i militari isolani che tutte le volte che si trovavano in fila per il rancio o per lavarsi venivano ributtati indietro a gomitate. I continentali si credevano superiori, erano molto più numerosi e ne approfittavano.

«Mio padre era diventato attendente del capitano – racconta Daniele Lostia –. Una sera tornò in caserma e trovò i suoi amici sardi silenziosi e avviliti. Uno di loro gli disse: «E non bides, Andrì, chi no sunu piccande a truba, e non intendes cussu romanu a punzoso serradoso e brazzoso arzadoso abbochinande chi pro isse bi cherete totta sa Sardigna (non vedi Andrea che ci fanno filare come bestie, e non senti quel romano che a pugni serrati e a braccia alzate urla che per stendere lui ci vuole tutta la Sardegna)”. La risposta di mio padre fu come una frustata: E boisi itte sezzisi ispettanne a l’istrubbare a susu chin corazu e animu determinadu chenza los timere, poi li damus a bidere chi no bi cheret totta sa Sardigna pro los crepare e los isperdere? (e voi cosa state aspettando a saltargli addosso con coraggio e con determinazione senza temerli, poi gli facciamo vedere che non ci vuole tutta la Sardegna per dargli una lezione e farli scappare)».

Le sue parole furono la scintilla che fecero scatenare l’orgoglio e la rabbia dei sardi tanto che si scatenò una rissa cruenta e furiosa nella quale un pugno di sardi diede una severa lezione a tutto il reggimento di artiglieria Fortezza da Costa. Un sergente maggiore finì in ospedale per una coltellata in pancia. Le autorità militari pensarono subito a una rivolta contro lo Stato. Andrea Lostia fu indicato come il capo di quella ribellione e arrestato. Poi, fu trasferito a Piacenza in attesa del processo.

Lostia non volle far sapere ai familiari che si trovava in carcere ma due suoi cugini vennero a conoscenza del suo arresto dal racconto di un soldato in licenza residente in un paese vicino. Lo zio agronomo e un suo cugino medico partirono allora per Genova dove seppero che Andrea era in carcere a Piacenza, in attesa di essere giudicato per ribellione contro le istituzioni. I Lostia presentarono allora al comandante del reggimento le loro credenziali di appartenenti a una famiglia nobile e fedele alla casa reale, tanto che un loro zio, Giovanni Battista, nel 1808, era stato posto da re Vittorio Emanuele a capo della reale Governazione di Sassari e nominato anche comandante della Giurisprudenza. Il colonnello, anche grazie alla testimonianza del capitano di cui Andrea Lostia era attendente, capì che non esisteva alcun complotto e non c’era stata una rivolta, ma solo una furiosa rissa tra sardi e continentali. Il suo rapporto convinse anche il generale che dispose l’immediata scarcerazione dell’artigliere Lostia.

«Mi fu raccontato – prosegue Lelle Lostia – che il generale, del quale non conosco però il nome, rimase profondamente colpito da quella rissa e si chiedeva come fosse stato possibile che un gruppo esiguo di sardi avesse potuto sbaragliare un intero reggimento. “Non è possibile, non è possibile” ripeteva incredulo. Dopo alcune ore convocò i suoi ufficiali e disse: “Se è vero, come è vero, che un gruppo di sardi riesce a sbaragliare un reggimento al completo, allora se riusciamo a formare una brigata di soli sardi potremmo vincere qualsiasi guerra”». L’idea piacque allo Stato maggiore: erano nati i diavoli rossi, i Dimonios.

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3 Comments

  • gbravin Reply

    31 marzo 2015 at 3:00 pm

    Forza paris!!!

  • Claudio Bielli Reply

    31 marzo 2015 at 5:40 pm

    Sarebbe anche il caso che venga anche pubblicato( in modo che si possa ascoltare) il bellissimo Inno di questa Brigata oltre che alla foto

    • gbravin Reply

      1 aprile 2015 at 6:51 am

      Basta effettuare una ricerca su Youtube “Brigata Sassari inno testo” nomersosi filmati vi sono custoditi… (con la traduzione!)

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