Ennesima promessa mancata di Renzi: salta il taglio delle tasse alle imprese

renzi-promesseMatteo Renzi smentisce se stesso e il suo governo. La scelta di indirizzare la Stabilità verso provvedimenti che consentono di acquisire maggiore consenso all’esecutivo ha praticamente sconfessato tutto l’impianto originario della manovra (già di per sé basata più sul deficit che sui tagli) e anche alcune riforme precedenti, come quella della Pa.Ieri in commissione Bilancio alla Camera è arrivata la conferma di un evento che si era annunciato da qualche settimana: non ci sarà lo sconto di tre punti percentuali dell’Ires ipotizzato nella prima stesura della Stabilità per il 2016.

L’abbassamento dal 27,5 al 24,5% dell’imposta sui redditi delle società, collegato al riconoscimento della clausola «migranti» da parte dell’Ue, è stato interamente rinviato al 2017, come inizialmente previsto quest’estate. Un emendamento del governo ha sostituito la misura con interventi per potenziare la sicurezza e favorire la cultura (vedi articolo sotto).Eppure sono passati poco più di due mesi da quella domenica in cui Renzi, ospite di In mezz’ora, promise che «il prossimo anno ci sarà anche, a dispetto delle aspettative, un intervento significativo sul lavoro, di riduzione delle tasse per le imprese: volevo portarlo nel 2017, ma credo che riusciremo ad anticiparlo almeno in parte al 2016».

Il taglio avrebbe dovuto essere «per tutti e non limitato al Sud». Il ricorso al maggior deficit era parzialmente giustificato dal costo della misura: oltre 1,5 miliardi per un punto di Ires in meno per un totale di circa 5 miliardi.Come sia finita, lo si è visto ieri. Ma la questione non si risolve nelle «mance» ai diciottenni, bensì in mille rivoli di spesa il cui obiettivo dovrebbe essere quello di consolidare il consenso e la «presa» del governo. Un esempio è la pubblica amministrazione. I relatori hanno, infatti, presentato un emendamento che consentirebbe di assumere a tempo indeterminato quei dirigenti a termine, incaricati dall’esterno e quindi non passati per concorso, che risultano idonei nelle graduatorie frutto di bandi pubblici.

Fondamentalmente, un modo per bypassare la stessa riforma Madia che, almeno formalmente, fissava un ruolo unico della dirigenza e un limite per il conferimento di incarichi esterni. Ma l’esterno, si sa, è più «fedele».Alle imprese, inoltre, non solo viene negato il taglio delle tasse, ma viene anche imposto un balzello che può arrivare fino a 30mila euro l’anno per finanziare il funzionamento del Garante della Privacy. Chi tratta dati personali deve pagare per la sua Authority, a prescindere dall’utilità effettiva. Tra coloro che non potranno lamentarsi anche le banche: dal 2017 viene introdotta un’addizionale Ires di 3,5 punti percentuali per consentire la piena deducibilità degli interessi passivi dalla base imponibile Irap. L’importante è stare dalla parte giusta.

[Fonte: Il Giornale]

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