Everest015 e il futuro del centro- destra, è l’ora della rivalsa?

11960209_10203719069256193_3073108150682094888_nEverest 2015, il campus organizzato per il terzo anno consecutivo in Puglia, anche quest’anno ha dibattuto su temi spinosi tanto cari al centro destra che ha deciso, in netto ritardo di cominciare a fare opposizione al centro sinistra. Immigrazione, spesa pubblica, giovani e lavoro.

Rispetto al 2014 i ragazzi che vi hanno partecipato si sono rivelati molto scarichi, la voglia di impegnarsi politicamente, di spendere il proprio tempo a difendere una parte politica che sempre più sembra disgregarsi davanti ai loro occhi, soprattutto quella pugliese, hanno reso questo momento un mero incontro di autocelebrazione dei big della politica, il solito convegno che lascia il tempo che trova. Però si sa, quando tante menti pensanti vengono sollecitate, una scintilla che riaccende il fuoco sotto la cenere c’è sempre. La magia di Everest dovrebbe essere proprio questa: creare un momento di incontro/scontro tra i ragazzi e la classe politica dirigente che genera un dialogo costruttivo. Che sia stato così?

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Novità dell’anno senz’altro è stato senz’altro il dibattito tra Giovanni Toti e Michele Emiliano, presidenti di Regione Liguria e Puglia, che sul palco hanno dato il via ad un piacevole e pacato dialogo sulla questione Nord- Sud che ovviamente, da buoni antagonisti quali sono, non sono mancate le frecciatine sul presente e sul passato, sulle battaglie fatte e su quelle che ancora ci saranno da fare. Un Michele Emiliano molto disteso guarda al futuro ma dimentica di essere stato un detrattore di Berlusconi a suo tempo e cerca addirittura di elogiarlo in maniera ruffiana, suscitando ovviamente contestazioni da parte di alcuni attivisti nostalgici dello “spirito del 94” ma poco attenti al futuro, questa però è un’altra storia.

Dibattere sulla questione Nord- Sud e scoprire che l’intento comune, di Toti quanto di Emiliano, a parte le battutine è quella di progredire verso una gestione intelligente della regione. Ciò lascia ben sperare anche se si sa, c’è sempre poco da fidarsi del centro sinistra. Sul tema “gestione regioni” tante le idee sulla riduzione della spending review che lascia poco raggio di azione alle regioni, tante belle proposte ma poca concretezza sul modo di agire. Si evince dal dibattito Emiliano- Toti la solita “esplosione controllata” che poco entusiasma le folle e suscita solo un po’ di clamore.

I temi affrontati sono stati tantissimi ma la questione ricorrente è cercare in maniera esasperante una personalità di spicco in questo centrodestra ammaccato dalle scissioni, dal via vai continuo, da chi si fa guidare da un interesse personale anziché dall’idea. Si ricorda quanto sia stato acceso il dibattito Fitto- Toti appena lo scorso anno sul tema primarie che ha portato poi al distacco definitivo dell’enfant prodige pugliese. Si discute ancora di primarie ma nessuno la auspica come soluzione principale, anzi, sembra essere l’ultima spiaggia per questo centro destra che non sembra aver capito che così facendo l’elettorato finirà per allontanarsi sempre di più da chi profonde impegno politico giorno per giorno. Anche se primarie non è sempre sinonimo di scelta democratica, visto che si parla di “primarie di partito” e non di primarie aperte a tutti.
Ogni dibattito nell’arco di questi tre giorni si conclude con la fatidica domanda: “chi può guidare il centro destra verso la rinascita e chi può guidarlo alla vittoria contro il sistema renziano?” Le risposte sono state molteplici ma molto vaghe, nessuno sa rispondere in maniera chiara e tutti hanno il fiatone, il centrodestra così conformato è molto scarico e da chi è addetto ai lavori si percepisce tutto questo sforzo di rilanciare un cavallo azzoppato.

“La scalata” è dura, per chi si impegna attivamente e giornalmente in politica e per chi ha incarichi nelle istituzioni, il momento storico nel quale vive il centro destra italiano non è a favore ma sperando di potersi rivalere su quest’impegno che per anni ha riempito la propria vita, molti partecipanti di Everest non vedono luce infondo al tunnel. Che ci sia bisogno di un’ulteriore “pausa di riflessione”? Si può ancora vivere in posizione di attesa con un governo non eletto da nessuno che sembra strozzare il paese? Si spera di no.

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C’è chi spera in Salvini, chi lo osserva da lontano, chi spera in un centrodestra riunito in un Pdl 2.0 e chi invece, crede ancora che Berlusconi abbia qualcosa da dire, che possa salvare il centro destra dal vuoto dilagante ma l’appeal del macinatore di voti ormai è ai minimi storici.
A dimostrazione del serio bisogno di “voltare pagina” è proprio la telefonata di Silvio Berlusconi, benché seguitissima ed entusiasmante a poco è servita a riaccendere i cuori dei militanti, il clima percepito è più che altro nostalgico, ormai la propaganda su ciò che è stato e il vittimismo di un Berlusconi stanco servono a poco.

Ciò che lascia perplessi però è il clima che si respira fuori dall’area convegni, un brulicare di idee di ragazzi che hanno tanta voglia di fare e il poco spazio per poter esporre le proprie proprie proposte a chi magari può concretizzarle. Ci si augura però che tutte queste menti davvero pensanti possano fare rete tra loro, riorganizzarsi ed esprimere un un’unica voce per dare una nuova linfa a Forza Italia o a quello che sarà, visto che si è percepita una certa confusione anche su “chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare”.

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Everest015, momento splendido per chi ancora ci crede e sogna… anche se dal sogno c’è bisogno di trasformare tutti questi buoni propositi in realtà.

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