F-35B, la stiva dovrà essere riprogettata: l’Italia lo sa?

f13-09625pr-2__mainGli ingegneri dello Joint Strike Fighter dovranno apportare modifiche alla stiva interna della versione dedicata al corpo dei Marine cosi da garantire al caccia di trasportare, a partire dal 2022, le otto SDB-II inizialmente previste.
Questa la nota ufficiale dei funzionari del programma JSF.
Le Small Diameter Bomb II o SDB-II – si legge nella nota ufficiale – possono acquisire e colpire bersagli in movimento fino a 70 chilometri di distanza e dovrebbero entrare in servizio nel 2017.
L’arma può essere integrata nella variante A dell’F-35, ma solo quattro bombe possono essere trasportate nella configurazione attuale dell’F-35B, variante short-take-off and landing dello JSF.

Le SDB-II – aggiungono dal programma JSF – non sarebbero entrate in servizio con la variante B prima del 2022, quindi non è una nostra priorità anche se dovremo effettuare delle modifiche alla “weapons bay” prima di poter integrare il sistema d’arma.
Le SDB-II hanno ormai concluso il loro processo di sviluppo e non possono, in alcun modo, essere modificate motivo per cui l’unica soluzione è ridisegnare la stiva interna.
Dal programma JSF non hanno diramato il costo delle modifiche perché la riprogettazione è ancora in corso. I lavori, comunque, non inizieranno a breve.
La SDB-II è una bomba di nuova generazione progettata proprio per l’F-35.
Il Regno Unito è il secondo acquirente dell’F-35B dietro il Corpo dei Marine, con 138 velivoli. L’Italia ha acquistato trenta F-35B e sessanta F-35A.
Il Regno Unito non si è ancora impegnato ad acquistare l’SDB-II, ma è consapevole del problema della stiva interna. L’Italia, invece, sarebbe già stata informata, ma non c’è ancora una nota ufficiale.

Quella svista milionaria
L’F-35B era stato pensato per trasportare internamente otto SDB-II. Queste bombe permetterebbero al pilota dell’F-35 di colpire otto diversi bersagli ad oltre 70 chilometri di distanza e con assoluta precisione.
Le SDB-II sono progettate per modificare la propria rotta in volo e seguire gli obiettivi attraverso sistemi di guida laser infrarossi o in movimento.
L’F-35B, però, può ospitare solo quattro SDB-II a causa della stiva interna che è significativamente più piccola delle versioni A e C per via del design del velivolo Stovl.
La Marina USA voleva equipaggiare subito gli F-35B con le SDB-II, ma ha preferito portare avanti l’integrazione sugli F/A-18 Super Hornet.
Da rilevare che il software necessario per implementare le SDB-II farà parte del Block 4, il cui rilascio è previsto nel 2022.
Per farla breve. L’F-35B potrà trasportare internamente soltanto quattro delle otto munizioni previste e non potrà utilizzarle prima del 2022 a causa del software che sarà disponibile proprio in quell’anno.
Il Pentagono – si legge nella nota ufficiale – conosce il problema SDB-II fin dal 2007. Pesanti modifiche sono state apportate al velivolo per consentire di trasportare le SDB-II anche se ormai il design principale è quello.
Il Corpo dei Marine ha già ricevuto 34 velivoli. Il ritardo nell’attuazione delle munizioni SDB-II non influenzerà la capacità del caccia di volare, ma limiterà le operazioni che l’F-35B sarà in grado di svolgere.

Il programma Small Diameter Bomb II
Il programma Small Diameter Bomb II ha un costo complessivo di 4,1 miliardi dollari per 17 mila munizioni, cinquemila delle quali per la Marina USA.
Il sofisticato sistema d’arma prodotto da Raytheon, andrà a sostituire la versione precedente costruita dalla Boeing. Secondo Raytheon, il programma SDB-II ha ormai raggiunto la fase finale di sviluppo ed una decisione sull’avvio della produzione sarà presa a breve. Certamente – spiegano dalla società – il modulo SDB-II non sarà alterato per soddisfare le esigenze di spazio dell’F-35B ed auspichiamo la riprogettazione della stiva interna.
Sapevamo del problema della stiva interna dell’F-35 – chiariscono dal Pentagono – ma abbiamo preferito posticipare la questione in attesa di un sufficiente livello di maturità del caccia. Gli altri sistemi d’arma legati al software Block 4 sono l’AGM-154 Weapon Joint Stand-Off, il Joint Strike Missile della norvegese Kongsberg, il SOM turco e l’AIM-9X Sidewinder Block II.
Ad oggi, il Pentagono ha già investito più di 700 milioni di dollari nello sviluppo delle SBD-II.
Intanto – aggiungono dall’Air Force – la variante F-35A del Joint Strike Fighter continua a fare progressi nei test dedicati al rilascio delle future armi trasportate internamente (configurazione stealth) ed esternamente.
Dallo scorso anno l’Air Force ha effettuato quattro test con i missili AIM-120 AMRAAM ed alcune prove di rilascio JDAM. Nel complesso, l’Air Force prevede di acquistare 1.763 F-35A.

Franco Iacch – Difesaonline
(foto: Lockheed Martin / Raytheon)

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