Follie italiche: poliziotti demansionati per aver toccato gli interessi del Cara di Mineo

contucciIntervistiamo, in esclusiva per Qelsi, il poliziotto Daniele Contucci, assistente capo e dirigente sindacale Consap. Daniele Contucci lavora presso la Direzione Centrale Immigrazione e Polizia delle Frontiere, ovvero quella Direzione Centrale che coordina tutto ciò che attiene all’immigrazione, dalla missione Mare Nostrum a Triton.

Esattamente di cosa ti occupi, Daniele?

Io facevo parte di un’unità altamente specializzata in materia di immigrazione, denominata URI, (acronimo che sta per “Unità Rapida d’Intervento”); noi intervenivamo ovunque ci fossero emergenze legate all’immigrazione: abbiamo favorito la velocizzazione per il rilascio dei permessi di soggiorno in tutte le Questure d’Italia, da nord a sud, per l’emergenza nordafricana del 2011, ed abbiamo operato anche presso il C.A.R.A. di Mineo.

E qui è iniziata la tua opera di denuncia. Cosa è successo al C.A.R.A. di Mineo?

Qui abbiamo lavorato per velocizzare la trattazione del rilascio dello status di rifugiato politico. Eravamo una task force composta da una 15 di unità, composta da personale idoneo a ricostruire tutto l’iter del migrante dal momento dello sbarco, ricostruendo tutto il suo trascorso (per poter fare la famosa “intervista” che veniva chiamata “modello C-3”), dal Paese di partenza finanche ai Paesi di transito, se proveniva da zone di guerra o no, e se aveva ricevuto ritorsioni per motivi politici, di sesso, razza o di religione. Quest’intervista veniva poi inserita in un database chiamato “Vessanet”, e veniva inviato ad una Commissione territorialmente competente. La Commissione poi, dopo una serie di accertamenti, valutava se concedere al migrante l’asilo politico, la protezione sussidiaria, i motivi umanitari o rifiutare la sua richiesta … ovviamente, in caso di rifiuto, il migrante poteva fare ricorso tramite i legali.

Tutto questo in quanto tempo avveniva?

Prima che arrivassimo noi al C.A.R.A. di Mineo, i tempi di permanenza erano 18 mesi. E già all’epoca l’Unione Europea si lamentava per la lungaggine delle nostre procedure. Basti pensare al fatto che in Germania vi impiegavano 90 giorni, ed ora stanno accorciando addirittura fino a 30 giorni. Dopo il nostro intervento al C.A.R.A. di Mineo, hanno velocizzato tutte le procedure che, stranamente, erano come bloccate da “strane meccanismi”; noi siamo riusciti ad accorciare i tempi sino anche a sei mesi. E questo non è piaciuto a qualcuno. Infatti, come dimostrano le indagini su “Mafia Capitale”, accorciando questi tempistiche, siamo andati a toccare interessi importanti. Basti pensare che ogni migrante costa allo Stato 35 euro al giorno: ora moltiplichiamo 35 euro per 4000 persone (che erano al C.A.R.A. di Mineo prima del nostro intervento), arriviamo a 140mila euro al giorno; visto che, prima del nostro intervento al C.A.R.A. di Mineo i migranti vi rimanevano per almeno 18 mesi, in un anno si arrivava a parlare di ben oltre 51milioni di euro. E nonostante i componenti della nostra task force siano stati tutti premiati ed elogiati dal Questore di Catania per aver velocizzato le procedure, tutti la task force è stata demansionata, trasferita, quasi “chiusa senza l’ufficialità”. A tal proposito ci sono ben due interrogazioni parlamentari, una dell’On. Tofalo (M5S) in sede Co.Pa.Si.R. e l’altra dell’On. Paolo Grimoldi (LN): ad entrambe il Ministro Alfano non ha ancora dato alcuna risposta.

Oggi si parla di sanzioni UE all’Italia per “mancato fotosegnalamento”. Se non erro, tu sei stato il primo a denunciare queste cose, giusto?

Sì, io già da tempo ho denunciato, non solo le lungaggini di cui sopra, ma anche i mancati fotosegnalamenti. Nel 2014 sono sbarcati in Italia, grazie alla missione “Mare Nostrum” (ottobre 2013 – ottobre 104) poi tramutata nella missione internazionale “Triton”, 172mila migranti. Ai tempi di “Mare nostrum” andavamo a “salvarli” a 10miglia (17 km) dalle coste libiche: praticamente li andavamo a prendere da casa; con la missione “Triton” il raggio si è allargato, ma non di tantissimo: 30 km dalle coste libiche. Dal 2014, sono sparite nel nulla 100mila persone: dei 172mila sbarcati nel 2014, 65mila hanno fatto richiesta di asilo politico (solo il 10% ha ottenuto questo status, il 23% ha ottenuto protezione sussidiaria, il 35% motivi umanitari). Quindi, nel 2014, 55mila soggetti non sono stati nemmeno fotosegnalati, ed ora non sappiamo né dove sono, né  chi sono.

Quello che mi dici è aberrante … e nel 2015?

Nel 2015, con Triton, i colleghi della Polizia di Stato e della Polizia Scientifica, imbarcati sulle navi militari, hanno cercato di “mettere una toppa”. Dagli ultimi dati ufficiali del Viminale, da gennaio 2015 a settembre 2015 abbiamo avuto 40mila persone non fotosegnalate. Quindi, se sommiamo i non fotosegnalati del 2014 ai non fotosegnalati del 2015, abbiamo ben oltre 100mila persone non fotosegnalate.

 Quindi tu mi stai dicendo che oggi, nell’era della minaccia jihadista, oltre 100mila persone (provenienti dagli stessi Paesi ove c’è l’Isis), vagano liberi e beati per l’Italia e per l’Europa tutta?

Sì, e questa è una cosa molto grave. Basta vedere gli arresti a Brescia ed a Bari. Ma non è razzismo: è una questione percentuale; se su 10mila soggetti non fotosegnalati ce ne fosse anche soltanto uno pericoloso, ora ci sarebbero almeno 10 soggetti pericolosi in giro per l’Italia. Ecco perché dovevamo aspettarci la procedura d’infrazione da parte dell’Europa. Il Trattato di Dublino del 90 (poi rivisto nel 2013) parla chiaro: il migrante deve far richiesta di asilo politico nel primo Paese europeo d’approdo. Trattato che non è stato rispettato , né è stato tantomeno modificato, nonostante i proclami del 2013. Non è stato rispettato sia per una volontà politica, sia per una disorganizzazione generale delle forze di polizia rispetto all’emergenza immigrazione. C’erano persone che venivano da zone di guerra, in particolare dalla Siria, che evitavano di farsi fotosegnalare in Italia, sperando di arrivare in Germania e farsi fotosegnalare lì, per poter avere una prospettiva di vita migliore rispetto all’Italia. Ma non fotosegnalare 100mila persone è una cosa molto grave, perché rappresenta una vera e propria falla sulla sicurezza interna del Paese.

Spero almeno che, chi non si è prodigato per far rispettare le norme, sia stato punito …

Assolutamente no, anzi hanno fatto carriera! Ci sono delle responsabilità evidenti dei Vertici della Polizia, che vanno dal Capo della Polizia, al Direttore Centrale Immigrazione e Polizia delle Frontiere, fino al Capo Dipartimento Immigrazione e Libertà Civili. Incredibilmente però, mentre l’Europa apre alle sanzioni, questi “vertici” vengono promossi. E l’infrazione europea la pagheranno i contribuenti italiani, mica questi soggetti che, invece, hanno fatto carriera. Nel frattempo, io che ho denunciato il tutto sono stato, invece, demansionato perché ritenuto troppo “scomodo”.

Come sempre … ed ora?

Ora l’Europa ha dato disposizione ad Italia e Grecia di aprire i cosiddetti “hotspot”, ed il primo è già stato aperto a Lampedusa. Questi “hotspot” sono dei centri di identificazione e smistamento, ove si farà un’intervista veloce per scindere i “migranti politici” dai “migranti economici” (provenienti da Marocco, Algeria, Senegal …) ma, visto che l’Europa non ha fiducia dei nostri controlli, gli “hotspot” sono posti sotto la supervisione di ispettori europei.

Secondo te, questa situazione è stata “voluta”?

In un Paese normale, qualche responsabilità doveva essere quantomeno chiarita ed appurata; in Italia, invece, hanno fatto carriera. E chi, come me, ha denunciato, ha poi subito evidenti ritorsioni, seppur la mia denuncia fosse legittimata dalla mia attività sindacale…Nessuno mi può querelare perché ho sempre detto la verità … ed ho solo anticipato quello che oggi dice l’Europa, e quello che la Magistratura ha accertato tramite le intercettazioni dell’indagine su “Mafia Capitale”.

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1 Comment

  • Giovanni Bravin Reply

    29 dicembre 2015 at 12:00 pm

    Le stesse “intimidazioni” subite da chi ha denunciato a Striscia la Notizia di avere in dotazione giubbotti antiproiettile scaduti da anni, quindi non garantivano l’efficacia per la loro vetustà e contro calibri militari (AK47).
    Le sanzioni (multe) che la EU comminerà all’Italia per la mancata identificazione di circa TRENTAMILA clandestini sono top secret…

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