Forza Italia passa da 98 a 53 deputati ma i pm non indagano

cameraL’ennesimo strappo, più che annunciato per carità, si è consumato ieri pomeriggio, quando Raffaele Fitto, leader del micro partito Conservatori e Riformisti, ha annunciato l’addio di dieci deputati dal gruppo di Forza Italia alla Camera (al Senato l’addio era già stato ufficializzato da tempo, ndr). Nuccio Altieri, Maurizio Bianconi, Daniele Capezzone, Gianfranco Chiarelli, Nicola Ciraci’, Antonio Distaso, Benedetto Fucci, Cosimo Latronico, Roberto Marti, Rocco Palese, hanno deciso infatti di abbandonare definitivamente Silvio Berlusconi e seguire il proprio leader in un’avventura dal sapore quasi alfaniano.

Meriti (o demeriti) a parte, i numeri che fotografano la situazione dei gruppi Parlamentari a Montecitorio lascia un po’ perplessi per diversi motivi. Il primo su tutti è il trasformismo dei deputati, che in questa Legislatura ha raggiunto un vero e proprio record: finora sono circa 130 i deputati che hanno cambiato gruppo di appartenenza, non contando il fatto che molti di questi hanno fatto più di un “salto”. Il secondo è quello che vede Forza Italia il partito più danneggiato dai cambi di casacca.

Il gruppo presieduto da Renato Brunetta a marzo 2013 poteva contare su quasi 100 deputati, eletti grazie al 21% conquistato dal Pdl durante le ultime politiche. Numeri che, però, con il tempo si sono assottigliati sempre di più. Dopo l’addio dei fittiani, il gruppo di Forza Italia è passato dai 98 deputati di inizio Legislatura ai 53 attuali. Un record negativo, quasi il 50% di meno. Per carità, la Costituzione, tramite l’art.67, consente a ogni membro del Parlamento piena libertà di movimento, ma oggi, vista la storia politico-giudiziaria di Berlusconi, viene quasi spontaneo domandarsi come mai i magistrati non si siano mai interessati a coloro che hanno abbandonato il leader di Forza Italia e abbiano al contrario accesso i riflettori su quelli che approdavano nella sua casa politica.

Il caso de Gregorio è tra i più famosi e conosciuti che possiamo ricordare. E’ la storia di un senatore passato in pochi anni da Forza Italia all’Italia dei Valori e poi di nuovo in Forza Italia. Ordinaria amministrazione dell’art.67 della Costituzione, direbbero alcuni. Peccato che però qualche pm a Napoli abbia deciso di indagare sulla faccenda, guarda caso solo quando De Gregorio è passato dall’Idv a Forza Italia. Il risultato è stato un processo più che discutibile, dove con un’accelerazione improvvisa si è arrivati a una condanna in primo grado che però finirà nel nulla, vista l’imminente prescrizione del processo. La giustizia, insomma, non potrà mai stabilire definitivamente se Berlusconi abbia o meno corrotto De Gregorio (e se lo ha fatto, dovrebbe spiegare anche perché alla luce del sole, con dei contributi registrati ufficialmente in Senato).

Ma viene da chiedersi perché con altri non si muova con la stessa solerzia riservata al leader di Forza Italia. Due mesi fa, dopo lo strappo di Verdini, alcuni deputati vicini a lui presero la stessa strada dei fittiani: abbandonare Forza Italia. Eppure a nessuno è venuto in mente di indagare, di approfondire, di mettere su un processo contro il beneficiario di questa operazione, Matteo Renzi. Nemmeno dopo le scioccanti dichiarazioni del deputato Pd Michele Anzaldi, che intervistato da un quotidiano disse che Verdini andava pagato e ringraziato per la sua scelta, annunciando “ricompense politiche”.

 

@eugcipolla

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1 Comment

  • Forza Fitto Reply

    21 novembre 2015 at 2:29 pm

    chiedersi come mai FI ha perso 45 parlamentari, oltre a svariati milioni di voti, no eh? Detto per inciso Fitto stava all’opposizione e resta all’opposizione, altro che sapore alfaniano

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