Giornalista indagato per aver svelato la storia della jihadista italiana dell’Isis

Fatima2Si tratta del giornalista napoletano Simone Di Meo, finito sotto inchiesta della Procura di Torre Annunziata (Na) con l’accusa di rivelazione di segreto per articoli scritti nel gennaio scorso sulla ragazza originaria di Torre del Greco e partita da Inzago, nel Milanese, dove viveva con la sua famiglia, per raggiungere lo Stato Islamico in Siria dopo aver sposato un jihadista Aldo Kobuzi, albanese – in precedenza era stata sposata con un cittadino marocchino che la picchiava e dal quale aveva poi divorziato –. Di Meo sarebbe colpevole di aver violato il segreto sulle indagini allora in corso sulla terrorista, partita pochi mesi prima per Damasco.

Tuttavia la Sergio è stata recentemente rinviata a giudizio dalla Procura di Milano insieme al padre, Sergio Sergio, attualmente ai domiciliari in Campania, la sorella maggiore Marianna che è ancora in carcere, mentre la madre, Assunta Buonfiglio, è morta di recente poco dopo la notifica dei domiciliari. Tutti trascinati da Maria Giulia Fatima verso l’islam e l’Isis – nei giorni scorsi il padre ha manifestato il desiderio di tornare cattolico, accusando la figlia minore di averlo plagiato e rompendo anche i rapporti con la figlia maggiore. Aveva anche chiesto un funerale cattolico per la moglie, ma gli è stato negato perché Assunta Buonfiglio è morta da musulmana –. Dunque, nonostante per la persona di cui ha scritto, si sia deciso un processo, Di Meo viene indagato.

Il presidente dell’Ordine Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, ha espresso il proprio sdegno: “Siamo all’assurdo – ha affermato – Mentre si scopre che terroristi, sospettati di barbarie, vengono rilasciati più o meno per un cavillo giuridico la Procura della Repubblica di Torre Annunziata apre un procedimento a carico del collega Simone Di Meo, reo di aver rivelato atti di indagine. Di Meo ha la ‘colpa’ di essersi occupato di Maria Giulia Sergio, una italiana convertitasi all’Islam e che, successivamente, ha scelto di combattere nella fila dell’Isis, con il nome di Fatima, tanto che la Procura di Milano vuole a suo carico un processo. Averlo rivelato, costa una accusa incomprensibile a Di Meo, al quale va la solidarietà dell’Ordine nazionale dei giornalisti”, ha concluso Iacopino.

Alessandra Boga

Alessandra Boga161 Posts

Nata a Magenta (MI) il 26/08/’80, vive a Meda (MB). Liceo classico, Scienze dell’Educazione all’Università Cattolica di Milano, tesi dal titolo “Donna e islam: la questione del velo”. Ha scritto due libri “Donne la notte” (2009), “Soltanto una donna” (2011). Collabora con “Il Jester”; “Il Legno Storto”, “L’Occidentale”, “Islamofobia”, “Al-Maghrebiya” e la rivista “Genio Donna”

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8 Comments

  • Paolo Reply

    25 novembre 2015 at 1:53 pm

    Ci vuole una vera e propria epurazione della magistratura, senza se e senza ma.

    • Carlo Reply

      25 novembre 2015 at 6:39 pm

      meglio azzerarla e passare tutto ai tribunali militari, li per certe cose c’è l’accusa di tradimento

  • Federico Reply

    25 novembre 2015 at 3:14 pm

    Non c’è logica!
    Ha divulgato i segreti dell’indagine…
    Come può un giornalista conoscere i segreti dell’indagine? E’ lui che fa le indagini? No, le fanno gli inquirenti. Allora vuol dire che gli inquirenti hanno rivelato i segreti dell’indagine al giornalista che poi li ha divulgati Ma allora vanno imputati gli inquirenti e non il giornalista.
    Oppure può essere che il giornalista sia arrivato a capire le cose da solo. Ma in questo caso non sono “segreti dell’indagine” ma semplici intuizioni giornalistiche che hanno tutto il diritto di venire espresse, nell’ambito dell’informazione e della libertà di espressione.
    Logica e buon senso, questi sconosciuti!

    • luigi43 Reply

      27 novembre 2015 at 10:31 am

      Quoto tutto quanto scritto da Federico. Non sono ,purtroppo , terminati i tempi di Borrelli o di altri Magistrati ancora in servizio che hanno fatto le loro fortune politiche passando “veline” ai giornalisti .

  • riudecols Reply

    25 novembre 2015 at 3:47 pm

    Io asserisco di piu ‘ bisognerebbe imprigionarli o mandarli nei paesi arabi.

  • Frank Reply

    25 novembre 2015 at 3:59 pm

    Eppure la frase sempre più in voga nei confronti di questa magistratura resta la stessa: “Non abbiamo fiducia nella giustizia”. Bene, grazie a questa fiducia ci troveremo presto tutti in galera, con i criminali (fuori) che ci guardano attraverso alle sbarre come allo zoo…

  • 174VAM Reply

    25 novembre 2015 at 4:25 pm

    Ma, scusate:
    le notizie coperte da segreto istruttorio, poi divulgate dal giornalista, da chi sono state fornite?
    da Topo Gigio?
    o da un magistrato?

    • Giovanni Bravin Reply

      25 novembre 2015 at 5:32 pm

      Probabilmente le intercettazioni telefoniche, coperte da segreto istruttorio vengono comprate al supermercato. Anziché indagare su chi le ha diffuse si preferisce cercare tra giornalisti di carta stampata e TV. Lo stesso sta capitando su Watileaks dove si preferisce attaccare i giornalisti anziché cercare i veri corvi in Vaticano!

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