Gli USA non abbandonano nessuno. L’Italia…

11178500_10205678547430171_1833433584_nHo letto la sua lettera, le chiedo scusa se ho aggiunto altro dolore a quello già provato per la morte di suo figlio“. Così il generale a cinque stelle Martin Dempsey, Capo dello Stato Maggiore congiunto delle forze armate statunitensi, dopo la sua infelice esternazione commentando la caduta di Ramadi, avvenuta nel 2006, che divenne l’epicentro per i gruppi insurrezionali dopo la caduta di Falluja nel 2004.
In quella battaglia morì il primo Navy SEAL della guerra in Iraq, il pluridecorato Marc Lee.
Immediata la reazione della madre del giovane, ascoltando le parole del generale intervistato: Dempsey descrisse la caduta di Ramadi come insignificante per le sorti della guerra.

La donna, fondatrice del Warriors Mighty America, ha inviato una lettera di fuoco al generale. “La caduta di Ramadi non è stata simbolica in alcun modo? Ed io li ho perso mio figlio. Continuavo ad ascoltare le sue parole e pensavo di essere diventata pazza. Mio figlio era un SEAL ed è morto per il suo paese proprio a Ramadi. Venite a dirmi che non è stata simbolica? venitelo a raccontare a quanti come me hanno perso un figlio, un marito, un genitore, un compagno di squadra. Lei può definire irrilevante qualsiasi altra cosa, ma non si azzardi mai più a parlare così di mio figlio che era un guerriero, lui era un SEAL”.
Dempsey, letteralmente massacrato da ogni ramo delle forze armate e dalla politica con in testa il presidente Obama, ha così risposto alla donna. “Ho letto la sua lettera e le chiedo perdono. Marc e tanti altri sono morti combattendo per un futuro migliore per l’Iraq. Ragazzi come lui, hanno servito la nostra nazione fino all’estremo sacrificio. Niente e nessuno potrà mai sminuire le loro azioni, li ricorderemo per sempre”.

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Il generale Dempsey ha poi chiamato al telefono la donna, scusandosi per quelle frasi proferite.
Con la memoria dei soldati morti in battaglia non si scherza. E Dempsey sembra aver dimenticato quanto l’America ami sopra ogni cosa i propri SEAL.
Quando fu ucciso, il due agosto del 2006, Marc Lee aveva 28 anni. Faceva parte del SEAL Team 3. Durante una missione, un membro del team, Ryan Job “Biggles”, venne ferito gravemente da un cecchino. Mentre gli altri SEAL lo trasportavano al riparo, Lee si fece consegnare tutte le munizioni dai compagni ed iniziò a scatenare un inferno di fuoco sulla postazione nemica per proteggere la squadra in ritirata. Combatté da solo per proteggere i suoi compagni prima di essere ferito mortalmente.

Marc Lee è stato insignito della Stella d’Argento, della Stella di Bronzo e della Purple Heart. E’ un eroe.
Apprendi Italia. Ecco come il Paese più potente del mondo tratta i propri militari.
Apprendi Italia. Ecco come un Paese che manda i propri soldati al fronte, rispetta le famiglie dei militari.
Apprendi Italia, quel patriottismo che rende consapevoli e vivi, inteso nel belpaese come fanatismo in virtù di chissà quale moralità.
Gli USA non abbandonano nessuno. L’Italia…

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6 Comments

  • gbravin Reply

    23 aprile 2015 at 5:49 pm

    Calipari fu mandato allo sbaraglio su una comune auto, in zona di guerra. In Italia, i generali e molti politici usano auto blindatissime. Per oltre TRE anni 2 Marò non sanno quale sarà la loro sorte, nel frattempo 3 governi e 5 ministri esteri si sono succeduti….

    • rifayevi Reply

      24 aprile 2015 at 9:09 am

      Perche abbiamo politico corroti e pensano solo ai Loro affair con I nostri soldi, tutto il resto e merda!!!

  • Sandro Cecconi Reply

    24 aprile 2015 at 2:54 pm

    Egr. Franco Iacch, concordo totalmente con quanto da lei scritto. Ora le voglio raccontare un episodio accaduto a mio nonno, uno dei superstiti della battaglia di Caporetto durante la Grande Guerra. In quella battaglia fu ferito da una scheggia di una granata che gli si conficcò sulla fronte. Rimase in ospedale circa quattro mesi e mia nonna la, moglie, non fu mai informata Come si sia potuto salvare non riuscì a spiegarselo mai e lo attribuì giustamente a un miracolo. Quando fece ritorno a casa fu investito da imprecazioni e una gragnola di insulti e sputi insieme a tanti altri soldati che ritornavano dal fronte.

    Ecco, questa è l’Italia. Una patria che i politicanti di ogni epoca hanno contribuito in modo indegno e schifoso a sfilacciare sempre più sino a renderla, in questi tempi, un luogo schifoso in cui vivere, dove il merito e la meritocrazia sono due virtù sconosciute, dove i delinquenti e i loro accoliti la fanno da padrone, dove chi compie il proprio dovere p solo un “coglione” e chi più ne ha più ne metta.

    E i risultati si possono toccare con mano più che quotidianamente.

    • gbravin Reply

      24 aprile 2015 at 4:22 pm

      Siamo un po’ fuori argomento, ma le cito che Cadorna, fucilava chi non era d’accordo con le sue idee e ideologie (Non strategia!) Poi venne sostituito da Diaz, fortunatamente. Tuttavia incontriamo vie e piazze dedicate a Cadorna. Fortunatamente ci risparmiano Graziani e Badoglio….

      • Sandro Cecconi Reply

        24 aprile 2015 at 9:33 pm

        Non mi è sembrato essere fuori tema e non lo è. Il mio racconto è statp solo una testimonianza di come gli italiani hanno trattato coloro che hanno compiuto il loro dovere di soldati e che sono stati mandati al fronte. Tutti coloro che hanno dato la vita e quei pochissimi che sono scampati per un puto miracolo. Eppure sono stati abbandonati al loro destino da uno stato che ha tollerato che simili Uomini, lo scrivo volutamente in maiuscolo, abbiamo dovuto ricevere insulti di ogni genere al loro ritorno a casa e il dramma è stato e continua a essere per quei superstiti, come lo fu ul mio nonno paterno, è solo uno: non aver mai ricevuto neanche un grazie.

        Se per lei significa andare fuori tema, allora sono ben felkice di esserci andato. Cosa che non ho assolutamente fatto.

        • gbravin Reply

          25 aprile 2015 at 6:45 am

          Siamo stati entrambi fuori tema, perché il titolo è: “Gli USA non abbandonano nessuno. L’Italia… ” Comunque ben vengano i nostri commenti, anche allargati!

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