Guai a cantare vittoria: Renzi non è ancora sconfitto

renzi-selfieIl centrodestra ha asfaltato il Partito Democratico nei ballottaggi delle elezioni comunali: Venezia, Rovigo, Matera ed Arezzo sono state strappate ai democratici e sono vittorie paragonabili a quella di Andrea Romizi a Perugia lo scorso anno. Sono vittorie per lo più inaspettate alla vigilia della tornata di amministrative: per come era messo il centrodestra, strappare anche uno solo di questi comuni al Partito Democratico sarebbe stato un successo. Se si considera che il centrodestra è riuscito a confermarsi al governo di Chieti e ha perso solo Mantova, il conto dei comuni capoluogo è una disfatta per il Pd, che vince solo a Mantova, Lecco e Macerata. Volendo usare le metafore calcistiche che Renzi ha adottato per le regionali, la partita dei ballottaggi è finita 5-3 per il centrodestra.

A rendere la disfatta ancora più clamorosa per il Pd ci pensano gli elettori di Nuoro, che nel ballottaggio tra il candidato ufficiale del Pd Bianchi (tra l’altro sindaco uscente) e un candidato civico ma pur sempre riconducibile al centrosinistra, Soddu, premiano quest’ultimo. Risultato, nel giro di due anni il Pd è riuscito a perdere in quasi tutte le sue roccaforti: lo scorso anno Perugia e Livorno, quest’anno Venezia ed Arezzo, dove il Pd e i suoi antenati non perdevano rispettivamente da 22 e 10 anni.

Guai però se qualcuno si illudesse che Renzi domattina sarebbe sconfitto ad elezioni politiche. Il voto amministrativo difficilmente rispecchia il voto delle elezioni politiche, in più ci sono una serie di circostanze che alle elezioni politiche non si ripeteranno che hanno permesso al centrodestra di vincere:

-in molti comuni è stato lo stesso Pd locale (che mal digerisce la svolta renziana) a sabotare i candidati del Pd in modo da far parlare di sconfitta del renzismo: questo è accaduto perché Matteo Renzi ha pensato a consolidare il suo potere a livello nazionale ma non si è minimamente preoccupato di prendere il controllo dei territori, dove gli uomini della vecchia guardia hanno ancora il polso della situazione;

-al secondo turno solitamente il Pd aveva esaurito i bacini da cui pescare voti mentre il centrodestra, specie dove si presentava diviso, poteva pescare tra gli elettori che al primo turno avevano votato candidati della stessa area che non sono andati al ballottaggio e, dove storicamente è all’opposizione, ha potuto contare anche su una parte di voti dei 5 stelle: ad esempio è il caso di Venezia, dove Casson non poteva recuperare voti tra gli elettori dei candidati esclusi dal ballottaggio in quanto per nulla affini al Pd (candidati sostenuti uno dalla Lega e l’altro da Fratelli d’Italia) mentre Brugnaro ha potuto contare sull’apporto di quegli elettori, in più una parte del voto 5 stelle è andato a Brugnaro anche per via dello scandalo MOSE che ha visto come principale imputato il Pd lagunare;

-anche il Berlusconi dei tempi migliori perdeva in malo modo le elezioni amministrative, quando poi però era il momento di votare per le elezioni politiche riusciva a vincere o almeno a perdere bene: questo perché alle elezioni politiche conta molto il voto d’opinione, non come alle elezioni amministrative, dove contano i candidati e il radicamento. Non è da escludere quindi che Renzi non riesca a fare la stessa cosa.

Il Pd esce sicuramente ridimensionato dalla tornata elettorale, ricordando anche i dati delle elezioni regionali, ma da qui a dire che Renzi è prossimo all’essere mandato a casa c’è un abisso. Per farlo bisogna lavorare ancora, e non illudersi che basta andare tutti uniti e nulla è impossibile. Una cosa però è certa: se il centrodestra riesce a organizzarsi e sistemarsi, è vivo e vegeto.

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