I disastri di Obama e Hollande danno ragione a Marine Le Pen

Marine-Le-PenEssere sconfitti alle elezioni è sicuramente fastidioso, ma esseri sconfitti da chi si ritiene essere poco più che dei trogloditi, e magari ha drenato parte del tuo bacino elettorale, può portare a reazioni scomposte. Ne è la prova quanto scritto da Bernard Henri Levy nel commentare la vittoria del Front National al primo turno delle amministrative francesi. Nella prima parte dell’articolo, pubblicato dal Corriere, il FN viene descritto come un immondo clan mafioso intenzionato a stuprare la Marianne ed i valori della Republique, con una fila di insulti al FN e di, conseguenza, ai cittadini francesi che li votano.

Qualche critica un po’ più puntuale, invece che gridare allo scandalo ogni tre per due, non avrebbe fatto male all’impostazione dell’articolo, ma è quando vengono espressi i giudizi sulla politica estera della Le Pen che il nostro filosofo prende una cantonata. Viene detto testualmente: “E accetteremmo, senza tentare nulla, che una, due, forse tre o quattro delle regioni più emblematiche del genio francese siano presiedute da donne e uomini che, ancora oggi, ogni volta che la loro patria è impegnata in un conflitto, ogni volta che invia piloti o forze speciali a rischiare la vita su teatri d’azione esterni, si schiera sempre, come per caso, con il nemico: ieri Gheddafi o i distruttori del Mali; oggi Bashar al Assad; domani, Dio non voglia, Putin e le sue provocazioni?”.

È vero che nei periodi di guerra, come dicono gli anglosassoni, dovrebbe valere il “my country, right or wrong”, però bisognerebbe sommessamente far notare al signor Henri Levy che aver avversato l’intervento contro Geddafi si è dimostrata la scelta più sensata, alla luce della situazione in cui è precipitata la Libia oggi, che si avvicina sempre più ad essere uno stato fallito. Quanto allo schierarsi dalla parte di Assad o di Putin non è certo meno pernicioso che stare “dalla parte” di Obama, di Erdogan o magari del Free Syrian Army, movimento che è sponsorizzato dai Fratelli Musulmani e che oramai rappresenta poco più che se stesso essendo confluito nell’esercito della Conquista (Jaish al-Fateh), monopolizzato da Salafiti e Qaedisti.

Non si tratta di pacifismo, il filosofo francese è piuttosto un interventista, e certe guerre devono essere combattute, ma se si comincia una guerra bisogna essere ragionevolmente certi di poterla vincere e, soprattutto, di saper gestire la fase del dopoguerra. Fare come fece Sarkozy, all’epoca spalleggiato proprio da intelló come Henri Levy, non può essere certo additato come un esempio di politica estera particolarmente riuscita. Il presidente francese iniziò a bombardare la Libia, senza neanche aspettare la risoluzione delle Nazioni Unite, per espandere la zona di influenza francese nel nord Africa, mascherando la cosa come intervento umanitario. I risultati sono sotto gli occhi di tutti

Ovviamente è più che legittimo criticare le posizioni politiche del FN. Sarebbe meglio farlo parlando del futuro e non attaccandolo perché formato da “discendenti di Vichy, nostalgici dell’Algeria francese e dell’Oas” ma quello che rischia di essere però un vero e proprio boomerang per Henry Levy è tirare in ballo la politica estera francese, europea e americana.
I disastri causati negli ultimi anni dalle decisioni di politici come Sarkozy, e Obama ed il fatto che adesso Hollande si appoggi proprio all’odiato Putin per combattere l’ISIS, finiscono per dare ragione a Marine Le Pen.

Pietro Torri

Pietro Torri116 Posts

Mezzo lombardo e mezzo emiliano, sperando di aver preso il meglio di entrambi. Appassionato di politica e di Difesa perché, non seguendo il calcio, un hobby devo pur averlo.

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1 Comment

  • Carlo Lauletta Reply

    11 dicembre 2015 at 6:38 pm

    Il fatto è che destra e sinistra, in Francia come in Italia e altrove, si sono scambiate i posti. Un tempo, chi
    avesse manifestato le idee di questo saggista che osteggia Putin e Assad, e quindi parteggia per Erdogan e l’ISIS, sarebbe stato definito “servo degli Stati Uniti”, “guerrafondaio”, “estremista religioso”, “ultrà liberista”; oggi,
    escludendo per educazione possibili insulti, mi limiterei a dargli del reazionario.

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