I mercati non vogliono la pace in Siria: “Crollerebbe il petrolio”

siria-mappa Il sito finanziario MarketWatch ha individuato per il 2016 i “cigni neri”, ossia cinque eventi che se si verificassero manderebbero a picco non solo le borse ma anche alcuni paesi ed istituzioni. Tra questi eventi c’è la pace in Siria, che secondo gli analisti del sito manderebbe ancora più giù il prezzo del petrolio. Marcello Bussi su Milano Finanza ha riportato quali sono i cinque cigni neri.

di Marcello Bussi

Il sito MarketWatch ha individuato cinque cigni neri che potrebbero fare tremare i mercati nel 2016. Eccoli:

1 – Il rinvio della presentazione del nuovo modello di iPhone (il 7 e il 7-Plus), prevista a settembre. Difetti nel design o ritardi della produzione in Cina potrebbero costringere Apple a rinviare il lancio dell’iPhone, che traina i profitti del gruppo. Un evento del genere minerebbe l’intero settore tecnologico, provocando un crollo delle borse.

2 – Un fondo sovrano potrebbe liquidare i suoi asset a causa del crollo dei prezzi del petrolio. L’Arabia Saudita, per esempio, ha cominciato a tagliare la spesa pubblica, ma per uno Stato è più facile attingere alla liquidità del proprio fondo sovrano che tagliare i salari. In tutto i fondi sovrani hanno asset del valore di circa 3.400 miliardi di dollari. Se i guai di un Paese dovessero aggravarsi a causa di nuovi ribassi dei prezzi del petrolio, il suo Fondo sovrano potrebbe essere costretto a vendere gli asset, assestando un brutto colpo alle borse.

3 – Le dimissioni di Mario Draghi sarebbero una disgrazia per i mercati poiché il presidente della Bce è il banchiere centrale più rispettato dai trader. Il suo mandato scade nel 2019. Ma se il presidente del Consiglio Matteo Renzi dovesse dare le dimissioni, Draghi potrebbe sentirsi in dovere di tornare in Italia per rimettere a posto la situazione. Oppure, logorato dalla guerra di posizione che gli muove la Bundesbank, potrebbe decidere di prendere il posto di Christine Lagarde, il cui mandato scade l’estate prossima, alla guida del Fondo Monetario Internazionale. Sulla poltrona più alta della Bce potrebbe allora sedersi il numero uno della Buba, Jens Weidmann, e in men che non si dica l’eurocrisi tornerebbe ad acutizzarsi, con tutte le prevedibili conseguenze negative sui mercati.

4 – Una delle tante startup tecnologiche valutate più di 1 miliardo di dollari, i cosiddetti unicorni, alla prova dei fatti potrebbe sgonfiarsi. Se i modelli di business di Airbnb o Uber possono giustificare queste mega valutazioni, non si può dire lo stesso di tutti gli altri 143 unicorni. Nel momento in cui venisse scoperto il bluff di un paio di loro, le borse se la vedrebbero brutta

5 – La pace in Siria sarebbe una vera catastrofe per i mercati. Il motivo è semplice: il prezzo del petrolio crollerebbe fino a 10 dollari al barile, portando sull’orlo della bancarotta molti Paesi produttori e riducendo drasticamente i profitti dei gruppi petroliferi. E’ molto improbabile che la pace venga raggiunta al tavolo delle trattative. Ma se il presidente Bashar al Assad fosse costretto con la forza a lasciare la Siria, lo Stato islamico potrebbe essere sconfitto rapidamente dall’azione combinata della Russia, delle forze locali e dei Paesi occidentali. Una volta crollato in Siria, lo Stato islamico verrebbe facilmente sloggiato anche dalla Libia e così la produzone di petrolio salirebbe ulteriormente. Come conseguenza di questi eventi, il petrolio a 10 dollari non sarebbe affatto un’ipotesi da fantascienza.

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