I militari italiani continuano a morire per l’uranio impoverito toccato nei Balcani e in Somalia

militare2-2Il 6 novembre era la Giornata Onu, istituita nel 2001, per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente durante le guerre e i conflitti armati. Il ricordo va allora ai tanti militari italiani inviati in teatro, e allo sbaraglio, dalla sinistra: Giuliano Amato, Romano Prodi, Massimo D’Alema, c’erano loro, al governo, ai tempi delle missioni in Somalia e nei Balcani. E c’era Lamberto Dini, giunto a Palazzo Chigi nel 1995 dopo la caduta del governo Berlusconi, benedetta da Oscar Luigi Scalfaro, quando i primi militari italiani furono inviati, senza protezione alcuna, nei Balcani, con il teatro già infetto dagli ordigni all’uranio impoverito degli americani.

Il governo di Roma sapeva. “La maggior parte degli aerei che aveva effettuato bombardamenti in Bosnia era partita dalla base di Aviano, una base al comando di un colonnello della Aeronautica Italiana”, racconterà l’ammiraglio Falco Accame, che da anni si occupa di uranio impoverito. “Le armi all’uranio, usate nei bombardamenti, erano state prelevate e sistemate sugli aerei nella stessa base di Aviano. Dalla base di Aviano erano stati emanati gli ordini di impiego per le armi nelle missioni. La base di Aviano ha ricevuto i rapporti di volo delle missioni nei quali si precisa quali e quante armi sono state impiegate e dove sono state impiegate. Anche per questi motivi è da ritenersi che i Comandi italiani dovessero essere al corrente dell’impiego di queste armi nel teatro bosniaco e quindi avrebbero dovuto provvedere a informare soprattutto chi operava sul campo”.

Nel 1996 Romano Prodi vinse le elezioni, succedendo a Lamberto Dini a Palazzo Chigi. Un governo con ministri come Giorgio Napolitano, Carlo Azeglio Ciampi, Pierluigi Bersani, Walter Veltroni, Anna Finocchiaro, Franco Bassanini, Livia Turco, Claudio Burlando, Rosy Bindi, Tiziano Treu, Vincenzo Visco, Luigi Berlinguer, Antonio Di Pietro (poi dimessosi), Lamberto Dini, Beniamino Andreatta, allora ministro della Difesa.

C’era Prodi, al governo, quando nel 1996 lo Shape, il Supremo Comando Alleato in Europa, inviò a tutti i comandi dipendenti la direttiva “ACE Policy for Defensive Measures against Low Level Radiological Hazards during Military Operations”, la direttiva, cioè, 80-63 del 2 agosto di quell’anno sulle protezioni contro le basse radiazioni, fra cui quelle da uranio impoverito: era il piano contro l’esposizione a radiazioni per i militari impegnati nel teatro bosniaco.

documento Nato 1996 pagina 1

 Una direttiva ignorata dall’Italia.

E dire che in ambito militare la pericolosità dell’uranio impoverito era conosciuta sin dagli anni Settanta, allorquando il Pentagono parlò degli “effetti certi dell’esplosione di ordigni all’uranio impoverito” e, dalla Nato, dal 1984, allorquando inviò ai paesi membri un documento con le “norme di protezione dai pericoli all’uranio impoverito” riguardante “l’impiego a freddo del materiale in caso di maneggio”.

Ciononostante, negli anni Novanta, il governo dell’odierno giudice della Corte Costituzionale Giuliano Amato – governo con ministri come Nicola Mancino e Rosa Russo Iervolino, con il socialista Salvo Andò alla Difesa – inviò i militari italiani in Somalia, epoca missione Restore Hope, senza alcuna protezione. Gli italiani, denuncerà l’ammiraglio Falco Accame, vi arrivarono, infatti, solo con “precauzioni contro punture di insetti e colpi di sole ed esigenze di disinfezione”.

“Noi italiani lavoravamo in maglietta e pantaloncini e ci chiedevamo come mai gli americani fossero equipaggiati con quelle tute che non lasciavano libero un centimetro di pelle” racconterà il maresciallo Marco Diana. “E ci chiedevamo anche il perché di quel bruciore forte sulla pelle non appena qualche granello di povere ci raggiungeva”. Negli Stati Uniti, dopo la prima Guerra del Golfo, erano state, infatti, adottate norme di protezione simili a quelle della Nato del 1984: usare una tuta molto fitta da lavare ogni giorno dopo le operazioni, indossare occhiali, maschere e guanti.

Dall’Africa ai Balcani, con la denuncia di un altro militare italiano quindi morto per uranio impoverito: “Entravamo negli edifici bombardati qualche settimana o mese prima. Bisognava fare controlli o asportare oggetti e molte volte lo facevamo a mani nude in base a ordini ripetuti o improvvisi”.

Com’è stato possibile che dell’impiego, ormai usuale, dell’uranio impoverito il Ministero della Difesa e gli alti Comandi che hanno diretto le operazioni non sapessero niente nonostante le informazioni trasmesse dalla Nato sin dal 1984? Perché non sono state prese precauzioni pur sapendo?

“Non c’era uranio impoverito nei Balcani”, si difenderà Sergio Mattarella, che fu ministro della Difesa nel secondo governo D’Alema e nel secondo governo Amato, nonché vice presidente del Consiglio del primo governo D’Alema.

Oggi, Sergio Mattarella, siede al Quirinale, da presidente della Repubblica Italiana. L’unica cosa certa è che mentre i militari italiani continuano ad ammalarsi e a morire, la sindrome da uranio impoverito, scheletro nell’armadio della sinistra italiana, è ancora oggi negata, complici prezzolati luminari della Medicina al guinzaglio.

@SECarnemolla

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8 Comments

  • Frank77 Reply

    9 novembre 2015 at 2:23 pm

    Un articolo pieno di fregnacce che è da prendere è gettare nella spazzatura

    • Stefania Elena Carnemolla Reply

      9 novembre 2015 at 10:22 pm

      Un lettore, o forse, sarebbe meglio dire un “disturbatore di professione”, che s’inalbera e giudica fregnacce il “nero su bianco”. Uno di sinistra, chissà, o, peggio ancora, uno del giro di certi oscuri personaggi che si sono arricchiti con le consulenze sui militari italiani ammalatisi in missione. Facciamo i nomi?

  • Francesca M. Reply

    11 novembre 2015 at 10:14 pm

    Gentilissima Direttrice,

    Lei è sempre molto attenta a problemi delicati e taciuti da tutti gli altri, come la questione uranio impoverito e le sue conseguenze. Ha fatto specie sentire Mattarella piangere la moglie e invitare al rispetto del dolore, proprio lui che è causa, come ben disse ai tempi la Sen. Franca Rame, di quest’atto criminale. Voglio solo complimentarmi con Lei per la sensibilità e la costanza nel suo lavoro.

    • Stefania Elena Carnemolla Reply

      11 novembre 2015 at 11:44 pm

      Gentile Francesca,
      La ringrazio per il suo sincero apprezzamento. Parole come le sue mi fanno capire come la sincerità della scrittura possa essere d’aiuto a molti. E mi consenta di aggiungere, con un sorriso, che non sono la direttrice di Qelsi.
      Un caro saluto
      Stefania Elena Carnemolla

  • fiore Reply

    12 novembre 2015 at 9:56 pm

    nessun minuto di silenzio per questi militari, anzi, ssst…che passi tutto in silenzio!

  • Garofolo massimiliano Reply

    22 novembre 2015 at 9:07 pm

    INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/33966 presentata da BALLAMAN EDOUARD (LEGA NORD PADANIA) in data 20010212
    http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_33966_13
    Al Ministro della difesa. – Per sapere – premesso che: codesto ministero ha istituito una commissione medico-scientifica al fine di valutare i rischi inerenti l’utilizzo dei munizionamenti ad uranio impoverito; si sono gia’ evidenziati piu’ casi di militari che hanno contratto le stesse malattie prese in esame dalla commissione e spesso deceduti pur non avendo partecipato alle campagne militari dell’ex-Jugoslavia e della Somalia; come richiamato da precedenti mie interrogazioni nel periodo giugno 1990-gennaio 1991, prima della Guerra del Golfo, fu effettuato presso il poligono “Dandolo” un’intensa attivita’ di esercitazioni anche con aerei A10 che notoriamente utilizzano munizionamento ad uranio impoverito; il geniere Garofolo Alessandro della 132a Brigata corazzata “Ariete” ha prestato servizio tra il 4 giugno del 1990 ed il 9 maggio del 1991 nell’area maniaghese presso cui esiste il poligono di tiro “Dandolo”; il sopracitato Garofolo nato il 14 settembre del 1970 e’ deceduto il 25 marzo del 1993 a seguito di linfoma di Hodgkin -: si chiede di valutare l’inserimento anche di questo caso tra quelli in esame dalla commissione medico-scientifica sopra citata. (4-33966)

    • Stefania Elena Carnemolla Reply

      23 novembre 2015 at 3:21 pm

      Grazie per questa segnalazione

  • nonlodico Reply

    28 gennaio 2016 at 11:32 pm

    in parte è sfortuna sono ancora pochi quelli ammalati, poi anche se avessero dato l’ordine di usare la tuta nbc, nei magazzini trovi solo roba vecchia, usata e bucata degli anni 60, quindi il risultato era uguale.

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