I rimorsi del FMI e la memoria corta di Schäuble: quando era la Grecia a tagliare il debito tedesco

imageIl 5 giugno del 1947, in un memorabile discorso pronunciato all’Università di Harvard, Boston – Massachusetts – stando in piedi sulla scalinata della Memorial Church, il segretario di stato americano di allora George Marshall annunciò al mondo il varo di un piano di aiuti diretto soprattutto all’Europa ridotta in macerie dalla Seconda Guerra mondiale. In quella occasione, Marshall spiegò che negli Usa si erano convinti che per uscire dalla fase critica ed avviare un minimo di ripresa occorresse dare ai Paesi europei dei finanziamenti per almeno 3-4 anni al fine di sostenere la ricostruzione delle economie distrutte dalla guerra. Si faccia attenzione all’approccio: gli Usa dettero finanziamenti, soldi fruscianti per investimenti produttivi, e non imposero in cambio agli europei tagli della spesa ed il contenimento del disavanzo di bilancio entro il 3 %. Bisognava creare un po’ di ricchezza nazionale nei vari Paesi, dare un po’ di reddito pro-capite per far incrementare i consumi e mettere in moto un circolo virtuoso di crescita. Tra i beneficiari dei 17 miliardi di dollari del tempo, che a spanne corrispondono a 4mila miliardi di euro di adesso, ci fu la Germania, dopo che venne formalmente costituita come repubblica federale nel 1949, che ricevette un miliardo e mezzo di dollari, più dell’Italia che ebbe 1,2 miliardi. Oltre agli aiuti economici, il piano prevedeva scambi scientifici, trasferimento di know-how Usa e visite a fabbriche e stablimenti di produzione statunitensi per consentire la specializzazione del personale e dei futuri manager dei processi industriali europei.

Il piano si riprometteva di raggiungere un duplice obbiettivo: aiutare i Paesi europei ad uscire da una primissima fase di emergenza ed innescare il cammino della ricostruzione; di creare un clima più sereno tra gli ex belligeranti, senza alimentare quei risentimenti e quelle ansie di vendetta che erano state tra i motivi principali per lo scoppio di un secondo conflitto mondiale poco dopo la conclusione del primo. Poi c’era l’inconfessata speranza di evitare l’errore commesso nel 1919, quando la Germania in cenere venne duramente punita con l’imposizione di danni di guerra per l’astronomica cifra di 132 miliardi di marchi oro, equivalenti a 6,6 miliardi di sterline, un debito che la Bundesrepublik finirà di pagare solo in tempi recenti, con un ultimo versamento di circa 70 milioni di euro ad ottobre del 2010. Inoltre, la Germania dovette togliersi o restituire una serie di territori di cui si era impossessata o la cui sovranità era controversa, tra i quali l’Alsazia-Lorena alla Francia, la Slesia e la Prussia Orientale alla Polonia, lo Schleswig settentrionale alla Danimarca. Ma ad incattivire l’animo dei tedeschi furono le umilianti condizioni con le quali si dispose il rinvio a processo dell’ex imperatore Guglielmo II e la piena e totale assunzione di ogni e qualsiasi responsabilità di tutti i danni causati dal conflitto.

Fame, miseria, pletore di reduci e di mutilati di guerra malati ed abbandonati a loro stessi, disoccupazione, scadimento morale, il tentativo velleitario e fallimentare della Repubblica di Weimar di restituire un futuro ed un minimo di dignità ai tedeschi, furono la miscela esplosiva che rigurgiti di risorgente nazionalismo faranno esplodere, portando all’avvento del Nazionalsocialismo ed allo scatenarsi di una seconda guerra di dimensioni planetarie. Questa volta l’errore non sarebbe stato ripetuto e col Piano Marshall si intese far sopire desideri di vendetta e di far sbocciare tra gli europei l’ansia di pace, di progresso e di sviluppo sociale, economico e culturale che sta nel DNA di Paesi sempre all’avanguardia della società civile di tutto il mondo.

Ma nonostante gli aiuti statunitensi la Germania non ce l’avrebbe mai fatta a riprendersi se non fosse intervenuta la storica decisione a suo favore improntata a solidarietà e collaborativismo di buon vicinato, maturata nella Conferenza di Londra del 1953, quando l’Europa, tutta l’Europa tranne la Russia, decise di tagliare del 50% il debito dei tedeschi. In un libro al vetriolo contro “l’euroegoismo”, la politica del “ciascuno per se stesso” di Angela Merkel e del suo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, dal titolo “Scheitert Europa?” (Ma l’Europa fallisce?) l’ex ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer scrive: “…E’ sorprendente che la Germania abbia dimenticato la storica Conferenza di Londra del 1953, quando l’Europa le cancellò buona parte dei debiti di guerra. Senza quel regalo non avremmo riacquistato credibilità ed accesso ai mercati, la Germania non si sarebbe ripresa e non avremmo avuto il miracolo economico”.

Fischer in questo suo atto di accusa non si riferisce solo alla Grecia, ma al complesso di Paesi come l’Italia, la Spagna ed il Portogallo, la cui crescita è soffocata e pregiudicata dalla montagna di interessi da pagare sul debito pregresso, 70-80 miliardi l’anno in Italia, che seppellisce qualsiasi ragionevole avanzo primario di bilancio e quindi preclude la possibilità di ridimensioamento del debito stesso. Insomma un cane che si morde la coda: non cresci per colpa del debito, continui ad avere il debito perchè non cresci. Ancora nel suo libro Fischer accusa la Germania di avere imposto una cura tanto devastante, quanto inutile al Sud dell’Europa, perchè la spirale dei debiti ha solo prodotto la deflazione di salari e prezzi impossibile da superare solo sotto la spinta del rigore e che condanna i Paesi indebitati a non uscire dalla crisi con la scusa dei conti da risanare. Poi aggiunge: ” Se la Bce avesse seguito le indicazioni dei tedeschi, invece che quelle di Draghi, a quest’ora l’euro sarebbe già deflagrato”. Fischer ne conclude che il più grande percolo per l’Europa non sono i Paesi indebitati, ma la Germania, questa Germania.

Questo discorso si è riproposto perchè ieri il Fondo Monetario Internazionale – FMI ha denunciato come inutile il nuovo piano di salvataggio della Grecia da 86 miliardi, il terzo in 5 anni, per il fatto che il debito Greco attuale è assolutamente insostenibile per cui il prossimo anno, nonostante la nuova ondata di aiuti, approderà al 200% del Pil, e non si manterrà al 177 % per poi scendere al 147 % stimato da Bruxelles. In altri termini, in queste condizioni è assolutamente inutile prestare soldi a chi non ha alcuna possibilità di restituirli, ovvero che se li restituisce nulla le rimane da investire sulla crescita, lasciando quasi intendere che il Fondo voglia sfilarsi dalla troika con Bce ed Ue. Secondo uno studio interno circolato a Washington solo tra pochissime mani, i partners europei hanno solo due opzioni per aiutare Atene in modo efficace e metterla sulla via del risanamento: una moratoria di 30 anni, nel corso della quale la Grecia sia esentata dal ripagare i ratei del prestito in modo da darle il tempo di uscire dalla situazione di default e raggiungere una situazione che le conceda la possibilità di avviare i rimborsi; oppure di tagliare una parte consistente del suo debito, come vorrebbero gli Usa.

Queste conclusioni dell’FMI portano acqua al mulino di quelli, quasi tutti i partners europei della Grecia, Germania in testa, Francia, Italia e Cipro esclusi, che segnalano da settimane l’opportunità del Grexit come il minore dei mali per tutti. Nessun accenno della Germania e soci a quello che i partners europei fecero nel 1953 per la Germania e che adesso potrebbe essere replicato per la Grecia e tra un po’ magari anche per l’Italia. Nel 1945 il debito tedesco era pari al Pil, 23 miliardi di dollari. La Germania era sull’orlo del fallimento più completo perchè non aveva alcuna possibilità per ripagare quel debito, che in Italia, tanto per fare un esempio, era zero. Il 14 agosto del 1953 ventuno Paesi, e cioè: Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito, Francia, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia concordarono con una grande dimostrazione di solidarietà e di spirito di pacifica collaborazione di tagliare del 50% il debito da restituire subito dalla Germania, che passò da 23 ad 11, 5 miliardi di dollari, per di più dilazionato su un periodo di 30 anni.

Ma non solo. Il pagamento del restante 50 % sarebbe intervenuto solo ad eventuale riunificazione avvenuta delle due Germanie. Questa in effetti si verificò col crollo del Muro di Berlino, ma nel 1990 il cancelliere Helmut Kohl chiese di non rinegoziare quell’accordo del 1953 per non accollarsi quel debito nel momento in cui la riunificazione, che alla fine costò l’equivalente di 1500 miliardi di euro, rischiava di gettare una Germania in difficoltà in default per la terza volta nel dopoguerra. Italia e Grecia, con quest’ultima che s’era vista radere al suolo dai tedeschi quelle poche infrastrutture – strade, ponti, ferrovie e porti – di cui disponeva e che le erano necessarie come il pane, acconsentirono entrambe ad abbonare il debito alla Germania. Fu solo per questo che Berlino chiuse il pagamento dei rimborsi nel 2010, che altrimenti sarebbero durati sino al 2060. Ora la Germania di Wolfgang Schäuble ed Angela Merkel fa la dura e l’intransigente, negando ai suoi partners europei lo stesso trattamento che questi riservarono a lei.

Con una aggravante: che qui neanche stiamo a chiedere l’elemosina a nessuno e nessuno si rifiuta di pagare i debiti sinora contratti ed i relativi interessi. C’è tecnicamente la possibilità di adottare uno strumento, l’emissione di eurobonds, creando una cassa comune in cui ogni partner dell’eurozona possa scaricare il controvalore della parte eccedente il 60 % del Pil del proprio debito sovrano. Ci ritroveremmo così in un’area economica e monetaria uniforme, l’eurozona, dove nessun Paese avrebbe un indebitamento corrente superiore al 60% del Pil, ed il bilancio di nessuno sia soffocato dagli interessi. Inoltre, ogni Paese pagherebbe interessi assai ridotti perchè solo sul 60 % del debito complessivo e con un rating AAA, cioè tasso d’interesse quasi zero. La parte confluita in comune, sarebbe comunque pagata dai singoli Paesi, ma senza fretta, a tasso fisso e bassissimo e senza stringenti limiti di tempo e secondo reali possibilità. Una pacchia per tutti rispetto alle condizioni attuali: per chi paga che si toglie dei pesi, per chi incassa che rientra di quanto sborzato.

Tra l’altro, nessuno lo dice ma ancora oggi sono in tanti tra i partners europei ad “aiutare” indirettamente la Germania che viola le regole di Maastricht che non le piacciono. Secondo stime di Bloomberg, a fine 2014 il surpliìus commerciale della Germania è stato di 217 miliardi, un livello record mai raggiunto prima. Ora, una direttiva per il controllo degli squilibri macroeconomici messo a punto dalla Commissione europea, stabilisce che la media mobile degli ultimi tre anni non deve superare un attivo pari al 6 % del Pil od essere inferiore al 4 % del Pil. Quando questo succede, chi vanta un surplus (ad esempio la Germania) deve acquistare beni e servizi da quei Paesi (ad esempio la Grecia) che accusano un passivo commerciale. La Germania ha superato il limite del 6% del Pil per il surplus commerciale per otto anni consecutivi, senza neanche sognarsi di applicare la direttiva di riequilibrio a favore dei Paesi in perdita. Noi dobbiamo adeguarci a fare il parmigiano con il latte in polvere e la plastica, ma per la Germania invece le regole non valgono?

Tornando alla gestione dei debiti, l’unica conseguenza di questo accorgimento tecnico-finanziario degli eurobonds è che la Germania, che sui suoi titoli di stato paga rendimenti dello zero virgola, poi magari dovrà pagarne uno che risulta la media pesata tra il suo tasso attuale e quello degli altri. Ma si tratta di inezie, dello spostamento di qualche punto decimale. Questa sarebbe una soluzione indolore e molto solidale tra Paesi che vogliono creare un’oasi serena di pace, di sviluppo, di libertà e di democrazia per tutti. Dopo tutto quello che in tanti hanno fatto per salvare la Germania, ora questa non vuol fare nulla per salvare praticamente gratis partners che così generosi furono con lei, ed anzi sottrae loro furtivamente pure dei bei proventi. Non crediamo che sia così, con questi atteggiamenti e con queste chiusure mentali e culturali che si costruisce un’Europa diversa da quella che immaginano in Germania, una sorta di sagra paesana con la fiera delle vacche e l’albero della cuccagna dove sale a prendere il premio uno solo dopo che gli altri hanno tolto il grasso.

Rosengarten

Rosengarten663 Posts

Romana, 19enne, studentessa al Department of Economics presso Primaria Università Usa, ama la discomusic, la storia, la natura selvaggia, gli animali e la finanza etica, ma soprattutto viaggiare. Abituata a lottare contro due fratelli più grandi per trovare uno suo proprio spazio vitale, formazione cattolica, schierata a destra, idealista si contrappone al dissoluto materialismo dilagante di una sinistra immorale, rozza e corrotta. Nel tempo libero si diletta in cucina. Tanti, troppi amici, poco tempo da dedicare a loro.

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5 Comments

  • marco Reply

    16 luglio 2015 at 9:49 am

    D’accordo su “quasi” tutto. Manca un indispensabile richiamo alla necessità di tagliare inderogabilmente la spesa pubblica del belpaese perchè non è accettabile pagare il 70% del proprio reddito in tasse per alimentare la “nostra” immensa grecia. Dove, chissà perchè, per i prestiti UE vengono richiesti agli stati lacrime e sangue mentre per le regalie italiche non viene richiesto nulla!

  • attilio raffaghello Reply

    16 luglio 2015 at 2:06 pm

    La Germania cerca la rivincita delle guerre perse agendo sulla finanza.

  • Sandro Cecconi Reply

    17 luglio 2015 at 1:48 pm

    Rosengarten,
    Le cose non stanno proprio così come lei ha descritto. I due periodi storici non sono assolutamente raffrontabili e paragonabili per motivazioni più che evidenti che non è il caso di elencare. Oggi non veniamo fuori dal più grande massacro di guerra guerreggiata come nel 1947, una guerra che provocò direttamente oltre 60/mln di morti e distruzioni tali in tutta l’Europa, Giappone e altri parti del sud est asiatico da far accapponare la pelle anche oggi al solo pensiero. Quindi lei è già partita con un errore macroscopico anche se molti attuali “allievi aspiranti artigiani giornalari” (ho usato il termine con il quale apostrofiamo i c.d. giornalisti in Italia, continuano a martellare su questo tasto completamente fuori luogo sotto ogni punto di vista.

    Ciò premesso, mi accingo ad analizzare quanto da lei scritto seguendo la sua analisi.

    L’Italia degli anni ’50 del 1900 non aveva debito pubblico, proprio il contrario di ora, e, quindi, aderì al taglio del 50% di quello tedesco, Questo particolare importantissimo, anzi, addirittura essenziale, dobbiamo tenerlo sempre ben presente in modo tale di non cercare di sostenere le “nostre” ideologìe su un determinato argomento. Sempre che vogliamo ragionare seriamente su dati di fatto e non sul famoso sentito dire.

    Come dobbiamo tener presente che le aspettative di crescita per il 2015, a fine 2014 erano per un +2,9% mentre ora, dopo i disastri commessi da questo esecutivo a partire dal suo insediamento circa seimesi orsono, sono per un -6% e, molto probabilmente, ancora peggiori.

    Che che se ne dica il debito greco nel febbraio del 2012 fu già decurtato di circa il 30%, esattamente 107Mld €, dai creditori privati attraverso un abbattimento del valore nominale dei titoli di stato in possesso (haircut) . Pertanto non trovo” logico” e giusto affermare quanto si vuole continuare a scrivere le stesse bugie sull’argomento. Infatti se nel 2012 non ci fosse stato tale taglio, che io considero ristrutturazione del debito a tutti gli effetti, e non bazzecole, il rapporto tra debito e PIL sarebbe del 250% circa e non del 170%.

    Altro fattore di capitale importanza da considerare è che la Grecia è già stata dichiarata insolvente altre cinque volte, vado a memoria, prima di ora il che la rende altamente inaffidabile dalla quasi totalità degli investitori istituzionali e, addirittura, con la furbata del referendum truffa, ora anche tutti gli altri stati membri della UE hanno dimostrato a chiare lettere, il fondo di garanzia richiesto ne è testimone, di non aver fiducia nella Grecia. Nella crisi di fine 1800, in cui anche l’Italia si trovò coinvolta, la Grecia proprio per il suo atteggiamento, quello attuale è molto simile se non qualcosa di più, “aveva condotto all’istituzione di una commissione internazionale per controllare le finanze elleniche” e dal XIX secolo la Grecia ha accettato più volte di cedere la propria sovranità. Penso che non ci possano essere dubbi sulle motivazioni.

    Con l’ultima furbata da poveracci intellettuali, così come “le varie tarantelle e sceneggiate dei sei mesi precedenti, l’esecutivo greco ha rotto totalmente il rapporto fiduciario che deve intercorrere tra creditori e debitori, le altre considerazioni a vario titolole trovo che siano solo speculazioni ideologiche assurde, strumentali e inutili. Ed è proprio questo il peggior danno che la Grecia ha subito e ora si trova a venire a chiedere con il cappello in mano. Une vera tristezza ormai non più recuperabile per moltissimi anni ancora.

    Un saluto cordiale.

    • Rosengarten

      Rosengarten Reply

      20 luglio 2015 at 8:55 am

      Eg.io sig.r Sandro, rispetto i suoi punti di vista. Mi permetta però una precisazione della sua precisazione: è vero che gli squali tedeschi e francesi fecero una sconto allo stato greco sui titoli pubblici, ma è anche vero che finchè quelle banche avevano lucrato interessi del 15 % se ne sono state zitte e se li sono messi in tasca, poi si sono messe a strillare minacciando un default ad effetto domino del sistema bancario europeo quando sono sorti problemi di solvibilità. E’ facile investire se si tengono gli utili rastrellati con le speculazioni, salvo poi andare a piangere a Bruxelles quando ci si accorge che l’oggetto dei nostri investimenti sta diventando spazzatura. Per ripianare le perdite, le banche franco-tedesche li hanno fatti sparpagliare un po’ in giro, incluse le banche italiane che avevano visto giusto ed i titoli greci non se li erano comprati. Poi a ricapitalizzare le banche ci ha pensato la Bce, che prima ha emesso 1000 miliardi all’1& teoricamente destinati al credito di famiglie ed imprese e che invece si sono tenute per se stesse per tre anni. Hanno preso 1000 ed hanno restituito 1010, ma come minimo nei tre anni hanno tirato fuori 100 miliardi di utili netti. Metta tutto insieme e vede che alla fine le “povere banchette” non hanno perso molto, anzi….C’è un meccanismo per ammazzare la speculazione finanziaria selvaggia, quella che ha fatto sì che i pezzi di carta arrivassero ad ammontare a 12 volte il Pil del mondo, salvaguardando risparmiatori, famiglie, imprese, banche e Paesi: fare due tipi di banche, quelle commerciali e quelle di investimento. Le prieme dovrebbero raccogliere il risparmio e destinarlo solo all’economia, cioè a famiglie ed imprese per sostenere consumi e produzione, niente titoli mobili e derivati, quindi nessun rischio di fallimento. Alle seconde va proibito la raccolta del piccolo risparmio, ma lasciate libere di investire i soldi degli azionisti come loro pare, fermo restando che si tengono utili, ma anche perdite e sofferenze, tutto a loro rischio e pericolo, senza conseguenze per la comunità civile. Invece la Ue ha preferito far passare la norma per cui se una banca fallisce sono i correntisti a rispondere in solido delle perdite. Questa è peggio di quella del parmigiano senza latte e delle vongole da 25 millimetri in su che chiude i nostri mercati per farci arrivare le vongole al mercurio dell’Estremo Oriente. Rosengarten

  • Sandro Cecconi Reply

    23 luglio 2015 at 1:15 am

    Gentile Sig.ra Rosengarten,

    prima di iniziare questo mio commento, mettiamoci d’accordo sulla funzione della c.d. “speculazione”, per me è insostituibile ed è anche benefica nella gran parte dei casi.
    Cercherò di spiegarmi. La speculazione deve essere presa per ciò che effettivamente rappresenta e cioè uno degli attori protagonisti di ciò che è effettivamente un qualsivoglia mercato.
    Essa opera con fondi propri mettendo a rischio il proprio patrimonio e non quello altrui come fanno i nostri più che pessimi politicanti incapaci persino di un benché minimo pensiero positivo nei confronti dei cittadini che li hanno eletti.
    Il termine speculazione deriva dal latino speculo che significa cercare di prevedere. Inoltre sono proprio gli speculatori tanto vituperati e oltraggiati dalla gran parte di un sistema di informazione che definirlo imbarazzante significherebbe essere malati di ottimismo acuto. Al sistema informativo si accoda “il popolo bue”, mi dispiace doverlo ammettere ma è proprio così, il quale non fa altro che esprimersi con i concetti enunciati dal sistema dell’informazione il quale non informa in quanto non conosce la materia trattata ma cerca notiziole più che arraffazzonate nella migliore delle ipotesi e le da in pasto in modo indegno a quel popolo bue di cui in precedenza che, al contrario, dovrebbe domandarsi come mai è proprio la “disprezzata” speculazione a far fuoriuscire tutte le magagne operate dai politici di un qualsiasi stato svolgendo in tal modo una funzione informativa e regolatrice della stessa democrazia di quello stato sol che i cittadini iniziassero a pensare seriamente sugli accadimenti per ricercare i veri colpevoli e punirli seriamente come meritano.

    Per quanto riguarda le banche tedesche e francesi a cui personalmente aggiungo anche quelle del Belgio come le assicurazioni ho già scritto in altra occasione che gli italiani debbono prendersela con tutti i vari nostri politicanti che hanno dato assenso a convertire i crediti vantati da dette istituzioni finanziarie in debiti per i singoli stati. Sono loro che hanno deciso per il proprio popolo senza neanche informarlo. Le banche italiane nel loro complesso avevano un’esposizione del tutto più che marginale sulla Grecia. Perché lo sbaglio è dei politici qualcuno mi domanda. Perché hanno acconsentito di trasformare una posizione riferita a privati in una posizione debitoria italiana pubblica. Non le sembra ci possa configurare un conflitto di interessi gigantesco, tanto per rimanere nel politicamente corretto? Dovremmo domandarci perché non hanno voluto obbligare i due sistemi bancari a ricorrere al mercato per ricapitalizzarsi attraverso una serie di aumenti di capitale per il riequilibrio del proprio patrimonio e dell’assetto finanziario, pertanto senza indebitamento alcuno, mentre operando le scelte scellerate compiute noi italiani ci ritroviamo un aggravio di circa 40 MLD di debito pubblico che abbiamo dovuto contrarre per tale finanziamento. Come dire: gli italiani hanno fatto un vero “affare”. Gentile Signora, non le sembra che sarebbe opportuno, necessario e indispensabile iniziare a ragionare con dati di fatto incontrovertibili come quelli che sto elencando?

    Il sistema di finanziamento messo a punto dalla BCE nel febbraio 2012, Draghi si era insediato ai primi di novembre del 2011, era teso a comprare “il tempo” in attesa che la Corte Costituzionale tedesca si pronunciasse sia sul QE e sia sul fondo salvastati. Corte Costituzionale a cui si rivolse proprio la Bundesbank tedesca per cercare di fermare le iniziative di Draghi. Inoltre quel primi intervento della BCE voleva solo mettere a disposizione dell’intero sistema bancario UE la liquidità necessaria per evitare la paralisi operativa durante il picco massimo della crisi iniziata nel 2008. Inoltre quel primo intervento voleva anche “tagliare le unghie” ex ante a probabilissime iniziative della speculazione internazionale la quale comprese e non provò neanche a iniziare a ingaggiare una guerra furibonda sui mercati valutari e dei debiti sovrani poiché aveva ben compreso che si sarebbe dovuta scontrare con almeno quattro banche centrali e cioè BCE, FED, BOJ e BoE ma erano già pronte anche altre come quella Russa, Brasiliana e Cinese. Pertanto sentendo “puzza di bruciato” si ritirò in buon ordine. Inoltre le banche italiane giustamente continuano a essere completamente fuori dal debito greco, parlo ovviamente dei grandi gruppi che vengono considerate a ragione le c.d banche di sistema. Di quei primi 1000/MLD messi a disposizione del sistema bancario europeo furono solo la metà circa e la maggioranza ha già restituito il dovuto.

    Lei scrive: “C’è un meccanismo per ammazzare la speculazione finanziaria selvaggia, quella che ha fatto sì che i pezzi di carta arrivassero ad ammontare a 12 volte il Pil del mondo……” Mi permetta soltanto di suggerirle che un istituto di credito se ben strutturato a livello organizzativo può assolvere a più compiti ma a patto che si possa e debba operare in un vero mercato libero regolamentato da poche leggi ma chiare e precise con relative responsabilità funzionali estremamente stringenti per tutti coloro che sbagliano, certamente non come ora, Inoltre per quanto riguarda l’Italia personalmente continuo a pensare che le varie Fondazioni, gestite direttamente e/o indirettamente dai vari partiti e partitini politici, dovrebbero, anche in modo coercitivo, essere messe nelle condizioni di cedere tutti i vari pacchetti azionari delle maggiori banche italiane per ragioni più che evidenti.

    Ecco dove peccano gli italiani. Una volta che hanno votato si sentono tranquilli e iniziano a sperare che arrivi “il bulletto di turno” a risolvere tutti i problemi cosa che non riuscirà mai a fare poiché questi politicanti eletti non sono in grado di legiferare in modo tale da rendere il nostro paese attraente per gli investimenti sia italiani sia stranieri per iniziare nuovamente a far crescere con percentuali oltre il 3% per aggredire in modo massiccio la disoccupazione e, quindi, operare dal lato dei consumi interni creando nuovamente ricchezza vera e non posticcia come dilatando ancor più il pubblico impiego come in realtà hanno sempre fatto e vorrebbero continuare a fare anche ora creando la voragine dell’attuale debito pubblico che con la montagna enorme degli interessi pagati nel 2014, tanto per rimanere nell’ultimo anno soltanto, hanno divorato in un sol boccone una crescita di oltre il 5& di PIL rendendoci tutti sempre più poveri.

    Non c’è che dire! Evviva!

    Se poi gli italiani vorranno continuare a dar credito alle leggende metropolitane dei “tedeschi cattivi”, allora sì che saremmo davvero senza speranza.

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