Il controsinistra

Immagine 1Il Rinnovamento con l’iniziale maiuscola ossia quello che, per intenderci, comporti lo stravolgimento epocale tipico delle rivoluzioni del secolo scorso, in questo paese, stante la situazione in cui versa e la collocazione geo-politica nella quale è inserito dalla fine della seconda guerra mondiale, non è alla portata di nessuna forza politica e/o sociale, qualora fosse poi la soluzione auspicabile ai problemi che lo assillano.
Qualsiasi serio e credibile progetto o intenzione di riforma sistemica interna che non tenga conto del precedente assunto, vanifica alla fonte qualsiasi sua probabilità di riuscita.
Da questo punto di vista, un sovranismo che comporti anche la sola equidistanza tra il patto Atlantico ed il resto dei blocchi geo-politici concorrenti è destinato ad essere un fallimento in nuce, già alla sua esclusiva formulazione sotto forma di ipotesi.

Figuriamoci nel caso di un cambiamento tale da mettere in discussione e stravolgere quanto il verdetto dell’ultima guerra ha sancito e posto in essere all’interno dell’Europa Occidentale dalla fine degli anni ’40 in poi.
Se c’è quindi un modo per rendere irrilevante ed irrealistico ogni buon proposito di cambiamento interno è quello di accompagnarlo con la messa in discussione dell’equilibrio geo-politico dell’Europa atlantica in opera negli ultimi 70 anni.
Anche la questione Euro si-Euro no, Europa si-Europa no, nei singoli paesi di appartenenza è del tutto legata a questo incipit di fondo.

È possibile immaginare un paese membro che esca dall’Euro, così come esca dall’Europa, ma non è possibile immaginarlo sotto l’influenza geo-politica russa, cinese o, Dio ce ne scampi e liberi, araba-musulmana.
È possibile immaginare, addirittura, anche un’implosione guidata dell’Europa di Bruxelles, ma mai un allontanamento dei suoi storici paesi membri dalla sfera di influenza atlantica.
Per rimuovere questa conditio sine qua non c’è una guerra di mezzo che nessun paese europeo dall’Inghilterra alla Germania, dalla Francia alla Spagna, è in grado ne di prevedere, ne di influenzare in alcun modo che non sia comprimario ed accessorio rispetto ai veri protagonisti di questo fronte della scacchiera geo-politica internazionale: quello dei rapporti di forza tra blocchi ed aree di influenza.

Per non parlare dell’Italia, ancora meno importante e influente, su questo piano dell’Hard&Soft Power, di tutti questi altri paesi citati.
Gli intellettuali che parlano di sovranità da rivendicare ineluttabilmente dovrebbero premettere, per onestà intellettuale, senza giri di parole, che il loro sovranismo è di tipo limitato, economico e politicamente interno ai rapporti di forza nazionali e continentali, ma non per questo meno banale, anzi, è proprio la soluzione ai problemi di efficienza interna dei rispettivi paesi, i quali, vanno depurati, essenzialmente, degli ultimi refusi del socialismo reale che presidiavano, per conto di una potenza straniera nel passato e per conto dei loro personali interessi ora, gli equilibri usciti da Yalta alla fine dell’ultimo conflitto mondiale.

Tornare ad essere sovrani rispetto a quell’impianto burocratico e parassitario interno che non ha più ragione di esistere per garantire l’equilibrio Atlantico dell’Europa Occidentale e del quale sono tuttora depositari e rappresentanti tutti i governi ed i partiti di sinistra europei, con a capo quello che non fu per caso definito il Partito Comunista più forte di tutto l’Occidente: l’attuale PD.
Da operatori di una potenza straniera ostile a burocrati e parassiti consolidati di un sistema che dopo la caduta del muro di Berlino non ha avuto altri scopi che quello di alimentare se stesso sulle spalle di ¾ dei restanti cittadini che ne sono tuttora i sudditi fiscali.
Questo è il vero e solo obiettivo realistico alla portata di tutti noi, non lasciamoci ingannare da fughe in avanti improbabili, ne dai teatrini dissimulatori di chi comunista era ed ora socialdemocratico o liberal vuole essere definito.

La sostanza è che parassita era e tale rimane ed è ora che venga rimosso dall’epidermide delle sue ultra-decennali vittime innocenti.
Il suo alimento resta, come per il passato, l’intermediazione della spesa pubblica ed il costo che ce ne deriva è una sovranità che non è più nemmeno padrona di quello che produciamo se non per un misero quarto o giù di lì.
Riprendiamoci questa di sovranità prima di tutto, è possibile perché chi ce la nega è già stato sconfitto dalla storia del genere umano ed è ora che venga sconfitto in questo paese anche dalla storia di ognuno di noi.

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