“Il faro di Mussolini”, libro di Alberto Alpozzi

11666205_10205135210914855_8355198276504140634_nIl libro “Il faro di Mussolini” di Alberto Alpozzi ha indubbiamente un titolo forte ma il sottotitolo chiarisce il contenuto: “L’Opera coloniale più controversa e il sogno dell’Impero nella Somalia Italiana. 1889-1941”. Si tratta di un’opera di ricerca storica quasi monumentale: racchiude in se circa 150 di storia mondiale ed europea con particolare attenzione agli accadimenti dell’Africa Orientale a partire dal 1869, quando venne inaugurato il canale di Suez e l’Europa intera iniziò a guardare all’Africa, quegli anni di pre-colonialismo di cui nessuno ha quasi mai voluto parlare e raccontare. Una storia avvincente che si fa leggere tutta d’un fiato in un crescendo di curiosità e aneddoti storici corredata da centinaia di immagini fotografiche mai pubblicate prima d’ora. Centinaia sono anche i personaggi storici citati: da Giuseppe Verdi al Kaiser Gugliemo I, dal Re Carlo Alberto ai Rothscild, da Cavour a Theodore Roosevelt, da Mazzini alla Regina Hastscepsut, da Arthur Rimbaud alla Regina di Saba, da Graf von Zeppelin a Roald Amundsen e Umberto Nobile, da Adolf Hitler a Robert Capa, dal Sultano Osman Mahamuud a Eiffel e tutti collegati tra loro per raccontarci una storia inedita: quella del faro Francesco Crispi, eretto dagli italiani nel 1924 sulla punta estrema del Corno d’Africa a protezione della navigazione internazionale.

Alberto Alpozzi, fotogiornalista, ha riscoperto quest’opera architettonica italiana durante un suo reportage sull’anitpirateria in Somalia e con una meticolosa ricerca di quasi due anni ha riportato alla luce fatti storici inediti o spesso raccontati in maniera frammentaria per ricostruire le vite di decine di italiani che hanno vissuto e lavorato oltremare dall’800 ai giorni nostri. Una bibliografia eccezionale che da sola vale il libro intero per l’appassionato approfondimento degno dei migliori storici che ci prende per mano, con una scrittura semplice e diretta, facendoci ripercorre due secoli di storie, di guerre e di intrighi internazionali senza mai indulgere in commenti personali o prese di posizione: un vero libro storico, scritto come un romanzo di Salgari, senza aggettivi ma con l’oggettiva elencazioni di eventi che hanno fatto parte della nostra cultura e che ci spiegano gli accadimenti attuali per approfondire un capitolo italiano troppo spesso mal raccontato.

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Un libro indubbiamente scomodo per chi crede che la memoria storica debba essere immutabile e a senso unico e per chi confonde il nazionalismo con il fascismo.

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1 Comment

  • gbravin Reply

    1 luglio 2015 at 6:05 am

    Una considerazione architettonica. Tutte le costruzioni erette nel ventennio, sono ben identificabili, perché hanno implicitamente stabilito uno stile architettonico. Dagli edifici più umili, distributori carburanti, consorzi agrari, caserme fino a quelli prestigiosi tipo tribunali, ospedali, stazioni ferroviarie etc. Molti edifici erano rivestiti da marmo, proveniente da un’unica cava della fam. Piacentini. Piacentini era anche l’architetto che impose lo stile architettonico, ma andiamo fuori argomento.
    Il fatto è che se vogliamo identificare un periodo architettonico, in Italia, dobbiamo riferirci al Ventennio. Tutti gli altri architetti succedutisi nel dopoguerra non hanno saputo dare un’impronta personale ed univoca alle loro opere.

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